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Cassa sui pensionati e universitari

Giuseppe Pace (Segretario Prov.le di Padova del Partito Pensionati). PADOVA. A Padova ci sono oltre 50 mila pensionati, 59 mila precisava l’ex Segretario M. Marcassa, tempo fa. A Padova come in provincia (oltre 900 mila residenti e con il 26% di pensionati) e altrove in Italia calano le pensioni di vecchiaia o previdenziali, crescono quelle assistenziali. Nel Veneto e in Italia con l’andare avanti assistiamo ad un grave analfabetismo di ritorno da una parte e al miraggio della pensione dall’altra. Una massima romena avverte ”a sti sa citesti dar a nu citi e ca si cum ai fi analfabet” (leggere ma non leggere è come essere analfabeta). La Romania, come l’Italia ha un grave calo d’iscrizioni dei giovani all’Università. Le tasse universitarie in Italia sono le terze più alte d’Europa. Solo nove studenti su 100 ricevono una borsa di studio. L’andamento delle prime è al rialzo: oggi in media è pari a 1400 euro circa a studenti, presto aumenterà quando la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea, togliendosi dal primo posto: oggi per iscriversi in un’università inglese bisogna pagare 10.028 euro. L’Italia arriverà al secondo posto, preceduta dall’Olanda (2006 euro medi). Direzione opposta è quella seguita dalle borse di studio: le ricevono meno del 10% degli iscritti, mentre in Spagna i borsisti sono aumentati del 55%, in Francia del 36%, in Germania del 32%. Oggi, in Spagna, il 30% degli studenti riceve una borsa; il 39% in Francia. Staccatissima la Finlandia dove il 72% degli studenti sono borsisti. Questi dati sono contenuti nel Rapporto Eurydice 2017 pubblicato dalla Commissione dell’Unione Europea sui sistemi nazionali di tassazione e diritto allo studio. Ma vediamo un po’ anche i pensionati italiani. L’Inps nostrana, a detta di molti, e non solo del nostro piccolo partito, è farraginosa nel rapportarsi con i pensionati che chiedono spiegazioni sulle pensioni erogate d’imperio, né la trasparenza digitale dell’Ente pensionistico, assistenziale e previdenziale, è reale. La trasparenza online dell’Inps appare spesso come la nota barzelletta del grafico pubblicitario che protestò con San Pietro che lo aveva assegnato all’Inferno nonostante che, da morto, avesse scelto il Paradiso. San Pietro gli rispose che quella che aveva visto all’ingresso era, ingannevole, pubblicità. Altra ingannevole pubblicità sembra essere quella del diritto allo studio universitario: solo il 26% di laureati a fronte del 40% della media europea, solo la Romania ci segue in graduatoria tra i 28 Paesi dell’Unione Europea. La causa del calo d’iscrizioni alle Università e dei laureati è anche da ricercare nell’aumento delle tasse che porta i figli dei ceti più abbienti verso i gradi più alti dell’istruzione nonostante la Costituzione assicura che rimuoverà tutti gli ostacoli per garantire ai meno abbienti, ma capaci e meritevoli, di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione pubblica. Con la circolare n. 10/2017 l’INPS ha fornito nuovi ed ulteriori chiarimenti in merito ai criteri per l’accertamento dell’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e del conseguente sistema pensionistico da adottare per la liquidazione delle pensioni. Nella circolare INPS si legge infatti che gli iscritti alla Gestione esclusiva, a decorrere dal 1° gennaio 1996, anche se precedentemente a tale data hanno contribuzione versata/accreditata in una forma assicurativa obbligatoria o sostitutiva del regime generale, ancora disponibile o che abbia dato luogo ad un trattamento pensionistico, possono conseguire il diritto al trattamento pensionistico, con il sistema contributivo, presso la gestione esclusiva a condizione che lo stesso sia stato maturato dal 1° gennaio 2012, in relazione ai nuovi requisiti introdotti dalla Legge n. 214/2011 (Decreto Salva Italia). Recentemente i lavoratori possono andare in pensione a 67 anni perché la speranza di vita è aumentata. Dunque lo Stato fa cassa sui pensionati per pure esigenze di bilancio erariale. La mania statalista del padre-padrone di far quadrare i conti prendendo soldi dalle fasce sociali (dei sudditi e non dei cittadini pensanti) meno forti- come i pensionati- sta giungendo anche per i giovani universitari. In dieci anni le tasse universitarie sono aumentate del 61% (mediamente 474 euro in più a testa). È uno dei dati del dossier pubblicato dall’Unione degli universitari. Dal triennio 2009-2011 il fondo ordinario di finanziamento degli atenei è stato tagliato di un miliardo. Da allora non è mai più stato rifinanziato. L’aumento della tassazione – osserva Sergio Sorella, presidente nazionale di Proteo Fare Sapere – è stato usato per rimpinguare una parte delle risorse sottratte dai governi dell’ultimo decennio all’università e alla ricerca pubblica. Al Nord l’aumento è stato del 43,4%, al Centro del 56,4% mentre al Sud c’è stato l’aumento più consistente: 89,5%. Per le Università statali il gettito complessivo della contribuzione a livello nazionale nel periodo preso in considerazione è passato da circa un miliardo e 200 milioni a un miliardo e 600 milioni: 400 milioni in più. Nel 2006 la tassa media a livello nazionale era di 775 euro, dieci anni dopo circa 1.250. Al Sud alcuni picchi imponenti: Lecce +207,5%, Bari +172%, Benevento +180%, Napoli (seconda Università) +176%, Reggio Calabria +150%. «Per il Molise si è avuto, nel decennio, un aumento dell’88,18% arrivando a € 1.143,27. La logica – sottolinea Sorella – è la stessa dell’austerità europea applicata all’università: una parte dei fondi sottratti dal governo centrale sono stati presi alle famiglie. Si spiega così anche il taglio delle borse di studio. Secondo il rapporto Euridice2017, pubblicato dalla Commissione Ue, in Italia le ricevono meno del 10% degli iscritti all’università, mentre in Spagna i borsisti sono aumentati del 55%, in Francia del 36%. In Europa siamo ai primi posti per tasse universitarie pagate. Mentre le fonti Ocse confermano che nel 2016 tra i 25-34enni il 26%degli italiani aveva una laurea. La media europea è del 40%. Gli atenei vanno rifinanziati per potersi rendersi autonomi dalle tasse? L’obiettivo deve essere una riduzione dei costi per gli studenti, questo porterebbe un sicuro beneficio all’intero Paese. Il Rapporto Eurydice 2017 e l’Ocse confermano: nel 2016, tra i 25 e 64enni, il 18% aveva una laurea. La media europea è del 33%. Tra i 25-34enni il 26% aveva una laurea. La media europea: 40%. Mentre in tutti i paesi Ocse si aumentavano gli investimenti in istruzione e ricerca negli anni della crisi, l’Italia ha tagliato 9 miliardi di euro ai bilanci di scuola e università. Secondo l’Ocse l’Italia, con il suo -17%, è la nazione che ha tagliato più di ogni altra la spesa pubblica destinata all’istruzione. Necessita rivedere le regole per il diritto allo studio, ampliare e potenziare le risorse per i servizi agli studenti, programmare un’offerta formativa in grado di attrarre le iscrizioni. Insomma, investire sulla formazione di qualità, perché ciò significa investire sul futuro. Venerdì 17 novembre, intanto, in occasione di una giornata internazionale a loro dedicata, gli studenti torneranno in piazza per protestare contro le costose Università: meno democratiche al Sud che al Nord per le maggiori tasse. Un’altra massima romena, anzi aristotelica, dice, sempre in lingua romena per il lettore: ”suntem ceea ce facem in mod repetat …excelenza nu este asadar o actiune… ci un obicei” (siamo quello che facciamo ripetutamente … l’eccellenza non è dunque l’azione … ma un’abitudine). Padova ha 210 mila residenti con 32mila immigrati di cui circa 12 mila tra romeni e moldavi che parlano la medesima lingua neolatina, molto simile alla nostra. Le Università italiane costano molto perché si sono gemmate, e, da poche degli anni del boom economico 1953-79, sono divenute molte e in città anche piccole. Ad esempio in Veneto prima vi erano solo le università di Padova (la più antica dopo Bologna) e, in misura limitata, Venezia con l’antica Ca Foscari: Economia e Commercio. Adesso, sono sedi universitarie anche Rovigo, Vicenza, Treviso,Verona, ecc.. In Campania era solo la sede di Napoli (la più antica università statale), adesso c’è l’Università anche a Salerno, Benevento, Aversa e Santa Maria Capua Vetere (CE), ecc.. Insomma anche il, più che manifestato, nepotismo universitario ha generato altre cattedre in aree con nessuna tradizione universitaria e con conseguente titolo accademico meno professionalizzante, fatte le non poche eccezioni. L’Università di Padova ha 60mila studenti e molte eccellenze nei saperi universitari. Il Magnifico Rettore R. Rizzuto sta venendo incontro agli studenti meritevoli e privi di mezzi con nuovi provvedimenti. Vediamone alcuni. Esonero dalla tassa di iscrizione per tutti gli studenti che si laureano entro dicembre di ogni anno, abolizione del cosiddetto “malus” per mancato merito, ovvero la maggiorazione prevista per gli studenti con un rendimento inferiore alla media del corso di laurea, borse di merito per i migliori mille studenti dell’ateneo, esonero parentale applicato anche agli studenti padri. Per la manovra anticrisi il Rettore ha detto che ”ha proposto di incidere in maniera ancora più significativa per l’anno accademico 2016/2017. La spesa stimata è di 6 milioni di euro (la spesa per il 2015/2016 è stata di 1,3 milioni). L’intervento riguarda 1.500 studenti per le borse di studio e i circa 700 studenti che si laureano ogni anno entro dicembre”Per le tasse, riduzione per reddito e merito: La delibera del Cda indicava che la revisione delle tasse per il seguente anno accademico avrebbe dovuto tenere conto dei due criteri di reddito e di merito. La novità più importante è l’estensione delle agevolazioni non più solo alle fasce di reddito basse ma anche a quelle medie, andando, di fatto, a coprire le situazioni familiari più diffuse. L’ipotesi di nuove fasce Isee e Ispe (in linea con i valori fissati dalla Regione) per accedere alla borsa di studio: i valori sono stimati in 23mila euro per l’Isee (adesso sono 21mila) e in 35mila euro per l’Ispe (ora sono 31mila). Aumenteranno, quindi, i beneficiari, con una previsione di spesa per l’Università di 2,4 milioni di euro. Il numero stimato di potenziali ulteriori studenti idonei alla borsa di studio è di circa 4.900, di cui 3.200 probabili effettivi fruitori del beneficio. A Padova, più di altrove in Italia, qualcosa si fa per arginare l’abbandono universitario. L’Italia però, se è civile come i Pesi a nord delle Alpi, deve alleggerire la mannaia fiscale sui pensionati e sugli studenti universitari. Ironia della sorte nel Mezzogiorno le tasse universitarie sono più alte del Settentrione! Per il futuro pensionato, dice il Partito Pensionati, deve essergli garantita l’età, a sua scelta, di andare in quiescenza (senza perdere i contributi versati come ora) ed inoltre il diritto di scegliere se avere subito, durante la vita lavorativa, il TFR o depositarlo per l’età della quiescenza.