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E’ morta Paola Bonzi: Così aiutava le donne a non abortire

(ilMezzogiorno.it) E’ morta Paola Bonzi, la volontaria della vita responsabile del Centro Aiuto alla Vitadella clinica Mangiagalli di Milano. Per ricordarla pubblichiamo questo articolo di Federico Cenci scritto in occasione della Giornata Nazionale per la Vita, dove parla la fondatrice del Cav Mangiagalli: 35 anni spesi a far nascere bambini Se c’è una persona che rappresenta il senso della Giornata Nazionale per la Vita, questa è Paola Bonzi. Una vera e propria istituzione della ampia, talvolta variegata e mai remissiva galassia pro-life italiana. Una donna perseverante, che combatte il male dell’aborto promuovendo il bene della prossimità nei confronti delle gestanti che si trovano nello sconforto. Il suo impegno ha inizio nel 1984, quando fonda il Centro di Aiuto alla Vita (Cav) Mangiagalli, all’interno dell’omonima clinica di Milano. Consulente familiare, da ormai trentacinque anni si schiera insieme ad altri colleghi, a psicologi e ad assistenti sociali sul fronte dell’ascolto nei confronti delle donne in gravidanza, fornendo loro sostegno psicologico ed economico per affrontare la nascita del bambino. I risultati di questo lavoro di consulenza e aiuto concreto sono formidabili e testimoniano che il più diabolico alleato dell’aborto volontario è la solitudine. Sorriso accogliente, occhi grandi e chiari (ma che non vedono da quando era poco più che ventenne a causa di una grave malattia), oggi ha accettato di raccontarsi ad In Terris e di spiegare il valore dell’impegno del Cav Mangiagalli e degli altri 342 disseminati sul territorio nazionale.

Quando e come è nata l’idea di occuparsi di donne con gravidanze difficili?
“Da giovane donna, 24 anni, ho vissuto una gravidanza molto difficile, vivendo continuamente nella paura che il mio bambino non sarebbe stato sano a causa della mia malattia. Alla sua nascita, quando mi hanno rassicurato sulla sua perfetta salute, ho deciso che quando i miei figli – avevo già un’altra bimba – fossero stati grandi, avrei cercato di aiutare le donne con gravidanze difficili o indesiderate o inattese”.

Quanti bambini sono nati grazie al Cav Mangiagalli?
“A questo tipo di domanda rispondo sempre che i nostri 22.150 bambini sono nati grazie alle loro mamme, naturalmente se aiutate; il Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli è sempre stato pronto ad accoglierle e a rispondere ai loro bisogni”.

Quali sono i motivi più ricorrenti che spingono le donne a pensare di abortire?
“In questi ultimi anni il motivo peculiare più ricorrente è quello della povertà dovuta alla mancanza di lavoro e al costo eccessivo degli affitti”.

Lei ha anche un blog nel quale racconta le storie delle donne che ce l’hanno fatta, ossia che hanno superato le difficoltà e messo al mondo il proprio figlio. Che emozione si prova ogni qualvolta riuscite a persuadere una nuova mamma?
“Bisogna sfatare le solite favole metropolitane: noi non cerchiamo di persuadere nessuno. Pero sì, è vero, ho una pagina Facebook (Paola Bonzi) dove racconto storie di donne coraggiose che, con il nostro supporto (18 mesi), hanno saputo affrontare e superare le grandi difficoltà della loro vita facendo nascere il proprio figlio”.

C’è qualche episodio in particolare che le piace ricordare?
“Spesso le maternità più difficili da affrontare sono quelle gemellari. Anche questi bambini però sono sempre venuti alla luce e noi abbiamo messo in campo aiuti speciali che hanno fatto sentire la madre in grado di affrontare queste particolari difficoltà”.

Ha conosciuto anche diversi figli nati grazie al vostro impegno. Che rapporto ha con loro?
“Esistendo il Centro di Aiuto alla Vita da più di 34 anni, dopo la prima quindicina di anni la prosecuzione della gravidanza è stata seguita nel nostro consultorio ‘Genitori Oggi’, in via della Commenda 37. Da allora io ho sempre svolto solo i colloqui del primo trimestre. Ho però avuto il grande piacere di conoscere ex bambini, che mi hanno regalato grandi emozioni e che sono tutti ben riusciti nella vita”.

Sono passati 41 anni dalla legge 194: è cambiata la consapevolezza della società sul tema della vita nascente?
“Credo proprio di no. Del bambino molto piccolo, nel grembo della madre, ci si sente autorizzati a togliergli la vita, contravvenendo così alla stessa legge 194, che permette l’interruzione della gravidanza solo per ‘seri motivi per la salute fisica o psichica della donna’ nel primo trimestre di gravidanza. Nel secondo trimestre poi questi motivi devono essere certificati come ‘gravi’. All’art.5, invece, la legge chiede che si mettano in atto ‘aiuti ordinari e straordinari’ perché la gestazione possa continuare. Purtroppo la legge 194 intitolandosi ‘Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza’, viene vista solo come la legge per l’aborto”.

Pensa che la legge 194 andrebbe cambiata?
“No. La legge 194 andrebbe ottemperata in tutte le sue parti positive, come l’art. 5 di cui ho parlato poc’anzi, la cui attuazione viene lasciata alla buona volontà di chi crede nel valore della vita nascente”.

Nel 2014 il mondo pro-life chiese la sua elezione alla presidenza della Repubblica. Fu in parte una risposta a quanti volevano al Quirinale Emma Bonino, ma soprattutto un attestato di riconoscimento per il suo impegno. Che effetto le suscitò?
“Ringraziando tutti coloro che avevano fatto questa proposta, sono però scoppiata a ridere perché ho sempre vissuto il mio ruolo come operativo: incontrare le donne in difficoltà, ascoltarle in modo attivo e camminare con loro verso la nascita del piccolo bimbo”.