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Italia. L’escursionista Cammarota nei sentieri del terremoto nel Belice

“La stella è il simbolo della Valle del Belice. L’ho fotografata. Ho già percorso ben 90 chilometri a piedi. Gibellina Vecchia dista 20 Km da Gibellina Nuova ma ho voluto ugualmente andarci. Alla Fondazione Orestiadi ho visto in esposizione le opere di Bonito Oliva, Pomodoro e c’è il simbolo dei popoli del Mediterraneo. La Sicilia è completa perché spazia dalla Civiltà Antica, all’Arte Moderna e Contemporanea”. Lo ha affermato Vienna Cammarota, Guida Ambientale Escursionistica AIGAE, prima donna al mondo di anni 68 che sta ripercorrendo totalmente a piedi il viaggio compiuto dallo scrittore tedesco, Wolfgang Goethe dal 1786 al 1788.
“Goethe attraversò la Valle del Belice per andare a Castelvetrano e dormì in una brutta locanda – ha affermato Cammarota – ma durante la notte vide una bellissima luce. Il mattino dopo si accorse che il tetto aveva un’apertura e ciò che aveva visto era una stella. La stella del viaggiatore, un buon auspicio. Questa storia è Goethe a raccontarla in “Viaggio in Italia”. Tutti , in questo luogo, tutti gli abitanti del Belice dicono che questa stella è la stella di Goethe, simbolo della porta di ingresso alla Valle del Belice. Un territorio profondamente segnato dal terremoto di 50 anni fa”.

In queste ore Vienna ha attraversato Gibellina Vecchia e si sta dirigendo a piedi verso Santa Ninfa dove arriverà nel pomeriggio di oggi.
“Ho percorso altri 20 chilometri da Gibellina Nuova a Gibellina Vecchia e sono entrata nel labirinto di Burri, il famoso Cretto di Gibellina. Cretto significa fenditura – ha dichiarato Vienna Cammarota che a piedi sta attraversando la Valle del Belice colpita dal terremoto nel 1968 – ed è così perché questa ferita, apertasi nella notte tra il 14 ed il 15 Gennaio di 50 anni fa, credo che non si sia mai rimarginata. Ben 181 anni prima, era il 1787, a passare per quei posti, fu lo scrittore tedesco Wolfgang Goethe che avrebbe poi descritto benissimo anche quei paesaggi rurali. Ecco il “Viaggio in Italia” scritto dal tedesco rappresenta una vera ed importante fotografia, memoria di quel mondo. Il Cretto di Alberto Burri è un’opera della Land Art, un enorme sudario, dove ogni pietra è testimonianza di quanto accadde quella notte ma quelle pietre ci parlano e sono in grado di raccontarci storie di persone, quelle stesse persone che abitarono Gibellina e persero la vita nel cuore della notte. Alberto Burri decise di realizzare l’opera proprio con quelle pietre, macerie di una vita che non c’era più. Ed ecco che ritroviamo le strade ed i rilievi del paese, Gibellina e proprio come in un sudario anche le forme del corpo. Le fessure ripercorrono le strade, le piazze del paesino che fu ed andandoci sembra di riascoltare voci e sentire profumi ma persi nel nulla. Infatti il nulla c’è perché l’opera di Burri testimonia che la mancata attenzione per il territorio, la mancata prevenzione e messa in sicurezza di edifici porta solo al nulla”.
“ Gli insegnanti mi contattano e mi chiedono di inviare loro il mio percorso con immagini ed interviste – ha continuato Vienna Cammarota – per dare la possibilità agli studenti di realizzare dei lavori di montaggio in digitale che potranno essere oggetto dell’esame orale di Terza Media. Sono felice di tutto questo, perché noi Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE entriamo già nelle scuole italiane per formare all’Educazione Ambientale. In territori come ad esempio quello della Sicilia ricca di arte, di storia, archeologia ed accoglienza, c’è tanto da raccontare spaziando dalla morfologia del paesaggio alle culture diverse. Ho attraversato a piedi tanti territori e paesi stranieri ma l’Italia merita più degli altri un racconto, una descrizione, una narrazione. Il territorio italiano ci chiede di essere raccontato descritto, vissuto. Noi lo facciamo. Lo chiedono i giovani sempre più interessati al cammino, lo chiedono i turisti che sempre di più amano la sostenibilità. Noi stiamo ascoltando queste richieste. E’ l’Italia che lo vuole. Nel 2017 il Turismo Ambientale ha fatto registrare impennate di crescita davvero importanti. Sempre più persone scelgono il turismo ambientale fatto di monumenti ma anche di natura, di arte ma anche di escursionismo.

