Crea sito

Roma.L’amministrazione Cinque Stelle fa rimuovere il Manifesto a favore della vita, contro l’aborto

(Gianluca MARTONE)In questi ultimi giorni, è accaduto un episodio vergognoso a Roma, L’amministrazione comunale del sindaco Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle ( ecco il volto abortista, nichilista e massonico di questo partito) ha fatto rimuovere un manifesto gigante dell’associazione Onlus ProVita contro l’aborto nel quarentisimo anno della nefasta legge 194. Il giornalista Marco Tosatti ha cosi analizzato questa vicenda:” Mercoledì prossimo, al Senato, nella sala Nassirya, ci sarà una conferenza stampa per difendere il diritto alla libertà di espressione e di opinione, anche quando si parla di aborto. Lo ha annunciato oggi il senatore Simone Pillon, dopo le polemiche suscitate dall’affissione di una manifesto gigante che mostra un bambino in gestazione all’undicesima settimana di vita.Il manifesto era esposto a Roma sulla frequentatissima via Gregorio VII da Pro Vita Onlus, che parteciperà alla conferenza stampa di mercoledì prossimo. Il manifesto nel frattempo è stato rimosso, come annuncia l’Associazione Vita di Donna Onlus. Dopo che alcune esponenti locali del PD avevano protestato, e che la senatrice Monica Cirinnà aveva lanciato su Twitter l’hastag #rimozionesubito mentre sulla pagina Fb aveva pubblicato il seguente post: “Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne”.A cui aveva risposto Maria Rachele Ruiu: “Vergognoso che in parlamento si permettano espressioni/azioni contro una legge dello Stato [40/2004] e contro il diritto di ogni bambino di non essere venduto/ceduto come un oggetto. Oppure decide lei quali leggi si possono contestare e quali no?”.

La Cirinnà è favorevole alla pratica dell’utero in affitto, condannata dalla UE oltre che dalla legge italiana, e giudicata una forma di schiavismo mascherato. La rimozione è stata compiuta dal Comune di Roma, guidato dall’esponente del M5S Virginia Raggi, che però aveva dato tutte le autorizzazioni necessarie all’affissione. Non si capisce quindi in base a che cosa è stata presa la decisione di rimuoverlo. Una decisione che va sicuramente contro la libertà di espressione e di opinione, e che certamente non testimonia a favore della democraticità e del rispetto della Costituzione da parte del Movimento, che si sta rivelando sempre di più come una forma di metamorfosi della sinistra piadina. In una conversazione con gli esponenti di ProVita, abbiamo ricavato i seguenti elementi: – la rimozione del manifesto è una inaccettabile violazione della libertà di espressione del pensiero da parte del Comune di Roma (non è la prima del resto…). – Il Comune avrebbe ordinato la rimozione del maxi manifesto perché sarebbe (apparentemente) “una violazione dei diritti civili”. – dico “apparentemente” perché ProVita non ha ricevuto alcuna comunicazione dal Comune di Roma. Fino a ieri sera c’era stata solo una comunicazione telefonica da parte del Comune alla società che gestisce lo spazio dell’affissione. La società solo oggi avrebbe ricevuto una comunicazione scritta in cui ribadisce l’ordine di rimozione indicando che sarebbero stati violati “l’art.12-bis comma 2 della D.C.C. nr. 50 del 2014 che definisce i criteri applicati alle autorizzazioni pubblicitarie. La creatività esposta lede la Legge 22 maggio 1978, n. 194 in violazione dei diritti civili.”
– Pertanto la società che ha in gestione lo spazio ha rimosso il manifesto temendo sanzioni e possibile revoca della concessione. – Apprendiamo così che secondo il Comune (sempre “apparentemente”), esprimere delle verità scientifiche o lapalissiane (come quelle sul manifesto) è contro la legge sull’aborto, e merita la censura, anche se ciò significa calpestare diritti costituzionalmente garantiti come la libertà di espressione.
