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Romania. La centrale a carbone di Deva tra problemi e prospettive

(Giuseppe Pace, Autore del saggio edito da leolibri.it “Sguardo su Deva e sulla Judet Hunedoara”). La Romania, a differenza dell’Italia, è meno dipendente dall’estero per l’approvvigionamento energetico poichè ha più carbone, più gas metano e soprattutto più petrolio. Le sue centrali a carbone funzionano bene sia pure tra non pochi problemi (non solo di ammodernamento tecnologico) e notevoli prospettive. Una centrale a carbone si trova ad ovest della città di Deva nel territorio del comune di Mintia, località a me note per esservi stato 5 anni ad insegnare e per le quali ho scritto, tra l’altro, anche un saggio “Sguardo sulla città di Deva e sulla Judet Hunedoara” leolibri.it. A Deva si è formata la campionessa olimpionica Nadia Comaneci e un suo monumento è ben evidente in centro città tra palazzi con piccoli appartamenti costruiti all’epoca di N. Ceausesco (1965-1989), ma funzionali. I romeni a casa d’inverno preferiscono avere più di 22 gradi e si meravigliano che in Italia, anche gli alberghi, hanno meno di 20 gradi. Le loro centrali, a carbone soprattutto, scaldano bene le città romene, Deva compresa con la centrale di Mintia. Ma vediamo di inquadrare i problemi e le prospettive di questa centrale a carbone che adopera il litantrace che proviene dal bacino carbonifero di Petrosani, distante circa 65 km più a sud. Quando ero a Deva, 2004-2008 un amico Ingegnere minerario, mi ha accompagnato a visitare l’Università di Petrosani, le miniere di carbone di Livezeni, di Petrila, il museo del minatore di Petrosani e le miniere d’oro dei monti Apuseni della Judet Hunedoara di cui Deva è capoluogo con oltre 65 mila residenti. Mi ha anche illustrato dettagli della centrale a carbone di Mintia, che riscalda le abitazioni dal freddo intenso invernale della città di Deva. Quando è stato direttore minerario vendeva treni di carbone di Livezeni alla centrale di Mintia. Ho avuto anche studenti ed amici che lavorano ancora, come tecnici, nella centrale di Mintia, che oggi appare in crisi economica. Leggendo i media romeni non mi stupisce che i problemi della centrale di Mintia sono ancora esistenti e forse si sono aggravati per una probabile gestione blanda dell’importante centrale. Se fosse vero ciò che alcuni raccontano (me lo diceva lo scorso anno, una mamma di un mio ex studente, Ingegnere ambientale, emigrato in Francia) per essere assunti bisogna pagare corpose tangenti. Ma lasciamo stare questa possibile ipotesi di tangenti e ipotizziamo l’altro aspetto di probabile corruttela. Soldi, soldi e ancora soldi pubblici vengono continuamente chiesti allo Stato per continuare a funzionare. La storia è vecchia: quando a pagare è lo Stato non paga nessuno e, invece, non è vero poiché aumentano le tasse per farvi fronte. Altri problemi che quella centrale ha, a mio avviso, sono la iniqua tassazione degli utenti: molti sono quelli che fanno di tutto per non pagare o pagare meno in base al reddito. Quando abitavo a Deva pagavo 70 euro mensili di canone locatorio per un centrale appartamento di 70 mq, ma d’inverno pagavo oltre 120 euro al mese per riscaldamento soltanto. Ciò significa che il costo invernale per riscaldarsi superava di ben 4-5 volte quello del canone, in Italia, invece, è molto meno. di Forse manca un vero sistema di controllo sociale per questo importante aspetto. Quei cittadini onesti che dichiarano tutto il reddito prodotto sono tartassati d’inverno per riscaldarsi. Quelli furbi la fanno franca. Allora le prospettive oltre i problemi sono nel rendere più trasparente ed efficiente il sistema di riscaldamento invernale dei cittadini di Deva soprattutto. La Romania della judet Hunedoara non è povera poiché ha molte risorse minerarie nel suo sottosuolo (oro, ferro, rame, ecc.) e, tutto sommato, una società in evoluzione più rapida verso l’integrazione europea, ma i problemi ci sono e vanno affrontati non nascosti da furbi e furbastri ben nascosti nelle pieghe della burocrazia ottusa e poco democratica. Ma leggiamo cosa scrive uno dei vari mass media locali: “2017: l’anno decisivo per Mintia. Il risparmio della più importante centrale termoelettrica della Romania occidentale costa oltre 200 milioni di euro. Quest’anno, l’amministrazione del Complesso Energetico di Hunedoara dovrà “tirare fuori i morti dalla fossa”, rianimarlo e farlo vivere per almeno 5 anni. L’emergenza a zero gradi è la centrale termica di Mintia, che sarà costretta a fermare i suoi gruppi a carbone perché non è conforme agli standard ambientali. Nel luglio 2015, la guardia ambientale ha ordinato l’arresto perché l’impianto termico non rispettava gli standard ambientali. L’unità non aveva (e non ha ancora) un impianto di desolforazione del gas che costa decine di milioni di euro per ogni gruppo a carbone. L’amministrazione CEH è riuscita a guadagnare tempo sfidando la decisione in tribunale. A partire da questa estate, in qualsiasi momento, la decisione