Crea sito

Per un’imprenditoria campana non piagnona, per rendere produttivi i musei periferici.

Giuseppe Pace (Perfezionato in Ingegneria del Territorio, Università di Padova). Non è la prima, né spero l’ultima volta che dalle colonne di questo media scrivo di Sud e di sviluppo possibile non piagnone. Carlo Maranelli e tanti altri hanno scritto di Questione Meridionale non piagnona, molti altri e sono più numerosi, di quella piagnona. La prima invita a rimboccarsi le maniche, l’altra, la seconda, polemizza contro il settentrione colonizzatore e fa più presa nel ceto piccolo borghese che aspira spesso allo politica politicante. La Campania è risaputo, appare a chi scrive, un gigante politico-vedi i Pentastellati attuali- e un nano economico. Basso è il reddito procapite del campano, che rasenta la metà di quello del lombardo o del veneto. Eppure la Campania ha tesori quasi incommensurabili da valorizzare e vendere solo gli interessi da far maturare come ad esempio i giacimenti turistici, paesaggistici e artistici. Perché non iniziare a farli fruttare? Perché c’è troppo statalismo nel pensiero dell’intellighenzia nostrana? Potrebbe essere. Mancherebbe lo spirito della libera iniziativa, che non sta solo a chiedere soldi per partire e continuare a viaggiare lungo un’assistenzialismo deleterio. Nelle cinque province campane oltre il 90% circa dei musei ed altri giacimenti culturali è sottostimato e sottoutlizzato. Le nomine di questo o di quel direttore spesso si fermano a schermaglie procedurali e a ricorsi conseguenti. Vedere l’esempio del Museo Civico “R. Marrocco” di Piedimonte Matese (CE). I castelli medievali da valorizzare abbondano nell’alto casertano, nel territorio beneventano, avellinese salernitano e periferico metropolitano partenopeo. Ma quando e quanto si inizierà una politica di sviluppo realistica, senza finanziamenti frenanti lo sviluppo? Il capitalismo, fino ad altra economia, è permesso, è lecito ed è, a mio avviso, auspicabile. Non ha importanza se un’alta percentuale di componenti dell’intellighenzia radicalschic la pensa diversamente, si ricrederà con l’età. Il 13 c.m. all’Università degli Studi “Giustino Fortunato” di Benevento si organizza, in collaborazione con Historica edizioni e Confindustria Benevento, la IV edizione della “Giornata della giovane imprenditoria del Sud Italia”, che si terrà presso la sede dell’Ateneo telematico in viale Raffaele Delcogliano. La giornata rappresenterebbe- uso il condizionale per prudenza dovuta sia all’età dei non facili entusiasmi sia per la mole di incontri e l’abbondante letteratura meridionalista esistente in merito- un’importante occasione per promuovere l’Italia che innova e che crede nel futuro raccontando le storie di startup e giovani imprese di successo con un focus particolare sull’imprenditoria del Sud Italia. Il programma della giornata prevede incontri, workshop, confronto con esperti, colloquio con i giovani imprenditori ed un laboratorio delle idee imprenditoriali. La Giornata della Giovane Imprenditoria si concluderà con una tavola rotonda. Per iscriversi ai workshop gratuiti (a numero chiuso con iscrizione obbligatoria via email [email protected]), guidati da giovani imprenditori di successo, prenotarsi uno spazio nel “laboratorio delle idee imprenditoriali” o per richiedere maggiori informazioni è possibile scrivere a [email protected] La forbice Nord-Sud divarica non poco ultimamente. Oltre mezzo secolo di sperimentazioni democratiche non sono bastate per ridurla, secondo molti l’hanno aumentata. Abbondano sia i dibattiti che la letteratura meridionalista, spesso inficiata dallo storico meridionalismo piagnone, che addebita agli altri, non meridionali, le colpe del mancato sviluppo del Mezzogiorno, dove, invece, poco si muove se non controllato bene dal potere criminale della malavita organizzata e dal non controllo del territorio per il secolarismo o l’indifferenza istituzionale. Perfino all’Università si discute dell’imprenditoria nuova del Sud. Ma è sempre imprenditoria da finanziare? Quando arriverà quella che si autofinanzia con il lecito profitto capitalistico? Chissà se il prossimo Governo saprà interpretare meglio le aspirazioni meridionali di ridurre la forbice con il settentrione più ricco? Di certo il Mezzogiorno avrebbe bisogno di un’imprenditoria museale reddituale. Ma come? Selezionando giovani capaci, magari usciti da scuole dove hanno svolto corsi da guide turistiche del proprio