Serve una legge sulle Guide Ambientali Escursionistiche al più presto, perché è la PRIMA professione dell’accompagnamento escursionistico. Perché chiediamo una legge di ispirazione europea, aperta al mercato e che tuteli prima di tutto gli escursionisti.

Dove ESCURSIONISMO e ALPINISMO siano su piani distinti. Questa legge serve all’Italia. Oggi chiediamo uno sforzo in tal senso anche alla Regione Sicilia”.

Verso Santa Ninfa

“Oggi pomeriggio arriverò a Santa Ninfa. Sempre Valle del Belice. Ci sarà il Giro d’Italia – ha continuato Vienna Cammarota – che entrerà in un paesino ricco di storia. Le origini del borgo sarebbero legate al Castello di Rampinzeri, ai piedi della collina dove sono stati trovati anche resti di un’antica Necropoli sicana. Santa Ninfa risale agli inizi del ‘600. Non mancano Chiese con opere importanti e palazzi gentilizi. Il 15 Gennaio del 1968, Santa Ninfa fu colpita duramente dal terremoto con gravi perdite anche di vite umane”.

Da Santa Ninfa a Castelvetrano e poi a Selinunte. Nel cuore del Parco Archeologico più grande d’Europa, Vienna Cammarota scoprirà il Battistero risalente all’Epoca Bizantina.

“Poi Castelvetrano dove Goethe si fermò una notte – ha continuato Vienna Cammarota – e finalmente l’atteso Parco Archeologico di Selinunte che invece Goethe non visitò. Andremo a riscrivere simbolicamente il suo viaggio e credo che oggi, nel 2018, lo scrittore sarebbe stato ben contento di visitare anche la parte archeologica di Selinunte, meta poi ambita del Gran Tour. Io ci sarò ed arriverò l’11 Maggio”. Con lei ci sarà anche Violetta Francese, Coordinatrice Guide AIGAE della Sicilia.

Vienna ha ricordato il terremoto del Belice

“I luoghi colpiti dal terremoto del 1968 – ha concluso Vienna Cammarota – sono stati tutti attraversati dallo scrittore tedesco Wolfgang Goethe. Io però ho voluto rendere omaggio ad anziani, famiglie, bambini che non ci sono più. Era il gennaio del 1968 ed esattamente la notte tra il 14 ed il 15 Gennaio. La Valle del Belice, compresa tra le province di Trapani, Agrigento, Palermo, fu colpita da violente scosse di terremoto . Alle ore 2 e 33, una scossa molto violenta fu avvertita fino a Pantelleria ed alle 3 e 01 ne avvenne un’altra ancora più forte. I morti furono più di 300 e gli sfollati quasi 100.000. I paesi di Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago furono completamente rasi al suolo mentre Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa, Partanna e Salemi rimasero gravemente danneggiati e danni importanti li subirono anche i comuni di Menfi, Camporeale, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Vita, Calatafimi Segesta. Il terremoto del ’68 evidenziò l’arretratezza di quella parte della Sicilia e poi l’inerzia dello Stato con popolazioni costrette all’emigrazione ed alle baraccopoli. Io attraverserò nel pieno silenzio, i borghi da allora rimasti fantasma, completamente vuoti come Poggioreale ma voglio incontrare le persone, raccogliere le loro testimonianze, vedere il loro mondo interiore come sia cambiato da allora. Io, all’epoca avevo 15 anni e ricordo che con ogni probabilità inizialmente si sottovalutò la gravità dell’evento. Poi i primi soccorsi trovarono strade praticamente risucchiate dalla Terra e grazie al lavoro di corrispondenza della stampa, dei giornali, si ebbe contezza dell’entità del dramma. Persero la vita anche uomini dello Stato, della Polizia, dell’Arma dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco nel tentativo di salvare le persone. Anche la situazione medico – sanitaria era disastrosa. Il mio pensiero va ai bambini di allora, alcuni sopravvissuti e che spero di cuore di incontrare oggi quando arriverò. Alcuni bambini furono costretti ad interventi chirurgici molto seri. Io ci sono, voglio incontrarvi per raccontare con voi quel territorio che Goethe attraversò ben 181 anni prima del terremoto. Era l’Aprile del 1787”.