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Pignataro Maggiore (Ce) Tra le sorelle povere di Santa Chiara, le donne segrete di Dio

PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) Intervista a suor Chiara Rosaria, badessa delle clarisse del monastero “Santa Croce”
(di Paolo Mesolella) Suor Chiara Rosaria è nata a Sant’Agnello di Sorrento quarantaquattro anni fa. E’ giovane e bella. Dal mese di gennaio di quest’anno è la nuova abbadessa delle Clarisse dell’ordine monastico delle Sorelle Povere di Santa Chiara, nel monastero della Santa Croce a Pignataro Maggiore, in Provincia di Caserta. Ha iniziato la clausura proprio nel monastero di Pignataro, venticinque anni fa, aveva 29 anni. Da allora non è uscita più da quel portone. Nei giorni scorsi, in occasione della ricorrenza di Santa Chiara, siamo saliti sulla collina ed entrati nel monastero nascosto nella pineta per incontrarla, dietro una grata, insieme ad altre sorelle povere di Santa Chiara. Tra queste. suor Chiara Giovanna, clarissa da quasi sessant’anni. E’ entrata in convento ad Assisi nel 1960, non aveva ancora compiuto 21 anni e vi è rimasta fino a quando, nel 1996 non è stata trasferita a Pignataro Maggiore. Qui è stata riconfermata abbatessa per cinque mandati consecutivi. Con loro, vivono nel convento di Santa Croce altre sette suore quasi tutte giovani: Chiara Francesca di Sant’Agnello di Sorrento (40 anni), suor Chiara Damiana (53 anni) del Ruwanda, suor Maria Chiara, suor Chiara Teresa, suor Chiara Noemi di Napoli (56), suor Chiara Annunziata, queste ultime in convento dalla Domenica delle Palme del 4 aprile 1993, giorno dell’Erezione canonica. Lo stesso giorno in cui Santa Chiara raggiunse il monastero di San Damiano. Infine suor Maria Cristiana, la novizia di trent’anni.

L’abbatessa Suor Chiara Rosaria, l’abbatessa, è venuta a Pignataro nel 2003: aveva 29 anni. Le chiedo perché la scelta di diventare clarissa? Mi risponde sorridendo:”Non volevo assolutamente “fare” la suora nella vita! Il mio sogno l’avevo ben chiaro: costruire una grande famiglia. La mia adolescenza fu una lotta serrata con Dio. Da una parte registravo i suoi appelli partecipando agli incontri della Gioventù Francescana nel volontariato, dall’altra restavo ferma nella mia posizione: chiedimi tutto ma non di fare la suora! Cominciai a cambiare idea intorno ai vent’anni, quando la mia vita cambiò per l’improvvisa malattia di mia madre: le furono diagnosticati pochi mesi di vita. Nel disorientamento di quei giorni tanto dolorosi, sperimentai la presenza del Signore. La frequentazione degli ospedali e l’incontro con tanti ammalati che soffrivano nel nascondimento, le loro sofferenze unendole alla Passione di Cristo andavano scavando spazi sempre più profondi nel mio cuore. Ciò nonostante pensavo che mai e poi mai il Signore avrebbe fatto di me una Clarissa.. Mi sembrava impossibile per il mio carattere: come potevo stare in un posto tutta la vita, io che non perdevo mai l’occasione per andare in giro? E poi la clausura! Non la comprendevo nel suo valore. Era per me una follia! Il giorno della morte di mia madre però, mi arresi. Lentamente cresceva in me una spinta a cercare il silenzio e la solitudine per pregare. Questo monastero, mi ritornava di frequente nella memoria senza una ragione precisa. Lo conoscevo perchè avevo accompagnato un’amica due anni prima, ma non mi ero mai resa conto che le visite, le lettere, i colloqui casuali con la Madre, erano stati terreno fecondo per il mio si. Tra le mura di questo chiostro sono entrata nel mistero di una sponsalità e maternità nascosta agli occhi del mondo ma preziosa e feconda per la Chiesa e per tanti fratelli”. Le domando:” Quali sono le attività della vostra giornata? -Il lavoro e la preghiera. Chi non sa lavorare, impara a farlo. Ma l’attività principale è la preghiera che richiede tanto tempo ed impegno. Santa Chiara dice: “Lavorate senza dimenticare mai la preghiera”. In un convento poi, si impara a fare di tutto. Noi viviamo di ciò che ci dà la Provvidenza, ma abbiamo anche gli olivi e le api, facciamo piccoli lavoretti e le marmellate che diamo alle persone che ci aiutano: perché S. Chiara ci ha chiesto di vivere in povertà. Suor Chiara Giovanna
