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Catalogo IlMezzogiorno. Il Binario dei mesti sorrisi di Bruno Mele, Caserta, 2010, pagine 244.

cop_ilbinariodeimestisorrisiUn romanzo agreste con fatti e personaggi veri, nomi adombrati in un’anagrafe necessariamente inventata per evitare strascichi di sorta; molti protagonisti dei racconti, infatti, sono ancora vivi. Le vicende narrate abbracciano un periodo che va dal I930 al I950. Un quadro realistico di un paese del Meridione, più o meno simbolo di quella parte d’Italia che conserva ancora tracce labili di una miseria lontana; per quanto concerne certi usi e certe tradizioni nulla è cambiato.
Molti nomi e nomignoli sono stati presi in prestito per la loro singolarità, ma le persone a cui furono appioppati nulla hanno a che vedere con le vicende narrate; “…mi son serviti – scrive l’autore – per dare un tono più allegro a fatti alquanto tristi. Insomma fanno da cornice ad avvenimenti di cui forse hanno sentito solo parlare.

Il binario scorre lungo i racconti di vita dei campi di piccolo borgo pedemontano circondato, come in un morso di tenaglia, da monti, anfratti e colline che rendono il clima mite. La vita si svolge senza molte pretese: l’aspirazione è quella di vivere tranquilli, senza problemi di sorta, se non quello della precarietà del vivere quotidiano. Ecco così ladruncoli notturni di ghiande più o meno organizzati, ladri nei campi di giorno delle merende dei contadini, meretrici che si concedono ai militari anglo americani; ecco il “mazzamauriello” lo spirito campestre, una sorta di ‘mbriana napoletana fuori dalle mura domestiche. Durante la presentazione saranno distribuite alcune copie omaggio in digitale del libro, per prenotazioni www.caserta24ore.it/libri.
Bruno Mele concentra la propria attenzione sulle figure misere, sui “jacque bonomme”, su derelitti di vario genere, su operai e braccianti, tutti alle prese col problema della sussistenza.
Molte figure, dalla professione non ben delineata, fanno da contorno ai personaggi centrali di ogni racconto. Questi personaggi hanno caratteristiche tali da suscitare l’attenzione, non solo per la loro miseria e stravaganza, ma anche per la loro stentata ‘umanità’. Il tutto si svolge in un ambiente approssimativo, dove domina un clima di incertezza e speranza, dove raramente si assiste a scelte decise che dovrebbero modificare il quadro precario di vita. Lo stile narrativo dell’autore è quello tardo romantico imbevuto di un realismo che poco concede alla fantasia; c’è alternanza di dramma e tragedie esilaranti, su un sottofondo di profonda umanità.
L’autore è morto nel 2011.