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LUCI SULLE PENSIONI, OMBRE E PENOMBRE SUL GOVERNO E INPS

(Giuseppe PACE) Come Segretario Provinciale del Partito Pensionati mi è d’obbligo fare alcune considerazioni critiche dal titolo luminoso ed ombroso, nel contempo, espresso in epigrafe. Quasi tutti chiedono una riforma della rigidità introdotta dalla riforma pensionistica Fornero. Tutti, invece, concordano sulla possibilità di “uscita flessibile” dal mondo del lavoro. Magari con una riduzione del 2-3% annuo dell’assegno di quiescenza si deve rendere possibile l’andata in pensione dopo 30-35 anni lavorativi. Necessita dunque un riflettore che faccia luce sui pensionati futuri sbloccando anche la misera prebenda che Renzi ha voluto elargire ai pensionati con assegni superiori a 3 volte il minimo (1405 euro lordi) per la nota Sentenza del 2015 che sbloccava la contingenza dei 3 anni precedenti. Ma esistono ombre governative che gettano non poca penombra sull’Inps e non solo sulle pensioni che elargisce per Legge. All’Inps si accede spesso online, ma non pare chi i servizi virtuali, soprattutto i reclami e le richieste, vengano lette ed esaudite con, in ogni caso, una dovuta risposta sottofirmata dal responsabile Inps e non anonima. Pare che persista ancora all’Inps il pensare da Stato padrone del cittadino suddito ubbidiente, da reprimere o punire se si agita. Ai pensionati, anche quelli con oltre 40 anni di onesto lavoro, non è consentito alcun canale celere dei servizi erogati, anche virtuali. Tutti uguali e tutti in un calderone burocratico dove le responsabilità del Dirigente Inps periferico sono difficili da “stanare” perché ben nascoste nelle pieghe dell’anonimato elefantiaco. Nasce l’Ispettorato Generale del Lavoro, una sorta di Agenzia unica per tutte le attività di vigilanza e controllo in cui confluiscono tutte le attuali attività di ispezioni sul lavoro, comprese quelle di INPS e INAIL: è la principale novità prevista dal decreto legislativo applicativo del Jobs Act dedicato a razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale. Il provvedimento è fra quelli approvati dal Consiglio dei Ministeri dello scorso anno. Insomma all’Inps non si può controllare più nulla, solo il Magistrato può permetterselo se il ricorrente ha pazienza infinita, soldi e tempo da attendere nonostante la sua età poiché il maggior tempo lo ha impiegato a contribuire gli oneri sociali ed assistenziali che gli dovrebbero essere restituiti in età di quiescenza. Tra le ombre governative una è abbastanza estesa: il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, si è dimessa in seguito alle intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolto il compagno e il premier Matteo Renzi prende personalmente l’interim del dicastero. Ma torniamo al tema-problema pensionistico. La norma del Jobs Act che abolisce dal primo gennaio 2016 le collaborazioni coordinate e continuative e a progetto prevede una serie di eccezioni e casi in cui questi contratti parasubordinati sono ancora applicabili: vediamo quali sono i casi in cui è consentita la collaborazione in deroga a quanto previsto dal decreto legislativo 81/2015 attuativo del Jobs Act. I casi sono relativamente limitati, e si riferiscono alla natura della collaborazione, a specifiche previsioni nei contratti collettivi nazionali oppure a particolari categorie di lavoratori autonomi. Il sottosegretario Nencini conferma che nuove misure di pensione anticipata sono in agenda, ma non prima della prossima Legge di Stabilità 2017: reazioni e dibattito. Timida apertura del Governo sul fronte Riforma Pensioni, davanti alle richieste di cittadini, forze politiche e sindacati. Di fatto, però, le eventuali nuove misure volte a incentivare la pensione anticipata vengono rimandate, previa copertura economica, alla Legge di Stabilità 2017. La posizione dell’Esecutivo è stata ribadita dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «sulle pensioni il tema è quello della flessibilità in uscita, che cercheremo di affrontare nella prossima Legge di Stabilità», «i tempi non erano ancora maturi in questa Legge di Stabilità, ma il tema resta e il governo intende affrontarlo se il quadro di finanza pubblica lo consentirà». Il dibattito prosegue, il tema della Riforma Pensioni e in particolare della flessibilità in uscita resta in agenda, ma certo non verrà affrontato in tempi brevi, anche e soprattutto perché bisogna trovare le adeguate coperture finanziarie. Nencini ha anche specificato che un intervento di riforma che preveda nuove corsie preferenziali per il prepensionamento costerebbe fra i 5 e i 7 miliardi l’anno, per questo la prossima