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Colinde natalizie tra le attività extrascolastiche romene

(Giuseppe Pace, prof. in Romania dal 2004 al 2008). Il Natale è alle porte ed è questo il periodo in cui chi è lontano da casa per scelta o per esigenza, sente più la nostalgia dei propri cari lontani, per i ricordi dell’ infanzia, per tutte quelle tradizioni e usanze che fanno di questa festa un evento unico e ricco di significati. Ogni anno il Natale fa rivivere la magica infanzia di noi tutti, i colori, i suoni, i sapori e le emozioni delle tradizioni. Ovunque ci troviamo nel mondo, plasmato dal cattolicesimo, il Natale porta con sé il calore della casa e della famiglia, il sapore e il profumo delle cose buone e genuine, il suono dei canti natalizi che diffondono il desiderio di sentirsi riconciliati con se stessi e con il prossimo. Il Natale riporta quindi alla memoria l’antica festa dell’inverno e le tradizioni, con il desiderio di riviverle e farle vivere. Tradizioni intimamente legate ai ricordi della nostra infanzia, che si rinnovano e si arricchiscono ogni anno, tutto concorre a rendere il Natale un momento unico. “Colinde, colinde, è tempo dei canti natalizi… Programma di Natale”. In Romania tra le varie attività extracurriculari che si svolgevano in prossimità delle feste natalizie, nel liceo straniero “Transilvania” di Deva-Hunedoara, vi erano i canti natalizi connessi agli addobbi casalinghi e gastronomici di vari stati (italiano, francese, inglese e romeno). Nel 2004-2008 partecipai a queste festose ricorrenze, non solo a scuola. Tutta la Romania, e la Transilvania in particolare, avvertiva, più dell’Italia, il clima sociale e culturale dell’antica festa della fredda stagione invernale, precedente la Cristianità. Già la canzone di Natale è riferita all’”Abete bello”(“Brad frumos”), trasformato in albero religioso dalla cultura cattolico-ortodossa. In Romania il Natale è molto sentito in famiglia e per le strade. Le colinde poi sono un misto di tradizione e di mitologia, che affonda negli angoli più reconditi del passato tra il reale ed il fantastico. Anche la Pasqua è sentita più che da noi in Europa dell’ovest. Nel 2006 ebbi ospite a Pasqua ortodossa romena, il Dr. in Medicina Veterinaria, Mario Zaccaria, di Padova, che visitò anche la famiglia di Eugenio Di Gaspero, d’origine veneta migrata in Romania più di mezzo secolo fa. Il dr. M. Zaccaria avvertì, più di me, le differenze del vestire e del porsi dei romeni di fronte all’evento religioso pasquale. Forse vedeva cose del Veneto prima degli anni Cinquanta. Là, venne a ricercare anche le razze animali di “Vacca burlina” e “Gallina padovana”, che trovò poco lontano da Deva, in Transilvania occidentale. Il Natale cristiano ha assorbito la precedente festa dell’inverno, che in Romania, per il rigore del freddo, durava di più ed era più attesa, come, in parte, è attesa ancora attualmente con canti, danze e feste familiari e sociali dentro come fuori delle scuole. Analizzando l’attività extracurricolare nell’anno scolastico 2007-2008 del Colegiul Tehnic ”Transilvania” di Deva, mi viene di pensare che là le scuole hanno più attività extracurricolari di qua, in Italia. Là, v’è una serie di attività a scuola, nel territorio regionale e nazionale attraverso il coinvolgimento diretto di successo del team di gestione di un gran numero di docenti e studenti e personale amministrativo della Scuola. Si elencano le settimane di attività extrascolastiche del C. T.Transilvania di Deva. Giornata europea delle lingue; “Open Gates at IPJ Hunedoara”; Palla delle pulci; Palla d’autunno; Cosmic Space Week – County Symposium; Settimana della sicurezza stradale; Campagna informativa “L’alcol non ti rende grande”; Global Education Week – “Interculturality and Spirituality”; Lingvist Cangar Contest lb. Francese / inglese; Celebrazione del National Day della Romania; Progetto nazionale “Soul for the Soul”; Partnership “Insieme per la vita!” “Healthy Mind in Healthy Body” – campionato di calcio; “Concorsi sul pendio” – località Straja; Azione per prevenire e combattere la violenza; “Carols, carols, è il tempo dei canti natalizi …” – Programma di Natale; “Eminescu – Semplicemente”; “Sotto il segno di Eminescu”; “Trovare una soluzione” – azioni per prevenire l’assenteismo