Chiedo anche a Suor Chiara Giovanna di darmi una sua testimonianza. E lei mi confida il suo incontro con la malattia e con Suor Maria della Trinità. ” Da piccola, spiega, ero molto vivace, un vero terremoto che non stava mai fermo e ne combinava di tutti i colori. Ricordo però che Gesù in Croce i ispirava una grande compassione, soprattutto Gesù nel tabernacolo. A otto anni mio padre incominciò a stare male. L’esperienza del dolore e del sacrificio mi fecero crescere rapidamente. Poi un libretto ricevuto in dono spalancò al mio sguardo il mondo sconosciuto delle clarisse. Era il Diario di suor Maria della Trinità, del monastero di Gerusalemme. La meditazione dei suoi Pensieri fece rafforzare il desiderio che ebbi durante il giorno della Prima Comunione.Mia madre più volte mi suggerì di non pensare alla vita claustrale e scegliere le missioni. Cercavo allora di farle comprendere che, stando in clausura, sarei stata missionaria ovunque. Ero infatti convinta che, se Gesù nascosto nel tabernacolo è potenza infinita, anche la mia vita nascosta con lui avrebbe partecipato della sua forza misteriosa. Entrai in convento il 25 marzo. Ne ebbi una gioia indicibile, eppure avevo il cuore a pezzi, al pensiero di dover lasciare mia madre, il mio unico fratello. Fu un venerdì, alle tre del pomeriggio, che oltrepassai il portone della clausura”.
Le donne nascoste
Le Clarisse di Pignataro Maggiore, vivono sulla sommità di una collina tutta verde, ai piedi di una montagna brulla, il Calvento. sulla sommità del colle, nascosto nella pineta c’è il monatero. Qui pregano, lavorano ed usano internet.
La giornata è lunga: inizia alle cinque e mezza di mattina con la preghiera e la Santa Messa e termina con la Compieta alle 21.30. Innanzitutto la preghiera: dalle sei fino alla colazione delle otto. Poi c’è chi lava, chi cucina, chi studia e chi lavora nel giardino o nell’orto. Il pranzo è a mezzogiorno. Poi un’ora di meditazione fino alle 15 ed il vespro alle 17.30 . Gran parte del tempo si svolge nelle celle che, secondo lo stile alcantarino, sono molto piccole. Quella di queste donne è una scelta e non potrebbe essere altrimenti, in un mondo come il nostro dove non esistono più le delusioni amorose e dove le suore, come Chiara Rosaria, Francesca e Maria Cristina e le altre, sono giovani, belle, dolci e piene di interessi, che sarebbe stato per loro impossibile non trovare qualcuno per mettere su famiglia. Nel monastero pregano e lavorano tutto il giorno, senza sosta, nella quiete del chiostro o nel giardino: nel convento si zappa, si semina, si scrive, si ricama, si dipinge, si fa artigianato, ci si collega ad internet attraverso il proprio sito: monachedipignataro.it Una piccola comunità quella delle monache clarisse di Pignataro, che vivono in un piccolo monastero, sconosciuto e solitario in cima ad un colle, che ha un messaggio d’amore e di pace da dare.
Chiara Francesca
Nel grazioso monastero, una delle monache più giovani è Francesca ed ha 39 anni. E’ diventata clarissa a 26 anni. Arriva dalla Penisola Sorrentina ed amava andare continuamente in giro in bicicletta. Le piaceva la libertà e le dava serenità poter girare liberamente lungo le strade del paese vicino al mare, una libertà cui ha rimunciato per rinchiudersi in questo monastero. Un’adolescenza inquieta, ribelle, un ragazzo conosciuto a 18 anni in discoteca, ma poi la scelta di cambiare vita.
Suor Chiara Noemi
Suor Noemi, invece, si chiamava Rita ed era di Napoli. Oggi ha 56 anni ma quando ne aveva 18, anche lei si innamorò e si fidanzò con Francesco, un bel ragazzo. La sua bellezza però non gli bastava così lo lasciò dopo un anno per sposare Cristo. “Mia madre, confessa, non è mai stata d’accordo, non ha mai accettato la mia scelta. L’ultimo tentativo per convincere lei e mio fratello maggiore (il mio papà era già morto di un male incurabile), sfociò in una tragedia da cui uscii viva per miracolo. Un mattino mi alzai, lasciai a mia cognata una lettera per mia madre e andai via. Mia cognata teneva tra le braccia il nipotino più piccolo e guardandolo, intenerita, mi sentii struggere dentro. In quel piccino tutto un mondo di affetti mi si poneva davanti, quasi volesse sbarrarmi la strada. Abbassai gli occhi e scelsi Santa Chiara. Arrivai a Pignataro nel novembre 1992.
