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Nella curia meridionale la pedofilia non è stata debellata nonostante gli sforzi del papa tedesco.

(Giuseppe Pace). Piedimonte Matese. Da quando papa Benedetto XVI si è messo da parte, con stile tedesco da modesto, o “piccolo rifiuto” in antagonismo al più famoso papa meridionale, Celestino V, che fu del “grande rifiuto”, la pedofilia nella chiesa italiana non è stata combattuta con la stessa energia repulista. Questo papa francescano sembra che “affossi” con il tempo alcune indagini partite dall’avvocato, presidente di ”non abbiate paura”. E’ il caso della curia d’Isernia alla quale fanno capo anche i pastori dell’Alto Casertano come le parrocchie di Gallo Matese, Capriati al Volturno, Fontegreca e Ciorlano. A Letino, che fa capo da sempre alla Diocesi d’Alife, ad esempio, correva voce tra alcuni adolescenti della fine degli anni Settanta e inizio Ottanta di approcci pedofili del ministro di culto. Nessuno mai ha sposto denuncia né dopo per altre voci sui ministri di culto succedutesi. Certo, “piccola favilla gran fiamma asseconda”, scriveva il sommo poeta italiano, ma non è facile scalfire la verità nella pancia di alcuni non magri pastori e capi dei pastori non solo di anime della curia dell’Alto Casertano con vescovi ad Isernia e a Piedimonte Matese, dove le accuse di qualunque genere, civile e penale, pare che abbiano ancora più difficoltà a non essere insabbiate dal velo pietoso della santa madre chiesa, che però è anche uno Stato nello Stato repubblicano italiano. Nella diocesi alifana il potere civile e religioso, ma anche culturale di alcune associazioni locali, vanno troppo a braccetto ed il popolo e il singolo intellettuale lo sanno bene, ma non possono esporsi dal mucchio di perbenisti indigeni. Il tempo scorre tra disaffezione del popolo alla res pubblica e ai politici. Lo sapeva bene il Vescovo patavino Giuseppe de Lazzara che per decenni guidò la diocesi alifana facendo mettere sugli attenti anche i Gaetani quando commettevano soprusi civili, ma a de Lazzara nessuno ha dedicato il nome di una strada come è stato fatto per il vescovo napoletano Gennaro Di Giacomo, anche senatore del regno dei Savoia a fine 1800. Ma leggiamo cosa è accaduto o meglio è riuscito a venire alla luce della voce del popolo, voce di Dio: «Siamo contenti e rispettiamo il lavoro dei giudici». Così Sergio Cavaliere, l’avvocato difensore del ragazzo presunta vittima di abusi da parte di un sacerdote che esercita il suo ministero nella diocesi di Isernia, in merito all’indagine in corso da parte della Procura pentra. Un caso che il legale del foro di Santa Maria Capua Vetere ha reso dopo aver formalmente presentato agli inquirenti isernini. «Il nostro ‘atto d’accusa’ – ha ribadito è rivolto alle Curie di Lublino, in Polonia, e di Isernia che non hanno fatto nulla. Da loro aspettiamo un segnale che non è ancora arrivato». In sostanza, di fronte alla segnalazione di presunti abusi, la Diocesi informa il Vaticano che, a sua volta, ordina alla Curia un’indagine previa, una sorta di atto pre processuale. Le assegna cioè il compito di acquisire tutti gli elementi necessari ed effettuare gli accertamenti opportuni per definire i contorni della vicenda. Il tutto poi viene messo nero su bianco nella relazione che viene inviata alla Santa Sede. Analizzato il fascicolo, il Vaticano può archiviare o avviare il processo canonico. Non solo. Di fronte a un caso di evidente colpevolezza, il Papa può anche decidere di emettere un provvedimento autonomo. «Nel caso in questione – ha evidenziato Cavaliere – nulla è stato ancora fatto. Neppure nei confronti degli altri tre ecclesiastici che sapevano e non sono intervenuti. Anzi, uno di loro avrebbe persino colpevolizzato la vittima, provando a convincerla del fatto che gli abusi erano ‘frutto dell’influenza del demonio’. A loro non imputiamo certo una responsabilità penale, ma etica e morale». Una storia dunque ancora tutta da chiarire. Per questo gli inquirenti di Isernia sono al lavoro. Lo ha assicurato il procuratore capo Paolo Albano. «Non rimaniamo di certo inerti di fronte a una denuncia per pedofilia – ha affermato -. La denuncia c’è ed è stata presentata mesi fa. La procura non è ferma, ma non intendo rivelare ciò che stiamo facendo. Posso dire che abbiamo analizzato la denuncia e che occorre mantenere riservatezza vista l’estrema delicatezza della materia». Il tutto è nato qualche mese fa quando la presunta vittima, che ora non vive più in Molise, ha avuto il coraggio di denunciare quanto. Lo ha fatto chiedendo aiuto a Cavaliere, presidente del movimento ‘Non abbiate paura’, che ha più volte incontrato il ragazzo aiutandolo a redigere la denuncia, corredata