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Le paratie mobili veneziane sono costate circa 6 miliardi di euro.

(Giuseppe Pace). PADOVA. Già in altri articoli di questo mass media, si è scritto di sistema di tangenti più consistenti al Nord rispetto al Sud. Adesso riportiamo la fine di un processo enblematico di una cupola affaristica nell’ambito di tangentopoli. Dopo 1 anno e 4 mesi di processo, 70 mila pagine di faldoni d’inchiesta, 32 udienze dibattimentali (e 11 preliminari) e dopo le deposizioni di 102 testimoni, il collegio presieduto dal giudice Stefano Manduzio, con Fabio Moretti e Andrea Battistuzzi a latere, ha accolto solo metà delle 8 richieste di condanna presentate dai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, per gli 8 imputati dell’inchiesta sui fondi neri del Mose, finiti a giudizio secondo il rito ordinario. Trentuno gli imputati che, negli anni, hanno patteggiato la loro pena, compreso l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan. Tangenti e fondi neri del MOSE (Modello Sperimentale Elettromeccanico), il Tribunale dimezza le accuse della Procura: con 4 condanne e 4 tra assoluzioni e prescrizioni per gli otto politici, imprenditori, professionisti a processo, dopo che altri 31 avevano scelto di patteggiare. Assoluzione e prescrizione per l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni per finanziamento illecito ai partiti: caduta l’accusa a suo carico di aver ricevuto soldi per la campagna elettorale dal Consorzio Venezia Nuova, prescritta quella di aver ricevuto fondi in nero dall’ex presidente del Cvn Giovanni Mazzacurati. Nel giugno 2014 era stato arrestato e la sua giunta caduta, dopo la sfiducia del Pd, consegnando il Comune di Venezia al commissariamento. Condanna a 4 anni di reclusione e al pagamento di 9,750 milioni di euro di multa per l’ex ministro Altero Matteoli, per l’accusa di corruzione per la bonifica di Porto Marghera, affidata dal Cvn all’impresa di Erasmo Cinque, condannato a sua volta a 4 anni di reclusione e al pagamento di 9,5 milioni di multa. Cadute per prescrizione tutte le imputazioni mosse dalla Procura  all’ex presidente del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva, accusata di essere stata a libro paga del Consorzio Venezia Nuova, assolta inoltre dall’accusa di essere stata “pagata” con il collaudo dell’ospedale all’Angelo di Mestre. “32 udienze e tre anni di vita che non mi restituirà nessuno, non solo a me , ma soprattutto alla mia famiglia”. Così l’ex magistrato alle acque Maria Giovanna Piva: il Tribunale di Venezia l’ha assolta dall’accusa di essere stata per anni a libro paga del Consorzio Venezia Nuova Assoluzione per non aver commesso il fatto per l’ex parlamentare azzurra Amalia Sartori (finanziamento illecito) e per l’architetto Danilo Turato, che aveva curato i lavori di restauro della villa già di proprietà di Giancarlo Galan. Condannati, infine, l’imprenditore veneziano Nicola Falconi a due anni e 78mila euro di multa (per corruzione) e l’avvocato Corrado Crialese a un anno e dieci mesi e 1000 euro di multa, pena sospesa (per millantato credito). Tutti i condannati si sono visti interdire a diverso titolo i pubblici uffici, a pagare le spese processuali e a risarcire le parti civili. Il giudice ha disposto delle provvisionali sino a un milione di euro rimandando la multa in sede civile. Il totale del costo del Mose è stato stimato di almeno 6 miliardi di euro ed è terminato al 90%. Nel 1861 si fece l’Italia, nel Veneto l’annessione al Regno fu nel 1866, ma gli italiani sono ancora da fare? Cavour chiedeva più tempo per omogeneizzare la lingua uguale per tutti. Per tangentopoli l’Italia, purtroppo, si è unificata a meraviglia, pare. Al Settentrione tangentopoli e parentopoli nei pubblico concorsi, soprattutto negli Enti Locali regionali e municipali, fanno a gara con il Mezzogiorno. Il ribellismo fiscale del Veneto, che portò molti voti a chi lo fomentava ed alimentava, la Lega Veneta prima e Lega Nord poi, è giunto a indire un referendum per l’autonomia del Veneto. Il sistema delle autonomie regionali italiane si impone, con revisione amministrative delle macroregioni, per premiare gli onesti e i cittadini che controllano le tasse come vengono spese nel capoluogo della propria regione: parentopoli, tangentopoli e la casta dei politici permettendo, compreso il clan veneto connesso alla cupola del MOSE, con tangenti sostanziose più di quelle leggere meridionali. Un consigliere regionale del Veneto, uno per ogni 150 mila residenti ha un’indennità complessiva di oltre 11 mila euro mensili, uno del Molise, 20 consiglieri per 330 mila residenti, idem. Perché non si riducano ancora di più le municipalizzate e le partecipate con lo Stato che lascia più libera l’economia e si riduce ad erogare servizi efficienti e trasparenti. Nel Veneto i quasi 600 Comuni sono macchine amministrative efficienti ed ancora quasi asburgiche, l’Italia dal 1866 non è riuscita a fiaccare la laboriosità del cittadino che lavora anche nel pubblico, dove però la malapianta tangentizia ha attecchito come altrove nella nostra bella Italia.