della Guardia Ambientale potrebbe diventare esecutiva perché, rigorosamente per legge, la Centrale Termica di Mintia non ha alcuna possibilità di vincere. Il piano Melczer per la Mintia: il Direttore Generale della CEH, M. Meclzer, dice che il risparmio della centrale ha bisogno di più di 200 milioni e vuole acquisire una centrale termoelettrica. Il costo è di 1,2 milioni di lei e spero di farlo dalle proprie fonti. L’avvio della caldaia potrebbe fornire acqua calda in estate, a Deva, ma anche ridurre i costi di avvio per il gruppo III. Ad agosto vorrebbe trasformare il gruppo II in un’unità che funziona con il gas. Da settembre a ottobre, il Gruppo III sarà messo in riparazioni. Tra cui la desolforazione, il Gruppo III ha bisogno di circa 200 milioni. Se revisionare il gruppo III è una possibilità, in caso contrario, lavorerà con il gruppo per Paroşeni, dice M. Melczer”. Dall’articolo non traspaiono i problemi sopraccennati dallo scrivente, ma solo altri di tipo tecnico necessario per chiedere soldi, soldi ed altri soldi allo Stato. Leggiamo ancora: ”Il vero problema di CEH…è la mancanza di investimenti di ristrutturazioni, i costi della produzione (il Megawat consegnato nel mercato CEH è superiore almeno del 35% rispetto al fatturato anche se il fatturato in gennaio è cresciuto significativamente, quasi una manna celeste per la CEH. Proprio in gennaio, il complesso ha venduto 158.000 megawattora a prezzi storici). L’amministrazione CEH però non vuole rivelare il reddito del primo mese dell’anno perchè la maggior parte è bloccato “alla fonte”, per le controversie giudiziali con i creditori. In estate CEH sarà “messo in disparte”, in fondo non ci sarà alcun potere di mercato, se alla fine ci sarà una prolungata siccità. Negli ultimi anni, in estate, il numero di assenti per malattia al CEH è aumentato esponenzialmente. Molti dipendenti desideravano più tempo libero per gestire l’agricoltura o semplicemente desideravano una seconda vacanza pagata. “Quest’anno le cose cambieranno. Ho dato disposizione per lo stoccaggio delle scorte di carbone che le bruciano il prossimo inverno. Non aspettare la decisione del governo in questo senso, dice Melczer. Riguardo al suo rinnovo contrattuale, il direttore della CEH rifiuta di parlare per il momento. L’argomento è delicato, soprattutto perché nel 2014 è stata cancellata un’asta internazionale di circa 140 milioni di euro. A tal fine, Melczer, afferma che richiederà una riconfigurazione degli aiuti di Stato decisi dal governo e approvati dalla Commissione europea per la chiusura delle miniere di Lonea e Lupeni. Sono circa 200 milioni di lei: “Chiederemo a Lonea di stare con Livezeni e Vulcan, perché altrimenti non saremo in grado di assicurare il carbone necessario a Paroseni e Mintia. Chiediamo inoltre che tutto l’importo approvato come aiuto di Stato per la chiusura venga trasferito alla miniera di Lupeni, che non è necessario chiudere nell’autunno del 2017”. Questa è cronaca da leggere con attenzione e senza eccessi di ingenuità. Indubbiamente esistono da decenni nel mondo alcuni problemi generali delle centrali a carbone, ma questi sono connessi al più generale abbandono del combustibile solido ritenuto inquinante più di quello gassoso e liquido, a parte la Cina e pochi altri Paesi ad economia in crescita che usano ancora carbone. L’articolista del media romeno così conclude:”Insolvenza, una lunga storia, Oggi, la Corte di Hunedoara giudica le domande di insolvenza presentate dai creditori CEH. Quasi tre settimane fa, il Tribunale ha respinto la domanda presentata a tale scopo dall’amministrazione del Complesso. Tuttavia, il CEH ha presentato ricorso per una sentenza e chiederà oggi di sospendere la causa davanti alla Corte fino a una decisione della Corte d’appello di Alba Iulia, che non ha ancora fissato una scadenza. Il Complesso Energetico di Hunedoara ha debiti per oltre 1,5 miliardi di lei (di cui 1,2 miliardi solo per i bilanci statali, il resto per i creditori privati), motivo per cui è entrato in insolvenza per la prima volta a gennaio 2016 Da allora, CEH è “andato” fuori dall’insolvenza attraverso decisioni giudiziarie contraddittorie”. Dunque al lettore non sfugge che ci troviamo ancora in un Paese con strascici di corruttele varie, di cui l’Italia non è esente affatto, anche se forse con minore diffusione della Romania. Le prospettive delle centrali a carbone romene, quella di Mintia inclusa, sono che in futuro il loro funzionamento non causa l’aumento della dipendenza energetica dall’estero come la vicina Ucraina e la grande Russia. Certo le centrali vanno ammodernate per ridurre sprechi energetici e di imperfezioni tecniche, ma vanno gestite in modo più democratico e in collaborazione con un’Amministrazione pubblica che controlli i furbi che non vogliono pagare nonostante abbiano un medio-alto reddito, reale. La Romania ha ancora un’economia di transizione tra quella statalista ed ex comunista e quella liberista, la strada è irta di difficoltà, ma anche unica e ricca di prospettive.