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Lo sviluppo del Mezzogiorno non decolla, anzi peggiora, nonostante i patti territoriali e i bonus governativi

(Giuseppe PACE). Non solo al Sud gli interventi governativi prima ed europei dopo vengono elargiti a chi si e a chi no nonostante una grave crisi economica in atto, che fa aumentare la disoccupazione e la tassazione. Dall’Unità d’Italia, 1861, il Mezzogiorno accentua anzichè ridurre le differenze economiche e sociali con il resto del Paese. Già le inchieste unitarie delle commissioni parlamentari di fine 1800 registrarono grosse differenze di tenore di vita tra il contadino e il bracciante meridionale rispetto a quelli settentrionali. Una di tali inchieste fu coordinata dal liberale, G.M. Galante, nativo di Santa Croce del Sannio (BN), là, c’è un Istituto culturale dedicatogli. Spessa il meridionalismo piagnone cita alcune ricche banche del Mezzogiorno come il Banco di Sicilia. Dimenticano però di informare che tale Banco fu ”svaligiato dai garibaldini per pagare soprattutto, pare, gli ufficiali borbonici traditori”. Le banche meridionali erano ricche, ma solo di depositi di una classe nobiliare che praticava il latifondo, era notevolmente bigotta e diffusamente paternalistica, mentre al nord i nobili erano già classe imprenditoriale in agricoltura e la scuola era più di massa che non nel sud. Dall’Unità d’Italia i fondi del Governo per far decollare l’economia meridionale si sono sprecati e in ogni programma dei governi succedutesi, di sinistra come di destra, non sono affatto mai mancate le promesse di interventi straordinari per il Mezzogiorno. Anche con il Governo Gentiloni la musica non sembra che sia cambiata e le catene truffaldine meridionali del malaffare, connesse a tangentopoli dei politici corrotti e corruttibili, sono sempre ben organizzate per tali fondi come i promessi neobonus. Le regioni settentrionali lamentano da decenni lo spreco per il Mezzogiorno a scapito della ipertassazione del cittadino settentrionale. Il Veneto addirittura minaccia spesso un referendum per l’indipendenza dall’Italia. Ma vediamo cosa bolle in pentola del nuovo Governo di centrosinistra. I mass media informano: “ Settimana di verifiche per i patti territoriali. Il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, con l’obiettivo “di stringerne il più possibile i tempi di realizzazione”. Già il 9 gennaio si sono svolti gli incontri con il Sindaco di Firenze Dario Nardella e con il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti per fare il punto delle rispettive situazioni. Il 10 invece De Vincenti è presente in Molise per incontrare il presidente Paolo Frattura, per far partire il Patto regionale. L’11 gennaio De Vincenti si dedicherà, nella sede della Prefettura di Milano, ad una messa a punto degli altri Patti già firmati per il Centro Nord incontrando il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il Sindaco di Genova Marco Doria in videocollegamento. Giovedì, sopralluogo del Ministro in Calabria per incontri col Presidente Mario Oliverio e col sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, e a Catania e a Messina con i sindaci Enzo Bianco e Renato Accorinti. Venerdì, infine, De Vincenti sarà a Napoli per le verifiche sullo stato di attuazione dei Patti per la Campania e per Napoli con il Presidente Vincenzo De Luca e il sindaco Luigi De Magistris. La settimana prossima poi il monitoraggio dei singoli patti per il Sud, che proseguirà poi nelle altre Regioni e città metropolitane interessate. Invece a causa della perturbazione che sta interessando la regione Abruzzo l’incontro con il Ministro della coesione territoriale è stato rinviato a venerdì 20 gennaio 2017. Nel contempo De Vincenti fa sapere che il bonus investimenti al Sud cambierà: “La legge di Stabilità 2016 – spiega De Vincenti – prevedeva uno stanziamento di 617 milioni annui dal 2016 al 2019. Ma l’utilizzo da parte delle imprese nel 2016 è stato inferiore alle attese, intorno al 20% delle risorse. Restano dunque ancora a disposizione oltre 500 milioni all’anno che destineremo alla nuova versione del credito d’imposta”. La norma fu concepita in chiave prudenziale rispetto ai vincoli comunitari, “ora intendiamo rafforzarla e stiamo valutando nei dettagli su quale di questi elementi intervenire e in che modo”. “Di sicuro – afferma De Vincenti – deve restare uno spazio significativo per le Pmi, ma tenendo conto dell’importanza degli investimenti delle grandi imprese per il rilancio del tessuto produttivo meridionale”. “Valuteremo con il Parlamento lo strumento normativo migliore – sostiene De Vincenti – per esempio se ci sono le condizioni per inserire l’intervento in queste settimane con un emendamento già nel decreto “Primi interventi nel Mezzogiorno” varato dal Consiglio dei ministri il 23 dicembre. Povero Mezzogiorno, che non riesce a decollare economicamente, anzi il suo Pil è solo il 60% di quello settentrionale. Forse il suo pozzo di San Patrizio di tangentopoli fa sprofondare nelle tasche di pochi gran parte dei soldi che i governi romani gli inviano come fiumi in piena da 156 anni.