Legge di Stabilità dovrà valutare questo punto in agenda ma non prima di aver affrontato oltre questioni chiave, dal rispetto del patto di stabilità europeo alla clausola di salvaguardia IVA e accise (servono circa 15 miliardi per evitare, anche l’anno prossimo, gli aumenti dell’imposta sul valore aggiunto e sulle accise). Sulla stessa linea si era espresso il ministro del Lavoro, G. Poletti, il cui obiettivo è quello di arrivare a un provvedimento che riesca a dare risposte a tutte le questioni legate al prepensionamento. Oltre alla flessibilità in uscita, anche invecchiamento attivo e disoccupazione giovanile: «abbiamo preparato tutte le simulazioni e le analisi perché così potremo insieme, come Governo, prendere le nostre decisioni in maniera documentata e quindi considerando tutti gli elementi necessari». Insiste invece sulla pensione anticipata il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, C. Damiano, secondo il quale il 2016 deve essere l’anno della riforma sulla flessibilità in uscita. Ricordiamo che nei giorni scorsi Damiano ha annunciato la presentazione di un disegno di legge da parte della commissione di Montecitorio da lui presieduta, che rappresenta una sintesi delle diverse proposte depositate dalle forze politiche negli ultimi due anni. Spingono infine sull’acceleratore anche i sindacati: Domenico Proietti, segretario confederale UIL, critica il rinvio e chiede al Governo una risposta alle proposte formulate da Cgil, Cils e Uil sulla flessibilità in uscita aprendo al più presto un confronto. Il dibattito pensionistico, sempre acceso, prosegue, tra alti e bassi. Il tema della Riforma Pensioni e in particolare della flessibilità in uscita resta in agenda, ma certo non verrà affrontato in tempi brevi, anche e soprattutto perché bisogna trovare le adeguate coperture finanziarie. Nencini ha anche specificato che un intervento di riforma che preveda nuove corsie preferenziali per il prepensionamento costerebbe fra i 5 e i 7 miliardi l’anno, per questo la prossima Legge di Stabilità dovrà valutare questo punto in agenda ma non prima di aver affrontato oltre questioni chiave, dal rispetto del patto di stabilità europeo alla clausola di salvaguardia IVA e accise (servono circa 15 miliardi per evitare, anche l’anno prossimo, gli aumenti dell’imposta sul valore aggiunto e sulle accise). Sulla stessa linea si era espresso il ministro del Lavoro, G. Poletti, il cui obiettivo è quello di arrivare a un provvedimento che riesca a dare risposte a tutte le questioni legate al prepensionamento. Oltre alla flessibilità in uscita, anche invecchiamento attivo e disoccupazione giovanile: «abbiamo preparato tutte le simulazioni e le analisi perché così potremo insieme, come Governo, prendere le nostre decisioni in maniera documentata e quindi considerando tutti gli elementi necessari». Le lavoratrici che avevano presentato domanda di pensione anticipata sfruttando l’Opzione Donna, senza che la richiesta venisse esaminata dall’INPS a causa dell’interpretazione restrittiva della norma prevista dall’istituto previdenziale, vedranno sbloccarsi la pratica: la conferma arriva con la circolare INPS 45/2016, dedicata alle novità sulle pensioni inserite in Legge di Stabilità 2016 relative ad Opzione Donna e pensioni anticipate. Di fatto, l’istituto recepisce quanto previsto dalla manovra (comma 281 della Legge 208/2015), dando indicazioni alle sedi di procedere alla lavorazione delle «domande di pensione di anzianità in regime sperimentale presentate dalle lavoratrici che hanno perfezionato i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2015 e la cui decorrenza della pensione si colloca successivamente alla predetta data». Il punto è il seguente: la manovra riconosce il diritto alla pensione anticipata con l’Opzione Donna a tutte le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi che hanno compiuto 57 anni e tre mesi di età se dipendenti e 58 anni e tre mesi se autonome, entro il 31 dicembre 2015. Quindi, non solo coloro che sono in possesso dei requisiti sopra esposti possono chiedere di andare in pensione anticipata, ma anche le lavoratrici che hanno già presentato richiesta si vedranno accogliere le domande. La precisazione è importante perché fino ad ora l’INPS ha interpretato (in base alle circolari 35 e 37 del 2012) la precedente norma (243/2004), richiedendo la decorrenza della pensione al 31 dicembre 2015, un criterio più restrittivo rispetto a quello di età perché tiene conto anche delle finestre mobili (quindi, 12 mesi in più per le dipendenti e 18 per le lavoratrici autonome). In realtà, l’anno scorso l’istituto aveva previsto di accettare lo stesso le