scolastico; San Valentino vs Dragobete; Mărţişor – esercizi multicolori; La settimana francofona; Accendiamo insieme la luce della Risurrezione; Partnership “Insieme per la vita”; Concorso di TehnoART County Noi e l’Europa; Concorso di goniometria radio; Festival “Cherry Flower” Teliuc; Scuola della contea del concorso “Scuola dopo scuola”; Rapporti e comunicazioni di sessione; Buon compleanno, cari bambini! Resta comunque da essere anche realisti nel non esagerare nel vedere tutto meglio là che qua sia a scuola che fuori. Per la scuola la Romania come l’Italia soffre di uno statalismo gestionale eccessivo: tutto è piramidale dal Ministero dell’Educazione. Poche sono le scuole non statali o libere ad eccezione per le molte università private come quella di Deva il cui rettore era un Geologo, Sigismund Duma, che ho conosciuto direttamente. Resta comunque da essere anche realisti nel non esagerare nel vedere tutto meglio là che qua sia a scuola che fuori. Per la scuola la Romania come l’Italia soffre di uno statalismo gestionale eccessivo: tutto è piramidale dal Ministero dell’Educazione. Poche sono le scuole non statali o libere ad eccezione per le molte università private come quella di Deva il cui rettore era un Geologo, Sigismund Duma, che ho conosciuto direttamente. Le scuole statali non sempre gratificano i docenti e rendono il servizio migliore agli studenti, troppa è la burocrazia e l’anonimato e non poco è il personale che finge di fare, ma si considera solo impiegato sottopagato e pertanto da non dare il massimo. In Romania, come in Italia, bisogna ridurre la burocrazia, lo statalismo mastodontico del sistema scolastico e ridare spazio alle esigenze culturali dei genitori e soprattutto dare agli studenti il massimo di aggiornamento culturale disciplinare. Il controllo deve essere trovato nell’utenza diretta e dei genitori copiando parte del modello anglosassone di scuola libera con comitato genitori che assume e licenzia il direttivo proveniente dal mondo culturale e non necessariamente statale. In Italia tutti i docenti sono uguali, senza distinzione di chi è più o meno capace ad insegnare bene. In Romania esistono vari gradi di docenza, ma il sistema di promozione non è dei migliori e il sistema direttivo e ispettivo non è sempre imparziale, anzi non sono pochi i casi di nepotismo e corruzione. In Italia poi si è giunti a una classe di docenti che giunge già anziana a scuola per l’iter lungo di precariato e per i pochi concorsi liberi. Le attività extrascolastiche romene sono maggiori che da noi, come la settimana delle lezioni aperte alle altre scuole, genitori ed estranei. Bisognerebbe copiarla per far vedere, almeno per una settimana, il funzionamento, sicuramente eccellente, della scuola. Le feste natalizie romene sono ogni anno motivo di grande divertimento, ma anche una serie di eventi pittoreschi folkloristici carichi di valori e significati profondi per il rapporto dell’uomo con la natura e con il mondo circostante. Un momento ricco di costumi tradizionali, diversi da una zona all’altra e di abitudini antiche, ereditate da tempi lontani e praticate ancora oggi, alle quali partecipa l’intera comunità e soprattutto i bambini. A Natale si concentra un numero maggiore di riti e usanze: il via è dato dalla festa di San Nicola (i bambini lustrano le scarpe che vengono riempite da San Nicola di caramelle) la macellazione del maiale, poi gli auguri fatti con l’aratro, andando di casa in casa con diverse forme di ‘Tanti Auguri, schioccando le fruste e facendo un lungo augurio che parla della successione dei lavori agricoli, l’albero natalizio, lo scambio di doni portati da Babbo Natale, la notte del 24 dicembre o al mattino del giorno di Natale. Durante la notte, al corteo di chi augura si affiancano ragazzi mascherati, vestiti in costumi molto fantasiosi, raffiguranti le più bizzarre creature mitologiche. Essi percorrono i villaggi alla vigilia di Capodanno e nel primo giorno del Novello Anno, in una specie di rievocazione delle vecchie feste legate al culto della fertilità. In Romania è tradizione, nei giorni che precedono il Natale, insegnare ai bambini alcuni canti natalizi. La sera de 24 dicembre, la vigilia di Natale, i bambini vanno a “colindare”: salgono su un carro con le ruote in legno trainato da cavalli