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FONDAMENTI DELLA MASSONERIA

(Gianluca Martone)Dopo aver esaminato nell’articolo precedente la tematica delicata della dottrina della massoneria, è importante analizzare i fondamenti della terribile setta che, negli ultimi 300 anni, ha attaccato in modo virulento la società cristiana e i suoi principi. Si vuole mostrare che la Massoneria, quale oggi va diffondendosi nuovamente in Italia, conserva immutati quei presupposti dottrinali e quel suo spirito acattolico e di solito anticattolico, che a partire dal 1738 le meritarono non poche condanne della Chiesa. Stando così le cose, resta pienamente valida e attuale la scomunica commi­nata contro i cattolici che ad essa si iscrivono. Con buona fede molto discutibile, specialmente da parte di uno dei gruppi particolarmente attivi, si pretende di impartire direttive alla Chiesa: «Vi è la questione della scomunica lanciata dai Pontefici […], ma noi riteniamo questa una questione ormai superata: oggi, nell’era atomica, non possiamo giudicare l’atteggiamento della Chiesa in quel passato, ma che quel tale atteggiamento sia oggi completamente superato e fuori dubbio[…]. I tempi si evolvono rapidamente, e quanto poteva sembrare giusto ieri, può costatarsi non giusto oggi; ed è somma saggezza rivedere i giudizi emessi, poiché se errare e umano, il persistere nell’errore e diabolico» 1. E falsamente si asserisce: «Abbiamo avuto assicurazioni sul significato ormai indebolito di quelle scomuniche» 2. Per essere oggettivi ed attuali, abbiamo voluto che l’abbondante documentazione fosse attinta quasi esclusivamente alla stampa massonica comparsa in Italia dalla fine della guerra in poi 3. Vi si ritrovano non solo le Costituzioni e i rituali tradizionali dell’Ordine, ma ancora un’ampia messe di altri scritti, che inculcano la fedeltà allo spirito tradizionale e ce ne mostrano l’interpretazione corrente e fatta propria, almeno implicitamente, dai responsabili. Apparirà così in quale atmosfera avvelenata e sommamente pericolosa per la fede verrebbe a trovarsi il cattolico, illuso di poter conciliare linconciliabile.

 

Un approccio superficiale potrebbe ingannarci sui veri intenti della sètta, abilmente nascosti. «Uno spesso velo protegge i segreti della Massoneria, segreti filosofici che sono lentamente rivelati di mano in mano ci si addentra nell’ordine dei Gradi. Non è facile penetrarvi […]. La Massoneria non si rivela di colpo tutta intera, neppure ai suoi adepti più intelligenti e addentrati nel suo spirito, e ciò è una necessità, perché il suo prestigio sia conservato» 4. Si comprende, ora, perché mai essa ci appare come «trasformata in una qualunque Società […] tutta dedita alla beneficenza e alla carità», e tale da far credere «che veramente ne siano estranee religione e politica»: c’è un «velo protettore, sotto il quale la Massoneria può dovunque lavorare nell’ombra e nel segreto, onde perseguire i sublimi suoi veri scopi». Dal principio che la Massoneria è «una rivoluzione in azione,una cospirazione permanente contro il dispotismo politico e religioso», gli iniziati ai Gradi più alti derivano i proprî doveri. Il Rosacroce, ad esempio, deve «combattere lo gnosticismo bastardo racchiuso nel cattolicismo», lavorando «al rovesciamento di tutte le tirannie, allo schiacciamento di tutte le intolleranze, alla sparizione di tutti i fanatismi, così nell’ordine politico come in quello religioso». «Scopo finale e reale della Massoneria di Rito Scozzese è combattere ad oltranza la tirannia politica e religiosa, e rovesciare tutte le istituzioni che di quelle si fanno puntello». Compito del Maestro Eletto è di «scoprire e tradurre dinanzi al giudizio del Capitolo le organizzazioni avverse all’Ordine», specialmente quelle che vogliono «trarre tutto a profitto delle organizzazioni clericali, far servire lo spirito religioso, morale e filosofico ai fini della reazione instancabilmente insidiosa delle pubbliche libertà; insomma, per ostacolare, combattere e impedire l’opera elevatrice e civilizzatrice della Massoneria». A tale scopo, si rivela oltremodo utile l’occupare posti di vasto influsso e disporre dell’azione politica: «I pregiudizi diffusi fra le masse devono essere distrutti con abilità: alla politica e all’azione di governo delle classi dirigenti spetta di dichiarare guerra alla superstizione e di combatterla, rompendo senza pietà, con coraggio e audacia, le pesanti catene del dispotismo civile, religioso, militare ed economico». Nei Gradi superiori «ci si impadronisce, per non più abbandonare, della causa […] del libero pensiero, della libera parola, della libera coscienza contro i tiranni dello spirito». «L’ignoranza, sotto tutte le forme […] dev’essere completamente estirpata»: bisogna, perciò, «distruggere l’errore […], svelare gli errori del cattolicismo […] e porre in luce la verità […]. Questo dovere si deve adempiere con ogni mezzo». Tenendo presente che col nome di «ignoranza», «superstizione», «intolleranza», «fanatismo», ecc…, si designano ordinariamente il cristianesimo e la Chiesa, appare chiaro che la Massoneria persegue principalmente l’intento di strapparli dal cuore degli uomini e, possibilmente, distruggerli. Ecco il gioco a cui ci si presta legandosi, anima e corpo, forse incoscientemente, alla sua obbedienza!