– La questione non finisce qui: faremo ricorso amministrativo contro l’ordine ingiusto del Comune e la campagna di ProVita per la difesa dei bambini nel grembo e della salute delle mamme, contro l’aborto, si intensificherà, in particolare nel mese di maggio …. anzi, il bambino di 11 settimane tornerà. “Circa le polemiche per il manifesto contro l’aborto affisso a Roma dall’associazione PRO VITA, il senatore Simone Pillon, tra i fondatori del Family Day, si appella alla libertà di manifestazione delle idee, e ricorda che l’associazione pro life aveva chiesto e ottenuto dal comune di Roma tutti i permessi per l’affissione del manifesto. “Forse gli esponenti del Partito democratico dimenticano le regole della democrazia quando qualcuno esprime idee diverse dalle loro” osserva Pillon. Nel merito della polemica, “Vorrei ricordare alla gentile senatrice Cirinnà che a meno che lei non sia un’aliena, anche lei è stata embrione, e che se sua madre avesse proceduto ad aborto, lei oggi semplicemente non ci sarebbe. Quindi ci pensi bene quando parla di diritto delle donne e di rimozione dei manifesti PRO VITA” afferma il senatore della LEGA; “Esiste infatti il primario diritto dei figli a venire al mondo. E normalmente dovrebbe esser data preminenza al diritto dei bambini rispetto a quello degli adulti”. “Per queste ragioni mercoledì 11 aprile alle ore 11 alla sala Nassirya del Senato terremo una conferenza stampa congiunta con gli amici di PRO VITA per rilanciare il diritto dei minori a venire al mondo e il diritto di tutti noi attivisti pro life a manifestare liberamente il nostro pensiero” conclude il sen. Pillon”.Anche il Giornale di Sallusti si è soffermato su questa squallida vicenda:” Vincono le donne e Monica Cirinnà: il maxi manifesto anti aborto piazzato nei giorni scorsi in via Gregorio VII a Roma dalla onlus ProVita è stato rimosso.
“Abbiamo vinto, tutte e tutti”, esulta la lista civica comunale Aurelio in Comune su Facebook, “Non possiamo non sottolineare come l’ampio ed unitario fronte che ha visto coinvolti – senza veti e steccati – associazioni, movimenti, forze politiche ed esponenti delle istituzioni capitoline e regionali, abbia permesso un’importante vittoria contro chi vuole mettere in discussione il diritto di scelta delle donne. Grazie!”. Contro il manifesto – piazzato in occasione del 40esimo anniversario della legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza che ricorre il prossimo 22 maggio – si era sollevato un vero e proprio polverone. Soprattutto dalle femministe del Pd capeggiate da Monica Cirinnà, “mamma” della legge sulle unioni civili: “È vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne”, aveva scritto ieri sulla sua pagina Facebook la parlamentare”. In un comunicato stampa, il Presidente di Pro Vita Antonio Brandi ha cosi commentato la vicenda:” La“cultura della morte”si è ormai trasformata in una“dittatura della morte” e lacensuraal nostro maxi manifesto ne è l’ennesima riprova. “Larimozionedelmanifestoè un’inaccettabileviolazione della libertà di espressione da parte del Comune di Roma,libertà di espressione che è costituzionalmente garantita. In quel manifesto non vi era nulla di insolente o aggressivo, ma il Campidoglio avrebbe ordinato la rimozione apparentemente perché sarebbe una violazione dei diritti civili“. Così all’AdnkronosToni Brandi, presidente di ProVita Onlus, in merito alla rimozione del maxi manifesto di via Gregorio VII. “Dico apparentemente perchéPro Vita non ha ricevuto alcuna comunicazioneda parte del Comune– spiega –così come fino a ieri sera nessuna comunicazione era pervenuta alla società che gestisce lo spazio dove è stato affisso il manifesto. La stessa società, che oggi avrebbe ricevuto unacomunicazione in cui il Campidoglio ribadisce l’ordine di rimozione perché sono stati violati i diritti civili, ha avuto paura, come in uno Stato nazista o nazisovietico, e ha rimosso il manifesto, già pagato e regolare“. “Qualcuno ha parlato di noi come oltranzisti cattolici– prosegue –qui non c’entra niente la religione, si tratta di buon senso,perché un bambino è un essere umano. La questione non finisce qui– assicura Brandi –Il bambino di 11 settimane, a costo di vendermi la casa, tornerà dovunque e faremo tante altre azioni, nel nome della ragione e del buon senso. Non molleremo. In un Paese dove vi è il consenso informato, la privacy e l’autodeterminazione, le donne non sono informate sui rischi alla salute fisica e psichica che comporta l’aborto. Per questo mercoledì 11 aprile alle ore 11,00 alla Sala Nassirya del Senato terremo unaconferenza stampa sulla salute delle donne, affinché vengano informate dei rischi alla salute che comporta l’aborto. Tutte le donne socialiste e femministe oneste dovrebbero condurre questa battaglia“.Non è più solo una battaglia per la vita, è una battaglia per la libertà!
