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Roma. Il Papa proclama due santi napoletani alla canonizzazione di Paolo VI

Si tratta del giovane Nunzio Sulprizio morto a meno di 20 anni nel 1836 e di Vincenzo Romano, sacerdote morto a 80 anni a Napoli.
Nato a Pescosansonesco in Abruzzo il giovane Nunzio, orfano in giovane età, visse una fanciullezza di stenti, si ammalò poco più che adolescente. Ci volle qualche anno per capire che il suo male era

incurabile. Trasferito all’ospedale degli Incurabili a Napoli, passò l’ultimo periodo della sua malattia a rincuorare gli ammalati. Era dotato di un carisma divino. Morì giovanissimo.
Vincenzo Romano fu sacerdote di Torre del Greco ove trascorse tutta la vita. Parroco nella parrocchia locale di Santa Croce, fu educatore di giovani ed evangelizzatore della popolazione rurale. In seguito della rovinosa eruzione del Vesuvio che distrusse la chiesa parrocchiale e gran parte della cittadina, padre Vincenzo Romano fu l’anima materiale e spirituale di Torre del Greco. Tra i suoi miracoli, decisivo per il processo di canonizzazione, quello al pescatore padre di 14 figli nel 1989 a cui sparì inspiegabilmente un tumore all’addome.
Domenenica 14 ottobre presente in piazza San Pietro una folta rappresentanza di cittadini di Torre del Greco.
Oltre ai due “napoletani” il Papa ha proclamato santi col rito di canonizzazione i già beati: Papa Paolo VI, il vescovo di San Salvador Romero Galsamez, le suore Maria Cateriana Kasper (tedesca) e Ignazia di Santa Teresa (spagnola), il sacerdote bergamasco Francesco Spinelli.
Nell’omelia del rito di canonizzazione, che ha preceduto la celebrazione eucaristica, il Papa ha citato l’esempio di quel “tale” che corse incontro a Gesù chiedendogli come fare per avere in eredità la vita eterna e Gesù gli rispose: “Vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri… vieni e seguimi”.
Il Papa si è soffermato su questo aspetto: “Non basta non fare nulla di male per essere cristiano, ma bisogna cercare ogni giorno di vivere la morale cristiana, non accontentarsi di osservare i precetti, di fare un po’ di elemosina e dire qualche preghiera”. Ha poi citato San Paolo quando disse che “l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali”, muovendo critiche alla stessa “nostra Chiesa che rischia di ammalarsi di autocompiacimento egocentrico”. Ha poi messo in guardia dal fatto che “si cerca la gioia in qualche piacere passeggero, ci si rinchiude nel chiacchiericcio sterile, ci si adagia nella monotonia di una vita cristiana senza slancio, dove un po’ di narcisismo copre la tristezza di rimanere incompiuti”.
Conclude: “Fu così per quel tale, che – dice il Vangelo – se ne andò rattristato”; esorta poi alla vocazione universale alla santità, così come tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola del vangelo di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare”.
Dopo la celebrazione il Pontefice ha inviato un videomessaggio di saluto in francese ai giovani partecipanti alla “JMJ Mada 9” a Mahajanga in Madagascar.