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Papa Francesco in Romania

(di Giuseppe Pace, prof. in Romania) Papa Francesco ha mietuto consensi anche in Romania nonostante la maggioranza dei romeni è religiosa di rito ortodosso. Il comunismo, di N. Ceausescu, 1965-89, andò a braccetto con i “rossi” Ortodossi romeni, analogamente al dittatore “nero”, B. Mussolini, con il Vaticano dopo i Patti Lateranensi del 1929. Papa e Dittature rosse e nere spesso concordano poiché sono entrambe paragonabili a monarchie assolute, senza partiti e voci discordi dalla voce del gran capo. Papa Bergoglio non sapeva forse che in Romania si trovava in un notevole capitale religioso-culturale romeno. Per chi studia l’Ambiente, come insieme di Natura e Cultura, non è facile separare il capitale naturale da quello religioso-culturale. Il religioso è stato il primo capitale edificatosi sul sacro presente in ogni uomo planetario fin dalla scintilla della nascente ragione, forse da nonna Lucy (Australopitecus afarensis di 3,2 milioni d’anni fa). Il capitale religioso fu il primo a crescere e far crescere la cultura, anche laica, con i sacrati che elaboravano ed insegnavano anche discipline varie nei monasteri e scuole. Il territorio della Romania si estende per 238.391 kmq su cui risiede una popolazione di 19.638.000 persone (censimento del 2017). Il Pil procapite nel 2018 è stato di 11.817 dollari statunitensi, mentre più basso è quello dei vicini bulgari, moldavi ed ucraini. Sparsi per il mondo vi sono oltre 30 milioni di romeni di cui più di 1 milione immigrato in Italia, a Roma vi sono oltre 100 mila romeni, a Padova 10 mila. Il popolo, 3 milioni e mezzo di persone, della vicina Repubblica di Moldavia parla anche il romeno, ma non è nell’Unione Europea mentre la Romania vi è entrata, con la Bulgaria, nel 2007 anche se mantiene ancora, forse a ragione, la moneta nazionale, il leu. L’aggettivo latino romanus (romano) dà la derivazione del nome Romania. L’Impero romano, con Traiano nel 106 d. C., identificava le zone conquistate con la parola in lingua latina Romània. Il capitale naturale della Romania è nel suo territorio suddiviso, quasi equamente, tra montagne (31%), colline (33%) e pianure (36%). Le risorse minerarie di sali, rame, oro, petrolio e carbone, sono notevoli come anche quelle agricole di grano, ovini, caprini, suini e bovini ed abbonda ancora la selvaggina in Transilvania soprattutto. Interessanti sono i musei di scienze naturali di Bucarest, Sibiu, Deva, ecc. Le montagne e le colline caratterizzano soprattutto il sistema orografico dei monti Carpati- occidentali, meridionali o Alpi transilvaniche ed orientali- lunghi per più di 1000 km attraverso il centro del Paese, coprendo un’area di circa 70.000 km². Nei Monti Apuseni ci sono circa 400 grotte e, non poche, miniere d’oro sia abbandonate che attive nonchè un museo dell’oro nella cittadina di Brad oltre alla vicina prima scuola tecnica mineraria dell’Europa orientale voluta dagli Asburgo. L’oro degli Apuseni, largamente utilizzato dalla nobiltà dacica- guidata, tra altri re, da Burebista fino a Decebalo- attrasse i Romani che conquistarono la Dacia e ai fasti del trionfo a Roma seguirono 112 giorni di festa con 10 mila gladiatori in combattimento e 11 mila animali uccisi. Il bottino di guerra in Dacia fu di 1.635 tonnellate d’oro e 3.270 tonnellate d’ argento. Oltre al più lungo e transnazionale Danubio, i fiumi più importanti della Romania sono: il Mures, l’Arges, il Somes, il Prut e l’Olt. Le pianure più estese sono a sud dei Carpazi orientali, alle spalle del Mar Nero con la città di Costanza, ex Tomis, dove mori,18 d. C., Publio Ovidio Nasone, in relegatio perpetua per decisione di Augusto. Il capitale religioso della Romania ha origine nella tradizione culturale ed artistica ortodossa. Lo scrivente ha dedicato un ampio capitolo alla religiosità degli oltre 400 mila hunedoareni, nel saggio, online, edizioni leolibri.it: “Uno sguardo su Deva e sulla Judet Hunedoara”. Nel mondo sono note le effigi sacre dipinte sul legno da tanti artisti romeni. Le chiese romene sono gioielli d’arte tipica della Romania come quella espressa nei monasteri della Bucovina, dove, tra l’altro, c’è molta arte sacra e il Giudizio Universale. Papa Giovanni Paolo II ha visitato la Romania nel 1999 e Papa Francesco pare che la visiti, 31 maggio 2 giugno c.a. (Bucarest, Iasi, Blaj e il santuario mariano di Ciuc). La Chiesa ortodossa, sia euro-orientale sia