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L’Egitto tra presente e futuro ricordando il “sentimento del tempo” di Ungaretti

(Giuseppe Pace). Quando si studia il passato quasi tutto è distaccato dalle passioni contemporanee, ma lo studio interessa pochi cultori di Storia, spesso accademica. Ciò è un bene per documentare la memoria, ma trovo che sia un male quando tanti che li imitano e inventano spesso il passato storico, soprattutto localistico, forse lo fanno per pura vanità e provincialismo quasi genetico. Lo studio dell’attualità è compito soprattutto dei mass media quotidiani, settimanali e mensili, già le riviste plurimensili ci rimandano al passato prossimo. Ma il futuro chi lo sa prevedere? Eppure ci sono studiosi che esaminano le tendenze presenti nell’attualità e ipotizzano quali si svilupperanno e quali si estingueranno. La tradizione ad esempio non è vincente nel tempo lungo, ma in Egitto essa è ancora spessa nonostante quel Paese sia stata la culla quasi dell’intera civiltà planetaria, culla che trova nella Biblioteca di Alessandria d’Egitto il latte materno dell’evoluzione di oltre 5 millenni. Ho visitato parte dell’Egitto nell’estate del 2008 durante gli esami terminali del liceo italiano del Cairo. Durante il tempo libero domenicale, soprattutto, visitai Alessandria, Porto Said e Suez. Di Sabato, invece, visitai non pochi dettagli l’ambiente della città capitale d’Egitto con il centro e le periferie compresa quella più nota, la parte orientale con le note piramidi di Giza. Del Cairo ho visto bene il Museo Egizio con la famosa tomba faraonica, con tesoro già visto al palazzo reale di Istanbul l’anno prima, le piramidi (note e meno note come quelle del commercialista e del macellaio del faraone), la collina dei rifiuti con sopra il parco e i bar, i molti ed affollati ponti, le rive del Nilo cittadino, le moschee, le chiese copte, l’aeroporto, ristoranti, caffè famosi, mercatini, viali e stradine della città antica e le molte caserme oltre ai militari che controllavano la sicurezza dei turisti fuoro degli alberghi. Il piccolo commercio del Cairo (città metropolitana di 15 milioni di ab.) era invadente quasi come a Istanbul. Con il ripetersi di violenze contro i cristiani copti mi sovviene ricordare il cimitero e chiesa copta del Cairo, luoghi ricchi di storia di persone che li frequentano e di frequenti tensioni sociali troppo spesso rese ingovernabili con attentati disumani verso i copti, ultimo quello recente dentro una chiesa copta. Dell’Egitto ricordo bene il nostro liceo scientifico, il costo basso dei tassisti a differenza della “casta” italiana, l’alta densità umana dappertutto al Cairo soprattutto, ma anche ad Alessandria, meno a Suez e a Porto Said. Di quel Paese, esteso circa 1milione di kmq e popolato da quasi 90 milioni di abitanti, che da quasi 5 millenni vivono sul 5% del territorio lungo il fertile fiume Nilo, a due passi dall’Europa, ma già in Africa ed Asia, molto ci sarebbe da dire per fare comprendere il passato ed il presente. Ma lasciamo agli storici ed archeologi tali settori culturali. A me preme far capire che l’Egitto attuale è in transizione culturale ed economica tra un ambiente in equilibrio dinamico tra antico e moderno, tra tradizione-copte e islamiche- e innovazione digitale e capitalistica, tra cultura umanistica e scientifica. Con la commissione d’esame italiana facemmo un escursus sul Nilo cittadino del Cairo e chiesi a due colleghi giovani che insegnavano da anni al Cairo se vi fosse degnamente rappresentato un pezzo della vita del “nostro” G. Ungaretti, noto poeta-scrittore là nato, la risposta fu negativa. Eppure Giuseppe Ungaretti- nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888 e morrto a Milano nel 1970 è stato un grande della letteratura mondiale. Egli ebbe italianissimi genitori, originari della Toscana. Il padre, Antonio Ungaretti era un operaio, impiegato allo scavo del Canale di Suez, che morì due anni dopo la nascita di Giuseppe a causa di una malattia contratta negli anni di estenuante lavoro. La madre, Maria Lunardini, mandò avanti la conduzione di un forno di proprietà, con il quale riuscí a garantire gli studi al figlio, che si poté cosí iscrivere presso una delle più prestigiose scuole di Alessandria d’Egito, Ecole Suisse Jacot. Alla figura materna dedicherà la poesia La madre, a 4 anni dalla morte della donna. L’amore per la poesia universale sorse in lui durante questo periodo scolastico, intensificandosi grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo; Ungaretti fu cono polita fin da piccolo poiché ebbe una balia originaria del Sudan, una domestica della Croazia e una badante dell’Argentina. A riconoscere in Ungaretti il poeta che per primo era riuscito a rinnovare formalmente e profondamente il verso della tradizione italiana, furono soprattutto gli ermetici, che, all’indomani della pubblicazione del