 

Una seconda illusione potrebbe esser quella di credersi non solo rispettati nella fede, ma esortati o almeno lasciati liberi nella pratica di essa 5. Ma qui si nasconde la fallacia: non si tratta di una società sportiva o commerciale o di altro tipo, dove non si richiede all’iscritto nessuna adesione dottrinale, né gli si propongono doveri ai quali la sua coscienza di cristiano non potrebbe aderire. La Massoneria esige ben altro; e poiché molti suoi principî e direttive sono in netto contrasto con la legge di Dio e della Chiesa, si finisce col proporre all’adepto un inconcepibile sdoppiamento, quasi che la religione dovesse rinchiudersi nell’ambito del sentimento e della coscienza, senza il diritto di regolare tutto l’operato dell’uomo, e quasi fosse consentito, perciò, di agire da cattolico nel proprio intimo ed in maniera ben diversa nella vita pubblica ed associata. Condannare, per esempio, il divorzio perché contrario al Vangelo, e adoperarsi ad introdurlo nello Stato perché la Massoneria lo vuole. Tale sarebbe la condizione di fatto di ogni cattolico massone, perché è ancor valida l’antica direttiva: «Il massone si trova e dovrà sempre trovarsi nella sua piena libertà di pensiero e di azione come individuo, ma come facente parte dell’universale sodalizio massonico deve informarsi, nell’azione collettiva, a quei principî universali e fondamentali che sono al di sopra di tutte le contingenze del momento, e che soli dovranno un giorno avere definitivo trionfo» 6.

 

Il principale impegno del massone è «un’applicazione pratica che sia una riprova della concretezza con cui egli vive e propugna i principî e si adopera efficacemente ad immetterli, lievito salutare, nella vita associata» 7. Non per nulla s’è impegnato, e non una volta sola, di praticarli «sempre e in tutto», e di farli trionfare in sé e nel mondo, dedicando tutte le sue facoltà «alla gloria e alla potenza dell’Ordine», «opponendosi con discrezione a tutto ciò che è in contraddizione con il bene dell’Ordine e con gli scopi della Massoneria» 8. A ciò due mezzi gli sono suggeriti:

 

l ricordo costante della propria «vocazione» di «milite che combatte per un’idea e come tale deve agire» 9;

l ubbidienza ai capi: pronta, «senza alcuna esitazione o dissenso»; assoluta, anche se dovessero chiedergli di versare il proprio sangue; fedele,«senza restrizioni» e perfettamente adeguata alle direttive ricevute; amata quale «prima virtù» del massone e «origine di ogni energia, sola arma ben temprata»; universale, finalmente, cioè «fedeltà al dovere, qualunque esso sia» 10. L’unico limite si avrebbe se il comando fosse in contrasto con le leggi massoniche o vi si opponesse la coscienza 11. Attenti, però! Perché in pratica il dovere massonico «è una necessità assoluta dinanzi alla quale ogni libertà scompare, ogni debolezza è colpa» 12.

