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Gaetano Filangieri, figlio dell’illuminismo più di altri nobili del 1700.

(di Giuseppe Pace)* L’illuminismo è figlio della ragione del XVIII sec., è il pensare più vicino alla scienza che molti nobili fecondarono e tra questi due del territorio del Sannio, a cavallo del Matese: uno a San Potito Sannitico e l’altro a Santa Croce del Sannio. San Potito Sannitico (CE) è uno dei pochi comuni del Sannio Alifano e della Comunità Montana Matese, di 17 comuni, che non decresce di residenti, ne ha circa circa 2.000, ed è esteso 23 kmq. San Potito Sannitico fu un casale o frazione, fino al 1749, del grandissimo comune di Piedimonte d’Alife, esteso 142 kmq. Nel nuovo stemma comunale conservò comunque uno dei tre cipressi contenuti nello stemma di Piedimonte d’Alife, dal 1970 Matese, a ricordare il forte legame con la città. Dal 1862 si chiama San Potito Sannitico e tra i suoi uomini più illustri e studiosi si ricordano i Piazza e i Filangieri. Raffaele Piazza fu studioso di Tisiologia con molte pubblicazioni. Il conte Federico Filangieri nel 1943 promosse un gruppo sanitario che soccorse persone coinvolte nella tragedia della guerra. Di San Potito S. d’oggi ricordo l’attivo prete di Sant’Angelo d’Alife, don Alfonso De Balsi, che ha lasciato un segno non superficiale nel tessuto sociale locale e il naturalista Nicolino Lombardi che ha pubblicato saggi interessanti non solo di San Potito S.. Leggo, da un media casertano, che a San Potito Sannitico nel magico palazzo dei nobili Filangieri si è parlato dello studioso ed economista Gaetano Filangieri, che preferì vivere, anche per motivi di cagionevole salute, non in mezzo ai Sanniti, ma ai Tirreni, a Cava dei Tirreni. Gaetano Filangieri, si distinse nettamente dagli altri nobili dell’alto territorio casertano, ed in particolare dai Gaetani, filoborbonici al 100%. G. Filangieri fu uno studioso democratico, che anticipò il tempo dell’evoluzione sociale e ne contribuì notevolmente, senza frenarla affatto come fanno molti nobili conservatori del passato e dell’esistente. Egli nacque a Napoli nel 1752 e morì a Vico Equense nel 1788. La letteratura su G. Filangieri è sterminata e meritata poiché fu lungimirante e non parlò solo al ceto nobiliare di cui era un’espressione, ma a tutti. Egli anticipò la moderna Democrazia e la libertà di pensiero, a me pare. Nel Palazzo Filangeri di S. Potito S. (che ho visitato perchè ospite di una contessa Filangieri, che disse a mio padre:”bisogna fare sempre il passo non più lungo della gamba” a proposito di un immobile che voleva vendergli in via Cila di Piedimonte d’Alife) il 30 giugno c.a. si è ricordato l’illustre Gaetano Filangieri. Studiosi e istituzioni, oltre che la famiglia Filangieri che ancora abita le magiche stanze del Palazzo, hanno accolto il presidente del Centro Studi Gaetano Filangieri di Cava de’ Tirreni, la città dove il Filangieri trascorse gli ultimi anni della sua breve ma intensa esistenza di studioso, giurista e filosofo.“Calorosa è stata l’accoglienza dalla contessa Sissy Filangeri e da sua figlia Yvonne che ha ricordato in modo appassionato l’illustre avo”. Si ricorda che Gaetano Filangieri è famoso soprattutto per la sua opera: “La Scienza della Legislazione” che ha ispirato molti personaggi illustri del passato storico italiano ed europeo fino all’americano Franklin. Anche il presidente del Consiglio Comunale di San Potito Sannitico l’avv. F. Biondi, ha messo in luce la modernità delle teorie più specificamente giuridiche del Filangieri, soprattutto quelle dedicate alla giustizia e al sistema penale che egli sognava come proprio di uno stato guidato dalla ragione. G. Filangieri fu un illuminista come lo fu il suo secolo, il 1700. Nel 1788, con il permesso reale, Filangeri, si