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REGGIO EMILIA, ORRORE SUGLI AFFIDI DEI BAMBINI

(Gianluca MARTONE) Una vicenda orribile, mostruosa, sulla quale già sta calando uno spaventoso silenzio da parte dei mass media nazionali ( probabilmente perché è coinvolto un partito, il cui stato di corruzione è uscito in tutta la sua gravità in questa vicenda). Ma procediamo con ordine. Sul quotidiano Imola Oggi, è stato pubblicato un interessante articolo su questo terrificante evento:” Bambini strappati alle loro famiglie, piccoli suggestionati anche con impulsi elettrici, le loro parole mistificate, quei pochi ricordi cancellati, i disegni falsificati e interpretati solo in un’unica direzione: dimostrare la liceità di quei sequestri autorizzati e artificiosamente ammantati del pannetto morale e dell’urgenza sociale, probabilmente in nome di un preciso progetto ideologico. Un orrore senza fine, quello che sta emergendo con l’inchiesta non a caso denominata “Angeli e Demoni”, grazie alla quale la raccapricciante catena di soprusi giuridici e psicologici è stata finalmente spezzata, dono anni di infamia e di dolore per tutti quei genitori rinnegati e quei figli sottratti al loro amore, indagando sull’operato dei servizi sociali e delle strutture pubbliche preposte alla tutela dei minori, passando al setaccio una miriade di affidi illeciti. Un’inchiesta che ha già portato alla custodia cautelare per 16 degli indagati, a partire proprio dal sindaco di Bibbiano, e dall’assistente sociale Federica Anghinolfi finiti ai domiciliari. Inchiesta Val D’Enza, minori sottratti ai genitori, Galeazzo Bignami: una vergogna eretta a modello di sistema – – E sul caso, esploso in tutto il suo potenziale di sconcerto e dolore, indignazione e rabbia, l’esponente di Forza Italia Galeazzo Bignami tuona richiamando tutte le persone coinvolte alle proprie responsabilità morali. « Il Pd portava la gestione dei servizi sociali della Val d’Enza come esempio in Regione ed oggi fanno gli scandalizzati?», ci racconta il parlamentare azzurro ricordando quando «venivano in Regione ad additarci il sistema Val d’Enza come esempio. Federica Anghinolfi, individuata dagli inquirenti come vertice di questo sistema, era un personaggio che veniva invitato dappertutto», ovunque ci fossero le bandiere del «Pd, dell’Arci, ecc.», lei vessillo vivente «per le famiglie arcobaleno in quanto esponente di quel mondo». Una evidenza confermata dai vari calendari di eventi – come indica il sito di Bologna Today che riporta tra gli eventi in rassegna alla edizione del 2016 della Festa dell’Unità al Parco Nord dal 25 agosto al 19 settembre, un seminario dal titolo “Avere cura dell’infanzia, violenze e maltrattamenti e prostituzione minorile, nuove sfide per istituzioni e società” che, guarda caso, vedeva nel carnet degli ospiti Federica Anghinolfi – e che oggi, alla luce di tutto quanto emerso, grida vendetta. Certo, aggiunge doverosamente Bignami, «la magistratura accerterà quel che è successo e di sicuro non bisogna né generalizzare, né sentenziare», ma all’ipocrisia retorica e alla morale a scoppio ritardato di parte del Pd che proprio in queste ore, attraverso soprattutto gli annunci di Del Rio e di Venturi, anticipa che si costituirà addirittura parte civile nell’inchiesta «dico proprio no, adesso basta», conclude l’esponente forzista.

