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Campitello Matese 2017, il primo festival della montagna.

(di Giuseppe Pace) CAMPITELLO MATESE, frazione del comune di San Massimo (CB). Dal 12 al 27 agosto 2017, l’Associazione Turistica Pro San Massimo del comune omonimo ha promosso il primo Festival della Montagna. Il titolo “Il Matese una montagna di salute” ed anche ”Orgogliosamente matesini”. Il 13 ho partecipato alla presentazione della descrizione del territorio matesino di Massimo Martuscello e alla conferenza sull’Uomo e il Lupo di Corradino Guacci, Autore anche di 2 libri sul Naturalista Altobelli e sulla Transumanza. Martuscello ha illustrato, passionalmente, i paesaggi matesini compreso il territorio di Campo Figliolo e la Fontana dei Palombi di Gallo Matese (CE). Corradino, che presiede l’”Associazione della Storia della Fauna” ha precisato, con l’ausilio di fotografie e documenti, sia la presenza del lupo nel Molise, che il lupo lungo i tratturi che seguivano le pecore dal 5 maggio quando risalivano i monti in Abruzzo e Molise e dal 28 settembre quando scendevano in Puglia. Ha precisato che furono 1400 lupi furono uccisi per il compenso previsto in terra di Puglia dove gli armenti svernavano. Inoltre ha illustrato la transumanza orizzontale sui 5 principali Tratturi tra l’Abruzzo e la Puglia tra cui il Pescasseroli- Candela, più frequentato anche dai lupi in quanto più in territorio montuoso. Anche a Letino i miei ricordi sui lupi sono vivi come quando Giovanni Pace uccise un lupo con l’ascia e cercava formaggio in compenso dai locali pastori. Dal 1810 al 1960 le Autorità compensavano chi uccideva il lupo, oggi, invece, il lupo è tutelato anche sulle Alpi dove è ricomparso. Luigi Boitani ha scritto un libro ”Dalla pare del Lupo”. Avanza, nella cultura ecocatrastofista italiana, la filosofia anglosassone del biocentrismo, cioè la vita al centro, a scapito dell’antropocentrismo, l’Uomo al centro, mentre più interessante appare la mediazione della visione ecologica di scuola francese dell’Ambiente al centro o Ecocentrismo, più condivisa da ch scrive. In Italia, purtroppo, si continua a vedere i parchi naturali e la natura come una sorta di moderno feticismo da tutelare e vedere iò è soprattutto una piccola borghesia cittadina. La natura e la cultura costituiscono l’ambiente che ha la società umana con la sua economia, che necessita, in un parco, non di essere bloccata dalla burocrazia nuova, ma di fare aumentare il reddito dei residenti e frenarne l’esodo. Solo la localizzazione, che è l’inverso della globalizzazione, può aiutare la natura e la cultura ad essere artefici di un ambiente migliore, per il Matese in modo speciale. Anni fa con il Patrocinio della Regione Molise, a Campitello Maese, circa 300 figuranti hanno messo in scena la Primavera Sacra, la fondazione di Bojano (CB) e alcuni riti dei Sanniti come il matrimonio collettivo che rispondeva più alla ragione di Stato che al desiderio personale. Le fanciulle venivano scelte per valore dai guerrieri distintisi in battaglia. La FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari), sezione di Bojano (CB) guidata dalla Prof. di lingue M. P. Romano, ha promosso il Ver Sacrum pure quest’anno il 27 agosto. Dopo aver letto il romanzo storico “Viteliù”dell’agnonese Mastronardi, che descrive minuziosamente le primavere sacre dei Sabini, che in 7000 alla volta, migravano verso sud per colonizzare nuove terre, tra l’VIII e il VII sec. a. C., il Molise mi appare un po’ più affascinante. Il citato romanzo, elogiato anche da Gianni Letta, che ne auspica un film, descrive il territorio dei Sanniti e si sofferma molto intorno alla sua Agnone, stravedendo un po’, come fa l‘innamorato con l’innamorata. Mastronardi, indica, nel romanzo, Bojano Vetus, senza dubbi intelligenti, a Pietrabbondante (IS), mentre Bojano (CB) ha tutti i requisiti per essere la capitale dei Pentri