territorio. Ma non corsi preconfezionati ed istituzionali, quelli quasi spontanei che in settentrione si fanno in occasione delle giornate del FAI ad esempio. Discenti preparati dai docenti sulla storia, sulla geografia e sull’arte di questo o quel bene museale o paesaggistico del territorio provinciale. Bisogna partire da scuole pilota, dove il docente raccoglie dai visitatori il giudizio della qualità del servizio svolto e predispone una pagellina di merito, da conservare a scuola per le Agenzie turistiche, per il Comune, per la Camera di C.I.A.A. e per l’Associazione degli Industriali regionali. L’industria turistica e museale italiana è la più florida e sta producendo ricchezza in pochi musei centrali ed arcinoti. Quelli periferici funzionano male. Nell’anno 2014, oltre 10 milioni di visitatori in tre sole opere museali italiane: Colosseo a Roma, Pompei a sud di Napoli in Campania e Galleria degli Uffizi a Firenze. Ma quanti sono i musei che hanno chiuso il bilancio negativamente? Tantissimi. Questi sono soprattutto lungo l’asse appenninico e non sulle coste marine italiane dove c’è più gente e turisti balneari soprattutto. L’Italia è il Paese con più musei al mondo poiché ha un elevatissimo patrimonio di reperti d’arte, di storia, di artigianato, di scienza. I suoi musei però non sono all’altezza della funzione principale di diffondere la cultura a più visitatori o turisti. I loro orari rispondono più ad esigenze del personale impiegatizio che a necessità dei visitatori paganti. E’ tempo di cambiare nonostante che nel 2014 i visitatori hanno superato i 40milioni e gli introiti segnano più 7%. Colosseo al top delle visite. Il 2014 segna un vero e proprio boom di visite ai musei e ai luoghi di cultura gestiti dallo Stato. Secondo quanto riferisce il Ministero dei beni culturali e del turismo (Mibact) il 2014 ha registrato un +6,2% di visitatori rispetto al 2013 che corrisponde a 2.355.687 visitatori in più rispetto all’anno precedente. In tutto i turisti che hanno affollato i nostri musei sono stati, nell’anno appena trascorso, 40.287.939. Gli ingressi gratuiti, poi, hanno fatto segnare un più 5% rispetto al 2013 che equivale a 987.067 turisti in più. I visitatori entrati gratuitamente nei musei statali sono stati complessivamente 21.346.214. Sul fronte degli introiti il Mibact registra un incasso di 134.860.105 euro, ovvero il 7% in più rispetto al 2013. I dati sono stati forniti nel corso della conferenza stampa che il ministro dei Beni culturali e del Turismo, ha tenuto per presentare il Bando internazionale per i direttori dei 20 principali musei italiani. Il boom dei visitatori nei musei statali nel 2014 è coinciso con la rivoluzione tariffaria messa in atto con l’iniziativa la “domenica al museo”, grazie alla quale ogni prima domenica del mese i siti statali sono gratuiti. Un’iniziativa alla quale hanno già aderito Milano e Roma, che hanno aperto gratuitamente i propri musei cittadini. Altre importanti città hanno manifestato l’intenzione di farlo nei primi mesi del 2015 in via sperimentale. In termini di visitatori, i primi 30 luoghi statali della cultura pesano per circa la metà del totale. Stabili, nelle prime tre posizioni, il Colosseo con oltre 6 milioni di presenze, Pompei, con circa 2 milioni e mezzo di visitatori e gli Uffizi, poco sotto i 2 milioni. Da notare, poi, l’exploit del Museo di Palazzo Ducale a Mantova, che ha segnato un +26,3% di visitatori. Tra i maggiori incrementi, infine, da segnalare quelli del circuito museale di Arezzo, (+201,3%), quello del museo lapidario estense di Modena (+1.032%) e quello dell’Abbazia di Casamari, in provincia di Frosinone, che ha fatto segnare un +3,1%. L’Italia ha bisogno non di impiegare altro personale generico nei suoi musei, ma di giovani preparati e motivati, senza connivenze, senza conoscenze di padrini politici, ecc.. La meritocrazia del vinca il concorso chi è più preparato deve essere la regola, solo così chi presenta i reperti al visitatore promuove conoscenza, curiosità d’approfondimenti e lo fa appassionare di più e lo fa anche ritornare in compagnia di altri turisti paganti. La statalizzazione così com’è non funziona bene, né la privatizzazione senza regole è da indicare. Ai nuovi imprenditori la ricetta “magica”, basta solo non fare i piagnoni perché al settentrione dei piagnistei nostrani e meridionali non sanno più che farsene per poter continuare a collaborare e trainare imprenditoria produttiva utile a tutti.