Ecco cosa diceva il grande Padre Pio da Pietrelcina sull’abomino dell’aborto:” Quella donna aveva un gran peso nell’anima. Un peso che aveva deciso di affidare alla Misericordia Divina attraverso il Sacramento della Confessione. Così, molto presto, come tutte le altre penitenti, si era messa in fila per potersi confessare col Padre. Padre Pio se ne stava lì per ore, senza dare mai segni di stanchezza. Spesse volte lo si sentiva alzar la voce verso i penitenti che non riuscivano a pentirsi, o verso quelli che nascondevano volutamente dei peccati al Padre: molti di questi tornavano per riconfessarsi, profondamente pentiti e scossi da quegli imperiosi rimbrotti del Padre. Decidevano di cambiare vita e d’ingrossare le fila dei tanti figli spirituali di Padre Pio. …Inginocchiatasi, confessò il suo peccato più grave: “Padre, ho abortito..”. Il Padre se ne stette in silenzio per un po’, quindi avvicinò le sue mani agli occhi della penitente. Quelle mani piagate e coperte dai mezzi guanti, quelle mani che profumavano di Cristo, cercavano ora di far comprendere alla donna quanto grande fosse il progetto di Dio su ogni vita umana, e le tristi conseguenze delle nostre scelte, compiute non assecondando il piano celeste e costringendo il Signore a modificare il suo meraviglioso progetto. “Chiudi gli occhi e dimmi cosa vedi”- le disse il Padre. Così la donna chiuse gli occhi ed in un attimo tutto scomparve: il Padre, il confessionale, le donne che attendevano… Tutto scomparve e la donna si trovò come catapultata in una piazza immensa, piena di persone festanti. Non sapeva cosa facesse in questa piazza, ma percepiva gioia nei volti delle persone che la circondavano, esultanza e fervore insieme. Ad un tratto, si trovò passare accanto la sedia gestatoria tipica dei Pontefici. Ella alzò lo sguardo e vide quell’uomo vestito di bianco, sorridente, che la guardava. Si sentì pervasa da una strana sensazione: era certamente il Papa, ma non un Papa di cui conoscesse il nome. Eppure ne percepiva un’insolita familiarità, come se conoscesse intimamente quell’uomo. Ad un tratto tutto scomparve, e la donna riaprì gli occhi. Il Padre le chiese: “Cos’hai visto?” E lei: “Padre, credo d’essermi trovata in San Pietro a Roma: accanto mi è passata la sedia gestatoria del Papa, portata in processione. Ho alzato gli occhi e visto quest’uomo, che non conoscevo, ma che mi è sembrato insolitamente familiare”. Il Padre si fece serio e disse: “Quell’uomo era tuo figlio. Su di lui il Signore aveva un grandissimo progetto e tu, con quella tua scelta, glielo hai impedito”. La donna si sentì raggelare dalle parole del Padre e si pentì di tutto cuore del suo gesto.