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Quanto pesa dire ai familiari di non aver terminato gli studi universitari?

Giuseppe Pace (Naturalista) NAPOLI Quando mi laureai in Scienze Naturali all’Università di Napoli erano presenti i miei familiari, un nipote letinese, si è poi laureato in Economia e Commercio, e la mia fidanzata molisana, laureatasi in Scienze Biologiche, l’anno precedente sempre a Napoli, prima dei 4 anni canonici. Ricordo mia mamma particolarmente commossa e mio padre orgogliosissimo. Andammo a festeggiare a Castellammare di Stabia con un pranzo-cena a base di pesce, che per noi montanare non era una gastronomia abituale. Il suicidio di giovani e meno giovani nel Sannio c’è sempre stato, mentre tra i napoletani metropolitani l’indice è più basso. Insomma Chiù nera rà mezzanott’ nù pò venì(peggio di così non può andare)dà pare ai napoletani il primato di amanti della vita? Peggio di così, non può andare! La nostra gloria maggiore non consiste nel non sbagliare, ma nel risollevarci quando cadiamo, dice Confucio. Ricordo, da piccolo, a Letino, che un pastore di mucche, padre di famiglia, si impiccò ad un faggio posto quasi ai confini di Roccamandolfi (IS), qualche anno fa, invece, un altro letinese, Antonio Orsi, 54enne e singol, si sparò. A Roma due iscritti all’Università, un uomo e una donna, di Bojano (CB) si suicidarono. A Napoli durante i primi anni universitari in via Pignatelli, laterale di via Mezzocannone, assistetti al dopo caduta per suicidio di una giovane studentesse universitaria, ricordo che andai a vedere quelli del pronto soccorso giungere subito. Alcuni decenni fa, sempre a Napoli, un giovane di Piedimonte Matese, si buttò dal balcone, non era ancora giunto al termine degli studi universitari come, invece, pare sia stato per la giovane 26enne di Sesto Campano, notizia riportata da molti media. Cosa succede nel cervello quando l’Homo sapiens si suicida? La letteratura in merito non è poca, ma nemmeno è sufficiente per svelare il misterioso atto repressivo verso se stessi. Si può solo ipotizzare il dolore che la coscienza individuale arreca al proprio io di fronte al timore dei parenti ed amici che scoprano, ad esempio, che non si sono ancora- a 26 anni- superati tutti gli esami per laurearsi. Ho anch’io frequentato Scienze Naturali all’Università Federico II di Napoli, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, e mi rendo conto delle particolari difficoltà anche per superare certi luoghi comuni che vogliono vedere Scienze Naturali come una facoltà meno impegnativa di altre dell’area scientifica ad iniziare, dico io, da Scienze Agrarie. Non era così poichè non è il numero meno elevato degli esami da superare che conta, ma che ognuno di essi si svolgeva nelle Facoltà specifiche di: Medicina, Fisica, Chimica, Matematica, Geologia, ecc.. L’Università di Napoli poi ha una esperienza accumulata millenaria, le altre, in un raggio di oltre 200 km, ne hanno molto meno e forse sono anche meno impegnative. Ricordo che iniziai con l’esame di Anatomia Umana e il prof. Mezzogiorno a fine esame disse:” io provengo dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia ed è la prima volta che faccio esami a non Medici ma a Naturalisti”. Ricordo anche che durante il corso fece vedere pure il filmato sul trapianto di cuore effettuato, per la prima volta nel mondo nel 1967 a Città del Capo, dal Medico, Barnard, invece per la prima volta, in Italia, fu nel 1985 a Padova ad opera del Medico, Gallucci, morto poi per un banale incidente automobilistico. Da Il Messaggero.it si legge che ”Proseguono le indagini della polizia per accertare i motivi che hanno spinto Giada Di Filippo, la 26enne studentessa molisana, a togliersi la vita. L’ipotesi che resta in piedi è il mancato completamento degli esami per la laurea. e lo dimostra anche la testimonianza del fidanzato che ha affermato di aver ricevuto un’ultima telefonata”. Dal