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Napoli. Muore 19enne in sala parto durante l’aborto: due morti

(Paolo Mesolella – No194) Martedì 12 gennaio scorso, all’ospedale Cardarelli di Napoli, una diciannovenne è morta per emorragia durante un aborto. Questo potrebbe anche fare notizia (purtroppo), perché smentisce la colossale baggianata secondo cui l’aborto giova alla salute delle donne, ma è bene ricordare che sul nostro pianeta ogni tre secondi vengono abortiti in media quattro bambini, e ciò sicuramente non fa notizia. Fin quando vite innocenti saranno barbaramente spezzate in nome di presunti ‘diritti delle donne’? Fin quando l’opinabile diritto all’egoismo scavalcherà quello intoccabile del nascituro a venire alla luce? Intanto queste sono le conseguenze. Davvero non c’è modo peggiore di morire che consegnando al macello una vita indifesa. E poi uccidere anche se stessi. Che l’aborto aumenta la mortalità della donna è cosa risaputa e studi medici e scientifici lo dimostrano (vedi articolo su questo stesso giornale; che l’aborto causa anche disturbi psichici e psicosomatici nelle donne che abortiscono è anche questo risaputo, che gli uomini sono spesso anche loro causa dell’aborto perché spingono le compagne a farlo pure è risaputo altrettanto, che i medici spesso intimoriscono le donne per aver preso farmaci che pure non sono pericolosi per il feto, solo perché elencati sul bugiardino (!) (Vedi la campagna del Telefono Rosso).Non si sa invece che sono almeno 50 le donne che muoiono ogni anno in Italia di parto. Non si sa che non è raro che i medici (in assenza di controlli) praticano l’aborto anche entro i limiti imposti da una legge assassina (la legge 104 del 1978 che rende possibile l’interruzione volontaria della gravidanza fino a 22 settimane). Ora se è vero, com’è vero, che la legge accusa di duplice omicidio chi uccide una donna incinta è anche vero che in questo modo si sono verificati suicidi a causa di una sanità troppo superficiale nel difendere la vita del nascitura e indirettamente della stessa madre. Noi del movimento NO 194 contro l’aborto ed in difesa della vita non possiamo fare altro che ricordare quello che ripeteva continuamente Don Oreste Benzi ai suoi volontari:”Ho trovato il modo per far cessare gli aborti in tutti Italia: andare a pregare di fronte agli ospedali. Noi dobbiamo rendere pubblico quello che avviene nel silenzio degli ospedali. Perché noi diciamo:”Se uccidono tuo fratello, tu che fai? Corri là, dove questo succede e lo rendi visibile a tutti e gridi: “Uccidono mio fratello, aiutateci!”. Noi tutti volontari, medici, sanitari, preti, vescovi e politici dobbiamo chiedere scusa prima alla mamma e poi al suo bambino per non averli saputo consigliare che era meglio vivere e lasciare vivere.