Dietro tanto orrore, c’è forse più un piano ideologico che un business economico: ecco perché. Anche perché, tutto quanto accaduto a Reggio Emilia e nella Val d’Enza, non può essere accaduto solo per ritorni economici, sottolinea Bignami. «Non è un caso – ci dice infatti in conclusione il parlamentare di FI – che tutto sia accaduto e poi scoppiato oggi in una realtà geo-sociale come quella dell’ Emilia Romagna, dove fino alle ultime elezioni locali non c’è mai stata alternanza, e dove la sinistra ha avuto tempo e modo di erigere una cortina di ferro ideologica a sostegno di strutture e modelli pubblici sulle orme della cultura e della filosofia social gender. «Nell’inchiesta Pd e Regione non c’entrano niente col giro economico – ribadisce a scanso di equivoci Bignami – ma di fatto c’è stata sempre una collusione ideologica e politico-culturale con il modello familiare perseguito da questa donna che aveva come unico scopo quello di affermare una precisa ideologia anti-famiglie tradizionali e pro modello famiglie arcobaleno». E non è un caso, che solo nel maggio 2014, tra le relatrici illustri di un seminario dal titolo “affidarSI. Uno sguardo accogliente verso l’affido LGBT” organizzato presso la Sala degli Stemmi di Palazzo Soardi, figuri tra gli altri proprio «l a Anghinolfi, in veste di Resp. Serv. Sociale Integrato Unione Valdenza». Così come non può essere un caso se, in un estratto del provvedimento del Gip si dice di una delle persone arrestate, la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell’Unione Comuni Val D’Enza, Federica Anghinolfi, «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni», che sarebbero state « la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”». Per questo, insiste Bignami chiudendo il suo intervento, «che oggi Venturi, assessore regionale alla sanità, insieme all’ex ministro Del Rio condannino lo scandalo, annunciando che il Pd si costituirà parte civile», dopo aver propagandato tutto il Pd istituzionale e locale il modello Anghinolfi come il migliore possibile, «da estendere addirittura a tutta la regione, suona davvero inaccettabile».
Un altro articolo di Radio Spada, che ha trattato questa squallida vicenda in modo impeccabile, ha messo in evidenza altri aspetti oscuri della stessa:” Obbligava gli assistenti sociali a redigere e firmare verbali dove si attestava il falso riguardo allo stato familiare o al contesto abitativo dei bambini. Che poi decideva a chi affidare (elargendo addirittura contributi doppi fino a 1.200 euro rispetto alle ‘rette’ previste), influenzata tra l’altro dal suo attivismo nel mondo gay, per la lotta in favore dell’adozione alle coppie omosessuali, ma anche dai suoi intrecci sentimentali. E stabiliva pure a quali psicoterapeuti bisognava mandare in cura i piccoli una volta strappati dalle famiglie naturali. Assume quasi il volto di una zarina dei servizi sociali Federica Anghinolfi, dirigente dell’ Unione val d’Enza, finita ai domiciliari con numerose accuse tra cui falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime, nelle carte dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, lo scandalo scoppiato in provincia di Reggio Emilia sul presunto sistema illecito di affidamenti dei minori strappati alle famiglie naturali con falsificazioni di atti e altri escamotage: 16 misure cautelari emesse, 27 indagati. La donna, 57 anni – che ieri si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip nel primo degli interrogatori di garanzia assieme all’assistente sociale indagato Francesco Monopoli – è ritenuta la figura chiave. A partire dall’inizio del ‘sistema’ collaudato secondo gli inquirenti. Arrivava quasi a ricattare giovani operatrici con contratto a tempo determinato, esercitando dunque la sua posizione di potere, affinché redigessero verbali che attestassero muffa sui soffitti, poco cibo in frigo o assenza di giocattoli. Era il primo passaggio – con le presunte falsificazioni delle dichiarazioni degli stessi bimbi al fine di screditare madri e padri naturali – che serviva per ottenere il decreto di allontanamento. Poi l’affidamento, spesso ad altre coppie ‘amiche’ o a lei vicine. E addirittura con un legame affettivo passato. La Anghinolfi, omosessuale dichiarata, ha avuto una relazione – provata dagli inquirenti – con Fadia Bassmaji, anch’essa indagata, alla quale è stata data in affido la piccola Francesca (nome di