più locale media online Paese News si legge che la giovane “studentessa universitaria di Scienze Naturali era originaria della frazione di Sesto Campano, Roccapipirozzi”. A volte lo spaesamento (interessante mi è sembrato il saggio del prof. di lettere padovano, E. Sartori: ”Spopolamento” perché è una serie di racconti di vita vissuta) degli emigrati, dei migranti o anche degli studenti universitari può concorrere a causare il suicidio. Si dovrebbe fare uno studio se la frequenza e la percentuale di suicidi tra i migranti in generale è maggiore o meno. Ma vediamo un po’ di delineare qualche tratto dell’ambiente da cui proveniva la mia collega di Scienze Naturali della medesima università da me frequentata. Anch’io ero di Letino prima, migrato a di Piedimonte d’Alife poi e dunque conosco per aver sperimentato lo spaesamento. A me Napoli piaceva (perché la città in generale mi attraeva e mi attrae ancora per essere meno provinciale del piccolo o del medio centro) oltre che penso, ancora adesso, di aver scelto la Facoltà abbastanza adatta ai miei desideri di conoscenza, anche se molti ex colleghi continuano a scambiarmi per un loro collega di lettere e di storia e non di scienze naturali. Ma conosco casi di persone che non avendo terminato gli studi universitari hanno sofferto dentro non poco. Peccato che non abbiano potuto vincere quella strana riservatezza di non confidarsi almeno con i genitori o un amico (“chi trova un amico trova un tesoro” cantava mia figlia piccola ad una festa scolastica con la Maestra). Solo confidandosi, magari anche in parte, si può essere aiutati, viceversa, resta nell’altro (parente, amico, vicino, ecc.) il rimorso di non aver teso una mano in soccorso del bisognoso/a. Un giovane letinese migrato, iscritto dapprima all’Università di Padova e all’Università di Napoli poi, non riuscì a terminare gli studi universitari, ma non ebbe la forza di dirlo né ai genitori, né ai fratelli e forse si confidò solo con la moglie poco o molto prima di morire per grave malattia, quasi vista come una liberazione? Alcuni dei suoi più cari amici, compari e conoscenti mi chiedevano se era o meno laureato perché io lo conoscevo meglio di loro, gli rispondevo che avrebbero dovuto saperlo più loro che gli vivevano vicini e non io a 700 km distante. Anche l’ambiente può essere concausa di un suicidio oltre che determinate malattie fisiche e psichiche. Dai media si legge: ”Studentessa suicida all’università: il post del professore. „A queste cose ho pensato ieri, quando letto che una ragazza di Napoli, il giorno delle lauree, è salita sul tetto dell’Ateneo e si è lanciata nel vuoto: aveva detto a parenti ed amici che quel giorno si sarebbe laureata, ma non aveva completato il ciclo di studi. L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro. Studiare significa seguire la propria intima vocazione. Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso. Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo. Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare. Questo è il più bel dono che possono ricevere. Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita»“. Il prof. ha ragione, ma l’ambiente in cui vive l’interessato al suicidio, serve, non poco, a capire alcune delle probabili cause dello stato di disagio esistenziale. L’ambiente è un insieme di natura e cultura, avvolto in una serie di relazioni di un concreto contesto. L’ambiente naturale di Napoli è vasto e complesso, sorvoliamo del tutto. Una cosa vorrei dirla: Napoli è una metropoli dalla cultura internazionale, ma anche provinciale nel contempo, ad esempio il “popolo napoletano” non ama andare a scuola (oltre il 25% è l’abbandono scolastico, primato europeo). Difficilmente il napoletano sa stare lontano da Napoli per tutta la vita, ha un imprinting elevatissimo? Oppure le cure parentali sono esageratamente prolungate? L’Ambiente di Sesto Campano sembra più facile da esaminare per