anche perché il Matese era “la montagna sacra” del Sannio. Sulle cime del Matese la Dea vi passeggiava e schiacciava le scure nubi facendo piovere sulle fertili pianure di Bojano e d’Alife, come scrive V. Cuoco ed altri famosi scrittori delle popolazioni preromane, tra cui il prof. canadese, E. T. Salmon in “Sannio e Sanniti”. Un capitolo del mio recente saggio: “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2011. Allargare il Molise, adesso, risponderebbe anche alla necessità di revisione della spesa statale senza le province di Isernia e di Benevento. Il Sociologo dell’Università di Venezia, Ulderico Bernardi, sosteneva spesso che non esiste l’Italia, ma tante piccole italie che nell’insieme contribuiscono a formare il nostro Paese da 151, meno per il triveneto. Eppure il binomio natura e cultura nel territorio della Regione storica del Sannio è poco noto ai turisti che preferiscono le coste adriatiche e tirreniche rispetto all’interno del centro-sud. Indubbiamente le città del Sannio più note sono Campobasso con il suo castello sommitale e le belle piazze centrali con l’Università, Isernia con la Fontana Fraterna, il museo del paleolitico inferiore e dei costumi matesini tra cui quello di Letino, la città di Piedimonte Matese con il museo contenente il Corridore del Cila del V sec. a.C., Bojano, la ex capitale dei Sanniti Pentri con vicino al lavatoio pubblico antico in via Turno il Club eclettico “Ragno”, che ha nominato lo scrivente Socio onorario, Benevento che esercita attrazione turistica per il ricchissimo Museo del Sannio, il teatro Romano, le mura Longobarde e soprattutto per l’Arco di Traiano, alto 15,45 metri con un fornice di 8,60. Tale arco superbo, di recente restaurato, è detto anche Porta Aurea, e fu eretto nel 114 d.C. all’inizio della via Traiana, che abbreviava il percorso dell’Appia per Brindisi. La naturalità del Sannio è diffusa con bassi monti boscati e colline ad oliveti e vigneti, laghi panoramici ed utili, pianori verdi, grotte carsiche da visitare come quelle delle Ciaole (Cornacchie) a Campitello Matese e quelle del piccolo fiume dell’oblio, il Lete, nel paesetto di Letino – antico comune sovrastato da un castello normanno e dal 1888 adibito a cimitero-, stazione sciistiche-come Roccaraso, Campitello M. e Capracotta, dove in agosto si festeggia la pezzata (quest’anno alla “Giostra” di Castello del Matese (CE), si è gustata la “pezzata”) che è una ricetta gustosa di carne di pecore di cui vanno matti i turisti abruzzesi, laziali, pugliesi e campani. Se la naturalità in questa vasta area centromeridionale non è secondaria l’attrazione turistica per la notevole cultura locale, poco nota alle città meridionali soprattutto con una invadenza napoletano centrica da metropoli ricca di malavita e malaffare che esportano in provincia controllando appalti pubblici ed affari privati. La cultura matesina, invece, è diffusa sia lungo i tratturi della transumanza orizzontale tra l’Abruzzo e la Puglia che verticale tra l’interno montuoso appenninico e le vicine valli del pedemontano campano e laziale. Altilia- la città del Tratturo Pescasseroli-Candela, definita dall’Archeologo Amedeo Maiuri la “Piccola Pompei”- è una città romana di oltre 2000 anni fa con le mura perimetrali e le suggestive 4 porte del cardo (Tammaro a nord e Terra Vecchia a sud) e del decumano (porta Benevento ad est e Bojano ad ovest , dove si legge l’ammonizione ai gabellieri, del tempo degli Antonini, perchè non controllavano bene i furti di pecore delle transumanti greggi imperiali), il teatro in pietra-utilizzato d’estate per rappresentare commedie di Plauto- il Foro, le terme, le fontane, ecc.. La vicina fortezza dei Sanniti di Terra Vecchia fu espugnata con un inganno dai Romani: la legione si nascose nel bosco e solo qualche centuria sfidò i Sanniti da sotto le mura, questi uscirono per un combattimento leale e furono massacrati dai