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Il “Reddito di Cittadinanza” non è una novità. Con Ferdinando di Borbone già c’era.

(di Fiore Marro- CDS) Nel passato borbonico c’era già un decreto che garantiva un sussidio minimo per i meno abbienti.Stiamo parlando del periodo amministrato dal grande inimitabile Ferdinando II di Borbone delle Due Sicilie. Grazie ad una ricerca effettuata presso la Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie ci si è imbattuti nel decreto Reale n. 131 del 4 gennaio 1831 che prevedeva, infatti, il conferimento di un “assegno di disoccupazione per coloro i quali non possono assolutamente con il loro travaglio sostenere se medesimi e la di loro famiglia”. Queste agevolazioni erano temporanee o perpetue a seconda della gravità della condizione di salute dell’interessato che era fisicamente impossibilitato a guadagnarsi da vivere col proprio lavoro. Qualora l’assegno fosse stato temporaneo spettava solo ed unicamente alla Commissione decidere se questo doveva essere rimosso o prolungato, a patto che non diventasse un deterrente d’ozio. Nel momento in cui la decisione della Commissione non avesse soddisfatto il richiedente, questi avrebbe avuto anche la possibilità di presentare ricorso. Gli organi di potere dello Stato borbonico misero a disposizione della Commissione un fondo speciale dal quale fare prelievi per “soccorsi urgenti”. Giovani orfani, vedove con figli piccoli, persone anziane, ciechi e tanti altri ancora godevano di un trattamento preferenziale, il tutto nel massimo rispetto della privacy e della dignità dei beneficiari. Nel decreto si legge infatti: “considerando esservi degl’individui o famiglie di tali condizioni che aborriscono il far manifesta la propria indigenza, la Commissione assumerà a sé il pietoso ufficio di ricercarle e conoscerle in modi occulti e diligenti onde prestar loro il soccorso che meritano con l’obbligo di custodire segretamente quelle notizie”. Dovesse davvero ritornare tale assistenza, ritingiamo debba comunque fungere solo un rimedio momentaneo, per iniziare a produrre una reale riduzione di quel divario italiano ma soprattutto essere la prima risoluzione del vero problema dello Stato. Non serve l’assistenzialismo eterno nelle nostre contrade, perché quello che serve alle genti del sud è il lavoro, è la sconfitta della disoccupazione, per fermare la selvaggia emigrazione che ha svuotato da tempo le piazze del mezzogiorno , privandoci degli elementi migliori, quelli che servono a una “comunitas” per la propria sopravvivenza sociale .