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Padova. Moderati e Forza Italia al Geox con S. Parisi

(Giuseppe Pace) PADOVA. L’area moderata e popolare padovana (ex democristiani, pensionati, socialisti, commercianti, imprenditori, ecc.), riunita per l’evento “Megawatt”, allestito da Stefano Parisi, tappa veneta del suo tour di «Rifondazione del centrodestra». Grande eccitazione per la caduta della giunta Bitonci al Gran Teatro Geox di Padova sabato mattina, mentre al Geox è comparso in pubblico Stefano Parisi (festeggiato, con una gigantesca torta, per il sessantesimo compleanno) da Clodovaldo Ruffato, ex presidente del Consiglio Regionale Veneto e anima dell’appuntamento con Parisi. C. Ruffato ha commentato: «Un vero leader sa tenere unita la sua squadra. Dispiace che il Comune di Padova ora venga commissariato con il blocco dei progetti, ma l’epoca dei podestà è finita da tempo». Stefano Parisi intervenendo a Padova, ha detto: «Dopo il referendum si dovrà andare alle urne con una legge elettorale ragionevole e possibilmente condivisa e dare il via ad un vero percorso di riforme. Di fronte ai risultati di Renzi e alla palese incapacità di governare del M5s toccherà a noi proporre al Paese un’offerta politica di qualità, un progetto di governo serio, credibile e responsabile». Parisi è stato un vero mattatore, capace, comunicativo e convincente di riprendere il potere a Renzi non votato dal popolo. «Fare 500 mila occupati in più senza crescita economica solo attraverso gli incentivi significa illudere le imprese e i giovani e fare un disastro nel mercato del lavoro. Non si cambia l’Italia con politiche di cosi breve periodo – ha detto Stefano Parisi da Padova parlando di Jobs Act – . Ringrazio davvero il presidente Berlusconi per la lettera che mi ha inviato in cui dice che noi non siamo quella roba che è a Firenze oggi. Ora dobbiamo candidarci alla guida del paese, dare risposte, chiarire cosa facciamo. Ora è il momento. Altrimenti l’alternativa arriverà tra poco e sarà o Renzi o Grillo. Ora presidente Berlusconi o si cambia passo oppure siamo morti. E la risposta non è Salvini e non sono le ruspe ma la cultura di governo che sa dare la risposta al paese», ha poi concluso. Salvini ed altri della Legha Nord sono figure poco carismatiche e impegnate solo a comandare negli Enti Locali, non sono abituati a confrontarsi e ha richiamare anche i loro sindaci. A Padova al Gran Teatro Geox gremito hanno parlato i rappresentanti degli artigiani, dell’agricoltura, della macroregione Triveneto (Avv. Ivone Cacciavillani) e il mattatore Stefano Parisi. Intanto di notte era decaduta, davanti ad un notaio cittadino, con la deposizione delle firme di 17 consiglieri, l’amministrazione comunale lleghista guidata dal superleghista Sindaco Msassimo Bitonci, accusato dai suoi e da FI di essere un Podestà e non un Sindaco democratico. È caduta la giunta comunale di Padova, guidata dal sindaco leghista Massimo Bitonci. Venerdì sera verso mezzanotte sono arrivate le dimissioni presentate da 17 dei 32 consiglieri di Palazzo Moroni, che hanno così certificato la sfiducia al sindaco. Quindi è’ ufficiale: il leghista Massimo Bitonci non è più il sindaco di Padova. I 17 consiglieri (la metà più uno dell’aula) hanno firmato le proprie contestuali dimissioni di fronte ad un notaio, decretando lo scioglimento del parlamentino padovano e l’arrivo di un commissario prefettizio con il compito di traghettare il Comune a nuove elezioni nella prossima primavera. A poche ore Bitonci prende le distanze dalla sua ex maggioranza: «Sicuramente mi ripresenterò alle prossime elezioni comunali a Padova, ma questa volta senza i traditori»A sancire la fine dell’amministrazione Bitonci, dopo neanche metà mandato, sono stati i 12 componenti dell’opposizione più 5 eletti in maggioranza. Ecco tutto i nomi: Umberto Zampieri, Gianni Berno, Claudio Piron, Enrico Beda, Margherita Colonnello, Andrea Micalizzi e Massimo Bettin del Pd; Beatrice Dalla Barba e Roberto Marinello di Padova 2020; Giuliano Altavilla e Francesca Betto del M5S; Jacopo Silva di Rossi per Padova; Riccardo Russo del Centro Democratico; Antonio Foresta di Rifare Padova; Fernanda Saia del Gruppo Misto; e Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto di Forza Italia. Davanti ad un notaio si sono presentati nella notte per sottoscrivere l’atto formale i consiglieri di Pd, M5S, Forza Italia, Padova 2020, e altri che dai gruppi della maggioranza erano già passati al gruppo misto. Sabato mattina i 17 