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LA CHIESA di Ermanno Olmi che manca in campania

(Giuseppe PACE) La Chiesa è indietro di 2-4 secoli dice il regista Ermanno Olmi parafrasando quello che diceva il Cardinale Martini. Di Ermanno Olmi c’è poco da dire poiché è riconosciuta universalmente la sua meritoria opera di rappresentare la Storia in modo realistico come nell’ ’”Albero degli zoccoli”, dove mostrava le responsabilità della Chiesa nel non saper difendere i poveri dai soprusi dei ricchi che, invece, difendeva bene e li ossequiava troppo. Ci vorrebbe un Ermanno Olmi anche in Campania per svegliare la coscienza di molti cattolici, troppo ossequiosi dei politico corrotti e corruttibili. La sola Magistratura e le sole forze di polizia non sono sufficienti a determinare un ambiente sano in Campania, che nel Mezzogiorno d’Italia ha primati, purtroppo, anche negativi. Un regista come Olmi darebbe fiducia agli onesti campani per associarsi e difendere la Democrazia nelle istituzioni municipali, provinciali e regionali, spesso conniventi, con il malaffare e dunque favoriscono una malamministrazione della res pubblica. Dire che la Chiesa è indietro di almeno due secoli è possibile quando si studia la storia e la cronaca che sta intorno al processo dello scienziato Galileo Galilei, padre del metodo scientifico moderno. Molti giornali inglesi ed americani scrivevano che la Chiesa, dopo più di due e tre secoli, riconosceva la verità insegnata da Galileo all’Università di Padova (che era l’Università della Repubblica Marinara ed illuminata di Venezia, che, tra l’altro, non permise al Tribunale dell’Inquisizione mai condanne, nel suo territorio, verso gli eretici inquisiti) e proibitagli dalla Chiesa nel Gran Ducato di Toscana. Il Papa polacco venne (lo scrivente vive a Padova dal 1976) in visita a Padova per ammettere l’errore della Chiesa verso Galileo Galilei oltre 3 secoli dopo. Il noto regista Ermanno Olmi sta lavorando ad un film sul Cardinale Martini, figlio di dignitoso ferroviere socialista. Olmi rileva nel pensiero di Martini un disagio dovuto alla Chiesa e sostiene: “Sto lavorando a un film sul cardinal Martini che sentiva il disagio di una Chiesa non al passo coi tempi, indietro di 200 anni, se non di 400, diceva lui. Una Chiesa bisognosa di una messa a punto. Perché le istituzioni religiose sono troppo spesso più indietro dei fedeli”. Lo ha detto il regista Ermanno Olmi a Soul, il programma-intervista di Tv2000 condotto da Monica Mondo in onda sabato 30 aprile e domenica 1 maggio alle 12.15 e alle 20.30, ripercorrendo alcuni episodi della sua vita privata e professionale. “Martini – ha osservato Olmi – negli ultimi istanti della sua vita, bella sua ultima benedizione ai collaboratori, ha avuto il coraggio di esprimere il dubbio”. “La mia malattia? – ha proseguito il regista – E’ pesante, tante volte mi tocca contare i mali che mi sono capitati, uno ad uno ma questa mia parte di sofferenza mi fa capire quale sia la sofferenza di quell’altro che ha problemi ben più gravi dei miei. Prendersela con Dio? No”. Figlio di un ferroviere e di una contadina, ha ricordato: “Quando mio padre è morto avevo 13 anni. Era un sano socialista come lo erano i ferrovieri di quel tempo che rappresentavano il progresso con giustizia. Io lo ricordo nei due anni che rimase senza lavoro perché non aveva mai voluto iscriversi al partito fascista. Allora quando si andava a cercare lavoro ti chiedevano la tessera del partito. E mio padre è stato due anni senza lavorare, tanto che ricordo mia madre che gli diceva ‘ma ti rendi conto, che per una tua idea’. Non era una sua idea bizzarra, era un ideale di dignità”. “Non ho mai incontrato Papa Woytila – ha aggiunto Olmi – Quando ho diretto il Giubileo per esempio stavo dentro un pullman della televisione. Ho incontrato, non da Papa, Roncalli. Poi Montini. E il nostro Papa pianista dimissionario, Benedetto. Lui era felice quando suonava, anzi, è felice tutt’ora”. Martini è stato un gigante della pastorale della dottrina sociale della chiesa universale. Egli, a differenza