trasferiva nel castello della sorella Teresa a Vico Equense nella speranza di trovare sollievo, nel clima della costiera sorrentina, dalla tisi che l’aveva colpito sin dal 1781; qui venne a mancare l’11 luglio, a soli 36 anni. L’ultima lettera di Franklin, che accompagna una copia della Costituzione degli Stati Uniti, raggiunse Filangieri ormai morente; a rispondere all’amico americano sarà la vedova, informandolo del triste evento. Il 20 settembre di quell’anno le logge napoletane di rito inglese celebrarono in onore di Filangieri una messa massonica, durante la quale venne ricordato dagli amici più intimi (Francesco Mario Pagano, Donato Tommasi e Domenico Cirillo), in un clima di intensa e commossa partecipazione. Ma la vicenda napoletana di Filangieri non poteva concludersi con la morte; 10 anni dopo, negli ultimi giorni della Repubblica napoletana, una solenne seduta della Sala di istruzione fu dedicata alla sua memoria. Ciò costerà alla sua famiglia l’esilio in Francia, dove nel 1800 i figli e la vedova furono adottati dalla Repubblica, e l’allora primo console Napoleone Bonaparte rese omaggio a «ce jeune homme, notre maître à tous». Nel 1774 dedica al ministro Tanucci le Riflessioni politiche su l’ultima legge del sovrano, che riguarda la riforma dell’amministrazione della Giustizia, nelle quali argomenta con lucidità e forza il suo appoggio alla prammatica con cui si impone ai magistrati del Regno di produrre la motivazione scritta delle sentenze promulgate. È un’adesione entusiasta all’azione del ministro ‘filosofo’ che anticipa quanto Filangieri sintetizzerà nella Scienza della legislazione con l’efficace motto «la filosofia in soccorso de’ governi». Nel 1780 pubblica i primi due volumi di quest’opera, «ed il Sovrano per incoraggiare l’Autore e studi così laboriosi e geniali gli conferì una Commenda, ed un Priorato dell’ordine Costantiniano» (D. Martuscelli, Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli, 1819). La Scienza è l’opera della maturità; in essa confluiscono e vengono sviluppate tutte le suggestioni e le anticipazioni dei suoi lavori giovanili. È in questi anni che Filangieri aderisce alla massoneria di rito inglese, una militanza che lo porterà al ruolo di Gran maestro e a intessere una fitta rete di relazioni in Europa e nel Nuovo Mondo. In particolare solida è la relazione a distanza con Franklin, che durante il suo soggiorno a Parigi, negli anni della guerra di indipendenza americana, fu autorevole membro della loggia Les neuf sœurs. La Scienza, avversata dai circoli del potere napoletani e condannata nel 1784 dalla Congregazione dell’Indice, ebbe subito una fortuna enorme in Italia, con testimonianze di stima di eminenti contemporanei come Bianchi e Pietro Verri, e un’altrettanto consistente in Europa, con gli encomi della Società economica di Berna e le traduzioni tedesca del 1784, francese del 1786, spagnola, russa e svedese. Franklin ricevette a più riprese copie dei diversi volumi della Scienza grazie a Luigi Pio, segretario dell’ambasciata del Regno di Napoli in Francia. Franklin considera il lavoro di Filangieri un modello cui ispirarsi sia per la redazione della legislazione criminale in Pennsylvania sia per la più impegnativa missione di elaborare la Costituzione del nuovo Stato federale. Si stabilisce tra i due un rapporto epistolare, e Franklin fa pervenire a Filangieri il testo Il mondo nuovo e le virtù civili, 1999; Embassy of Italy 2011. La copia commentata da Filangieri (al pari di iniziali stesure di altri due progetti: Nuova scienza delle scienze e Istoria civile e universale perenne) è andata smarrita. La proposta G. Filangieri di una relazione tra razionalità astratta e realtà, più che un’irrisolta oscillazione tra giusnaturalismo e giuspositivismo ne propone il