Sentimento del tempo, salutarono in Ungaretti il maestro e precursore della propria scuola poetica, iniziatore della poesia «pura». Da allora la poesia ungarettiana ha conosciuto una fortuna ininterrotta. Ad Ungaretti hanno guardato, sia U. Saba che E. Montale come un imprescindibile punto di partenza, molti poeti del secondo Novecento. Sentimento del Tempo è una raccolta di poesie di G. Ungaretti. Il tema centrale è la percezione fra il presente, il passato e l’eterno. A me spetta indicare solo che l’Egitto ha un futuro moderno nella coesistenza pacifica tra innovazione e tradizione con catalizzatori dell’innovazione nelle numerose scuole dei vari Paesi stranieri con ambasciate, consolati, istituti di cultura, sezioni universitarie aziende produttrici con filiere tecnologiche moderne e d’importazione maggioritaria. Insomma l’Egitto deve incentivare gli anticorpi dell’innovazione per non essere frenato molto dalla tradizione plurimillenaria rappresentata soprattutto dai copti nonché dalla tradizione più recente islamica che cozza spesso con la prima. L’Egitto ha un reddito medio pro capite di solo 3mila euro annuo, un basso tasso di scolarizzazione e in questo humus culturale la tradizione la fa ancora da padrone medievale. L’Egitto è un altopiano con pochi rilievi bagnato a nord dal Mar Mediterraneo, e a est dal Mar Rosso. L’Egitto è uno dei paesi più popolosi dell’Africa e del Vicino Oriente, e il XVI più popolato al mondo. I suoi quasi 90 milioni di abitanti vive vicino alle rive del Nilo, su una superficie di poco più di 10.000 chilometri quadrati, dove si trova la terra arabile (vi sono ancora asini ed aratri tradizionali a farlo). Le grandi region scarsamente abitate sono caratterizzate dal deserto. Circa la metà dei residenti in Egitto vive in aree urbane, con la maggior diffusione di tutti i centri densamente popolati al Cairo, Alessandria, ecc.. Il territorio egiziano è prevalentemente desertico; soltanto il 5% del territorio è fertile e coincide con la valle del Nilo, il suo delta e le oasi presenti nella parte occidentale del paese. Il Nilo, che scorre da sud a nord per 1500 km, attraversa una valle resa fertile da canali di irrigazioni e dighe e sfocia nel Mediterraneo con un ampio delta. L’Egitto con un’area di 1.001.450 km² è il 30º Paese del mondo più esteso, ed il XIII del continente africano. La Biblioteca attuale di Alessandria- funzionante dal 2002 così moderna, spettacolare per la forma del disco solare che fuoriesce dalla terra sabbiosa vicino al Mediterraneo meridionale- è la più grande e ricca biblioteca dell’antichità ed uno dei più importanti poli culturali ellenistici. Essa fu distrutta probabilmente più volte tra il 48 a.C. e il 642 d.C.. Nel passato remoto la biblioteca fu costruita intorno al terzo sec. a.C. durante il regno del generale di Alessandro Magno, Tolomeo II Filadelfo. Questo polo culturale era gestito da un sovrintendente, ruolo di grande autorità. Il sovrintendente era nominato direttamente dal re (il primo filologo ad occupare tale carica fu Zenodoto di Efeso. L’Egitto oltre alla famosa biblioteca d’Alessandria possiede anche il Museo egizio al Cairo, anche conosciuto come il massimo Museo di antichità egiziane, ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’Antico Egitto del mondo. Appena entrati, a sinistra sono disposte le sale dell’Antico Regno. Continuando in senso orario si trovano le sale del Medio e Novo Regno ed infine quelle dell’età greco-romana. Salendo le grandi scale si va al I piano in aree tematiche. Gli oggetti in mostra sono 136.000, ma nelle sommosse popolari del 2011 il museo ha subito un saccheggio. Molte delle opere e delle collezioni andate disperse o razziate, a causa dei disordini provocati dalla rivoluzione araba, sono tornati nelle disponibilità del museo, grazie anche alla collaborazione tra autorità egiziane e organizzazioni internazionali. Ecco che anche il passato è ricostruito non dalla tradizione, ma dall’innovazione con l’apporto di aiuti di Paesi ad economia più avanzata dell’Egitto e dunque meno frenati dalla tradizione. Ma andiamo al problema d’attualità. Oggi i copti appartengono a tre chiese principali: la maggioranza dei fedeli s’identifica con la Chiesa più antica: quella Ortodossa Tawahedo; gli altri fanno parte della più recente Chiesa cattolica copta e delle chiese protestanti. Il numero di copti in Egitto si suppone oscilli tra il 14% e il 16% (tra 11 e 13 milioni), anche se il governo egiziano insiste sul fatto che i copti siano molto meno, ossia circa il 6% (5 milioni) della popolazione totale. Causa della divergenza potrebbe essere il numero crescente di copti nati fuori dall’Egitto. Il numero di copti all’interno dell’Egitto sta comunque diminuendo a causa dell’emigrazione dovuta alle discriminazioni da parte dei musulmani integralisti e del governo egiziano. Il World Factbook (“Libro dei Fatti”) del 2006 