fantasia) assieme alla compagna Daniela Bedogni (anche lei nel registro della pm Valentina Salvi). Queste ultime due – si legge nell’ordinanza – avrebbero «imposto un orientamento sessuale» alla minore vietando tassativamente alla piccola di lasciarsi i capelli sciolti, perché ritenuto dalle due «matrigne» atteggiamento di vanità e di richiamo appetibile per i maschietti a scuola. Il gip definisce questo episodio in modo molto forte come un «comportamento ideologicamente e ossessivamente orientato». Procura e inquirenti stanno infatti scavando nel mondo Lgbt. Nella vicenda è finito ai domiciliari, con le accuse di abuso d’ufficio e falso, anche il sindaco pd di Bibbiano, Andrea Carletti che ieri tramite il legale ha dichiarato di «non aver mai fornito copertura politica a fatti illeciti». Il procuratore reggiano Marco Mescolini, dopo aver premesso che non bisogna estendere le accuse a tutto il mondo degli affidi, ieri ha commentato così l’operazione: «Mi sono occupato di fatti molto provanti di ‘ndrangheta per dieci anni, ma quest’inchiesta è umanamente devastante» . La procura di Modena è pronta a ripercorrere ed analizzare i casi legati alla vicenda ‘ pedofili della Bassa’ degli anni Novanta, al fine di capire se gli accertamenti svolti all’epoca presentino ‘vuoti’ da colmare e soprattutto se vi siano eventuali figure del passato legate ai fatti avvenuti nel reggiano. Ricordiamo che sia nel caso della Bassa che in quello che si sta sviluppando in questi giorni a Reggio Emilia risulta coinvolta la onlus torinese ‘Hansel e Gretel’, quella di Claudio Foti, finito ai domiciliari. C’è inoltre un collegamento diretto tra il caso dell’unione dei comuni della val D’Enza e la nostra provincia: tra le vittime dei servizi sociali reggiani vi è infatti anche una bimba di Mirandola. Per questo la procura modenese chiederà ai colleghi reggiani se e quanti casi siano stati trattati anche nel modenese e quanto ampia sia stata ‘l’influenza’ in questi anni anche sui servizi della bassa modenese”.
Alcune testimonianze di questo accadimento di cronaca nera fanno letteralmente rabbrividire. “Caro papà, mi manchi. Vorrei che mi portassi uno dei tuoi splendidi regali. Poi prendi carta e biro e scrivimi una bella lettera. L’aspetto con tutto il cuore. Ti voglio un bene gigante e infinito”. Così scriveva K., una delle bambine data in affido dai servizi sociali della val d’Enza che poi sono finiti nella bufera in seguito all’inchiesta “Angeli e Demoni” della procura di Reggio. K. attenderà inutilmente, perché i regali dei genitori, come si evince dalla foto che pubblichiamo, non sono mai stati consegnati ai bambini e la lettera che la piccina aveva inviato al padre non gli è mai stata inviata come si evince dall’ordinanza firmata dal Gip, Luca Ramponi, in cui il genitore sostiene di non averla mai ricevuta. E, d’altra parte, l’originale è stato trovato tra gli atti del fascicolo relativo alla bambina presso il servizio sociale. Pandori, scarpe da ginnastica, peluche, Barbie, sono stati trovati dai carabinieri accantonati in un angolo. Inviati dai genitori, non sarebbero mai stati consegnati, insieme ad alcune lettere, ai piccini dati in affido. Secondo gli inquirenti si sarebbe così voluto annullare la presenza dei veri genitori. “Giacciono qua per mesi…nessuno glieli consegna perché dicono che è meglio non consegnarli …. M.P. dice che per F. (un minore allontanato) continuano a portare i regali e lei ha detto a tale F. che se non vuole dire direttamente al bambino che si tratta di regali del padre e della mamma almeno occorre dare i regali a!la casa famiglia e poi vedranno loro cosa farne” Secondo l’ordinanza firmata dal Gip Ramponi Marietta Veltri, coordinatrice del servizio sociale dell’Unione val d’Enza, in una conversazione intercettata del 7 gennaio 2019 con la dirigente dei servizi sociali dell’Unione val d’Enza Federica Anghinolfi (entrambe sono attualmente agli arresti domicilari, ndr) diceva: “Giacciono qua per mesi…nessuno glieli consegna perché dicono che è meglio non consegnarli …. M.P. dice che per F. (un minore allontanato) continuano a portare i regali e lei ha detto a tale F. che se non vuole dire direttamente al bambino che si tratta di regali del padre e della mamma almeno occorre dare i regali alla casa famiglia e poi vedranno loro cosa farne”. “Caro papà, mi manchi tanto. Spero che ci rivedremo al più presto