legionari nascostisi, che fecero migliaia di prigionieri. Molti sono i piccoli musei e i reperti storici diffusi in città del Sannio come Benevento, Campobasso, Isernia e cittadine come Bojano, Larino, Agnone,Venafro, Piedimonte Matese, Caiazzo, Santagata dei Goti, Cusano Mutri, Cerreto Sannita nonchè in paesetti come Pietraroja (BN), Letino (CE), Pietrabbondante (IS), Sepino-Altilia (CB), Roccamandolfi (IS), ecc.. Le tracce temporali più antiche del Sannio sono quelle paleontologiche di Pietraroja, dove vi è un museo geopaleontologico i cui reperti sono stati esaminati soprattutto dai proff. dell’Università di Napoli (Parona e Fittipaldi) e tra tutti nel 1700 dal polacco Scipione di Breislak da cui il nome del Celurosauro della specie Scipionix samniticus di 116 milioni di anni e noto al grande pubblico televisivo come “Ciro” rinvenuto da un ricercatore del Veneto, Dal Sasso, e illustrato dal paleontologo Teruzzi, anni fa, nell’Università di Padova per la locale Società naturalisti ”Umberto D’Ancona” della quale ero Segretario Generale. Altri fossili del Sannio furono illustrati dal francescano Edoardo Di Iorio in “Le pietre raccontano” e sono oggi divulgati, dall’appassionato bojanese Michele Mainelli, a Bojano in civica bacheca della centrale piazza Roma. Tali fossili, in prevalenza del periodo mesozoico Creatacico, sono Molluschi e Rudiste, rinvenuti sul vicino monte “La Costa” di San Polo Matese (CB). In piazza vi è anche il monumento al costume femminile bojanese dello scultore locale Mario Cavaliere, autore di molti altre opere scultoree come “La fauna della transumanza”, “Le Forche Caudine”, l’emigrato, ecc.. Mi gratifica e credo sia necessario ricordare scomparsi e viventi degli scrittori matesini che sono molti, si citano alcuni: L. Boggia, A. Bojano, G. Bonomo, O. Bucci, A. Capparelli, M. Campanella, G.G. Caracciolo, P. Cervo, G.V. Ciarlanti, L. Cimino, G. Cristinzo, G. De Benedictis, A.G. Del Pinto, F. De Socio, A. Di Iorio, R. Di Lello, P. Di Petta, A. Dell’Omo, E. M. Fusco, O. Gentile, E. Giardina, M. Giugliano, G. Guadagno, N. Lombardi, F. Longano, G. Masciotta, R. Marrocco, S. Martelli, V. Maturo, T. Mosen, O. Muccilli, N. Paone, L. Pepe, A. Perrella, M. Pettograsso, N. Pilla, A. Rocco, N. Romano, E. T. Salmon, E. Spensieri, A. Spina, G. Tino, F. Valente, G. Volpe, ecc.. A Isernia i paleontologi dell’Università di Ferrara, Peretto e Sala, classificarono i reperti del giacimento fossilifero “La Pineta” con conseguente istituzione della Facoltà di Scienze ambientali, dove si spiega l’improprio “Homo aesernensis” del paleolitico inferiore di oltre 700 mila anni con una locale capanna di cacciatori, la più antica d’Europa, ricca di ossa pietrificate di grandi Mammiferi come orsi, rinoceronti ed elefanti, ma senza reperti di Paleontologia umana. Il Sannio è terra natale di papi, scienziati, letterati e poeti non sempre noti ai più. Il papa del Gran Rifiuto, precedente a Bonifacio VIII, Celestino V, è nato nel Sannio: a Raviscanina (CE), oppure in territori isernini e campobassani. Ancora non si conosce bene il luogo nativo di Celestino V ed anche i sacerdoti fanno un po’ di campanilismo, mentre il Vescovo della Diocesi d’Isernia, interpellato dall’altro puteolano e romanziere Salvatore Brunetti, stupì quando disse: ”la Chiesa lascia liberi gli studiosi su questi temi”. Tra gli scienziati si ricordano L. Palmieri di Faicchio (BN) che fu anche Direttore dell’Osservatorio Vesuviano e scoprì il sismografo elettromagnetico nonchè N. Covelli di Caiazzo scopritore sul Vesuvio il minerale covellite e minori come Giuseppe Volpe di Campbasso, Nicola e figlio Leopoldo Pilla di Venafro. I letterati e i poeti abbondano come in tutto il Mezzogiorno e tra tutti ricordiamo: Eugenio Cirese di Casalciprano, Francesco Iovine di Guardialfiera ed Emilio Spensieri di Vichiaturo (CB), che scrisse sui molisani “gente che ancora conosce la creanza