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L’Ambiente religioso globale e locale tra indifferenza al sacro dell’Homo sapiens

(Giuseppe Pace, Esperto di Ecologia Umana e prof. in Romania). PADOVA. Scrivere dall’antico territorio del Repubblica del Doge, sia pure per un periodo minimo-quello galileano a Padova- è emblematico per capire risvolti ambientali religiosi e civili di portata globale. Domenica sono stato alla rievocazione storica del Doge, che in barca viene a visitare una sua villa lungo il fiume Brenta. Ho ammirato i vestiti eleganti dei due generi dogali, quelli dell’esercito degli Schiavoni, i popolani e la lungimiranza politica e religiosa che i dogi hanno manifestato storicamente. Scrivere dell’Ambiente (insieme di natura e cultura) religioso, planetario e locale, richiede anche un po’ di carattere transdisciplinare dell’Ecologia Umana che è multidisciplinare e interdisciplinare. Sul pianeta Terra (formatosi 4,7 miliardi di anni), l’Ambiente religioso, attualmente, è caratterizzato da circa il 33% di cattolici, 21% di musulmani, 14% di induisti, 6,5% di buddisti, 6% di religioni tradizionali, 0,23% di ebrei e oltre il 16% di secolarizzati o indifferenti al sacro. Il sacro è in ognuno dei 7,45 miliardi di individui (in Culturale del pensiero radicalschic ha quasi imposto degli stupidi assunti: chi è per i diritti civili non è retrogrado e non è di destra o conservatore. Invece le cose non stanno proprio così. L’Uomo del nostro tempo sta perdendo il sacro che ha dentro e stratificato non solo nella memoria superficiale del neoencefalo, ma anche, e soprattutto, nel paleoncefalo dove c’è la memoria profonda.