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Caiazzo. Frà Pacifico, il frate cercatore fa il miracolo

(di Paolo Mesolella) CAIAZZO (Ce) Il frate cercatore fa il miracolo e la signora Funaro gli porta un cuore d’oro. Un frate cercatore in odore di santità. A Caiazzo, in provincia di Caserta, si ritorna a parlare di Frate Pacifico, un povero frate cercatore di 28 anni, nato il 28 dicembre del 1853 e morto dopo una vita santa, il 27 aprile 1881 a Napoli. Si ritorna a parlare di frà Pacifico, perché nei giorni scorsi ha fatto un altro “miracolo”: la signora Rosetta Funaro di Caserta, grazie alla sua intercessione, è sopravvissuta ad una forte emorragia durante un’operazione al cuore. “La signora Rosetta Funaro, spiega don Antonio, parroco della cattedrale caiatina, è venuta a Caiazzo il mese scorso ed ha portato sulla tomba del frate un cuore d’oro. Mi ha spiegato che nel mese di ottobre è stata operata al cuore due volte all’ospedale civile di Caserta, a causa di una forte emorragia interna e si è salvata grazie alla protezione di fra Pacifico, cui si era raccomandata. Certa del suo aiuto straordinario è venuta a Caiazzo, sulla sua tomba, per ringraziarlo e per donargli un cuore d’oro. I suoi prodigi. Ma questo della signora Funaro non è il primo ex voto che fra Pacifico riceve: dal 1986 ad oggi, da quando cioè è sepolto nella cappella del Sacramento della cattedrale, ha ricevuto in dono altri ex voti raffiguranti una mano, un braccio, dei polmoni e quattro cuori. “Per suo mezzo – ricorda il canonico Raffaele Pica nell’orazione funebre – si ottennero disperate guarigioni, celebri conversioni, grazie e favori d’anima e di corpo”. Anche oggi, nella cappella del Sacramento della cattedrale di Caiazzo è possibile vedere ex voto in un quadro. Spiega mons. Antonio Chichierchia, parroco della cattedrale dal 1965: “Quello di frate Pacifico però è soprattutto un miracolo di umiltà e di obbedienza. Le cronache del tempo ricordano il suo funerale tenuto il 27 aprile 1881 a Napoli. “I suoi funerali – vi si legge -, sono un trionfo: il popolo napoletano partecipa in massa e la bara passa sotto una pioggia di fiori mentre la voce del popolo diceva: è morto un santo”. Monaco cercatore Frate Pacifico, infatti, è stato un monaco che ha girato Napoli in lungo e in largo per raccogliere il pane per i poveri collegiali dei frati minori. Prima di diventare frate, si chiamava Francesco Di Giglio: era nato a Caiazzo il 28 dicembre 1853 da umili contadini e contadino era stato lui stesso nella sua infanzia. Sapeva a stento leggere e scrivere, ma esercitava un grande fascino sulle persone di ogni ceto sociale. Nel 1874, a vent’anni, incontrò frate Angelo, venuto da Napoli a questuare a Caiazzo. La sua figura lo colpì a tal punto che l’anno seguente, il 6 gennaio 1875, fu proprio frate Angelo ad accompagnare Francesco prima all’Istituto Alfano di Portici e poi nell’Istituto San Mandato a Napoli dove i frati minori accoglievano gli adolescenti nella vocazione. Francesco diventò frate francescano nel giugno 1877, a 23 anni, presso l’ospizio dell’Avvocata a Napoli e prese il nome di frate Pacifico. Qui, i superiori gli diedero l’incarico di questuante: avrebbe dovuto effettuare la questua del pane per il sostentamento dei frati e dei collegiali. Nel 1871 questi ultimi furono trasferiti a Villa Marino a Napoli e frate Pacifico li accompagnò per continuare il suo servizio di frate cercatore. Percorreva le strade di Napoli per raccogliere il pane e al termine della sua faticosa giornata di questuante, la sera diventava inserviente in cucina e si dedicava all’adorazione eucaristica. La sua semplicità era così contagiosa che a Napoli, diventò un frate molto popolare e ricercato. Frate Pacifico era molto devoto all’Eucarestia e alla Madonna del Buon Consiglio. Ma ancora molto giovane si ammalò di tisi e fu tormentato da forti febbri e dall’emottisi. Morì il 27 aprile 1881, a 28 anni, lo stesso giorno della festa della Madonna del Buon Consiglio come lui stesso aveva predetto. Morì nel Collegio di Villa Morino a Napoli dove accorse una grande folla per poter vedere le spoglie dell’umile frate cercatore. La bara sfilò sotto una pioggia di fiori, mentre la voce del popolo diceva:”E’ morto un santo!” . Poi l’umile frate fu sepolto a Miano nella cappella di famiglia di Giovanni Vastarelli, e solo cinque anni dopo, il 29 dicembre 1986, i suoi resti mortali furono traslati nella Cappella del SS Sacramento della cattedrale di Caiazzo dove si trovano ancora oggi. Meta discreta ma continua di numerosi pellegrinaggi di fedeli. L’Ordine Francescano Secolare Oggi a Caiazzo (Ce) in memoria di Frate Pacifico è nato l’Ordine Francescano Secolare, di cui è assistente spirituale mons. Don Antonio Chichierchia, parroco della cattedrale di Caiazzo dal 1965 ed oggi parroco di Ruviano. Ministra della fraternità o.f.s, invece è Angela Caputo. Tre sono le parole fondamentali che costituiscono l’essenza dell’identità dell’OFS: secolarità, autonomia e unità. Fra Pacifico nell’anagrafe dei Santi Il nome di Frà Pacifico è entrato anche nel “Dizionario ragionato dei Santi” scritto da Michele Frangipane e pubblicato nel 2011 dalla casa editrice “Ancora” di Milano. La stessa che ha in catalogo autori come il cardinale Carlo Maria Martini e papa Benedetto XVI. Fra Pacifico mistico per l’Osservatore Romano Di Frate Pacifico si è interessato anche il quotidiano del Vaticano, l’Osservatore Romano, con un articolo del 3 febbraio 2004 a firma di Salvatore Moffa. L’articolo definisce frate Pacifico un grande mistico e dice:”i suoi resti mortali, custoditi nella cappella del Sacramento del duomo, sono meta di continui pellegrinaggi di fedeli che a lui chiedono di intercedere per le loro necessità.. Sentiva per il suo denso tormento mistico il tenace dovere di donare una parola di speranza e di richiamare ognuno alla riconciliazione con Dio… e la sua loquela seppe ottenere, unita alla preghiera, conversioni, guarigioni e scrutazioni di cuori per l’ardente devozione all’Eucarestia e alla Madonna del Buon Consiglio”. La tomba Le spoglie mortali del frate vennero tumulate nella cappella del Sacramento dalla cattedrale di Caiazzo il 29 dicembre 1986. Il progetto della tomba è opera dell’architeto napoletano Antonio Bottari. Accanto alla tomba si può notare una lastra di marmo, probabilmente la stessa posta a chiusura dell’originario luogo di sepoltura, che riporta la seguente descrizione:”Hic in pace quiescit/ Fr. Pacificus a Calatia tertiarius /stictioris osserv. S. Francisci/ Provinciae Neapolis ac Terrae Laboris/qui supremum diem orbit/ die XXVII Aprilis MDCCCLXXXI”