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Escursus nel paesaggio immaginario dell’Homo sapiens dentro e fuori dal tempo.

( di Giuseppe Pace). Scrivere del paesaggio dell’anima o dell’immaginario è stimolante, ma anche fuorviante la realtà. Al paesaggio dell’immaginario si affacciano più spesso, a me pare, i cultori delle scienze umane, mentre alla finestra del paesaggio reale si affacciano più frequentemente quelli delle scienze naturali (o scienze reali come le chiamano in Romania). Un’incursione intendo farla anch’io come cultore dello studio dell’Ambiente (inteso come un insieme di natura e cultura). L’Ambiente è, sempre più, immerso in un flusso di relazioni reali e immaginarie (queste ultime sono favorite anche dal mondo digitale). Tali relazioni entrano ed escono dalla location sia da vicino che da lontano a dove vive il singolo individuo nel gruppo sociale. Ma l’idea antica di rompere o svelare il mistero racchiuso in quel labile confine che separa la vita dalla morte, può essere spinta ad agire, osservando, in particolare, l’opera artistica universale del “Cristo Velato” di Napoli. La cappella del Cristo Velato è una location tutta da riesaminare con la scultura marmorea del napoletano e giovane artista di presepi, Giuseppe Sanmartino, su incarico del principe di San Severo. Raimondo Di Sangro per onorare, con un monumento la madre Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, incaricò l’artista veneziano Antonio Corraino, che aveva già realizzato veli di marmo e in quello napoletano, ancora umido, fa intravvedere la flessuosità del corpo femminile di Cecilia. Un’altra opera è quella dedicata al padre “Il disinganno”: un uomo si libera di una rete marmorea o inganno, ai piedi sono rappresentate il globo terrestre, la bibbia, ecc. Ma l’apoteosi della magia di questo luogo è nel Cristo Velato scolpito in marmo anche se sembra, in realtà, pura seta. Un documento, datato 16 12.1972 e conservato nell’archivio del banco di Napoli, testimonia i 50 ducati ricevuti dall’artista da Di Sangro. Si narra che fu il Di Sangro a produrre la seta usata dal giovane artista a scolpire il Cristo Velato. Di fronte a questo miracolo dell’arte sconcerta e rapisce i visitatori. L’alone esoterico che circonda il principe Raimondo Di Sangro, fa eccitare l’immaginazione, soprattutto degli appassionati di occultismo, di satanismo, luciferismo, ecc.. Lo stesso B. Croce, intravvede, nel principe di San Severo, qualità esoteriche speciali. Raimondo Di Sangro eccitò anche Salvatore Di Giacomo che vedeva in lui il demonio. Il Cristo Velato, scolpito da un 33enne, causò, si narra, l’ordine di accecare l’artista, da parte del principe di San Severo, perché non scolpisse più simili meraviglie. Situato nel cuore del centro storico di Napoli, il Museo Cappella Sansevero, a poca distanza dalla cappella del principe romeno Dracula, è un gioiello del patrimonio artistico mondiale tra creatività barocca e orgoglio dinastico, bellezza e mistero s’intrecciano creando qui un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo. Tra capolavori come il celebre Cristo velato, la cui immagine ha fatto il giro del mondo per la prodigiosa “tessitura” del velo marmoreo, meraviglie del virtuosismo come il Disinganno ed enigmatiche presenze come le Macchine anatomiche, la Cappella Sansevero rappresenta uno dei più singolari monumenti che l’ingegno umano abbia mai concepito. Un mausoleo nobiliare, un tempio iniziatico in cui è mirabilmente trasfusa la poliedrica personalità del suo geniale ideatore: Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Il discorso iniziatico dell’idea che cerca di conoscere o svelare il confine tra la vita e la morte è, purtroppo ancora oggi, un labirinto attraverso il quale si cerca la via d’uscita verso la verità. Ma quale verità direbbe Ponzio Pilato a Gesù? La tua o la mia? Lo spunto a scrivere, di nuovo, intorno al vampirismo romeno e non, mi viene dato dalla lettura dell’articolo di G. Martone del 2 marzo c. a. sul medesimo Quotidiano online su cui entrambi scriviamo. L’aver conosciuto poi il prof. Sabino Acquaviva all’Università di Padova mi ha fatto approfondire alcuni aspetti del tema-problema in esame. Acquaviva, tra altro, ha scritto: L’eclissi del sacro nella civiltà industriale, Ed. di Comunità, 1985; Fine di un’ideologia: la secolarizzazione (con R. Stella), Borla, 1989; Eros, morte ed esperienza religiosa, Laterza, 1993; Progettare la felicità?, Laterza, 1994. Martone scrive che ”Una delle maggiori piaghe di questo periodo è certamente il satanismo. Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Is 5,20)”. In Romania il noto Vampiro per antonomasia usci dalla fantasia letteraria di Abram Stoker a fine 1800. Poi Holljwood ne ha cavalcato la storiella fantastica in tutte le salse dell’immaginifico e dell’irrazionale con decine di film. I Romeni considerano il Vampiro un prodotto della fantasia malefica del pensiero dell’Europa occidentale e americana. Loro, i romeni, invece, inquadrano il principe Vlad III Dracula, come patriota che difese la cristianità dai maomettani nel XV secolo. Nel 1476 il nobile Vlad (detto Tepes o impalatore perché lo aveva imparato a Costantinopoli) Dracula, che appartiene all’ordine del Dragone come il re di Napoli Ferrante D’Aragona, scompare durante una battaglia contro i turchi e viene dato per morto. Una delle sue figlie la principessa Maria viene adottata nel 1480 all’età di circa 7 anni dal Re di Napoli Alfonso di Aragona che, in virtù del rango elevato, la concede in sposa nel 1499 al nipote, Alfonso Ferrillo, Signore di Acerenza. La coppia ottiene in ”regalo” i territori di Acerenza in Basilicata ma è legata a Napoli tanto che, alla morte, i coniugi vengono seppelliti a Napoli come da me pubblicato sul Quotidiano online “Il Mezzogiorno di Terra di Lavoro”. La tomba di Dracula si trova in centro di Napoli nel chiostro di Santa Maria La Nova, non lontano dalla cappella del Cristo velato. Per il satanismo in Romania non sono ben documentato, ma pochi anni fa qualcuno mi parlò che a nord di Deva nel monastero francescano nei pressi di Brad si riuniva una setta satanica. Dunque anche in Romania il satanismo è presente. Nel mio libro Sguardo su Deva e sulla Judet Hunedoara, ho dedicato un capitolo ampio alla religiosità degli hunedoareni, circa mezzo milione di residenti e scritto anche del monastero francescano vicino Brad. Tra bene e male, giusto e ingiusto, amore e odio, felice ed infelice, ecc. esiste una vasta letteratura delle scienze umane che tenta di far luce sui labili confini culturali ed esperenziali dell’Homo sapiens immerso in varie culture planetarie, ma spinto verso un’evoluzione sociale quasi insopprimibile. Il futuro è incerto, mentre il presente è immerso in una rivoluzione digitale sorprendente con espansione del suo habitat ed areale. L’uomo d oggi è sempre più cittadino del mondo e la globalizzazione lo aiuta in ciò sia pure con luci ed ombre come la perdita di radici di appartenenza territoriale. Ma a proposito, è emblematica l’affermazione dell’astronomo italiano Paolo Nespoli, che si considera italiano quando è all’estero, ma della Terra quando è fuori di essa. Dunque la dimensione territoriale terrestre è dell’uomo e dell’Homo sapiens, specie biologica d’appartenenza da almeno 35 mila anni. L’interesse al mito è stato tipico di Omero nell’Odissea e nell’Illiade, ma anche Ovidio non lo ha trascurato né Virgilio quando, d esempio, scrive del fiume Lete con l’acqua dell’oblio. Tale piccolo fiume non dista molto dal lago dell’Averno di Pozzuoli ed è situato nel territorio di Letino (CE). Di Letino e del mito del Lete ho dedicato spazio nel saggio “Letino, tra mito, storia e ricord”. Martone distingue ”Tra le varie tipologie di sette, quelle sataniche sono generalmente considerate le più pericolose soprattutto a causa del carattere negativo che deve contraddistinguere ogni componente e le pratiche ritualistiche di morte che alcune di esse mettono in atto. Le sette sataniche sono gruppi organizzati in modo gerarchico. AI vertice c’è un capo, che fa da tramite tra il gruppo e Satana. Oltre agli adepti abituali ci sono anche gli adepti accessori, spesso donne e bambini, che vengono plagiati o suggestionati dagli iniziati più anziani, attraverso manipolazioni psicofisiche, e vengono utilizzati nei rituali satanici di tipo sessuale. I satanisti sono individui particolarmente “carismatici” che influenzano gli adepti utilizzando potenti tecniche di suggestione o strategie di manipolazione mentale. Generalmente i capi preferiscono reclutare persone facilmente vulnerabili e senza punti di riferimento. L’ingresso nella setta viene sancito da un’iniziazione rituale, che serve a indurre l’adepto a sostituire alla sua personalità una personalità di setta. Le tecniche di suggestione hanno un’importanza fondamentale nel reclutare nuovi adepti. La manipolazione psicologica non si avvale quasi mai di metodi coercitivi in forma esplicita, al contrario i capi individuano le debolezze delle persone e offrono loro alternative interessanti