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Non resto al Sud anche con 1.250 milioni di euro per meridionali giovani.

(di Giuseppe Pace). Dal Sud si emigra dalla fine del 1800 e non pare che l’inversione di tendenza si sia verificata se non per la destinazione di chi fa valigia, prima in America oggi in Europa del centro e del nord nonché nelle più nostrane regioni settentrionali. Impresari si nasce o si diventa? Secondo alcuni politici, soprattutto meridionali, si diventa con i soldi pubblici a fondo perduto. Ma è possibile diventare imprenditori con i soldi altrui? Credo di no, tranne qualche eccezione. Verrebbe a mancare il rischio imprenditoriale connaturato con la fisiologica impresa capitalistica. Intanto la disoccupazione giovanile non si riduce in Italia nonostante promesse e lusinghe di non fare migrare più i giovani. Se nel Molise i politici plaudono affinchè i giovani restino nel Mezzogiorno, molti continuano a migrare rifiutando le esche della sovvenzione pubblica per fare impresa. Dai recenti media molisani si plaude informando dell’iniziativa del Molise: «Un territorio che non riesce a dare ai suoi figli certezza nel futuro e costringe loro ad andare altrove per trovare lavoro è condannato inevitabilmente a morire. Dobbiamo fare in modo che nei giovani si riaccenda la voglia di fare impresa e a noi amministratori pubblici spetta il compito di accompagnarli con adeguate azioni di sostegno». Così il presidente della Regione Molise, a margine dell’incontro che si è svolto a Campobasso presso la Biblioteca d’Ateneo dell’Unimol per presentare “Resto al Sud”, l’incentivo di Invitalia che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno e che prevede una dotazione finanziaria complessiva di 1.250 milioni di euro. Le iniziative imprenditoriali riguardano la produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, turismo. Il finanziamento copre il 100% delle spese ammissibili e consiste in un contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo.«Sono occasioni da prendere al volo– osserva il presidente perché il sostegno all’autoimprenditorialità giovanile è una delle strade da percorrere per riattivare il circuito virtuoso dell’offerta di lavoro e per rilanciare l’economia locale. Fare impresa significa dare una risposta a se stessi e offrire opportunità lavorative agli altri». Ma fare impresa non è una cosa che si improvvisa, magari con un pò di soldi non sudati e dunque che non fanno luce nel buio, spesso pesto, del Mezzogiorno imprenditoriale. Nel Veneto è diverso poiché c’è già un tessuto d’impresa diffuso e nonostante ciò i giovani emigrano anche per l’alta tassazione, la burocrazia e l’insufficiente meritocrazia. «Come Regione Molise– prosegue il governatore –ci stiamo impegnando in una serie di azioni e di misure tese a supportare quanti intendano coniugare spirito imprenditoriale, innovazione e ricerca. Abbiamo pubblicato diversi Avvisi e, in taluni casi, siamo alla fase immediatamente precedente la concessione dei finanziamenti. Certo, dobbiamo lavorare sodo, soprattutto in materia di dotazioni infrastrutturali da mettere a disposizione di chi voglia fare impresa nel Molise. Qui, purtroppo, scontiamo le conseguenze di notevoli ritardi che si sono accumulati negli anni». «È una scommessa che dobbiamo vincere ad ogni costo, ponendo le condizioni affinché creatività, intraprendenza e capacità produttiva possano trovare terreno fertile anche da noi come avviene in altre regioni d’Italia, dove questo modello di sviluppo è già ampiamente consolidato». A sentire tali ottimistiche promesse sembra che i giovani non partano più, ma non è cosi. Non tutti hanno un retroterra imprenditoriali, per non dire pochissimi, tale da permettere di rischiare “rischio imprenditoriale” e restare. Se poi il rischio è alleviato da sodi pubblici non è che si inizia bene. A ciò si aggiunge un’indifferenza o anche una delusione verso chi amministra e verso la democrazia rappresentativa. Pare che sia in sensibile aumento l’indifferenza storica meridionale verso gli Amministratori e metà dei cittadini che vivono al Sud non va neanche a votare. Ma ancora più alta è la percentuale dell’omertà, del non volere rischiare di proprio nel dire ad alta voce ciò che si pensa. Leggendo una lettera aperta, mi viene di pensare che non è solo ad Ailano nel Mezzogiorno che la gente fa finta di