medio-orientale, ecc., è per dimensioni la terza maggiore confessione cristiana: contando 250 milioni di fedeli in tutto il mondo (di cui 52 milioni nelle chiese cosiddette canoniche di rito bizantino), in prevalenza negli stati dell’Europa orientale, attualmente per fenomeni d’immigrazione anche diffusa in Europa e in tutto l’Occidente. Lo scisma dei Latini o Scisma d’Occidente, fu l’evento che, rompendo l’unità di quella che fu la Chiesa di Stato dell’Impero romano basata sulla Pentarchia, divise la Chiesa cattolica occidentale, che aveva sviluppato il concetto del primato (anche giurisdizionale) del Vescovo di Roma, e la Chiesa Ortodossa orientale, che invece riteneva di rappresentare la continuità della chiesa indivisa del primo millennio, senza cedimenti a quelle che riteneva innovazioni dei Latini. Sebbene si indichi il 1504 come anno dello scisma, ossia quando papa Leone IX attraverso i suoi legati, lanciò la scomunica al patriarca Michele I Cerulario e quest’ultimo, a sua volta, rispose con un proprio anatema scomunicando i legati, lo Scisma fu in realtà il risultato di un lungo periodo di progressivo distanziamento fra le due chiese. Le dispute alla base dello scisma erano tante, ma due primeggiavano. La prima riguardava l’autorità papale: il papa, ritenendosi investito del primato petrino su tutta la Chiesa per mandato di Cristo, da cui avrebbe ricevuto le “chiavi del Regno dei Cieli” e l’autorità di “pascerne gli agnelli” (cfr. i Vangeli di Matteo e Giovanni) e quindi di un vero potere giurisdizionale, iniziò a reclamare la propria autorità anche sui 4 patriarcati orientali. Questi erano disposti a concedere al Patriarca d’Occidente un primato solo onorario e a lasciare che la sua autorità effettiva si estendesse solo sui cristiani d’Occidente. Esistevano inoltre altre cause come talune variazioni di certi riti liturgici come l’uso o meno del pane azzimo durante l’eucarestia, il matrimonio dei preti, ecc. Circa l’84% dei romeni professa il cattolicesimo di rito ortodosso, gli altri sono di riti diversi e con pochi musulmani. La secolarizzazione o l’indifferenza al sacro, che è in ognuno dei 7,4 miliardi di persone, in Romania, è ancora poco presente per le più profonde radici del sacro e del religioso organizzato. Nel capitale culturale della Romania c’è anche Ovidio, il più grande dei poeti latini elegiaci e la sua fama fu grande in vita quanto nelle epoche successive alla sua morte: ne riprendono i temi o ne imitano lo stile, tra gli altri, F. Petrarca, G. Boccaccio, L. Ariosto, W. Shakespeare, G. D’Annunzio, ecc.. Inoltre, innumerevoli sono gli spunti che le Metamorfosi hanno fornito a pittori e scultori italiani ed europei. Ovidio scrisse, tra l’altro, L’Ars amatoria (L’Arte di amare), Metamorfosi e Tristia. Dante Alighieri nella Divina Commedia colloca Ovidio nel Limbo (I cerchio infernale) tra gli “spiriti magni” come personalità illustre, ma senza battesimo. Ovidio ha un’importanza vitale per Dante, infatti in tutti i suoi scritti quando accenna alla mitologia antica si rifà sempre a Ovidio. Altro capitale culturale romeno lo si deve ricercare facilmente nella storia, nella gastronomia, nell’archeologia e nell’etnologia. Di quest’ultimo capitale vi sono molti reperti nei musei etnologici e delle tradizioni popolari romene, ben curate dall’ex collega di Storia, Vlaic Sorin, del Colegiul Tehnic “Transilvania” di Deva, mentre Denis Toma curava bene la rivista della biblioteca regionale di Hunedoara, Vox Libri. Un altro collega speciale era ed è Gabriel Nitu Bogdan, che insegnava italiano da noi e religione al liceo teoretico Decebal di Deva. Egli, poi, è divenuto sia ufficiale di polizia che prete ortodosso e comunica ancora, digitalmente, con lo scrivente. Tra gli scrittori che frequentavano, con lo scrivente, l’Associazione degli Scrittori della Judet Hunedoara, si ricordano Mariana Pandàru, V. Bargàu (morto 13 anni fa), Victoria Stoian, G. Hasa G. Holobaca e D. Huruba. Resta da precisare che forse la gemma, la più splendente del capitale culturale romeno, è il poeta M. Eminescu del 1800. Egli può essere assimilato più a Dante Alighieri del 1300, che al più contemporaneo, G. Leopardi, come pensano alcuni docenti romeni di lettere italiane. La Romania, dopo la seconda guerra mondiale, divenne uno Stato comunista nell’orbita dell’ex URSS. A dicembre 1989 terminò la dittatura rossa di Ceausescu, con una rivolta iniziata a Timisoara per solidarietà al vescovo cattolico trasferito d’Autorità.