domande delle lavoratrici che maturavano il requisito di età, e non la decorrenza della pensione, al 31 dicembre 2015, senza però procedere alla successiva fase di istruttoria. Ora, invece, tutte le domande presentato da lavoratrici in possesso dei necessari requisiti verranno lavorate. La circolare INPS contiene indicazioni anche sulle penalizzazioni che la Legge Fornero prevedeva per chi sceglieva la pensione di anzianità con meno i 62 anni di età, e che con la Legge di Stabilità 2016 sono definitivamente state eliminate anche per coloro che si sono ritirati fra il 2012 e il 2014. In pratica, per questi pensionati, gli assegni corrisposti a partire dal gennaio 2016 saranno più alti perché non conterranno più la decurtazione dell’1 o 2% per gli anni di anticipo rispetto ai 62 anni. La penalizzazione viene esclusa solo per i ratei dal 2016 in poi, gli eventuali arretrati non vengono restituiti, e non è previsto il pagamento di interessi: «la ricostituzione pensionistica – spiega l’INPS – avverrà senza riconoscimento di interessi o arretrati per i ratei relativi a periodi precedenti alla data del 1° gennaio 2016». Infine, l’INPS ricorda che sempre la Legge di Stabilità proroga al 31 dicembre 2016 i termini per presentare le domande per il beneficio spettante ai lavoratori esposti all’amianto. Rispetto al passato il mondo del lavoro è radicalmente cambiato, le carriere lavorative sono diventate notevolmente più frammentate e discontinue: elementi che si riflettono sui contributi previdenziali versati e dal Governo ancora tardano ad arrivare soluzioni pensate per consentire la ricongiunzione contributiva non onerosa. Ancora una volta l’Esecutivo ha rinviato l’intervento per eliminare gli oneri della riunificazione dei contributi versati in più di una Gestione previdenziale obbligatoria, slittato insieme a quello sulla flessibilità in uscita. Ricordiamo che in passato il Governo era intervenuto su questo tema con una misura contenuta nella Legge di Stabilità 2013 (legge 228/2012) che consentiva il cumulo gratuito dei periodi di contribuzione presenti in tutte le Gestioni previdenziali dell’INPS, con la sola esclusione delle casse professionali. Intervento che però presenta non pochi limiti: può essere utilizzato solo per il conseguimento della pensione di vecchiaia, non per raggiungere i requisiti contributivi utili alla pensione anticipata, con la condizione che in nessuna delle Gestioni coinvolte nel cumulo sia stato raggiunto il requisito di 20 anni di contributi. Vincoli che di fatto restringono, e di molto, la platea dei beneficiari. Ora tutte le speranze dei lavoratori discontinui sono riposte nella Commissione Lavoro della Camera, dove sono state presentate numerose proposte di legge e dove Maria L. Gnecchi (Pd) ha annunciato che nei prossimi giorni verrà chiesta un’audizione all’INPS sul tema al ministro del Lavoro, G. Poletti, con l’obiettivo di individuare una soluzione definitiva a questo problema ormai ampiamente diffuso. La domanda per ottenere l’indennità per collaboratori disoccupati DIS-COLL va presentata esclusivamente in via telematica a partire dall’11 maggio, fino a questa data si può fare richiesta anche con modello cartaceo o via PEC: tutti i dettagli sulla DIS-COLL, introdotta dalla Riforma Ammortizzatori Sociali attuativa del Jobs Act (il decreto 22/2015), sono contenuti nella circolare applicativa INPS 83/2015. L’indennità spetta a collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che perdono involontariamente il lavoro, sono iscritti in via esclusiva alla gestione separata INPS. I patronati dei sindacati proliferano per aiutare a ritrovare la strada labirintica al povero contribuente e pensionato nonostante i servizi online elargiti sul portale della mastodontica Inps, che secondo Carlo Fatuzzo, fondatore del Partito dei Pensionati e già europarlamentare, ha un acronimo che può significare Istituto Nazionale Pensionati Sfiduciati. A parte la battuta, in gran parte, all’Inps i Dirigenti massimi (si susseguono a furor di popolo e di riverbero sui mass media come Antonio Mastrapasqua con le sue innumerevoli collaborazioni. All’origine delle dimissioni di Mastrapasqua dal vertice dell’Inps, il 1° febbraio 20014, il presunto conflitto di interessi con il ruolo di direttore generale dell’Israelitico da lui rivestito), tra dichiarazioni che lasciano sbigottiti quando si sostituiscono al Legislatore, forse la mania di onnipotenza non è patologica ma fisiologica con quel sorprendente ed iperbolico stipendio sulla pelle del sistema contributivo e non più retributivo come nel passato. Il bilancio di previsione 2016 dell’Inps, guidato da Tito