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Bucarest, ancora meno di Padova, non brilla tra le migliori Università

(Giuseppe PACE). Padova-Bucarest. L’Università di Bucarest, ancora meno dell’Università di Padova non brilla né è tra i primi posti nel mondo, come si crede in Romania e nel Veneto. Spiace sapere che l’Università di Bucarest è prima in patria e al 500 posto nel mondo secondo University Rankings 20016/17. Chi, invece, si colloca al primo posto mondiale è Il Massachussett Institute of Technology, che domina la tredicesima edizione del QS World University Rankings riconfermandosi la migliore Università del mondo. per il quinto anno consecutivo. L’Università di Stanford guadagna il secondo posto mentre Harvard scende al terzo e l’Università di Cambrige al quarto. Per la prima volta, dall’edizione 2004/05, le prime tre Università sono tutte statunitensi. ETH Zurich ottiene la propria posizione migliore in tutte le edizioni del ranking, piazzandosi all’ottavo posto. L’Università di Edinburgo entra tra le prime venti. L’Università di Padova si colloca al 338esimo posto, mentre l’Università di Bucarest si colloca dopo quella di Napoli Federico II, al 500esimo posto. Quest’anno sono state analizzate oltre 3800 Università e tra queste, 916 sono state incluse nella classifica. Per identificare le Università globalmente competitive, sono stati considerati sei criteri. Questi indicatori servono a valutare aspetti dell’attività universitaria importanti per gli studenti di tutto il mondo: la quantità di risorse impiegate per l’insegnamento, qualità della ricerca prodotta, l’occupabilità dei laureati, e l’internazionalità. I 6 criteri sono:

  1. Un sondaggio internazionale rivolto ad accademici, docenti e ricercatori, ai quale viene chiesto di indicare le Università migliori nel proprio ambito di specializzazione, ad esclusione di quella dove insegnano o ricercano. Le opinioni di 74.651 accademici sono state considerate per la stesura di questa classifica.
  2. Un sondaggio rivolto a datori di lavoro/recruiter. In 37,781 hanno indicato quali sono le Università dalle quali preferiscono assumere talenti. Entrambi questi sondaggi sono i più importanti al mondo nel loro genere, per numero di opinioni analizzate.
  3. Il numero di citazioni ottenute nel periodo 2011-2015 dai ricercatori per il proprio lavoro pubblicate nelle riviste scientifiche internazionali. Questo indicatore valuta l’impatto della ricerca prodotta utilizza la banca dati bibliometrica internazionale Scopus/Elsevier.

  4. Il livello di risorse dedicate all’insegnamento. Si presuppone che uno studente abbia una esperienza di apprendimento migliore laddove la proporzione tra numero di docenti e numero di studenti sia adeguata.

  5. La proporzione di docenti internazionali rispetto al corpo docente*

  6. La proporzione di studenti internazionali rispetto al corpo studentesco.*
    *QS ritiene che una Università competitiva a livello globale, attragga sia docenti sia studenti internazionali.