e alla parola mischia il sorriso, questo è da sempre il Molise” ed ancora: ”da Matese alla marina si riempie l’occhio di vedute, ma una cosa più saporita si trova in tutti questi paesi, è la giovinezza ardita che fiorisce nel Molise”. Spensieri fu pascoliano, autodidatta, paesaggista eccezionale e scrisse liriche e saggi cari a molti del Sannio. Sue liriche come “Matese” sono cantate dai canterini del Matese, animati dagli eredi del compianto prof. C. Silvaroli e curate dall’Associazione “Fario” del bojanese Francesco De Socio, che ha pubblicato saggi di canti e di folclore e con Trombetta è uno degli archivi meglio fornito di arte e tradizioni popolari molisane. De Socio cura i rapporti con molti studiosi molisani e tra questi i fratelli Caterina, noti e bravi commediografi in vernacolo di Montagano (CB), come anche in vernacolo baranellese recita l’ospitale indigeno ed ex Sindaco, G. Di Maio, che a New York recita “scene di vita semplice del paese di Baranello”, dove vi è un museo civico ricco di reperti donati dal locale Arch. Giuseppe Barone e tra i quadri si segnala ”Il mangiatore di prosciutto”, di arte olandese del 1600 nonché una fornitissima biblioteca curata dal 90enne De Niro. Ad Agnone, detta Atene del Sannio, vi è la nota fonderia di campane, Marinelli, i cui artigiani impararono l’arte di fondere il bronzo circa un millennio fa seguendo il loro capitano di ventura della Repubblica Marinara di Venezia. Cittadine del Sannio pure ricche di testimonianze culturali del passato sono: Telese con le terme, gli alberghi, i negozi, il laghetto e il vicino ristorante di qualità sperimentata in agosto 2016 da chi scrive “Il Cigno”; Alife con le mura romane, il teatro, il criptoportico, il museo e le 4 porte lungo il Cardo (Piedimonte a nord e Volturno a sud) e il Decumano (Napoli a est e Roma ad ovest), Larino ex capitale dei Sanniti Frentani con il teatro ed il bel paesaggio collinare ammantato di oliveti; Termoli con il porto, il lungomare, il duomo e il borgo medievale; Campomarino con la foce del Biferno, dell’ottima spiaggia marina e con molti turisti estivi provenienti dall’interno e dalle regioni viciniore; Morcone col castello medievale imponente; Santa Croce del Sannio con l’Istituto Storico G. M. Galanti, Frosolone con la sua artistica fontana lavatoio nonchè botteghe artigianali di coltelli. La fauna e la flora del Sannio non è stata ancora ben esaminata, mentre quella del Matese lo è stata anche da parte dello scrivene con “Caratteri naturalistici di spicco del comprensori di monte Miletto”, Annuario 1999 dell’Associazione Storica del Medio Volturno dal 1965, prima e dal 1915 era denominata Associazione Storica del Sannio Alifano. A Campochiaro (CB) nel 1600, ospite dei baroni Giovanni e Fabio Colonna, il Naturalista francese, L. Tournefort, scoprì la “Veronica campoclarensis”, una pianta erbacea delle Scrufolaracee, mentre nel 1900 G. Altobello ha esaminato e classificato molta fauna d’Abruzzo e Molise. La FIDAPA di Bojano, alcuni anni fa ha distribuIto monete coniate dai Sanniti a Bojano e un libro illustrato bene del corteo storico, rappresentazione del Ver Sacrum e di alcuni rituali dei Sanniti. Il libro riportava , in copertina, tre reperti archeologici (armilla in bronzo, kylix di bucchero e fibula di bronzo del V sec. a.C.) rinvenuti da G. A. Del Pinto, cittadino onorario di Bojano. Del Pinto mi ha indicato nella valle dell’alto Biferno un casa con l’architrave di una finestra con pietra raffigurante una personalità, forse di Roma, con toga. Chissà quanti reperti storici sono sotto l’incuria del tempo e soprattutto degli uomini. La nostra Democrazia ha generato un ceto politico poco attento alla cultura dei feudi elettorali, matesini in particolare, dove il sottoprefetto di Alife un secolo fa scriveva al Prefetto di uso dei Municipi come proprietà privata! Ma allora nulla è cambiato? Forse si sta esagerando!