la più ridotta dimensione dei suoi principali elementi sociale più che biofisici. Quello di Roccapipirozzi, piccola frazione di Sesto Campano (IS) dovrebbe essere ancora meno complesso. Tale frazione è ai confini con la Campania e il Lazio, si trova in una valle fra i monti Cesima, Calvello e Sambucaro. Da Sesto Campano dista 6 km, 5 da Venafro, 12 da San Pietro Infine, 25 da Isernia e 24 da Cassino. Ha due parti Roccapipirozzi Alta, sita sulla cima di un colle, e Masserie di Roccapipirozzi, comunemente denominata Roccapipirozzi Bassa, che si estende nella pianura sottostante. L’ambiente sociale è quello di un non piccolissimo centro del Sannio nostro con una cultura tra antica (sobria, laboriosa, patriarcale apparente, di alti valori morali, ecc.) e moderna, aperta all’innovazione. La popolazione della piccolissima frazione di Roccapipirozzi si aggira intorno agli 800 abitanti, di cui circa 180 a Roccapipirozzi Alta e circa 620 a Roccapipirozzi Bassa. Storicamente rilevante appare la fortezza degli Angioini di Roccapipirozzi che fu costruita prima del 1320, e ancora oggi ha mantenuto il suo aspetto quasi originale. Essa è un castello rettangolare con merlature varie come è la grande torre cilindrica con tracce di merlature sulla sommità. Sullo spigolo meridionale vi è una seconda torre a scarpa per protezione di riserva del castello. Fino all’epoca delle guerre del 1400 il castello servì come roccaforte principale per difendere il Molise da invasioni dalla Campania o dal Lazio. La popolazione di Sesto Campano al 1861 era stimata in 1615 persone, nel 1991 raggiunse il massimo di 3141 fino a ridursi a 2331 nel 2011 evidenziando, che durante il boom economico italiano 1953-73 e anni seguenti, la popolazione cresceva e non diminuiva come in altri vicini comuni campani, laziali e molisani. Dunque gli elementi di innovazione sulla tradizione a Sesto Campano non sono, suppongo, pochi. La cittadina di Venafro con la sua lunga storia è vicina e le relazioni sono anche con i vicini centri dell’alto casertano. Leggiamo ancora i media recenti: Suicidio all’università, prima di lanciarsi Giada riceve la telefonata del fidanzato „Le indagini sul suicidio di Giada De Filippo, dal tetto dell’università Federico II nella sede di Monte Sant’Angelo, lasciano emergere i primi dettagli sul dramma interiore vissuto dalla giovane di origini molisane. La giovane avrebbe ricevuto, pochi istanti prima del salto nel vuoto, la telefonata del fidanzato. La famiglia era arrivata al completo per festeggiare la laurea, e il ragazzo di Giada le chiedeva indicazioni sull’aula in cui si sarebbe svolta la cerimonia. La voce rotta di Giada avrebbe preannunciato la tragedia. Poco dopo lo schianto e le grida degli altri studenti, poi la corsa di amici e parenti della 26enne, la scena straziante. Secondo il Tg5, Giada avrebbe mandato anche un sms: “Scusa, non ce la faccio”.“ „Giada De Filippo, La 26enne era una studentessa di Scienze Naturali della Federico II. Sconvolta la comunità di Sesto Campano da dove proveniva. A parlare è stato il sindaco della cittadina molisana. Il primo cittadino ha ricordato la 26enne come una ragazza «sempre sorridente, dolce e bellissima. Non avremmo mai potuto immaginare una cosa del genere visto il suo carattere».“Studentessa suicida: si chiamava Giada De Filippo „Anche il Sindaco era a conoscenza del fatto che i suoi familiari avrebbero raggiunto l’università napoletana per assistere alla discussione della tesi di laurea della giovanissima. La famiglia della 26enne era molto conosciuta nel piccolo centro molisano. Il sindaco ha poi detto di aver appreso da fonti non ufficiale il movente che avrebbe spinto la Di Filippo a compiere il gesto estremo ma non è stato in grado di confermare. Ha già anticipato la proclamazione del lutto cittadino“. Ma leggiamo l’Istat cosa afferma in merito ai suicidi:”Malattie fisiche e mentali associate al suicidio: un’analisi delle