Investimenti importanti – pubblici o privati – e continuativi nella ricerca e nella formazione terziaria, sono l’elemento che accumuna i paesi in crescita. Il Politecnico di Milano (183esimo) si riconferma il numero uno in Italia per il secondo anno consecutivo, guadagnando quattro posizioni. È un risultato in contro-tendenza rispetto alla maggior parte delle altre 26 Università italiane – che ad eccezione del Politecnico di Torino (305esimo, guadagna nove posizioni) e dell’Università di Modena e Reggio Emilia (690-700) o perdono terreno o restano nel gruppo 700+. In Italia i baroni non sono del tutto scomparsi all’Università ed il suddito studente non è ancora divenuto a tutti gli effetti cittadino studente che controlla o può controllare, visto che è anche maggiorenne, il servizio universitario erogato dall’alto del Senato accademico. Chi controlla le poche ore di lezione frontale effettuate dai professori universitari, la loro puntualità in aula e in laboratorio, chi dissente quanto si spostano orari, sessioni d’esame ecc. senza consultare un minimo anche l’utenza? Siamo ancora in una sorta di medioevo del tempio culturale italoromeno. Tutti si preoccupano di predisporre bene le carte per accedere alle borse di studio sia in assegno per studenti a seconda della distanza ufficiale dalla sede universitaria che per le case dello studente. Ma i crediti d’onore fanno fatica ad essere erogati dalle banche convenzionate con le Università come si fa largamente all’estero. Gli studi stanno diventando esosi per i figli all’Università italoromene, senza poi che i templi culturali universitari assumono una posiziona accettabile nella graduatoria mondiale. Anche in Romania come in Italia non hanno assunto all’Università almeno un 20% di professori stranieri per promuovere la cultura globale e sprovincializzare la propria, spesso affetta ed afflitta da bizantinismo acuto. La graduatoria mondiale esclude la Romania ancora più dell’Italia tra i Paesi migliori per le Università, confermando molti luoghi comuni sugli italiani brava gente, ma zoticona e provinciale. Le Università romene poi quasi mai riescono a stare tra le prime, almeno europee, ma la riforma di privatizzarne molte potrebbe dare effetti insperati anche se, spesso, appaiono la brutta copia di quelle pubbliche con molti anziani ex professori universitari e vegliardi rettori in pensione provenienti dalle università statali. Incrociando tutti gli indicatori suddetti è emersa la TOP 100 delle Migliori città per gli studenti. Di seguito vi riportiamo le migliori dieci:

  1. Montreal (Canada)

  2. Parigi (Francia)

  3. Londra (Inghilterra)

  4. Seul (Corea del Sud)

  5. Melbourne (Australia)

  6. Berlino (Germania)

  7. Tokyo (Giappone)

  8. Boston (Stati Uniti)

  9. Monaco (Germania)

  10. Vancouver (Canada)

Con l’ingresso nel 2007 della Romania nell’Unione Europea si sperava un radicale miglioramento anche del sistema scolastico e universitario romeno, ma evidentemente il miglioramento è graduale. Tra le Università di Padova e quelle di Romania vi è sempre stato uno scambio non da poco ad iniziare forse da Costantin Cantacuzin, che studiò all’Università di Padova prima di diventare un grande diplomatico romeno, a ricordarlo a Padova vi è una sua statua marmorea nell’Aula di Galileo Galilei, come ho ricordato con un articolo apparso lo scorso anno sulla Rivista Judetiana “Ovid Densusianu” di Deva, Hunedoara, Romania, Rivista coordinata da Denis Toma, mentre su Banchetul di Petrosani (Hunedoara), diretto dal noto scrittore romeno Dimitru Velea, è stato pubblicato un altro articolo sullo scrittore e linguista nazionale M. Eminescu che questo mass media pubblicò tempo fa. L’Università di Padova ha concluso da poco tempo un accordo con l’Università francese di Paris II per la laurea in giurisprudenza, da valere per entrambe le Facoltà sia in Francia che in Italia e con scambi di studenti del IV e V anno di corso a spese delle Università convenzionate. Perché non fare un accordo analogo tra Università romene e Padova come potrebbe essere l’Università di Petrosani con Ingegneria mineraria (Petrosani è una città storica delle miniere di carbone romene) e Ingegneria dell’Università di Padova, dove fu inventato il primo motore a scoppio. Basta volerlo e vincere le resistenze tradizionali e burocratiche. Tra Romania e Italia c’è una notevole storia comune e le lingue somigliano non poco. Una collaborazione culturale tra l’Università di Padova e Petrosani servirebbe anche ai circa 80 mila romeni immigrati in Veneto i cui figli potrebbero frequentare l’Università di Padova con valore doppio del proprio titolo accademico da valere anche in Romania oltre che in Italia.