 

Sottopostosi con ripetuti giuramenti ad esigenze così autoritarie, il cattolico finirebbe col relegare in soffitta la sua fede, facendola tutt’al più oggetto di sentimentalismo inoperoso, per conformare la pratica della vita al suo nuovo credo. Sforzandosi di essere «imbevuto» e «profondamente penetrato dallo spirito massonico», egli finirà col sovrapporre alla sua coscienza cattolica quella nuova «piena e perfetta coscienza massonica», la cui formazione è il «primo e principale intento» dei dirigenti e della quale ogni libero muratore deve ascoltare «l’intima voce e seguirla; diverso comportamento starebbe a significare che la Luce è spenta e che il libero muratore deve muovere alla ricerca di una nuova iniziazione» 13; o adattarsi, quindi, alla nuova coscienza o dichiararsi fallito. I rappresentanti delle due maggiori correnti massoniche no-strane avvertono senza equivoci che fin quando si resterà attaccati alla fede non si diverrà mai un genuino massone: «La Massoneria vera […] è una scuola, una religione, un modo di vita […] cui bisogna conformarsi, in pensieri e opere»; è richiesta, infatti, «la qualità di uomini liberi […] da superstizioni, da idee preconcette, dal predominio di altri sulla […] coscienza e sulla […] mente»; chi «ha chiesto di entrare in questo Tempio, ha compreso che è uscito da un altro Tempio, dove si adoravano gli dèi falsi e bugiardi» e dove non trovava la vera felicità 14. Ci sono alcuni che, «sottoposti all’autorità di un Sommo Pontefice, sia esso vestito di bianco o impaludato di rosso, trovano nei dogmi e nelle parole d’ordine la tranquillità della loro anima. Ma un vero libero muratore non potrà mai accontentarsi di una simile tranquillità: egli non accetterà mai di adagiarsi in questa euforia che trova la sua sorgente nell’assopimento spirituale» 15.

 

«Attraverso la simbologia e la filosofia massonica», la sètta intende «formare i massoni perfetti», facendone «uomini completi», mediante «quella straordinaria trasformazione che chiamiamo alchimia spirituale» 16. Questo «fuoco vivificatore […] fermento spirituale […] e spirito rinnovatore»17, deve operare «in profondo sulle coscienze degli adepti», raggiungerne anzitutto l’intelligenza, imprimendovi «una certa tendenza, un orientamento intellettuale (e) spirituale», che giunga fino a creare «una particolare forma mentis […] un caratteristico modo di ragionare e di comportarsi», una «concezione particolare della vita», insomma 18! Nella Loggia, «palestra di educazione morale e spirituale», si nutrirà«spiritualmente dello spirito massonico», incidendo in sé il «carattere massonico», acquistato attraverso lo studio dei rituali e l’osservanza delle Costituzioni 19, e accettando «tutte le esortazioni, qualcuna delle quali può sembrare oggi intempestiva, mentre diverrà più tardi la sua regola costante per dirigere i suoi pensieri e le sue azioni verso il bene» 20. Né qui si fermano le ambizioni della