Crea sito

Partito Pensionati per il sistema pensionistico a favore del cittadino e non suddito

Giuseppe Pace (Segretario Provinciale di Padova del Partito Pensionati). PADOVA. Il Partito Pensionati non è tra vecchio e nuovo sistema pensionistico, ma tende a dare al cittadino, non più suddito dello Stato padrone assoluto, la possibilità di poter scegliere quando andare in pensione senza perdere i contributi versati. Il nostro partito non è né di destra, né di sinistra. Esso è trasversale ai partiti attuali. Già in altri articoli si è posta l’attenzione sul fatto che le tasse sui pensionati italiani sono esose, più della Germania, Francia, ecc. La Germania eroga meno miliardi di pensioni dell’Italia, eppure ha oltre 82 milioni di residenti e non solo poco più di 60. Noi eroghiamo il 15% del PIL di pensioni. Vuol dire che qualcosa di sostanzioso è sperequato e l’INPS com’è attualmente non va bene. Pur essendo ancora un piccolo partito nel panorama italiano della Democrazia parlamentare, il nostro partito da tempo addita i problemi non solo dei pensionati che sono irrisolti perché i grandi partiti sono sordi in sostanza. Ma cosa vuole il nostro Partito Pensionati? Per i 58 mila pensionati padovani e gli oltre 200 mila della sua provincia, il Partito Pensionati, tra l’altro vuole: adeguamento delle pensioni agli aumenti contrattuali dei lavoratori. No al cumulo dei redditi tra coniugi! Pensione d’invalidità anche agli ultra 65enni. Pensione anticipata ai familiari di non autosufficienti. Contributi alle famiglie che assistono gli anziani non autosufficienti. Raddoppio della indennità di accompagnamento! Aumento di tutte le pensioni contro il caro-euro! No a pensioni minime da fame dopo anni e anni di lavoro! Case di riposo dignitose e in numero sufficiente. Abolire la lunga tempistica d’attesa per le visite ospedaliere. Dare contributi alle associazioni di anziani e pensionati e alle Università libere e della Terza età. Tali richieste sono parti del programma nazionale del nostro partito. Ma vediamo di fare il punto per i lettori sul vecchio –retributivo-e nuovo sistema-contributivo- pensionistico, obbligatorio purtroppo. La pensione di vecchiaia è quella prestazione pensionistica erogata dall’assicurazione generale obbligatoria, dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi nonchè dalla gestione separata dell’Inps al compimento di una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno venti anni di contributi. Dal 1° gennaio 2012 la Legge Fornero, DL 201/2011 ha inasprito in generale i requisiti di accesso fissandoli a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego; a 62 anni per le lavoratrici dipendenti del settore privato; a 63 anni e 6 mesi per le autonome e la parasubordinate. La pensione di vecchiaia è un trattamento pensionistico erogato al perfezionamento di determinate età anagrafiche in presenza di una contribuzione di regola non inferiore a 20 anni. Nel sistema contributivo la pensione di vecchiaia resta ancora obbligatoriamente pensata dallo Stato padrone che considera sudditi i cittadini senza che possano scegliere l’età della loro messa in quiescenza, ecc.. I lavoratori per i quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, possono ottenere la pensione al perfezionamento dei medesimi requisiti anagrafici e contributivi previsti per i lavoratori nel sistema retributivo o misto sopra descritto. Tuttavia, a differenza di costoro, per conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia, oltre alla presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico, devono ulteriormente soddisfare il requisito di avere un importo di pensione superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale In caso contrario possono accedere al trattamento di vecchiaia al compimento di 70 anni di età con almeno 5 anni di contribuzione “effettiva”(cioè obbligatoria, volontaria e da riscatto) – con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo – a prescindere dall’importo della pensione. Anche il requisito anagrafico di 70 anni è soggetto agli adeguamenti in materia di stima di vita (dal 2016 sono quindi necessari 70 anni e 7 mesi di età). Pertanto, alla luce di quanto detto, i lavoratori in possesso di anzianità contributiva successivamente al primo gennaio 1996 possono accedere alla prestazione pensionistica di vecchiaia al perfezionamento dei requisiti indicati nella seguente tabella. I requisiti tengono conto dei futuri adeguamenti alla speranza di vita come stimati in base allo scenario demografico Istat anno 2011. Si rammenta che i dati successivi al 2018 non sono ufficiali e quindi sono possibili degli scostamenti rispetto ai valori esposti.

Oltre le pensioni previdenziali suddette esiste la pensione sociale con relativo assegno il cui importo intero è di 448,07 € per 13 mensilità nell’anno 2017. La possibilità della liquidazione integrale dipende però in gran parte dal reddito dell’interessato e del coniuge: l’assegno sociale viene infatti liquidato in misura intera solo se non si possiede alcun reddito; di converso la sua misura viene ridotta in relazione al reddito del percettore (o del reddito cumulato della coppia). L’età per conseguire l’Assegno Sociale è di 65 anni e 7 mesi nel 2017, un anno in più per il 2018 e 67 anni per il 2019 e 2020, poi si vedrà! In conclusione la solita manfrina del teatro politico italiano vede intorno ad un tavolo Governo e Sindacati per definire dettagli, per noi quasi”insignificanti” poiché non modifica il sistema a favore del cittadino pensionato né pensionabile. Non gli permette di pensare con la propria testa, né il Governo pare abbia intenzione di separare assistenza da previdenza permettendo anche di poter scegliere se avere subito o meno il TFR in busta paga. I Sindacati sono conniventi a questo andazzo, poco democratico, facendo solo finta di chiedere di aumentare la platea dell’APE sociale.