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Cancello e Arnone. “MOGOL E LA CANZONE DEL SOLE”

(Caserta24ore) CANCELLO E ARNONE E’ in programma per Mercoledì 20 Dicembre p.v. alle ore 19,30 l’ incontro di Letteratitudini relativo al mese di dicembre 2017. Il tema della serata sarà: “Mogol e la canzone del sole” con a seguire: “Canti natalizi in prossimità del Natale”. E’ per tutti il paroliere dei parolieri, il poeta assoluto della musica italiana. E a sfogliare gli annali della canzone non si potrebbero usare aggettivi diversi per Giulio Rapetti, meglio conosciuto come Mogol, paroliere, scrittore e produttore discografico italiano, nato a Milano il 17 agosto 1936, che ha già spento ben 81 candeline. Il suo nome, spesso associato a quello di Lucio Battisti, con il quale ebbe per anni un lungo e fortunatissimo sodalizio artistico, è legato anche a quello di moltissimi cantanti e cantautori della musica leggera italiana per i quali ha scritto e composto alcuni dei brani e cover più celebri di sempre. Nel 1969, quando esplode il “fenomeno Lucio Battisti”, i due autori si legano artisticamente in modo indissolubile creando una serie di inimitabili perle: “Acqua azzurra acqua chiara”, “Mi ritorni in mente”, “Fiori rosa fiori di pesco”, “Emozioni” e “Pensieri eparole”, sono tutti 45 giri che conquistano la vetta delle classifiche. Mogol e Battisti firmano anche canzoni indirizzate a gruppi e solisti appartenenti ad altre etichette, come ad esempio l’ Equipe 84 (“29 settembre”), che ha compiuto quest’anno 50 anni. La canzone, infatti uscì nel marzo del 1967. Interpretata dall’Equipe 84 entrò subito in classifica, anche grazie al lancio radiofonico nella trasmissione di Arbore e Boncompagni Bandiera gialla: dapprima al dodicesimo posto, la settimana successiva al secondo, infine al primo posto dove rimase ininterrottamente per quasi due mesi. Fu la consacrazione di una coppia che avrebbe seminato decine e decine di successi nel corso di quasi tre decenni di collaborazione e anticipava soluzioni che sarebbero diventate il loro marchio di fabbrica. Ma chi l’avrebbe mai detto che una delle canzoni più famose della coppia Mogol-Lucio Battisti fosse nata in Abruzzo? E invece è proprio così: l’idea del testo de “la canzone del sole” venne a Giulio Rapetti ripensando alle tante estati trascorse a Silvi Marina, ridente cittadina del litorale teramano dove il giovane Mogol andava in vacanza con la famiglia. Lo “scoop” è stato fatto qualche anno fa, in occasione della partecipazione di Mogol alla quinta edizione del Tributo ad Ivan Graziani, raduno nazionale dei fan del compianto cantante-chitarrista. Mogol intervenne a un dibattito, e a un certo punto se ne uscì con questa rivelazione: “Quando ero piccolo, venivo spesso con la mia famiglia a passare le vacanze estive sulla spiaggia di Silvi Marina. Il testo de ‘La canzone del sole’ è nato proprio pensando a quei luoghi e alle emozioni vissute in riva al mare di Silvi”. Detto, fatto: pochi mesi dopo il Comune di Silvi ha conferito a Mogol la cittadinanza onoraria, e dal 2009 organizza ogni anno un concorso per giovani emergenti che porta appunto il nome de “La canzone del sole”. Sebbene estremamente orecchiabile e facile da suonare, “La canzone del sole” nasconde nel suo significato una profondità e una complessità che rimandano ai grandi temi della crescita e del modo in cui gli esseri umani amano, desiderano e, infine, nonostante tutto, cambiano. Il primo verso della canzone evoca Titty bambina come emerge dai ricordi dell’Autore. Con le “bionde trecce e gli occhi azzurri,” le “calzette rosse e l’innocenza sulle gote tue due arance ancor più rosse.” La compagna di giochi d’infanzia emerge subito in maniera vivida, così come immediatamente Mogol evoca il concetto di innocenza infantile, che il trascorrere degli anni trasformano in un ricordo. Il passare del tempo porta alla perdita della spensieratezza e, nel periodo che intercorre tra l’essere bambini e diventare adulti, sbocciano i primi turbamenti d’amore. I versi seguenti, a tal proposito, appaiono volutamente ambigui. “E la cantina buia dove noi respiravamo piano e le tue corse, l’eco dei tuoi no, (oh no) mi stai facendo paura” sembra alludere sia a giochi infantili fatti in una cantina sia a corteggiamenti ed effusioni dell’età adulta. Un sottile velo di discrezione è gettato su queste righe che spostano il piano della canzone dal passato al presente. Rincontrare l’amica d’infanzia è un trauma, per Mogol. Perché la bambina di ieri non è la donna di oggi. “Dove sei stata cosa hai fatto mai?” le domanda con una punta di gelosia, e incalza. “Una donna, donna, dimmi: cosa vuol dir sono una donna ormai.” É il tentativo di aggrapparsi ad un passato verso cui l’Autore prova una forte nostalgia ma che è ormai sfumato, irrecuperabile. Titty è la bambina di allora eppure non lo è più, gli appartiene nel ricordo ma sfugge nella vita vera, che segue altre regole rispetto a quando i due giocavano assieme. E, in fondo, anche il protagonista è cambiato: verso l’amica d’infanzia, probabile primo amore, prova gelosia. Chi l’ha fatta diventare donna, quanti altri amori ci sono stati, si chiede Mogol negli splendidi versi “ma quante braccia ti hanno stretto, tu lo sai per diventar quel che sei, che importa tanto tu non me lo dirai, purtroppo.” Così canta Battisti con la sua bella voce, dandoci il senso del rimpianto che nasce da una domanda di cui vorremmo conoscere la risposta ma che non osiamo né possiamo fare, perché non ci spetta.

In previsione del Santo Natale, oltre alle canzoni di Mogol/Battisti affronteremo il tema dei ‘Canti Natalizi antichi’; un bel modo per farci gli auguri e prepararci alla nascita del Bambin Gesù. (da Matilde Maisto)