per risolvere i propri problemi. Infatti nei neo-adepti prevale sempre la sensazione di aver trovato finalmente una guida che ha poteri e conoscenze speciali, e che li potrà aiutare a risolvere i propri problemi, sia di carattere esistenziale, psicologico, che materiale. I capi delle sette sataniche, dunque, ottengono dagli adepti un consenso suggestivamente motivato, che li induce a credere che abbiano poteri o conoscenze speciali e che, attraverso l’appartenenza alla setta, riusciranno a realizzare le proprie aspettative. Le sette sataniche riescono a trattenere gli adepti perché diventano un importante punto di riferimento. I satanisti non vivono tutti insieme in una comunità, come accade in altre sette, e mantengono una facciata di copertura nella società. Il fatto di continuare a fare la solita vita dà loro la sensazione di aver scelto liberamente di condividere con gli altri il potere maligno durante le messe nere”. Quando insegnavo a Padova condussi i miei studenti adulti a visitare il monastero abbandonato dei Gerosolimitani (cavalieri del Regno di Gerusalemme) tutti i cavalieri appartenenti ai seguenti ordini religiosi cavallereschi: Cavalieri ospitalieri; templari, ordine teutonico ed equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme conosciuto comunemente come Santo Sepolcro nonché ordine di San Lazzaro di Gerusalemme (con Bolla pontificia del 1572 unito all’Ordine di San Maurizio e affidato in perpetuo ai Capi di casa Savoia).Tale monastero, diroccato, era posto quasi sulla vetta del monte Venda sui Colli Euganei a meno di 30 km da Padova. Là, un mio studente nonchè maresciallo dei carabinieri della zona, oggi in pensione, mi accennò (per integrare la conoscenza dell’ambiente dei Colli Euganei che studiavamo nei banchi, e dunque anche di quel luogo speciale che stavo illustrando ai presenti), di indagini in corso su messe nere fatte in quel monastero abbandonato. Successivamente leggevo sui media locali che” Una denuncia contro ignoti, che però ha dei destinatari precisi: i satanisti, sedicenti o meno, che già da qualche tempo stanno lordando sentieri e monumenti del Parco Colli in nome dell’occulto. A sporgerla è stato direttamente il presidente del Parco, Gianni Biasetto, che lunedì si è recato nella caserma dei carabinieri di Teolo. Biasetto ha denunciato i numerosi imbrattamenti registrati a inizio anno tra via Monte Madonna e via Castelnuovo: si tratta di scritte e simboli che inneggiano a Satana e all’occulto, come segnalato in più occasioni dal nostri giornale. Si va dal ritrovamento di ossa animali, di scritte e di resti di roghi tra i ruderi del monastero degli Olivetani, sul Venda a varie scritte fatte con lo spray in altri punti dei Colli. I primi segni erano stati notati lungo la strada che dal centro di Teolo arriva al passo Fiorine: sui muri di contenimento dei tornanti campeggiavano scritte realizzate con spray verde di chiaro carattere esoterico. Nell’area del parcheggio del passo, due tabelle illustrative del Parco erano invece imbrattate con scritte e simboli dello stesso genere, anche offensivi, sempre color verde chiaro. Stessa sorte è toccata ad alcune pietre sistemate lungo il sentiero che da passo Fiorine porta alla chiesetta di Sant’Antonio sul Madonna. Altri vandalismi sono stati successivamente scoperti e documentati sui ruderi della Speronella, sul colle di Rocca Pendice: anche qui scritte inneggianti a Satana sulle pietre naturali, croci capovolte, strani simboli. Anche la muratura dell’antico castello è divenuta bacheca per questi imbrattatori. Sulla cima del colle erano inoltre evidenti segni di accensione di fuochi e cataste di legno posizionate in modo da creare un pentagono. Così è arrivata la denuncia del Parco Colli. «Rimettere a nuovo i pannelli imbrattati ci costerà già 2-3 mila euro – spiega Biasetto – e la spesa lieviterà quando toccherà alla muratura del castello. Senza pensare al rischio che si corre nell’accendere fuochi. Insomma, qui ci sono responsabilità penali non indifferenti e avviare delle indagini era doveroso». Più che a veri e propri movimenti dediti all’occulto, questi episodi sembrano tuttavia riconducibili a vandali dell’ultim’ora: gli stessi segni trovati negli Euganei escono dai canoni “satanici”, lasciando spesso spazio a improvvisazioni goffe e banali. Il fenomeno, però, non va sottovalutato. Spesso per le città italiane e stranere si vedono sette di minoranze religiose o ideologiche fare danze e distribuire volantini pubblicitari dei loro poteri paradisiaci di aiuto