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Un paese che si permette 25 miliardi di Euro per la spesa militare nel 2018, è in guerra.

Un paese che si permette 25 miliardi di Euro per la spesa militare nel 2018, è in guerra.
L’aumento della spesa militare è di circa il 10% per il 2018 causata da una politica inerme verso i poteri forti, in un paese che sta implodendo su se stesso, dove i morti per le catastrofi si contano quotidianamente.
Le triangolazioni delle tragedie sono semplici e modificabili in ogni momento:
Liguria-Genova: crollo del ponte 43 morti, Calabria-Lamentino: alluvione tre morti, Sicilia-Catania: terremoto magnitudo 4,6 ingenti danni.
Nella poca o nulla lungimiranza della politica, oramai della seconda e terza repubblica, i cittadini sono costretti a vivere una guerra nella propria terra causata dall’inesistente prevenzione, salvaguardia e protezione, mentre fuori dai nostri confini i nostri mezzi carnefici hanno le migliori tecnologie adatte ad affrontare tutte le condizioni avverse della guerra.

In questo scenario, ritroviamo nel documento economico finanziario 2018, una previsione di spesa per assunzioni nelle forze dell’ordine di 1 miliardo di euro, dove i pompieri raccoglieranno insieme alle altre categorie le briciole.
I riflettori si accendono, le tragedie e la disperazione avvolgono gli scenari mischiati ai volti dei pompieri ultracinquantenni; questa situazione si trasforma in un quadro di terrore, dove si inseriscono le solite passerelle dei politici che abbracciano con disperazione i soccorritori, per poi riposizionarli nel cassetto pronti per la prossima tragedia.
L’Italia ha necessità di investimenti ingenti nella prevenzione, lo certificano gli studi dell’Ispra, che ogni anno analizzano la solita fotografia catastrofica della precarietà del nostro territorio.
Un buon stratega proporrebbe un aumento considerevole di uomini nel soccorso, partendo proprio dai più amati, in quanto i più richiesti dalla sofferenza dei cittadini…i pompieri.
In questo scenario notiamo il nostro ministro che rimbalza da una tragedia all’altra, proponendo soluzioni che ad oggi sono prive di risorse, aumentando la precarietà e dimenticando l’esercito dei famosi discontinui che hanno dato molto al nostro paese, pronti ad essere stabilizzati come prevede la legge 205/17 .
Continueremo a svolgere il nostro lavoro ricordandovi che il sangue delle vittime della poca prevenzione ha macchiato anche la vostra coscienza.