stima che 7,6 milioni, ovvero il 10% degli egiziani, siano cristiani; i copti sarebbero il 9% della popolazione totale. In Egitto i copti sono stati oggetti di discriminazioni e molte autorevoli fonti egiziane hanno rilevato che il governo è stato spesso complice o, perlomeno, noncurante di certi “incidenti” avvenuti contro di essi. Oggi la condizione della comunità copta in Egitto presenta molti nodi irrisolti. Secondo la Costituzione egiziana, la professione religiosa è libera, ma l’art. 2 pone la legge islamica tra le principali fonti giuridiche. L’art. 235 sancisce l’impegno del Parlamento ad «emanare una legge che regoli la costruzione ed il restauro delle chiese in modo da permettere il libero esercizio dei riti cristiani». In realtà il numero di chiese in Egitto (1.950 secondo il censimento del 2006) è fermo da molto tempo: risulta infatti molto difficile ottenere i permessi per costruire nuovi edifici di culto. Episodi di marginalizzazione e di vessazione cui sono vittime i cristiani sono stati messi in luce da alcune organizzazioni per i diritti umani. Sono numerosi i casi di donne copte rapite e convertite per essere date in moglie a uomini musulmani. Gli italiani in Egitto non sono pochi e soprattutto animano la tecnologia e le filiere produttive di molte aziende di ceramiche, edili e industriali. Nella terra dei Faraoni, prima della seconda guerra la nostra Comunità contava circa 70.000 unità, ma più del numero contava la qualità della loro presenza sociale. ” Erano banchieri, costruttori, piccoli imprenditori ed artigiani, e costituivano sicuramente una Comunità di riferimento anche perché per numero era la seconda, dopo quella greca”. A distinguersi in modo particolare in terra egiziana sono stati soprattutto gli architetti, che hanno trasformato le polverose strade della capitale mediorientale in eleganti boulevard dall’impronta europea. ”Sono stati gli italiani ad aver importato lo stile ‘liberty’ in Egitto utilizzato soprattutto nelle grandi costruzioni del centro di Alessandria e del Cairo”, uno stile che, ricorda Giudice, si è poi evoluto e ha assunto caratteristiche proprie, quasi a diventare un ” liberty alessandrino”. Fra i nomi più noti ci sono gli architetti Almagià, che hanno costruito il porto di Alessandria e hanno lavorato al canale di Suez, e Paolo Caccia Dominioni, progettista della sede dell’ambasciata italiana al Cairo, dell’ospedale italiano del Cairo ‘Umberto I°, oltre che del noto mausoleo di El Alamein. Nei primi anni Settanta la Cooperazione italiana forniva un sostegno in termini di personale all’istruzione, soprattutto professionale in lingua italiana. Poi, dagli anni Ottanta fino alla fine degli anni Novanta i salesiani sono stati aiutati con l’invio di insegnanti pagati dal Ministero degli Esteri, tre insegnanti al Cairo e due ad Alessandria che sono a carico della Farnesina, su un totale di una novantina di docenti. Al resto pensano i salesiani e trovare in Egitto docenti che insegnino in italiano non è facile. Il 90 per cento del personale è costituito oggi da ex allievi egiziani che insegnano soprattutto le materie tecnico-professionali. I docenti di lingua italiana provengono invece dal nostro Paese. Sono signore che risiedono in Egitto per motivi di famiglia o personale a contratto, fatto venire dall’Italia per qualche anno, oltre a un insegnante in pensione che si trova da noi a titolo volontario. I salesiani arrivarono in Egitto dal 1896, al seguito dei tanti lavoratori italiani che emigravano per trovare lavoro nei grandi cantieri, come quello del canale di Suez, o che espatriavano per motivi politici. Oltre a garantire l’assistenza spirituale a una comunità che giunse a superare le 50mila unità, fondarono subito una prima scuola professionale ad Alessandria per i figli degli emigranti. La fondazione di quella del Cairo risale invece al 1926. La cronaca della morte dello studente italiano in Egitto Giulio Regeni è nota a molti. In Egitto, come in qualunque Paese ad economia attardata, valgono fenomeni analoghi: corruzione non minima, militarizzazione sociale con onnipresenza della polizia per garantire la forzata coesione sociale, instabilità politica, ecc.. In Egitto il confronto civile tra tradizione copta e islamica odierna deve e può essere sviluppato a favore dell’innovazione, grazie anche al positivo apporto di altri modi di pensare che nelle scuole straniere in Egitto trovano fertili semi da far crescere nel tessuto sociale, facendo leva anche sulla condizione femminile udita da studentesse del liceo italiano, che ringraziavano uno o entrambi i genitori, non nati in Egitto, per lo scampato pericolo dell’infibulazione ed altre pratiche tradizionali locali, eppure eravamo al Cairo e in provincia? Al passato va il museo della memoria, ma al futuro va il pensiero razionale dell’Homo sapiens proteso verso l’innovazione da almeno mezzo milione di anni.