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Editoriale. I diritti del nascituro

(di Paolo MesolellaI
Questa mattina, in treno, mentre leggevo il giornale, un signore mi ha chiesto cosa pensassi dell’aborto, o meglio, dell’interruzione volontaria della gravidanza. Prima che rispondessi, però, mi ha spiegato le sue ragioni che poi sono le motivazioni anche di altri. Per difendere l’aborto, infatti, tutti si riempiono la bocca dei “diritti” delle donne. Per carità, direbbe Mario Giordano, i diritti delle donne sono sacri. Ma ai diritti dei bambini chi ci persa? Quelli chi li difende? Nessuno? E perché? Solo perché il bambino non parla, non ha voce? Perché non può difendersi? Perché non si vede? E che cultura è, che civiltà è, quella che, in nome dei diritti di alcuni, spazza via i più deboli e bolla come “aberrante” chi cerca di proteggerli?