cause multiple di morte (Luisa Frova, Istat). L’Istat presenta, per la prima volta, un’analisi descrittiva della comorbosità associata al suicidio. Obiettivo dell’approfondimento è quello di fornire una misura quantitativa dei decessi per suicidio con presenza di una malattia importante. La fonte informativa delle analisi presentate è rappresentata dalle certificazioni di morte raccolte annualmente dall’Istat. I risultati documentano, in una parte non trascurabile di casi, un cattivo stato fisico o psichico che potrebbe aver influenzato la scelta di suicidarsi; tuttavia, le associazioni riscontrate non possono essere tout-court interpretate come una misura diretta della relazione causale tra presenza della malattia e gesto del suicidio. In Italia, dal 2011, l’informazione sui suicidi, coerentemente con gli indirizzi internazionali, si basa sui dati provenienti dall’Indagine sui decessi e le cause di morte. Tale fonte, sottoposta al Regolamento Europeo per le Statistiche sulla salute pubblica, è esaustiva, accurata e armonizzata. Per i decessi da cause violente, sempre dal 2011, è disponibile anche la morbosità associata, ovvero l’informazione derivante dalla certificazione da parte del medico della presenza di malattie o stati morbosi che si ritiene abbiano avuto un ruolo nel determinare l’evento fatale. Lo studio prende in esame tutti i casi di suicidio nel triennio 2011-2013. Per ciascun certificato di morte sono state individuate le entità morbose che forniscono indicazione della presenza di una malattia importante (fisica o mentale). Nel periodo considerato si sono registrati 12.877 suicidi (2.812 donne e 10.065 uomini). Circa 1 caso di suicidio su 5 presenta una morbosità associata rilevante (2.401 decessi). La frequenza di stati morbosi rilevanti è più alta al crescere dell’età e nelle donne (la proporzione di suicidi con morbosità associata è del 27% nelle donne e del 16% negli uomini). In 737 suicidi è certificata la presenza di malattie fisiche rilevanti. Tra questi, 288 presentano anche una malattia mentale (principalmente depressione). In 1.664 casi si segnala la presenza di sole malattie mentali (principalmente depressione e ansia). Circa la metà dei suicidi avviene in casa. Tale quota risulta più elevata (57%) nel caso di suicidio associato ad una malattia mentale. Il 30% dei suicidi in presenza di malattie fisiche avviene in istituti di cura. Le statistiche sui suicidi vanno analizzate tenendo presente alcune importanti avvertenze. Le statistiche prodotte a livello internazionale sui suicidi possono sottostimare il fenomeno a causa, in primo luogo, della difficoltà a individuare il suicidio come causa di morte. In base alla letteratura internazionale, però, tale difficoltà non agisce in maniera selettiva sui diversi gruppi di popolazione e, quindi, non compromette l’utilizzabilità di queste statistiche, con le opportune cautele, per confronti nel tempo e nello spazio. In secondo luogo, è estremamente difficile individuare i motivi che inducono il singolo individuo a togliersi la vita, a causa della natura multidimensionale del fenomeno. Fra i Paesi Ocse, l’Italia registra uno dei più bassi livelli di mortalità per suicidio. Tra il 1993 e il 2009 la mortalità è diminuita significativamente da 8,3 a 6,7 suicidi ogni centomila abitanti, con piccole variazioni su livelli storicamente bassi negli ultimi anni. La propensione al suicidio è maggiore tra la popolazione maschile, oltre tre volte quella femminile, e cresce all’aumentare dell’età. Nord-est e Nord-ovest sono le ripartizioni con i livelli di mortalità per suicidio più alti, il Centro e le Isole oscillano su valori prossimi alla media nazionale, mentre il Sud presenta valori nettamente inferiori. Esprimo condoglianze ai familiari di Giada, quasi mia compaesana e perché conosco, suppongo, alcune delle difficoltà avute nel frequentare e fare esami a Scienze Naturali dell’Università di Napoli.