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Intervista a Paola Bonzi

(Gianluca Martone) L’associazione culturale “Lerici Domani” ha intervistato Paola Bonzi. Viviamo in una società in cui la pratica dell’aborto è divenuta una macabra consuetudine. Infatti, dalla sua legalizzazione, avvenuta con la nefasta legge n.194/78, in Italia sono stati uccisi milioni di bambini: una vera e propria carneficina. Mentre paradossalmente dilaga la sensibilità verso il mondo animale, decresce il senso dell’unico vero bene da difendere e tutelare a ogni costo: la vita umana fin dal suo concepimento. Se non ci svegliamo dal torpore, dall’apatia e dall’indifferenza in cui questa cultura dilagante della morte ci ha trascinati con i suoi veleni mortali, saremo destinati a rinunciare al nostro futuro. L’associazione culturale Lerici Domani ha avuto il grande onore e piacere di intervistare Paola Bonzi, fondatore e presidente del Centro di aiuto alla vita (Cav) presso la clinica Mangiagalli di Milano dove da oltre trent’anni instancabilmente a titolo di volontariato spende la sua vita per ascoltare e aiutare ledonne in stato di gravidanza con il problema della scelta. Un curriculum di studi eccellente il suo; al diploma magistrale segue un’ampia formazione: una specializzazione per l’insegnamento a bambini con ritardo mentale, quattro anni d’istituto superiore di scienze religiose, il corso triennale per consulente famigliare e l’iscrizione al relativo albo, la scuola di psicoterapia a Milano. Grazie al suo inarrestabile impegno e professionalità, attualmente quasi 20.000 bambini ed altrettante mamme felici sono la testimonianza che l’unica scelta per cui lottare è la vita. Per queste grandi vittorie le è stato attribuito il prestigioso Ambrogino d’oro, il premio che viene assegnato ai milanesi che si sono distinti in vari campi. Nel corso dell’intervista, la dott.ssa Bonzi ha affermato che il motivo principale che spinge le donne che si rivolgono a lei per abortire è quello economico, posto che assolutamente in tutte vi è un problema di fondo che è un problema psicologico perché la donna ha una certa ambivalenza, che non è un difetto; in certi momenti per lei è facile rifiutare questo bambino, in altri è altrettanto facile pensare di disfarsene. Quindi va aiutata a concentrarsi su di sé, a cercare di prendere in mano se stessa, le proprie risorse. L’aborto provoca grandissimi danni. Il problema è che la donna prima di abortire non lo sa, per cui anche quando le viene detto spesso risponde: “A me non succederà”.Quindi l’ultima scelta spetta alla donna. In merito alle affermazioni del giornalista Robero Saviano, che ha sostenuto con vigore nei giorni scorsi il “diritto inviolabile della donna ad abortire”,ostacolato in Italia dai numerosi medici obiettori,  Paola Bonzi ha affermato:” Le statistiche non danno ragione a Saviano, che è male informato. Per come sono distribuiti medici obiettori, la possibilità di abortire è garantita a tutte le donne. Quindi non è così. Il problema è che queste donne non vengono aiutate a pensare, a riflettere su ciò che stanno facendo, a prenderne coscienza, e quindi credono che questo intervento sia paragonabile al togliere una cisti o un dente”. Paola Bonzi ha anche indicato nel corso dell’intervista un metodo significativo su come consigliare ad una donna di non abortire:” La parola “convincere” non mi appartiene molto perché è la donna che deve decidere consapevolmente, non perché qualcuno dal di fuori la convince. Però a volte dico a una donna che piange: “Ascolta le tue lacrime, perché piangi? Se sei così bella, convinta di andare a fare questa cosa che è secondo te la cosa migliore per la situazione in cui ti trovi perché piangi?” Questa domanda fa riflettere. “Ascolta le tue lacrime: non uscirebbero se tu non fossi tormentata”. Dopodiché se la donna dice: “Io non ho da mangiare”, dobbiamo aiutarla affinché possa mangiare o pagare l’affitto. Noi abbiamo un bilancio con una voce di spesa di un milione e mezzo; quindi: le parole non sono sufficienti, ci vogliono i fatti. Io credo nella cultura dei fatti. Noi proponiamo degli aiuti molto concreti che si traducono in: pagare l’affitto, aiutare a mettere in tavola i pasti, forniamo le cose per i bambini. Stiamo con loro per 18 mesi, con colloqui di tipo psicologico e psicopedagogico perché imparino come si sta con un bambino, e tante altre cose; e poi anche parlare non serve tanto, perché parliamo tutti: forse è meglio ascoltare perché la donna ha bisogno di essere ascoltata”.