Crea sito

A proposito della dirigente che si indigna per l’assenza di un docente ed elogia una supplente

(Giuseppe PACE). Con i nuovi poteri che la cosiddetta “Buona Scuola”, voluta dall’attivismo, ad ogni costo, di Renzi, ha dato ai Dirigenti scolastici, questi scrivono anche lettere per “insultare” i docenti e farsi belli davanti agli studenti e ai loro genitori. La scuola italiana è malata di statalismo e tale malattia colpisce più i dirigenti che i docenti a cominciare dal titolo di dott. che solo i Dirigenti sembrano possedere e lo mettono ben in evidenza sulle loro numerosissime circolari che chiosano, e spesso sono solo doppioni, in brutta copia, di quelle ministeriali, mentre il titolo di dott. lo posseggono anche quasi tutti i professori. Forse serve ai Dirigenti per farsi omaggiare dagli ATA, che in genere tale titolo non hanno l’obbligo di avere, fatta eccezione per i Segretari, pardon Dirigenti amministrativi. Ma leggiamo cosa scrivono i mass media in merito al caso emblematico di Padova: «Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?». La preside di un’Istituto tecnico di Padova, ha scritto una lettera al titolare della cattedra di Diritto che si chiude con quella frase. Perché il docente «dal 12 settembre 2016 (primo giorno di scuola) era assente». «La scuola e noi – racconta la Preside nella lettera che pubblichiamo – ci siamo impegnati per trovarle un sostituto». Scovata una supplente «giovane ed entusiasta», il 2 dicembre, «l’ho licenziata il 22». Ma il prof, rientrato il 23, dal 9 gennaio ha chiesto un nuovo congedo… Sembra che la Preside si sia dovuta impegnare, durante il suo tempo libero, per trovare un supplente quando è nelle sue ordinarie mansioni, ben pagate. Il docente titolare della cattedra in congedo da inizio anno, rientra solo per un giorno, poi la nuova richiesta di congedo. La preside scrive una lettera ai genitori e agli studenti, ma viene riportata dai quotidiani: “la sostituta era bravissima lei è tornato solo per 24 ore e l’abbiamo persa”. Per chi legge e conosce la scuola questo mettersi in mostra è quantomeno goffo. La scuola italiana non premia i professori capaci, ma i professori signorsi dei Dirigenti, quelli cioè che non si espongono più del necessario fisiologico a scuola, né sono elaboratori culturali con tanto di autonomia e diritto d’indirizzo professionale garantitogli dalla libertà d’insegnamento. Se un professore si assenta, il Dirigente ha la discrezionalità di verificare il motivo valido o supposto dell’assenza, comunque essa sia e in qualunque momento dell’anno scolastico. Sta di fatto che molti Dirigenti fanno fare le visite ispettive solo ai proff. non signorsi, purtroppo. Un Dirigente che fa la parte statalista dello Stato padrone non fa bella figura culturale, ma solo burocratica. Questo è almeno il parere dello scrivente che a scuola vi è stato per decenni ad insegnare e con assenze ridotte al minimo necessario. Nel caso del prof. di Diritto, che ha una legittima assenza, mi meraviglia il meravigliarsi della Dirigente scolastica, che vorrebbe una norma, che non permetta al dipendente di assentarsi legittimamente. So bene che è facile porsi dalla parte dell’apparente e populista causa “illegittima” del prof. in causa, che comunque potrebbe essere anche più bravo della supplente, ritenuta eccellente dal Dirigente (dal 1974 i Decreti delegati, figli di lotte sindacali serie, vietano ai presidi, pardon Dirigenti dello Stato, di dare giudizi sui docenti, se non richiesti). Ma la scuola elitaria fino agli anni Cinquanta è divenuta giustamente di massa, cioè accessibile a tutti, con un evidente appiattimento ad impiegati di non pochi docenti. Ma leggiamo la lettera pubblicata della preside statale italiana. «Egregio professore, lei ha avuto la sorte fortunata — tale ha da ritenersi, nella difficile contingenza economica attuale — di avere ottenuto recentemente un posto di lavoro statale: insegnante di Diritto in una bella e grande scuola di una città importante. Data la sua età, forse non se l’aspettava, questa sorpresa. Ma penso che l’abbia gradita, perché ha accettato la proposta. Un motivo familiare, tuttavia — così si è espresso di fronte agli studenti della nostra classe prima, il 23 dicembre scorso — le aveva impedito di assumere servizio. Dal 12 settembre 2016 (primo giorno di scuola), infatti, lei era assente e noi ci siamo impegnati, con mille difficoltà, per trovarle un sostituto. Lei forse non sa, non avendo, nonostante l’età, alcuna esperienza di scuola, che trovare un supplente è difficilissimo: nel suo caso, ci siamo riusciti, finalmente, il 2 dicembre. Abbiamo anche noi avuto una fortuna: quella di trovare una giovane docente, entusiasta e coinvolgente. Gli studenti erano contenti, i genitori confortati. Ma l’ho licenziata il 22 dicembre: in obbedienza al suo superiore diritto di occupare quel posto, in quanto docente titolare. E, finalmente, il 23 dicembre, il giorno prima delle vacanze di Natale, lei si è presentato alle classi. Professore, io mi impegno a trasmettere le sue parole ai ragazzi e ai loro genitori che, insieme a me, si chiedono: cosa è venuto a fare? Poche ore dopo l’ingresso nella scuola, presentava all’ufficio personale una nuova richiesta di congedo, stavolta dal 9 gennaio 2017. Noi non ci siamo persi d’animo: la tenacia è una delle virtù della scuola italiana, bellissima e disgraziata. Abbiamo ricominciato, durante le vacanze di Natale, a cercare un nuovo supplente. Perché, come lei — che insegna Diritto — sa bene, non si può richiamare il supplente precedente, per bravo che sia, se il periodo di assenza è stato interrotto dal rientro del titolare, pur se per un giorno soltanto. I ragazzi avevano trovato un’insegnante volenterosa e capace, contenta di far loro da guida nel cammino. Lei, professore, è stato qui un solo giorno, per sparire subito. Gli studenti e i loro genitori vorrebbero ora dare almeno un senso al danno ingiusto che hanno subito: nessun insegnante per settimane, poi finalmente un docente bravo, poi finalmente il titolare, poi di nuovo chissà… Ma purtroppo, professore, io non trovo parole per spiegare: vuole dirlo lei, per favore? Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?» Tale lettera si commenta da sola. Non viene comunque, da chi scrive, giudicata positivamente perché sembra farsi carico di un problema che non è suo ma del sistema statale che difende, il quale ha esautorato i genitori di ogni diritto ad educare ed istruire i figli, ma gli ha imposto-normativamente al di là degli effimeri diritti dei Decreti delegati dei consigli di classe, ecc.- l’educazione e l’istruzione fornita da anonimi servitori dello Stato padrone, fatte le dovute e non poche eccezioni sia di docenti che di dirigenti più illuminati ed illuminanti la cultura, che squarcia sempre la burocrazia più ottusa. La scuola attuale si salva soprattutto per il criterio non clientelare di assunzione dei docenti, nonostante la sferzata autoritaria renziana di dare ai presidi un potere illegittimo. Tale potere è fisiologico in una scuola libera o non statale, in quella statale è patologico. Se alcuni docenti non rispettano orari, regole ed assenze legittime, spetta, per dovere d’ufficio, ai Dirigenti vigilare ed agire senza demagogia e populismo, tanto non fanno altro e non insegnano nemmeno, dimenticando anche che significa insegnare: ”lasciare il segno”. Se la scuola necessita di essere riformata deve partire non dai docenti ma dai dirigenti da assumere a termine e sulla base di produzioni culturali evidenti, pubbliche e il meno possibile gratificate dal solo sistema statale dell’istruzione italiana, che è agli ultimi posti mondiali per qualità secondo le stime annuali dell’OCSE. Negli ultimi anni i Giudici del Lavoro danno ragione ai vari docenti (vedere il recentissimo caso della maestra con figlio, con handicap, costretta a trasferirsi lontano, mentre altri con meno punteggio no) che chiamano in causa l’Amministrazione, spesso periferica, del nostro sistema d’istruzione “padronale”, dove i favoritismi non mancano. Adesso scende in campo anche il Governatore Zaia per appoggiare l’indignata Preside, che forse è in sintonia con lui per la richiesta di maggiore potere decisionale in Regione e a Scuola, senza le leggi dello Stato, che fino a prova contraria, è garante della legalità su tutto il territorio nazionale, grazie anche all’azione vigile della Magistratura. Resta il fatto che un Dirigente scolastico che dà, non richiesto, un giudizio ad un Docente non ottempera ai Decreti Delegati che sancirono una svolta meno padronale nella scuola statale italiana. Qua non si tratta di essere concorde o contrario con il prof. che si presenta un giorno solo per interrompere, formalmente, l’assenza da servizio in una scuola (interruzione legittima comunque), ma di stabilire che è almeno goffo un Dirigente che si scaglia contro le leggi dello Stato, senza prima seguire le vie democratiche di dissenso legittimo attraverso le proprie rappresentanti sindacali, ecc., ma chiede di cambiare la norma a favore di una supplente che forse le dice signorsi senza esitazioni?