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Hanno ragione i mass media tedeschi: i beni culturali campani sono trascurati

(di Giuseppe PACE) Considerato che in Campania c’è bisogno di una buona dose di anticorpi che giungono dall’esterno (quelli campani doc non sono sufficienti, perfino l’Autore di Gomorra lo dice) per guarire il patologico sistema sociale, non sono pesanti affatto alcune delle accuse lanciate dai giornali tedeschi, in primis l’autorevole Der Tagesspiegel, voce liberale di Berlino, che punta il dito contro la trascuratezza e le tante, troppe mancanze delle autorità governative nei confronti dei beni culturali italiani. In particolare Pompei, dove si ritrovano «cani randagi che se ne vanno in giro liberi, tra macerie e cumuli di rifiuti, lasciati dai locali ma anche dai turisti che si adeguano. Ma questo sarebbe il male minore. Il vero problema è la gestione di Pompei, che dal 1997 fa parte dell’Unesco, ma che sta sempre più diventando patrimonio della camorra», secondo i critici connazionali di Frau Merkel. Ondata internazionale di sdegno anche per il recentissimo crollo del muro del giardino della Casa di Severus avvenuto nel febbraio 2015 uno «smottamento che grida vergogna» scrive la Frankfurter Rundschau mentre per il New York Times «i continui crolli fanno sprofondare Pompei». Il panorama di critiche e giudizi è il risultato di una ricerca «sul percepito dei restauri monumentali italiani su oltre 100 tra le principali testate giornalistiche internazionali», realizzata dalla Klaus Davi & Co. (agenzia di comunicazione d’impresa). Da tempo anch’io dal mio piccolo angolo d’osservazione dell’ambiente biofisico e sociale anche campano, ho scritto che Pompei e la Reggia di Caserta e di Carditello è gestita burocraticamente e non si fa del bene al grande giacimento culturale di cui la Campania felix è ricca. Secondo la suddetta ricerca, delle decine di monumenti a rischio, al primo posto figura proprio Pompei (18,55% delle citazioni). Critiche da Spiegel e Tagesspiegel anche se Die Zeit riconosce che «ultimamente il Governo italiano è intervenuto». Al secondo posto un altro capolavoro campano, la Reggia di Caserta (16,30%), in preda, a detta degli inglesi del Telegraph, a un «abbandono cronico e vergognoso. La Reggia dovrebbe essere la risposta italiana al Palazzo di Versailles». Che qualcosa si sta muovendo sul fonte dei beni culturali, arriva dal prossimo bando (a regime subito dopo agosto, assicura il ministro Dario Franceschini) che dovrebbe affidare ad associazioni no profit le strutture statali chiuse o aperte occasionalmente. «Ci sono già alcuni esperimenti e le norme lo consentono — spiega Franceschini — piuttosto che vedere un sito chiuso, è bello vederlo gestito da giovani. Carditello, ad esempio, sarà una fondazione per ora gestita dal pubblico, che successivamente aprirà le porte ai privati». Indubbiamente c’è un eccesso di dire e fare sibillino e bizantino tra gli uomini e donne che Amministrano le cose culturali campane. Ai turisti piace osservare, esaminare e ammirare il giacimento culturale campano, senza trascurare le modalità di essere pilotati, a pagamento, tra i meandri burocratici campani. Essi si scandalizzano delle differenze qualitative tra i loro funzionari addetti ai Musei, ai Castelli Porte ed Arene Romane. Giorni fa sono stato in Germania e posso ben dire che i nostri beni culturali campani sono amministrati in modo che lascia molto a desiderare e non c’è confronto con quelli svizzeri, tedeschi, austriaci, ecc.. Da noi c’è un eccesso di schermaglie burocratiche che lascia bassa la qualità dei servizi per i turisti. Bisogn intervenire drasticamente e non fare solo gli scandalizzati, anche quando parla e scrive R. Saviani, che è un buon anticorpo endogeno campano.