dai nomi di alcune persone che sarebbero pronte a testimoniare. Questo almeno è quello che ha dichiarato lo stesso avvocato, intenzionato ad andare in fondo alla questione. Il sacerdote indicato come responsabile di abusi e gli altri prelati coinvolti ora non svolgono più il loro ministero nella parrocchia in cui sarebbero stati perpetrati gli abusi, ma, secondo quanto dichiarato da Cavaliere, sono in ‘servizio’ presso altre parrocchie sempre della stessa diocesi «anche a contatto – ha sottolineato – con i bambini». Stando a quanto si è appreso, il sacerdote ha conosciuto il ragazzo in Polonia. E sarebbe lì che gli abusi sarebbero iniziati per poi continuare nella provincia pentra, dove entrambi si sono trasferiti diverso tempo fa”. Questo è quanto scrivono i mass media molisani, che hanno forse più coraggio di quelli campani. Da molti secoli nessun papa proviene dalle diocesi e archidiocesi del nostro bistrattato Mezzogiorno. Perché? Perché il potere delle connivenze tra civile e religioso è tale che i cardinali di altre località lontane si badano bene dall’eleggere un esponente di tale, non utile, cultura alla cattedra di Vescovo di Roma, che è una cattedra universale e non solo meridionale. Gordano Bruno, era nato a Nola, in Campania dove mori l’imperatore Augusto, e fu bruciato vivo a Campo di Fiori da un papa, poi fatto santo. Anche lo Stato del Vaticano può sbagliare e l’infallibilità del papa è un dogma non una verità storica. Quando Giordano Bruno insegnava a Padova la Serenissima, Repubblica cattolica ma non bigotta, lo proteggeva dall’Inquisizione, ma una volta avvicinatosi a Roma fu incriminato di eresia e condannato. La cultura non ha frontiere fisiche ed ideologiche, soprattutto quando non è solo accademica e ridondante. Essa deve poter essere utile alla società di cui l’intellettuale e parte interclassista e non solo di notabili di piccoli centri meridionali, soprattutto. Il nostro sud abbonda di una cultura associativa ridondante, di stato quo, di incensare il potere costituito, di far finta di non vedere l’illecito, ecc. La Terra dei Fuochi è cresciuta tra l’omertà dei funzionari preposti al controllo e non ci meravigliamo poi, ma ci preoccupiamo di far giungere altri fondi pubblici per bonificare la vasta zona casertana. Il Sud è da migliorare con le energie culturali proprie, ma ci vuole coraggio in tutti i settori della vita civile e religiosa. Come riporta questo mass media:”Il sesto comandamento ci ordina di essere “santi nel corpo”, portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e tempi dove Egli abita con la presenza e con la grazia. …santi nel corpo, ecc. Il nostro corpo è opera di Dio, è il suo capolavoro. Ora, non si trattano con rispetto i capolavori dei grandi uomini? — Non si maledice, non si castiga chi li guasta, li deturpa? E Dio non castigherà chi profana l’opera sua in sè stesso o nel corpo altrui? Noi per il Battesimo siamo stati santificati, siamo diventati membri di Gesù Cristo e templi dello Spirito Santo. Ecco quel che dice San Paolo: “Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Gesù Cristo?… e che non siete di voi stessi?… Glorificate e portate Dio nel vostro corpo” (1Cor. 6, 15). “Non sapete che le membra vostre son tempio dello Spirito Santo?” (1Cor. 5, 19). “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi?” — E conclude: “Se alcuno violerà il tempio di Dio, Iddio lo sperderà. Imperocché santo è il tempio di Dio che siete voi” (1Cor. 3). — E ancora: “Badate di non errare; né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né quei che peccano contro natura, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né i maledici, né i rapaci avranno l’eredità del regno di Dio” (1Cor. 6,9-10). Avvertimento. Sentirete nel mondo dire spudoratamente da qualcuno di coloro che non serve umana legge, ma va “Seguendo come bestie l’appetito” (Pg. 16, 82) che non si può essere casti, che i peccati contro la castità non sono gravi, ma piccole debolezze. Non gli date retta e fuggite via da lui, da questo scandaloso, specie se è un “prete” o un catechista o un professore. 1° Se non sono peccati gravi, perché San Paolo, dopo aver numerato varie forme del peccato mortale, dice:“Chi fa tali cose non conseguirà il regno di Dio?” (Gal. 5,16-21). Se fanno perdere il regno di Dio è segno che fanno perdere la grazia; 2° Non è vero che sia impossibile vivere casti”. Ricordando Plotino, che affermava: ”gli uomini nascono per metà bestie e per metà dei, poi alcuni restano solo bestie ed altri no, i più restano come sono nati”. Ma più poetica appare la massima del nostrano paesaggista G. D’Annunzio”fresche le mie parole nella sera ti siano come il fruscio che fan le foglie del gelso”.