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Caserta. La biblioteca diocesana chiude per ferie anticipate e gli utenti protestano

Gli ordini dall’alto, si sa, non si discutono. Ma c’è ordine e ordine, così come ci può essere, o meno, desiderio di confronto o la volontà di prendersi le proprie responsabilità. Perché, talvolta, un ordine dall’alto è solo segno di pratica noncuranza. Avvisare, però, gli utenti di una biblioteca che, “per ordini superiori”, la stessa anticipa di una settimana la chiusura estiva, supera i limiti del buonsenso.
La biblioteca in questione è quella diocesana di Caserta. L’ordinante superiore è mons. Giovanni D’Alise, già protagonista di decisioni imposte e poco felici – come la triste disavventura con gli scout avvenuta presso la stessa casa vescovile lo scorso 14 febbraio, un episodio al limite del buonsenso – che non manca di prendersela anche con gli studenti ospitati ogni pomeriggio presso la struttura diocesana.
A dire il vero, la piccola guerra di mons. D’Alise contro gli utenti della biblioteca parte da lontano. La struttura, voluta dal precedente vescovo della città, il compianto mons. Pietro Farina, ospita tre sale lettura da 50 posti ed una sala conferenze da 150 posti. Posti, ultimamente, negati agli studenti che, pur riconoscendo la natura privata dell’istituzione, avrebbero preferito un limpido confronto ed una altrettanta dichiarazione di “presenza sgradita” piuttosto che subire tanti subdoli attacchi volti a limitare la fruibilità della struttura.

Dall’alto del suo appartamento di 400mq, il vescovo ha prima deciso di limitare l’accesso ai balconi del piano delle aule studio, quindi di eliminare le panchine dal chiostro della Curia (utilizzate, spesso, anche da anziane signore che solevano riposarsi al fresco del grande spazio) e, quindi, di disattivare la distribuzione automatica di bevande e caffè (incidendo anche sui dipendenti della Curia).
Ultimo bassissimo colpo, la chiusura anticipata di una settimana della biblioteca, unica istituzione culturale cittadina ad essere aperta nei pomeriggi dei mesi estivi. Istituzione privata, però. Nessuno contrasta la scelta del vescovo, ma sarebbe stato apprezzato il coraggio.
Almeno il coraggio di comunicare quanto non sia stato da lui gradito nel comportamento degli studenti ed anche il coraggio di recarsi alle aule studio per conoscere gli utenti e scambiare con loro dubbi e proposte sul futuro della biblioteca. Se qualche gonna troppo corta o qualche pantaloncino troppo corto o qualche abbraccio o bacio troppo forti, scambiati in cortile, o qualche sigaretta di troppo hanno generato in lui un gran fastidio, sarebbe stato piacevole saperlo civilmente, senza editti che scendano dall’altro.
La speranza è che ci sia il desiderio di un confronto con l’utenza. Magari davanti ad un caffè, magari dopo aver studiato un po’ insieme in aula studio. Magari senza ordini dall’alto.

Gli Studenti ed utenti della biblioteca.