Boeri, approvato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza con il voto contrario della Uil, indica in 11,2 miliardi il disavanzo economico stimato per questo esercizio: 2 miliardi in più rispetto a quello registrato nel 2015. Il disavanzo finanziario di competenza dovrebbe invece attestarsi a 3,2 miliardi, 2,8 in meno rispetto alle previsioni aggiornate per il 2015. Il patrimonio è ridotto a 1,78 miliardi e, ha detto G. Patta, andrà “sotto zero nel 2017″. Quanto alle entrate e uscite contributive, la previsione è di 218,6 miliardi di entrate, in aumento di 4,6 sul 2015, e 308,8 miliardi versati per prestazioni istituzionali: 724 milioni in meno rispetto all’anno scorso. La spesa per prestazioni pensionistiche è prevista pari a 272 miliardi, 679 milioni in meno rispetto al 2015. La fusione di Inpdap ed Enpals sotto l’Inps sarà completata è probabile che verranno riviste anche molte provvidenze che l’Inpdap ha finora assicurato ai lavoratori e ai pensionati pubblici: in tutto 5 milioni e mezzo di cittadini con le loro famiglie. Ogni anno l’istituto concede prestiti e mutui agevolati (nel 2011, 100 mila prestazioni) e indice bandi per: «Case albergo», «Soggiorni senior», borse di studio, ospitalità nei suoi convitti per studenti e residenze per anziani, vacanze in Italia e all’estero per lo studio delle lingue, soggiorni termali, contributi sulle spese sanitarie. Un universo di prestazioni finanziato da un contributo obbligatorio in capo ai dipendenti pubblici pari allo 0,35% della retribuzione e allo 0,15% per i pensionati. L’Inpdap si faceva vanto di aver sviluppato negli anni «un modello di welfare integrativo di eccellenza». Ma è chiaro che la musica potrebbe cambiare. L’Inps di T. Boeri ha pubblicato le proposte per una riforma del sistema previdenziale italiano, intitolata “Non per cassa, ma per equità”. Sono le misure che il presidente dell’istituto aveva inviato al governo alcuni mesi perché fossero discusse nell’attuale legge di Stabilità, ma che poi sono state bloccate. Tra gli interventi principali c’è uno strumento di sostegno al reddito degli over 55, la flessibilità per l’accesso alle pensioni a partire dai 63 anni, con penalizzazioni sui futuri assegni, e ricalcolo dei trattamenti in essere per 230 mila famiglie ad alto reddito che accedono a misure assistenziali, così come per 250 mila percettori di pensioni elevate non giustificate dai contributi versati. Anche i vitalizi di oltre 4 mila persone che hanno svolto incarichi elettivi e le pensioni dei dirigenti sindacali verrebbero ricalcolate. Il governo Renzi ha fermato questo proposte nei mesi scorsi nella fase di elaborazione della manovra di bilancio. L’atteggiamento del governo non stupisce, visto che già gli interventi di spending review proposti da C. Cottarelli erano stati fermati anche perchè riguardavano alcuni eccessi del nostro sistema previdenziale. Matteo Renzi è consapevole di quanto siano impopolari i tagli alla spesa previdenziale, che tendono a provocare significative flessioni di consenso per chi li attua. Si pensi solo al governo dei tecnici di Mario Monti e agli effetti della riforma Fornero sulla popolarità di quell’esecutivo. L’Italia spende circa il 16% del suo Pil in pensioni, oltre 250 miliardi di euro. E’ la voce più rilevante della nostra spesa pubblica, e se si vogliono realisticamente ottenere risparmi, oppure orientare il nostro Welfare in maniera più equa, è ineludibile un intervento di contenimento. Una misura avversata dal governo, particolarmente infastidito da un provvedimento che colpirebbe un elettorato particolarmente vicino al PD. Il M5S è il primo partito fino ai 50 anni, e poi diventa una forza minoritaria grazie alla sua marcata marginalità tra gli over 60, in prevalenza pensionati. La motivazione politica per non intervenire sulle pensioni è quindi molto chiara, vista la flessione di popolarità del governo Renzi. Una riforma previdenziale sarebbe però più che opportuna, specie se si pone l’obiettivo di introdurre cambiamenti rilevanti nel sistema Italia. Ma è ora di finirla con riforme orientate solo al consenso elettorale oppure solo ragionieristiche alla Monti-Fornero. Ai pensionati che hanno versato regolarmente i contributi per almeno 40 anni, non va chiesto un prelievo di solidarietà verso tanti che hanno versato poco perché autonomi. Basta con la politica del dare al povero prendendo dal ricco, di onestà. Se proprio bisogna alleggerire le pensioni di alcuni per fare cassa, si inizi con i Dirigenti (ministeriali, delle aziende municipalizzate, delle banche) dei vitalizi d’oro ai politici, fino alle consulenze onerose concesse da molti degli 8 mila sindaci italiani.