consiglieri hanno protocollato le loro dimissioni prima al segretario generale del Comune di Padova Lorenzo Traina, poi al prefetto Patrizia Impresa. L’epilogo è arrivato al termine di un lungo scontro interno alla maggioranza, soprattutto tra Lega e Fi. «Abbiamo preso atto dell’implosione della maggioranza del sindaco Bitonci – dice il segretario provinciale del Pd Massimo Bettin – era evidente che nonostante i suo disperati tentativi era impossibile proseguire in una guida dignitosa, efficace e svolta nell’interesse collettivo». Tra dieci giorni la nomina del commissario. Sabato mattina alle 7 Massimo Bitonci è passato in Comune a Palazzo Moroni e ha svuotato il suo ufficio. Poi è partito in auto per Firenze, per l’incontro con Salvini, insieme al sindaco di Rovigo Bergamin. Immediato nella mattinata di sabato il commento del governatore del Veneto Luca Zaia: «Una brutta pagina di storia mandare a casa il proprio sindaco – ha detto – , non esistono giustificazioni per chi, dalla maggioranza, si dimette per mandare a casa il suo sindaco. Negli scenari che uno può immaginare questo è il caso peggiore – ha aggiunto Zaia -. Noi amministratori siamo eletti per realizzare il programma: dibattiti interni devono servire per questo, è inaccettabile mandare a casa un sindaco così. Abbiamo già i motori accesi per Verona – ha sottolineato -. Ora li useremo anche per riportare Bitonci a fare il sindaco di Padova. Quanto accaduto è inconcepibile non solo per la politica ma anche per i cittadini, che erano contenti del loro sindaco. Il conto di questo disastro qualcuno lo dovrà pagare». Nel frattempo Forza Italia ha sospeso dal partito e deferito ai probiviri per l’espulsione i suoi due consiglieri comunali di Padova Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto la cui convergenza con gli altri consiglieri di opposizione ha determinato la caduta di Bitonci. Lo ha comunicato il responsabile organizzazione di Fi G. Fontana che ha definito un «errore gravissimo» la decisione dei consiglieri padovani di Fi. «Il coordinamento nazionale di Fi – ha detto Fontana – ritiene grave e inaccettabile il comportamento dei consiglieri comunali Bianzale e Pasqualetto, i quali sottoscrivendo tale mozione di sfiducia hanno compiuto un atto politico grave e del tutto a titolo personale. Pertanto ai sensi dell’articolo 59 dello Statuto di Forza Italia si sospende in via immediata i consiglieri comunali di Padova M. Bianzale e C. Pasqualetto da ogni attività politica del Movimento. Con tale atto, sempre secondo quanto previsto dallo Statuto è aperto d’ufficio nei loro confronti un provvedimento disciplinare davanti al Collegio dei Probiviri che potrà valutare una loro definitiva espulsione». Ma vediamo un po’ alcuni antefatti dell’Amministrazione Bitonci. Tra tutti i Paesi islamici con i quali esercitare una (inutile) prova muscolare, il sindaco di Padova Massimo Bitonci ha perfino scelto quello sbagliato. Il primo cittadino leghista ha detto di non voler incontrare il console del Marocco: «Non c’è reciprocità. Quando nel mondo islamico i cristiani saranno rispettati e non perseguitati, allora ci parleremo. Intanto nessuna palestra pubblica per il Ramadan». Sfortunatamente per Bitonci, il Marocco, se paragonato agli altri Paesi dell’area, è un luogo in cui, grazie al ruolo esercitato dal re Mohammed VI, esiste un buon livello di tolleranza religiosa nei confronti di cristiani ed ebrei. Lo spiegava il 12 ottobre scorso sul Corriere Ernesto Galli della Loggia: «Da tempo il re, in quanto insignito del titolo di “Signore dei credenti” si considera non solo il capo religioso dei suoi sudditi islamici, ma anche il protettore dei sudditi che si riconoscono nelle altre due grandi fedi monoteiste». Per il sindaco, evidentemente, non fa differenza: i Paesi islamici sono tutti intolleranti allo stesso modo e la Lega, nella nuova versione identitaria di Salvini, li vorrebbe ripagare con la stessa moneta («nessuna palestra per il Ramadan»). Il Sindaco di Padova Massimo Bitonci è difeso ancora dai colonnelli (Ghedini, Zaia, Salvini), ma la truppa si è ammutinata stanotte depositando 17 firme dal notaio per le dimissioni, facendo, di fatto, perdere la maggioranza al Consiglio comunale di Padova. Padova tornerà alle elezioni la prossima primavera per eleggere un altro Leghista, uno di FI o altro Pd, ma le sorprese le decideranno i padovani, che possono anche cambiare e votare un moderato diverso dai soliti della trita e ritrita politica con il politichese linguaggio!