Massoneria, persuasa com’è che «al di fuori di essa non vè salute» e che solo essa «racchiude nel suo avvenire l’avvenire dell’Umanità» 21. Pur proclamandosi aliena da ogni discussione religiosa, finisce col penetrare anche in quest’intimo santuario, credendosi obbligata a dare «illuminazione nelle incertezze spirituali», e a trarre dalle sue Logge «quegli spiriti più illuminati che anelano all’ascesi spirituale per visioni filosofiche più alte e più comprensive» 22. A ciò li prepara mediante le graduali iniziazioni, aiutandoli a ritrovare la verità, rendendoli alla Luce che li fà uomini nuovi, incoraggiandoli a far scomparire «ogni ostilità fondata su pregiudizi, rettificando tutte le credenze per mezzo della fede nell’ordine eterno, emancipando gli spiriti da ogni forma di coercizione, anche religiosa» 23. Ma eccola pronta a sostituirsi essa stessa, quale «sublime regola di fede», e «tutta piena di spirito religioso», perché «la religiosità è la sua essenza», facendone una specie di religione del pensiero o religione laica, un sacerdozio addirittura 24! Alla sua scuola si opererà quella «trasformazione interiore dell’uomo», designata, significativamente, come «morte mistica […], palingenesi […], rigenerazione […], rinascita» e assomigliata perfino «allo stato di grazia divina», che riveste il massone «di un reale sacerdozio […] di un carattere indelebile che lo costituisce, in eterno, sacerdote secondo l’ordine della verità e della virtù» 25. Sottoposto all’illuminazione iniziatica, l’adepto dovrà lasciarsi docilmente plasmare fino alle estreme conseguenze: «Nel campo religioso, ognuno che professi una confessione dogmaticamente definita non può fare a meno di non sentire l’inibizione di entrare in comunione spirituale con chi esercita la propria libertà di pensiero e di coscienza nella ricerca del Vero, senza apriorismi, senza fabulazioni mitologiche, ma con la sola guida del buon senso, della ragione, della scoperta delle scienze naturali e con l’ausilio della filosofia. Può essere che si verifichi il caso di taluno che versi in uno stato di eclettismo, per cui mantiene nella propria mente, senza coerenza, principî e concetti di opposte idealità, senza preoccuparsi della contraddizione che ne nasce ed anzi non prospettandosela neppure, in modo che le più disparate credenze possano coesistere in una mente inerte che non oppone le une alle altre. Ma non sarebbe un vero, perfetto libero muratore colui che non sapesse trarre le inevitabili conseguenze dalle acquisizioni di libere credenze. Del resto, la coscienza massonica si acquista per gradi e frequentando i lavori ognuno potrà formarsi salde convinzioni» 26. Dopo un parlar così chiaro e così coerente ai principî dell’Ordine, chi potrà negare che di fronte a questa minaccia sempre in atto il cattolico si trovi in uno stato permanente di pericolo prossimo per la sua fede, non facendosi mistero di voler muovere alla «conquista della sua anima»? 27.