degli ultimi 2 papi, fatta eccezione per il professore tedesco, aveva un carisma non populista, ma di una cultura vasta e ponderata. Le origini socialiste del padre hanno influenzato la sua missione ecclesiale senza sconfinare nel cattocomunismo che avviluppa la chiesa da qualche decennio. Giovanni Gozzer, un altro grande laico della cultura cattolica, circa 30 anni fa a Padova nella prestigiosa Scoletta del Santo(a Padova il Santo non ha nome e si sottintende Antonio) ebbe a dire, a noi formatori di scuola, che il cattocomunismo sarebbe sopraggiunto senza che ce ne quasi accorgessimo. Egli vedeva avanzare nella cultura del nostro tempo il ciclone della cultura marxista con il solidarismo verso i non abbienti ed il solidarismo cattolico versi i più poveri. L’incontro di questi due tipi di solidarismo avrebbe generato, diceva Gozzer, il cattocomunismo, che ormai impera i quasi tutti i discorsi dei pastori della chiesa italiana soprattutto e dei politici di professione. Sono pochi che resistono a tale moderno populismo. La nostra democrazia rappresentativa sta degenerando verso una partitocrazia senza programmi reali ma solo quelli per accrescere il consenso a tutti i costi ed il populismo si presta bene per tale fine, che si traduce spesso nella vittoria elettorale del municipio, della regione e della nazione, tralasciando le province ormai in dismissioni. Dove il cattocomunismo ha generato maggiori danni è stato nell’ambiente scolastico e lo studente non ha potuto più distinguere insegnanti diversi e ricchi di contenuti obiettivi al di là delle ideologie astratte dei populisti, caldeggiati dai molti professori di religione cattolica, non più sacrati, ma laici e di nomina vescovile. Questi spesso difendono il posto “regalo togli” senza coraggio di dire altri aspetti della cultura cattolica e si adagiano bene a quella cattocomunista di moda imperante. La Chiesa oggi, forse più di ieri, rappresenta una cultura universale: più incisiva nel sociale rispetto ad altre religioni planetarie, ma il messaggio che dà più spesso è alquanto labile, fioco e non lascia il segno con il rischio di diventare secondario ad altri messaggi come quelli dell’islam e di altri, senza escludere l’indifferenza al religioso (oltre la metà degli abitanti planetari lo sono) prodotto dal comunismo e dal consumismo, a me pare. Nell’aprire la porta giubilare del periodo pasquale di quest’anno il Vescovo della Diocesi d’Alife-Caiazzo, Valentino Di Cerbo, Sannita d’origine, ha pronunciato una omelia interessante poiché ha indicato che il Dio vero non è quello dei Filosofi, né quello annacquato dalla Secolarizzazione, ma è in Gesù fattosi uomo. Un altro Vescovo della medesima Diocesi, De Lazzara, nativo di Padova, circa 3 secoli fa, ebbe l’ardire di sfidare i nobili di Piedimonte d’Alife per affermare il primato della dottrina cattolica su quella dell’autoritarismo nobiliare di matrice borbonica. De Lazzara proveniva dal territorio della Repubblica di Venezia, tollerante e misericordiosa con tutti (come il messaggio attuale di Papa Francesco) e soprattutto con le nuove idee di Galileo Galilei, padre di un metodo scientifico moderno, che dal 1592 al 1610 insegnò all’Università di Padova con il coraggioso Vescovo del tempo, sostenitore del sistema eliocentrico o copernicano, non acritico come avrebbe voluto il Papa di allora che era per il sistema geocentrico o tolemaico. Nella giornata dedicata a “Galileo Galilei, un italiano illustre nelle Scienze e nella Tecnica”, da me promossa in una scuola estera, molti partecipanti conoscevano più di noi italiani la cronaca del periodo del toscano Galileo Galilei e del nolano Giordano Bruno, ma ignoravano che il Vescovo di Padova di allora era illuminato dalla ragione come Galileo, scienziato cattolico e non ateo, che studiava bene con il lume della ragione degli Illuministi-già 2 secoli prima- guardando il cielo con il suo cannocchiale, senza cedere al miraggio dell’ateismo di molti scienziati come Higgs (scopritore del bosone che altri, non Higgh, hanno chiamato “particella di Dio”) o al Dio dei Filosofi.