superamento. Polemizzando con l’Encyclopedie di Denis Diderot e Jean-Baptiste d’Alembert, in una lettera al conte Giulio Tomitano del 1785, Filangieri afferma che tutte le verità hanno un nesso tra di loro; e questa catena di continuo interrotta agli occhi degli uomini è così continuata nella suprema intelligenza della Divinità che tutto il sapere di essa si riduce ad un principio unico ed indivisibile. La riforma positiva della legislazione, dunque, nelle sue molteplici manifestazioni, per il mutare di tempi e di luoghi, condizionata dalle tante storie, deve procedere comunque e sempre consapevolmente ispirarsi ai principi della natura umana, che è caratterizzata dalla ragione come tratto universale. I principi della legislazione che ovunque governano – nei vari stadi e nelle varie forme – le singole comunità debbono mirare a conseguire una progressiva conquista di questa universalità. Individuare i tempi e i metodi di tale percorso è appunto il compito che si prefigge una scienza consapevole. Nel progresso concreto del sistema di leggi sta il progredire della felicità nazionale, il cui conseguimento è il fine vero del governo, che lo consegue non genericamente ma come somma di felicità dei singoli individui: un aspetto decisivo, quest’ultimo, perché pone la centralità della giustizia distributiva e – di conseguenza – il senso e il segno della potestà redistributiva del governo. Coerentemente, il dettagliato progetto di dissoluzione del feudalesimo identificato nella Scienza rappresenta il percorso contingente di questa ricerca della felicità, ma prospetta al contempo l’originale, disarmante approdo a un sistema sociale ‘assoluto’ che aspira a instaurare in forme egualitarie e universali una laicità normale, opposta alla retorica, orgogliosa affermazione di potenza verso la quale stava incamminandosi altrove la costruzione del nuovo ordine antifeudale. Tra gli scritti in merito a G. Filangieri, si ricordano: La scienza della legislazione, ed. critica diretta da V. Ferrone, Venezia. Economisti napoletani dei secc. XVII e XVIII, a cura di G. Tagliacozzo, Bologna. F. Venturi, Gaetano Filangieri. Nota introduttiva, in La letteratura italiana. Storia e testi, diretta da R. Mattioli, P. Pancrazi, A. Schiaffini, G. Galasso, La filosofia in soccorso de’ governi. La cultura napoletana del Settecento, Napoli. E. Lo Sardo, Filangieri Gaetano, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, ad vocem. E. Lo Sardo, Il mondo nuovo e le virtù civili. L’epistolario di Gaetano Filangieri, Napoli. F. Simon, Il marginalismo giuridico di Gaetano Filangieri, «Studi e note di economia», 2009. E. Cuomo, Filangieri e il sogno di Philadelphia, «Innovazione e diritto, rivista on-line», Università degli studi di Napoli Federico II-Facoltà di Giurisprudenza. Gaetano Filangieri and Benjamin Franklin: between the Italian enlightenment and the U.S. constitution, sotto la direzione di G. Sinisi. Gaetano Filangieri nella crisi del dispotismo illuminato elaborò un disegno di trasformazione radicale dello Stato d’antico regime. Il suo costituzionalismo repubblicano si rivelò alternativo al repubblicanesimo di matrice rousseauiana; ma per legare la novità ‘moderna’ della felicità. Peccato che Gaetano Filangieri, nella cultura politica e giuridica italiana del 18° sec. morì precocemente prima dello scoppio della Rivoluzione francese. La visione di Filangieri del sistema economico è aperta alla concorrenza e al libero scambio, e individua per l’Europa e per Napoli l’urgenza di una radicale riforma agraria che moltiplichi il numero dei proprietari rispetto ai «mercenari», apra l’accesso alle risorse produttive, liquidi il congelamento sterile delle ricchezze determinato dalla concentrazione della proprietà fondiaria, che convoglia il prodotto nelle enormi capitali