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Nola (Na) “Orfani del Femminicidio” dell’Associazione “Scrigno di Pandora”

(Antonio Castaldo) La Corte Europea dei Diritti Umani aveva recentemente richiamato l’Italia sul tema della violenza domestica. In effetti il sistema italiano di protezione delle vittime e di repressione dei reati, in questo campo, ha sempre sofferto di insufficiente adeguatezza. Finalmente, dopo oltre un anno di discussione, ad inizio del mese di marzo la Camera dei Deputati ha approvato, all’unanimità dei 376 votanti, il testo della proposta di legge che garantisce le dovute tutele in favore degli orfani dei crimini domestici. Ora, superata la smania delle elezioni anticipate, si spera nel positivo passaggio in Senato che porti a compimento l’iniziativa legislativa promossa dal Partito Democratico . A Nola sabato 10 giugno, presso Hotel dei Platani, si è svolto il convegno “Gli Orfani del Femminicidio” . Hanno relazionato in merito la Presidente, Avv. Gelsomina Fiorenza, dell’Associazione “Lo Scrigno di Pandora” no profit promotrice dell’evento; il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola, Avv. Francesco Urraro; la psicoterapeuta familiare, Dott.ssa laura Criscitiello; con le conclusioni del Vice Presidente della Camera dei Deputai, On. Lugi Di Maio.  L’avvocato Gelsomina Fiorenza ha introdotto così l’incontro pubblico: “E’ necessario dare voce a chi non ce l’ha e abbattere il muro del silenzio che avvolge gli orfani del femminicidio. Quando succedono fatti di violenza i figli non fanno notizia, sono ritenute vittime secondarie. Nell’80% dei casi assistono alla violenza che porta alla madre uccisa e al padre in carcere o suicidato. Essi stessi hanno bisogno di una supporto psicologico mentre a chi li assiste va dato un giusto sostegno economico nei postumi di un dramma dell’infanzia negata e di una famiglia distrutta”.  Per l’avvocato Francesco Urraro “Ci sono circa 2000 bimbi in Italia che soffrono questa problematica. Occorre fare una grande opera di prevenzione, con i cittadini, le Istituzioni, gli psicologi, in una rete solidale. Dal punto di vista legislativo la Legge n. 119 del 2013 è stata una risposta a casi mediatici in un contesto sociale che vede la famiglia dare una delega in bianco alla scuola, mentre il mondo del web è diventato agenzia educativa. Fatti di sangue, crimini domestici, violenza fisica, morale, economica, psicologica anche sul lavoro, portano ad una condizione difficile che ha un rilevante costo sociale: 17 miliardi di euro per costi sanitari e giudiziari. La legge ha introdotto l’inasprimento della pena, 24-30 anni, con l’omicidio del coniuge equiparato a quello del genitore, spese legali a carico dello Stato e gratuito patrocinio per i familiari. Risarcimento e sequestro conservativo dei beni degli indagati e chi è condannato non potrà godere dell’eredità. E’ fissato in 2 milioni di euro all’anno il fondo per gli orfani di crimini domestici”. La psicoterapeuta, dott.ssa Laura Crescitiello, ha parlato degli “eventi paranormativi che in questo caso producono un cambiamento radicale distruttivo in cui i bambini diventano orfani di genitore e di casa. La riorganizzazione richiede risorse speciali ed i bambini sono da supportare in tutto in tutto il loro percorso di autonomia e resilienza nell’affrontare le situazioni di difficoltà con più figure di riferimento. Circa l’80% dei casi di violenza vede i bambini assistere di cui il 30% dei padri si suicida ed il 70% va in carcere. C’è il doppio lutto per la madre uccisa e per il padre morto o in carcere ed i bambini danno segnali di responsabilità e di colpa. Essi sono paragonati ai bambini che hanno subito abusi e danni da violenza i quali soffrono poi di disturbo post-traumatico da stress, depressione, disturbi e dell’apprendimento e iperattività”.

Nelle sue conclusioni il Vice Presidente della Camera dei Deputati, On. Luigi Di Maio, ha affermato: “Questa legislatura vede il più alto numero di donne mai avute in Parlamento. C’è stata la ratifica della Convenzione di Istanbul ma senza risorse per i centri antiviolenza. Al di là del femminicidio e degli orfani, c’è un problema di autonomia e del reddito del cittadino. Senza redditi alternativi non si denuncia e la donna si preoccupa per sé e per i figli. Nell’autosufficienza e nel percorso di reinserimento il sostegno al reddito va dato anche a chi supporta i bambini. In Italia ogni 2 giorni e mezzo approviamo una legge che si va ad assommare alle 25mila esistenti. Se non riorganizziamo la materia si rischia di creare confusione. E c’è un problema di accesso alla giustizia per i costi economici sulle famiglie e l’incertezza del giudizio. L’incertezza del percorso sta creando sfiducia nel cittadino e sull’uso degli strumenti disponibili. Infine si deve investire in cultura con le nuove generazioni, nella cultura del corpo ma non solo, anche dell’anima e della mente. Noi siamo in perenne crisi economica e sociale e siamo giunti a 12,5 milioni di italiani che rinunciano alle cure mediche. Ora siccome questa legislatura, purtroppo, non finisce qui quella legge sarà discussa certamente. Ma facciamola concretamente operativa e finanziata”. Sui saluti finali dalla platea si sono levate le invocazioni dell’avvocato Francesco Colombo a lavorare per una “maggiore prevenzione e sul versante culturale”, mentre lo scrittore Pietro Sgambati ha affermato che “Il legislatore deve preoccuparsi di tutelare la persona umana”.