Suor Chiara Damiana
Suor Chiara Damiana è africana e viene dal monastero di Kamonyi in Ruanda fondato da suor Chiara Giovanna nel lontano 1981. Entrambe hanno fatto parte della prima comunità contemplativa voluta dal santo papa Giovanni Paolo II in Vaticano. Allo scadere della permanenza delle clarisse, nell’ottobre 1999, invece di rientrare nei loro grandi monasteri, hanno accolto l’invito a far parte della piccola comunità del monastero Santa Croce a Pignataro Maggiore. Suor Damiana è nata in Ruanda 53 anni fa. E sette anni fa, le Clarisse di Santa Croce, la scelsero come loro Madre Badessa. Di sogni, spiega, ne avevo molti: viaggiare e conoscere. Il mio primo regalo fu un atlante, dove niziai a scoprire il mondo. Poi di tutto il mondo ho scelto questo posto. Tante storie ed ognuna di essa è unica e irrepetibile.
Il convento
Il monastero delle Clarisse di Pignataro Maggiore, in origine era un convento di monaci. Fu edificato infatti dai frati scalzi di S.Pietro d’Alcantara nel 1732. Nel 1755 venne costruita la chiesa, dedicata al ritrovamento della santa Croce. I frati alcantarini vi divulgarono la devozione a S. Pasquale Baylon, per cui il convento viene detto anche “di San Pasquale”. Poi il convento ospitò per due anni il beato Frate Modestino di Gesù e Maria, alcantarino, che diffuse tra i fedeli anche la devozione verso la Madonna del Buon Consiglio.
Nel 1983, però, i frati minori della Provincia Napoletana del SS. Cuore di Gesù lo donarono alle Sorelle Povere del monastero di Santa Chiara in Napoli che il 22 novembre 1987 vi inviarono le prime suore. La comunità monastica fu approvata dalla Santa Sede con l’Erezione Canonica solo il 4 aprile 1993, lo stesso giorno in cui Santa Chiara d’Assisi, abbandonata la casa paterna, scendeva alla Porziuncola per raggiungere San Francesco. Prima abbatessa del monastero fu Madre Chiara Emanuela Tassi, già abbatessa di Santa Chiara a Napoli, una suora “bella” che in questo monastero ha offerto tutta la sua vita. Suor Chiara Giovanna, ne parla con affetto filiale e riconoscente nel libro “Ma io sono tanto contenta di Te”, pubblicato dal monastero il 15 ottobre 2009.
La comunità, il 4 aprile di quest’anno, festeggia 25 anni di vita religiosa. Tra le piccole stanze ed i corrodi del convento oggi sono nascosti in clausura anche piccole opere d’arte come l’affesco della “Crocifissione” di P. Nathanaele Theuma, in un angolo del dormitorio e le tavole del pittore Piero Casentini, raffiguranti la “Madonna Regina dell’ordine dei minori con San Francesco e Santa Chiara”, “Il Buon Pastore” ed il “Miracolo di Santa Chiara che mette in fuga i Saraceni”.
Nella Chiesa di oggi, provata da vari dispiaceri, quello della clausura religiosa è un detergente: ribalta i luoghi comuni dell’apparenza e della vanagloria. Le monache cercano l’umiltà, il nascondimento, la solitudine ed il silenzio proprio mentre gli uomini cercano il denaro, il successo ed il divertimento. Una vita nascosta ed inutile per gli uomini, diventa esemplare non solo per i cristiani. E’ la stessa storia dello scandalo di Cristo in Croce, del Crocifisso, che qualcuno vorrebbee mettere negli uffici e nei porti e qualcun altro vorrebbe nascondere.
Le sorelle povere in tutto il mondo
In Italia i monasteri femminili claustrali sono meno di cinquecento( 468 fino a qualche anno fa) per un totale di circa 7 mila monache. In ogni convento in media ci sono dieci suore, come in quello di Pignataro che sono nove o quello di Teano, a pochi chilometri di distanza, dove sono otto.. In tutto il mondo le monache di clausura sono circa 60 mila. Veramente poche rispetto ai miliardi di persone che credono in Dio e all’importanza della preghiera e della vita consacrata. Non tutte le seguaci di Chiara, comunque, sono di Clausura. Solo In Italia sono più di 90 mila. Sicuramente di più di quelle che hanno scelto di continuare a vivere dietro le grate di un monastero.