non vedere e che qua, come altrove nei comuni limitrofi, siamo ancora all’epoca dei municipi padronali come denunciava lo studioso alifano Pietro Farina nella prima metà del secolo scorso quando relazionava al Prefetto di Caserta come Sottoprefetto. Egli scriveva che quando si viene eletti si considera propria proprietà il comune e ad essa possono avvicinarsi solo i parenti e gli amici. Ma rileggiamone un po’ la lettera aperta citata: ”Gentile redazione di “ matese news” vi affido questa mia breve lettera. Sono uno dei tanti cittadini oramai stanchi del clima che si vive nel nostro paese. Ailano è un paese diviso, dove si respira un clima teso, avvelenato da contrapposizioni, divisioni e rancori politici. Questo clima si manifesta in maniera evidente con continue “sterili polemiche” tra i vari contendenti del potere, polemiche che in alcuni casi sfociano anche nelle offese personali. Personalmente non mi sento rappresentato da nessuno di loro, nè dai Guelfi né dai Ghibellini né tantomeno dagli “ignavi interessati”( dal latino ignavus, pigro, indolente, nell’operare per mancanza di volontà) apparentemente disinteressati, in realtà molto “interessati” alla spartizione futura del potere. Ad Ailano basta una foto postata sui “social” per scatenare le polemiche, le accuse e gli insulti, che di certo non servono a migliorare la situazione o risolvere i problemi. Perché nel frattempo il nostro paese sta vivendo un lento ma continuo, quasi inarrestabile declino. Sui “social” la nostra amministrazione comunale è sempre presente ed attentissima ad intervenire e rispondere a chi evidenzia qualche problema, ma senza poi risolverli. Risposte con toni diversi a seconda della vicinanza politica o meno dell’interlocutore: con garbo, se i problemi sono sollevati da ipotetici suoi elettori (questioni relative alla mancata pulizia delle strade e dell’acqua solfurea); con toni sdegnati, e in maniera quasi sgarbata e prevenuta se a sollevare le critiche sono cittadini “vicini” all’opposizione. Un atteggiamento imparziale, di parte ed inaccettabile sembra quasi un’amministrazione solo di una parte non di tutti…”. Molti sono i giovani che migrano ed emigrano dal proprio nativo paesetto e cittadine del Mezzogiorno, non sempre per motivi economici, ma per ”scappare” da un ambiente senza Democrazia! Un coetaneo molisano di nascita, emigrato come me, dice: “pensavo di ritornare al Sud una volta in pensione, ma ho deciso di non farlo più perché là, a cominciare dalla sanità, c’è poca qualità di vita”. Poi tra lo scherzo e il vero conclude:”se ti ammali laggiù puoi sperare non di guarire, ma di morire subito. Le autoambulanze sono lontane, lente e le cure sanitarie lasciano poco sperare”. Possono essere finanziate le attività imprenditoriali relative alla produzione di beni nei settori dell’artigianato, dell’industria e della manifattura e nella fornitura di servizi come, ad esempio: le attività di ristorazione, le attività turistiche, le attività editoriali, di produzione audio video, di formazione, ma anche l’assistenza sanitaria e tutte le attività concernenti l’erogazione di servizi alla persona. Rientrano in questa ampia categoria i parrucchieri ed i barbieri, gli studi di tatuaggio, gli istituti di bellezza ed i saloni di estetica, le lavanderie, ma anche le attività di toletta per animali e organizzazione di eventi. I giovani che vogliono fare domanda non devono essere titolari di alcuna attività di impresa. Possono richiedere l’agevolazione prevista dal bando i giovani tra i 18 ed i 35 anni residenti in: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. I giovani che hanno un rapporto a tempo indeterminato in corso in questo momento potranno presentare la domanda per richiedere Resto al Sud ma dovranno essere pronti ad abbandonare il proprio posto di lavoro qualora risultino vincitori del contributo. Per tutta la durata dell’agevolazione, i giovani beneficiari del contributo non potranno essere titolari di alcun rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso altro soggetto. Inoltre, i richiedenti il bando non devono essere stati beneficiari, negli ultimi tre anni, di agevolazioni a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità. Tutto appare bello, ma quanti dopo 5 anni avranno realmente avviato una nuova impresa e quanti hanno solo consumato i soldi pubblici? Sono molti a chiederselo.