e, passando di casa in casa, cantano le melodie natalizie. La gente esce dalle case, attirata dai loro canti, e dà loro in cambio dolci, soldi e frutta secca. Inoltre è usanza credere che gli animali, la notte di Natale, parlino tra loro; per questo in alcune zone le persone si travestono con maschere rappresentanti orsi, lupi e pecore al fine di riuscire ad avvicinarsi ai veri animali e ascoltare la loro conversazione. Molte tradizioni natalizie sono infine legate alla musica – canti natalizi (colinde), a particolari piante (l’abete, il vischio, la stella di Natale) e pietanze, sia dolci (panettone, pandoro – cozonac) che salati (sarmale – involtini di carne e verza), spesso con forte variabilità da regione a regione. Per le famiglie di tutto il mondo il Natale e’ l’occasione per riunirsi, mangiare e scambiarsi regali in segno di reciproco affetto. Non fa eccezione la famiglia romena il cui culto per la buona tavola durante questa festa si manifesta in tutta la sua grandezza, in una maratona mangereccia che ci vede impegnati ad assaporare ogni tipo di pietanza, dal dolce al salato, dal pesce alla carne, il tutto ovviamente in porzioni piu’ che abbondanti. La sera della Vigilia, è tutto un fermento, si aspetta con ansia di assaggiare il cozonac , il dolce tipico delle feste, che ha la forma di un plumcake , morbido e alto, con dentro le noci e dei canditi particolari grandi , quadrati , alcuni anche al sapore di rosa.. e poi il vino cotto con le spezie ed i chiodi di garofano! I menu’ sono svariati, con ricette tramandate e/o tipiche della regione di provenienza, a rivisitazioni o nuove ‘tendenze’, influenzate da ingredienti tipici di altre parti del mondo. Il maiale è, suo malgrado, il grande protagonista del cenone natalizio: in molte zone della Romania la tradizione vuole che l’animale sia amazzato davanti a tutta la famiglia in un’atmosfera di grande festa. I bambini sono invitati a salire sul maiale perché si crede che in tal modo cresceranno grandi e sani. In un cenone rumeno non possono mancare la țuica (una grappa fortissima bevuta per aprire l’appetito) sarmale (involtini di carne macinata avvolti in foglie di verza o viti), piftie (gelatina all’aglio contente piedi, orecchie e testa del maiale), șoric (pelle di maiale lavata e salata), toba (un enorme salsiccia contente le interiora del suino che viene condita con un po’ di senape), gratar de porc (arrosto di maiale) e per concludere il cozonac, una sorta di panettone. Una colindă o colind è un canto cerimoniale natalizio romeno, caratterizzato da elementi rituali, di solito eseguita durante le feste invernali e trasmessa oralmente da una generazione all’altra. La parola colindă, colind deriva dal latino calendae. I romeni, pur lontani dalla casa natale, ovunque si trovino, festeggiano il Natale quanto più possibile simile a quello che i loro parenti e amici festeggiano in Romania. Trascorrere il Natale in una famiglia rumena è un’esperienza indimenticabile che ti riconcilia con un periodo che spesso sembra aver perso il suo originario significato. In molte zone della Romania, la settimana durante la quale si ricorda la nascita di Gesù Cristo conserva un’aura di sacralità e magia che rende impossibile non “sentire il Natale”. Esistono, di certo, tanti punti di contatto tra il modo di festeggiare in Italia e Romania ma anche la tradizioni dell’albero e di Babbo Natale sembrano essere vissute in modo diverso e forse più autentico. Se in altri paesi lo spirito natalizio significa essere buoni, fare regali e sorprese per tutti, per i romeni, il Natale è la festa dei regali dell’anima, che vuol dire avvicinarsi al prossimo. La vigilia di Natale si passa accanto alle persone care, ma anche agli amici. Il Natale è un evento innanzitutto familiare in Romania, come in Italia del Sud soprattutto poiché sono più forti le tradizioni: durante questo periodo molti approfittano per riunirsi con i parenti che si riesce a vedere solo una o due volta l’anno. In effetti, a causa della massiva emigrazione all’estero, i romeni vivono il Natale come un vero e proprio ritorno alle loro radici e la sera di Natale sussurrano tutti quanti, dal bambino all’adulto all’anziano, come una preghiera, le parole quasi magiche e incantate nel tempo, come magica è la fanciullezza di noi tutti.