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Come Sparta non rideva di Atene piangente così se il Banco di Napoli muore le banche del Nord non ridono.

(Giuseppe Pace, già Segretario Provinciale Partito Pensionati Padova) Sul Risorgimento della nostra Italia, i pareri e i punti di vista storiografici non sono unanimi. La corrente dei Meridionalisti si divide in piagnoni, che sono la maggioranza e d’azione che sono non pochissimi tra cui Carlo Maranelli, ecc..Il Prof. C. Maranelli sosteneva che le arretratezze del Mezzogiorno non erano imputabili al solo Settentrione d’Italia, ma al fatto che le colpe non sono solo degli altri non meridionali. Su questo punto di vista mi pare che si possa essere tutti concordi. Che il re di Napoli non si aspettasse l’invasione del suo regno da parte delle truppe armate del cugino reale del Piemonte, lo sanno tutti. Ma il risorgimento ci fu con il noto incontro storico a Teano-Caianello tra Garibaldi che salutò il primo re d’Italia Vittorio Emanuele II. Il Censis ed altri Istituti da tempo sottolineano gli indicatori economici e sociali che dimostrano una crescente divaricazione della forbice Nord-Sud. La Banca di Napoli aveva e suppongo abbia ancora non pochi cespiti immobiliari di prestigio e di valore commerciale. Al Nord non mi pare ce ne sia una di ugualmente ricca. Eppure c’è chi scrive che il”Banco di Napoli addio. La rapina continua”, leggo da Redazione in Editoriale, Provincia del già presidente che ho avuto il piacere di conoscere tramite il compianto e comune amico scrittore di valore e prof., Pasquale Cervo di Caiazzo. Nell’Editoriale citato leggo” |Montagne di libri sono state scritte da grandi economisti Italiani e stranieri, da storici, da politologi di ogni estrazione sulla rapina che il Nord dell’Italia ha fatto e continua a fare ai danni del Mezzogiorno con la cosiddetta “unificazione”.Le giovani generazioni e anche le meno giovani non conoscono i dettagli di quella che è stata una vera e propria annessione con conseguenti chiusure di fabbriche di banche e di quant’altro fosse alla base della nostra economia meridionale.A noi è stato chiesto soltanto di versare il sangue della nostra gente per “completare ” la cosiddetta unificazione.Il disastro è sotto i nostri occhi. Ebbene domani ogni meridionale dovrebbe portare, come si faceva un tempo quando moriva qualche familiare, la fascia nera sul braccio perchè  anche l’ultimo baluardo che sia pure formalmente e nel nome ricordava un momento di grande importanza economica, il Banco di Napoli, muore. E ciò che è più grave che esso muore nell’oblio di tutti i meridionali ormai rassegnati alla rapina. Quando e in che modo ci risveglieremo? Quando e in che modo faremo conoscere ai nostri figli, con numeri alla mano, l’entità della rapina perpetrata? Quando e in che modo faremo conoscere ai nostri figli in concreto il divario abissale tra Nord e Sud, frutto , non come dicono i settentrionali della incapacità dei politici meridionali, ma conseguenza dell’aggressione da noi patita?” Indubbiamente molti governi dell’ultimo dopoguerra, sono stati guidati dal ceto imprenditoriale del nord e, spesso, nordisti che hanno assecondato la politica assistenzialista per il nostrano Mezzogiorno. Ma vi sono stati anche altri governanti meridionalisti, forse della prima corrente specificata prima, che non hanno saputo ridurre la divaricazione della forbice tra Nord e Sud. Attualmente, a me pare, che pure i Pentastellati, che hanno avuto consensi al Sud di gran lunga più elevati del Nord, non siano all’altezza di un meridionalismo del rimboccarsi le maniche per far crescere il reddito dei nostri cittadini delle regioni meridionali. Il futuro non è roseo, né nell’immediato vedo soluzioni miracolose nemmeno con il paventato nuovo assistenzialismo del reddito di cittadinanza. Si condivide l’opinione autorevole espressa nell’Editoriale prima citato, ma si vede anche una necessaria svolta tendenziale che in cattedra anche i meridionalisti alla Carlo Maranelli che del tessuto sociale meridionale pure hanno fatto diagnosi e prognosi sui mali nostrani del bistrattato nostro Mezzogiorno.