possibile. Vorrei che tu portassi uno dei tuoi splendidi regali. Mi potresti scrivere un biglietto o un messaggio piu spesso, perché di te non ho ricevuto nessun biglietto e quindi mi sono chiesta il perché. Quando avrai finito di leggere, per favore, prendi immediatamente carta e biro e mi scrivi una bella lettera. L’aspetto con tutto il cuore, ti voglio un bene gigante e infinito” In una lettera, agli atti del fascicolo acquisito presso i servizi sociali, scritta da un’altra bambina K, si legge: “Caro papà, mi manchi tanto. Spero che ci rivedremo al più presto possibile. Vorrei che tu portassi uno dei tuoi splendidi regali. Mi potresti scrivere un biglietto o un messaggio piu spesso, perché di te non ho ricevuto nessun biglietto e quindi mi sono chiesta il perché. Quando avrai finito di leggere, per favore, prendi immediatamente carta e biro e mi scrivi una bella lettera. L’aspetto con tutto il cuore, ti voglio un bene gigante e infinito”. La lettera non è mai stata consegnata al padre che il 4 febbraio di quest’anno ha detto agli inquirenti di non averla mai ricevuta. D’altronde proprio quella lettera, in originale, è stata recuperata tra gli atti del fascicolo esistente presso il servizio sociale relativo alla bambina. Questo tipo di atteggiamento, volto ad allontanare i genitori naturali dai bambini avrebbe assunto anche toni denigratori. Nell’ordinanza si legge infatti che di fronte alla stessa K. i genitori affidatari avrebbero confrontato “il regalo unico e più modesto” ricevuto nei precedenti Natali “con i ben piu munifici regali plurimi” che la bambina poteva ora ricevere dalle affidatarie, “così denigrando anche la modestia economica della famiglia di origine” e utilizzandola per sottolineare la “tristezza (viene usato piu volte questo termine dalla psicologa) delle festività in quegli anni a confronto con le opulente feste molto più consumistiche promananti dagli affidatari”.
“Mi hanno tolto mia figlia quattro anni fa. Mi hanno detto che ero una madre inadeguata e hanno modificato i suoi disegni con dettagli pornografici per incastrarmi”, è questo lo sfogo di una mamma rimasta vittima delle false relazioni per allontanare bambini da famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti dalla rete di servizi sociali della Val D’Enza. A riportare la testimonianza è La Stampa. La donna, che negli anni ha combattuto e ha cambiato due avvocati per riavere sua figlia, racconta com’è iniziata l’odissea. Io e il mio ex marito ci stavamo separando […] Lui faceva pressioni su mia figlia. Le diceva che se l’avessi lasciata sola avrebbe dovuto chiamare i carabinieri. È bastato arrivare a casa venti minuti in ritardo dall’ufficio e la mia bambina non c’era più […] Era il 2016. Lei aveva 9 anni. Da quel momento, le assistenti sociali sono entrate nella vita di questa madre e della sua piccola. Da subito mi hanno detto che ero una madre inadeguata. Poi si sono inventate di tutto […] Disegni falsificati? Li conosco bene. Orribili, pornografici e falsi. Falsi come tutti loro che adesso spero marciscano in galera e paghino per tutto quello che ci hanno fatto […] Hanno detto che ero anche una tossicodipendente. Guardi le mie braccia… Le sembro una tossica? La bambina, che è stata data in affido, due anni fa era stata ricoverata in ospedale e, in quel frangente, aveva espresso desiderio di andare a casa con la madre. Sospettavano che fosse epilettica. Invece era solo stress. L’ho vista tremare davanti alle assistenti sociali. L’ho sentita urlare: “Mamma, mamma, portami a casa…” […] Da allora non l’ho più vista.A chi le domanda se si sia recata dai carabinieri, la donna risponde: Ci sono andata non so quante volte. Ci sono tornata stamattina e ho detto: “Avete visto, avete visto che avevo ragione… Ridatemi mia figlia adesso”. Cosa dire dinanzi a questa terrificante vicenda? Le Parole di Nostro Signore Gesu’ Cristo rappresentano lo sdegno e il futuro castigo piu’ incisivo per questi criminali, a meno di miracolose conversioni:” 1 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». 2 Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 3 «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4 Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. 5 E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
6 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. 7 Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! ” .