 

Bisogna esporre quei principî sui quali la Massoneria si accinge a costruire i suoi templi spirituali nel cuore degli uomini. «La suprema aspirazione dei massoni è distruggere dalla radice tutto l’ordine religioso e sociale quale fu creato dal cristianesimo, e rifarlo nuovamente a loro piacimento, attingendone i fondamenti e le norme dal naturalismo […]. E come il nome stesso lo dice, principio basilare di chi lo professa è la sovranità e il magistero assoluto della ragione e della natura umana in tutte le cose» 28. Questo errore pernicioso, più volte condannato dalla Chiesa quale fonte d’innumerevoli deviazioni 29, forma ancora oggi il canone fondamentale della sètta, con l’esagerata ed esclusiva esaltazione di tutti i valori puramente umani, primi fra tutti la ragione e la libertà, erette ad unica e suprema norma di verità, di conoscenza e di azione. «La Massoneria è un’istituzione che ha il suo principio nella ragione», e la sua caratteristica sta proprio «nella visione illuministica, razionalistica della realtà: infatti[..], il criterio più alto, unico, è la Ragione […] che è al centro della realtà massonica» 30. Le parole quasi non bastano a farci comprendere l’assoluta venerazione professata per la ragione: essa costituisce il «dogma» della Massoneria, «la sua fede immutabile, universale», che l’obbliga a non rinunciare mai «al suo principio, superiore ad ogni altro, che è quello di restare fedele alla sola fede nel progresso dellumana ragione», e a«venerare la ragion pura» 31. L’umana natura, infatti, ha una sua dignità trascendente: «divine» sono le nozioni che su di essa si basano, e«religioso» ciò che ne soddisfa le esigenze; «divini sono i poteri latenti nella mente umana» 32. In questo punto la Massoneria si differisce dalla religione: «Mentre la religione umanizza Dio, la Massoneria divinizza luomo» 33. Pur tenendo per fermo che «la verità assoluta non esiste che nel suo concetto universale», che «la verità intera non è stata ancora rivelata» 34, e che «noi restiamo ancora ignoranti di tutti i problemi essenziali che ci tormentano», non avendo «ancora trovato la verità eterna», la Massoneria si gloria di additare «il cammino che ci porta così vicino, onde l’intelligenza umana possa intuirla», mediante «l’osservazione diretta della natura […] e l’autorità della sola coscienza» 35. La Massoneria, infatti, «non impone alcun limite alla ricerca della verità», né «riconosce il diritto d’imporre un limite all’esercizio dell’intelligenza», ammettendo solo«il libero esame e l’indefinita ricerca del vero con tutti i mezzi acquisiti dalla ragione, dall’esperienza e dalla scienza» 36. Ciò le ha permesso di «conquistare, in ogni periodo storico, la verità parzialmente scoperta, rigettando, «senza essere inconseguente», anche «la fede divenuta superstizione e fanatismo, per sostituirvi la scienza» 37. Su questo terreno riconosce di essere entrata in conflitto con tutte le religioni, considerate prive di valore assoluto 38 e perciò «subordinate al progresso della ragione umana»: esse si avvicinano alla verità con riserve e limitazioni, mentre per il vero massone «il credo è di non credere a nessuno, sottintendendo, così, che esso deve intelligere, penetrare, comprendere» ed esercitare «la propria libertà di pensiero e di coscienza nella libera ricerca del Vero, senza apriorismi, senza fabulazioni mitologiche, ma con la sola guida del buon senso, della ragione» 39. L’unico criterio di verità è la luce massonica che ci fà «pervenire alla conoscenza per processo logico e naturale», che «fà distinguere il vero dal falso […]; dissipa i pregiudizi, i vani timori […]; sostituisce le credenze false, assurde ed insensate con nozioni sane, chiare, intelligibili alla […] ragione e alla coscienza» 40. Estranea a tutte le religioni, la Massoneria si sente inconciliabile col cristianesimo, perché, a suo parere, questo «negò il valore della ragione e dell’individuo e quindi dovette svolgere unopera di distruzione; la Massoneria, al contrario, negò a chiunque il diritto di soffocare l’uno e l’altro, difese il valore dell’intelletto umano e ne appoggiò la sua evoluzione e la sua affermazione nel dominio della natura; proclamò il diritto di vivere secondo le leggi morali immutabili della natura stessa, contro un’ipocrita etica negatrice dei valori morali universali» 41. Si disilluda, quindi, chi ammette ancora il Magistero della Chiesa, i dogmi, la rivelazione divina, la naturale limitatezza dell’intelletto umano: «Svanita l’ingenua fede che alla maggior parte di noi venne inculcata nei teneri anni dell’infanzia; affermatasi nell’età matura l’esigenza imperativa di sottoporre i più ardui problemi della vita, i più reconditi misteri del mondo all’indagine e al vaglio del libero esame, il muratore divenuto veramente affrancato da ogni giogo, deve muovere alla ricerca di una nuova luce che gli derivi dal felice connubio della ragione e delle nozioni scientifiche naturali» 42.

 