procurando l’indigenza e la sterilità dei vuoti territori esterni. La causa della stagnazione dell’economia è vividamente indagata alla luce di norme e costumi civili (fidecommessi, primogeniture) che alimentano la deriva monastico-militare della società, inibiscono e opprimono la libertà di impresa e il fiorire della manifattura e del commercio, e bloccano con il regime dei diritti di maestranza il benefico esplicarsi della concorrenza e il prevalere del merito. Quello di Filangieri è un esemplare modello di filantropia (l’aspirazione a una ‘libera filantropia in libero mercato’). Un modello nel quale la rigorosa applicazione graduale della logica universale conduce al progresso; coerentemente, la Scienza mai cede a tentazioni consolatorie e di generico umanitarismo, di comodo mecenatismo di censo o compassionevole populismo. Da ‘illuminato’, Filangieri non soggiace al fascino del particolarismo localistico, né al richiamo dei valori connessi a tradizioni e costumi. L’egemonia della ragione perseguita da Filangieri, la sua intrinseca filantropia configurano certo un’aspirazione all’universalità. Filangieri non ama il pragmatismo inglese, plaude alla Rivoluzione americana che porta ‘in terra’ la sua utopia. Questa filantropia fu subito sottoposta alla prova dei drammatici eventi storici che seguirono alla sua scomparsa, quando i suoi amici più cari ressero la Repubblica napoletana. Postuma a Filangieri, per sua fortuna, l’esperienza della Repubblica si ispira alla Scienza, promuovendo un riformismo che sarà il tratto caratterizzante di quella tragica esperienza. Il cauto gradualismo della Scienza alla conquista della felicità rivela, alla prima mediazione tra «bontà assoluta» e «bontà relativa» della legislazione, tutta la sua portata radicale e rivoluzionaria. E la spietata sanzione comminata dalla restaurazione impone con brutale realismo un drammatico confronto con l’affermazione di Filangieri che il filosofo deve essere l’apostolo della verità, e non l’inventore de’ sistemi. A Nord del Matese, a Santa Croce del Sannio (BN), un altro studioso Sannita da ricordare, G. M. Galanti, è stato di vasto respiro culturale come G. Filangieri. Giuseppe Maria Galanti nacque a Santa Croce del Sannio nel 1743, nel Palazzo Galanti, e morì a Napoli nel 1806. Egli è stato un esponente dell’illuminismo napoletano nonché un economista, storico, letterato, editore, politico e viaggiatore, ma fu meno di G. Filangieri proiettato nella politica innovativa. Santa Croce del Sannio è un comune beneventano dell’alta valle del Tammaro a Nord del Matese. Il territorio comunale è attraversato dal trattuto Pescasseroli- Candela.

Ho conosciuto in questo paesetto di circa 1000 abitanti, E. Narciso, un colto prete che dirigeva “L’Istituto Storico G. M. Galanti”: associazione culturale, con lo scopo di ricostruire ed illustrare l’Alto Sannio, la formazione degli insediamenti urbani e le tradizioni culturali, sociali e politiche. L’istituto curava una biblioteca specializzata sulla storia del Sannio e tra le tante pubblicazioni dell’Istituto conservava: I liguri apuani nell’Alto Sannio (scritti proprio dal colto prete suddetto; Guida storica e urbanistica di Santa Croce e G. M. Galanti, nella cultura del Settecento meridionale. Fui invitato, come naturalista, da E. Narciso, ad aprire la “Mostra itinerante della fauna del Tratturo Pescasseroli-Candela” dello scultore bojanese M. Cavaliere, e tenni una relazione sulla “Flora e Fauna dell’Alto Sannio”. Al territorio del Sannio Alifano ricordare l’opera culturale di Gaetano Filangieri fa bene eccome perché squarcia quella visione provinciale che spesso incombe su non pochissimi dei suoi indigeni o abituali residenti! * di Giuseppe Pace, nativo di Letino e vissuto a Piedimonte d’Alife e a Napoli in giovane età.