Non altro inculcano pure le vantate parentele ideologiche tra la Massoneria e altre correnti di pensiero notoriamente anticattoliche, perché impregnate di spirito naturalistico, di razionalismo, di fede cieca nella ragione, ritenuta capace non solo di toccare, con le sue sole forze, le soglie del divino, ma di entrare in intima comunione con esso. Per il suo contenuto iniziatico, la Massoneria si sente, anzitutto, continuatrice dell’antico e del moderno gnosticismo 43, non inteso nel significato ristretto con cui si designa la sètta religiosa aberrante dal ceppo del cattolicesimo, ma in quello più vero e proprio di «”Gnosis“, Conoscenza» 44, che sarebbe prezioso «appannaggio degli iniziati» e «si oppone alla pistis, credenza» o fede, la quale resta, invece, «destino dei semplici fedeli» 45. «La sola Massoneria possiede la vera religione: lo gnosticismo», attraverso il quale lo spirito umano penetrerà i misteri dell’iniziazione, «in virtù di meditazioni personali non vincolate da dogmi» 46. Più insistenti sono i richiami all’Umanesimo rinascimentale 47, considerato unicamente sotto quell’aspetto che essi stimano «più evoluto», perché imbevuto di naturalismo e perciò «nemico mortale» del cristianesimo 48, anche in quanto è erede di tutti gli antichi fermenti autonomistici della ragione umana in opposizione alla fede, precursore di tanti moti di ribellione alla Chiesa e interprete di essi nel mondo moderno 49. Un intero volume è dedicato a dimostrare che la Massoneria vi affonda talmente le radici da formare un «tutt’uno, caratterizzando l’Umanesimo le idee fondamentali della Massoneria», alla quale continuano a far capo i rappresentanti del moderno naturalismo 50. Un terzo legame di parentela la Massoneria lo ritrova nell’Illuminismo e nelrazionalismo del sec. XVIII, che essa «sviluppa e potenzia» quale «scintilla di una nuova fede, di un nuovo culto […] che affrancò per la prima volta[…] l’idea che gli uomini, liberati moralmente dal passato, sciolti cioè dalla soggezione e dall’autoritarismo religioso, avrebbero trovato nel sapere le basi di una nuova autorità capace di governarli» 51. Si comprende, ora, con quale armamentario dottrinale la Massoneria si vanti di essere sempre in prima linea per rintuzzare ogni attentato «all’indipendenza della ragione» e correre «contro tutti i preti di tutte le idolatrie […], dovunque la ragione ha lottato contro la superstizione» 52. E comprendiamo pure il movente per cui esalta incessantemente, come «degni di ammirazione e di gratitudine», quei campioni dell’insofferenza alla Chiesa, dell’eresia, del libero pensiero anticattolico, dell’anticlericalismo antico e moderno: Lorenzo Valla (1405-1457), Erasmo da Rotterdam (1466-1536), Miguel de Molinos (1628-1696), Arnaldo da Brescia (1090-1155), Martin Lutero(1483-1546), Jan Huss (1371-1415), Voltaire (1694-1778), Cagliostro (1743-1795), «martire della Massoneria», Le Roy, Buonaiuti, Giuseppe Garibaldi (1807-1882), Giuseppe Mazzini (1805-1872), Giovanni Bovio (1837-1903)… 53. Speciale predilezione si mostra per Giordano Bruno(1548-1600), «assetato insaziabile del divino, panteista mistico in furore del bello e del buono, veggente inebriato di Dio […] grande martire del dogma e della scienza», venuto «a contrapporre la verità a tutte le fedi», e che «la Chiesa traviata di Roma, ormai irriducibile nemica di ogni luce e di ogni lume spirituale, immolò sul rogo» 54.

 

L’ammirazione sconfinata per la potenza della ragione trova riscontro in un vero culto della libertà, esaltata come «il primo degli ideali massonici»,«essenza stessa della Massoneria, dono divino […] intangibile e sacrosanto […], raggio così luminoso che nessun potere ha il diritto di spegnere o di offuscare», e la cui difesa impegna tutti e ciascuno 55. Ciò porta ad escludere perfino la possibilità di un’autorità divina, o tale che ci parli in nome di Dio, e a cui l’uomo ragionevolmente ubbidisca. Ammettendo il principio che «la libertà è costituita dalla pienezza della ragione» assolutamente autonoma 56, ne segue che essa non solo «non ha bisogno di alcuna costrizione esterna», ma non può neanche ammetterla 57. Agire liberamente, allora, significherà: ubbidire solo alla propria ragione 58; e l’adepto, reso consapevole del suo «diritto indiscutibile alla libertà di coscienza e di pensiero», è in grado di conquistare uno «stato permanente di vera e assoluta libertà» 59. Libertà di pensiero, anzitutto, immutata eredità dell’insegnamento massonico, che comprende «libertà dello spirito, del giudizio, della critica; indagine razionale senza limiti, che autogiustifica i proprî principî» e che nel campo religioso si enuncia come «libertà di tutti i culti e di tutte le fedi, e si risolve in quella di pensare e di credere secondo la propria ragione e la propria coscienza», già «libera da dogmi scientifici e religiosi» 60. Né si ammette che un’autorità superiore assista lo studioso per preservarlo da possibili errori e deviazioni, specialmente nel campo della fede: «Nessuna larvata o esplicita coartazione si eserciti dalle confessioni (intendi religioni) sull’intelletto, sul lavoro e sulla coscienza dell’uomo di scienza […]. L’uomo di sapere […] deve incitare i suoi simili alla critica che li salvi dalla pressione esercitata dai miti […] religiosi», attendendo «le proprie conquiste dall’indagine spregiudicata e sciolta da ogni vincolo di postulato e di dogma» 61. E se la Chiesa esorterà di fatto gli studiosi a non perdere di vista le verità indiscutibili della fede nel corso delle loro indagini e nella formulazione di nuove ipotesi 62, vedremo che anche i sedicenti filocattolici non esitano a definire il solenne atto di Magistero «un capolavoro della sofistica classica che caratterizza la Chiesa romana», tale da costituire un nuovo «pericolo enorme […] per le forze religiose del mondo» 63. «Assoluta libertà di coscienza» 64: libertà morale, cioè, di aderire a qualsiasi religione o a nessuna di esse. Frutto, questo, del razionalismo e del relativismo professato: «La libertà di coscienza non è soltanto un diritto naturale risultante dal libero arbitrio, ma è pure una conseguenza logica e necessaria dell’impotenza che abbiamo di rappresentarci l’Assoluto, tranne che con simboli inadeguati e perfettibili» 65. In queste parole appare non solo confusione tra libertà fisica (diritto alla non costrizione della coscienza) e libertà morale (quasi che fosse indifferente aderire o respingere la verità), ma anche l’esplicita esclusione di ogni altro criterio di verità (rivelazione e Magistero della Chiesa), atto a confortare la debolezza del nostro intelletto nei suoi contatti col divino. Spingere, quindi, l’uomo «verso l’emancipazione delle coscienze da ogni giogo morale; verso la libertà del pensiero e delle credenze religiose»; costituirlo «non schiavo dei dogmi, non pauroso dell’al di là, ma sicuro del proprio destino e pronto a compiere il proprio dovere»; svincolarne «l’intelligenza e la libertà uccisa dall’ignoranza, dalla superstizione e dal dispotismo»: ecco le mète luminose della sètta 66. C’è un avversario, contro le «continue aggressioni», davanti al quale bisogna «rimanere fermi e impavidi, non inerti»: è il cristianesimo, «il più feroce nemico di questunico tesoro di cui è dotato luomo», la libertà della ragione 67. Si tenga perciò avvertito il massone che, all’interno della sètta, deve riconoscere «il dovere come una necessità assoluta, dinanzi alla quale ogni libertà scompare, ogni debolezza è colpa (avendo) giurato fedeltà al dovere, qualunque esso sia» 68. Se poi si tratta di un cattolico, rispetti pure la sua Chiesa, ma «senza che ciò debba implicare l’asservimento spirituale e la persecuzione (cioè il ripudio) del libero pensiero», perché «porre al di sopra del libero arbitrio le imposizioni della Chiesa» sarebbe esporsi al pericolo di «dichiararsi pronto ai peggiori tradimenti, quando Roma comandasse lo spergiuro», cioè la inadempienza di un comando contrario alla coscienza cattolica 69. Ma non ci si illuda, giova ripeterlo, di essere un buon mas-sone fin quando si aderisce alla fede, poiché «non esiste libertà di pensiero per chi sia disposto ad accettare i vincoli di ossequio ad affermazioni di principî dogmatici, che tendono a sottrarre al controllo più ampio della ragione umana, nonché all’indagine scientifica, i personali convincimenti» 70. Non è difficile scorgere in queste posizioni la profonda impronta di quello spirito che sottopone religione e morale al libero esame, rigettando, in pratica, non solo la divina autorità della Chiesa, ma la stessa rivelazione 71: «La fede massonica – è detto – è basata sulla Ragione: noi crediamo perché vediamo, perché udiamo, perché comprendiamo […]. La Natura rivela alla ragione tutto ciò che si deve credere e sperare» 72. Come si può restare volontariamente in questa atmosfera avvelenata, e professare quei principî, i quali, ignorando l’equilibrata soluzione della dottrina cattolica 73, incoraggiano ragione e libertà a sfrenata indipendenza, come se al disopra di loro Dio non esistesse e non avesse parlato, manifestandoci la sua volontà? Ancora una volta, quindi, bisogna ribadire l’impossibilità di un ibrido connubio.