a vivere meglio del solito tran tran. Dunque l’Homo sapiens, se ne deduce, può scegliere molte vie e stili di vita diversificati. Sta a lui la responsabilità della scelta giusta. In Romania molti turisti ci vanno per seguire gli itinerari draculiani. Il castello più visitato è quello di Bran. In Romania c’è anche un altro luogo da paura, la Foresta Hoia Baciu. Questo posto è celebre per essere uno dei luoghi più infestati del mondo. Il suo nome deriva dai pastori che proprio qui sono scomparsi nel nulla insieme ad un gregge di 200 pecore. Solo a vederla la foresta incute terrore, è formata da tanti alberi aggrovigliati. Il complesso abbandonato di Beeliz-Heilstätten era un sanatorio per pazienti con malattie a lunga degenza, come ad esempio la tubercolosi. Diventato poi ospedale militare durante la Seconda Guerra Mondiale, ha registrato parecchi episodi paranormali, soprattutto nella vecchia sala operatoria. Improvvisi cali di temperatura, pianti nel buio, sussurri e grida, rumore di passi nelle stanze vuote e strani rumori. Un villaggio scomparso e poi risolto per ben due volte. Considerato un luogo maledetto per le tante leggende legate al mondo del paranormale. È diventato particolarmente famoso dopo il 1980, quando è stato avvistato nel villaggio un UFO. In Giappone ai piedi del monte Fuji c’è un luogo raccapricciante. Nel bel mezzo delle foreste giapponesi in Aokigahara ogni anno 78 persone si suicidano. Il motivo della scelta di questo logo sembra essere un romanzo del 1960 nel quale due dei protagonisti si impegnano a suicidarsi in questo densa foresta. L’isola delle bambole è un anfratto nascosto in una sperduta laguna messicana. La sua visita è sconsigliata ai deboli di cuore: l’isolotto è infatti infestato dal ghigno raccapricciante di centinaia di bambolotti impiccati agli alberi. Quelli che un tempo erano innocenti giocattoli per bambini oggi popolano uno dei luoghi più angoscianti da vedere per Halloween. Le festività legate alla tradizione inglese di Halloween sono un altro esempio del culto dell’orrido, altro che quelle assorbite dalla cristianità. Mos Craciun in Romanià non spaventa alcuno. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Cesap, il Centro studi abusi psicologici, risalenti al 2015, in Italia si contano circa 500 “comunità spirituali” operanti sul territorio, ma fare una stima esatta del numero di persone che fanno parte di una “setta” nel nostro paese è pressoché impossibile. Innanzitutto: cosa si intende per setta? Ci sono gruppi dediti alla magia e all’esoterismo, altri promuovono il potenziale umano, fino a quelli che propongono percorsi spirituali o “religiosi”. “La definizione è molto dibattuta e il termine ha assunto oggi un significato negativo – spiega Francesco Brunori, vice presidente dell’Associazione italiana vittime delle sette – La parola ha due definizioni latine. La prima: ‘secta’ – da ‘sequor’, seguire una direzione – definisce un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica minoritaria. Il secondo significato è quello del termine ‘secare’, tagliare, disconnettere: che è oggi il fine di ogni setta che rientra fra i cosiddetti “nuovi movimenti religiosi”. Allo stato attuale non è possibile offrire una statistica precisa circa il fenomeno in Italia. L’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. “L’ultimo rapporto si è occupato solo di movimenti magico esoterici, parlava di 76 movimenti religiosi per un totale di circa 78.500 affiliati. Oggi sono molti di più, c’è stato un aumento incredibile – spiega Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap – È verosimile considerare una forbice tra uno e due milioni di italiani. Oggi si è sviluppato il fenomeno delle psico-sette: gruppi che propongono un messaggio di natura psicologica. Lo Stato Italiano non ha mai risposto alle indicazioni delle varie raccomandazioni Europee agli stati membri, in cui si chiedeva maggiore attenzione al fenomeno e l’adozione di politiche preventive. Sono le poche associazioni di volontariato che si occupano del fenomeno, con scarsi mezzi e tanti rischi”. Nel 1981 in Italia è stato abrogato il reato di plagio. “Da quel momento abbiamo un vuoto legislativo che non permette di aiutare le vittime, scrive Tinelli. Più volte diversi politici hanno tentato di portare avanti un disegno di legge sulla manipolazione mentale, ma ad oggi la situazione risulta ferma”. Il fenomeno settario mantiene un forte radicamento nella società tanto da far registrare negli ultimi anni un aumento delle affiliazioni. “Dalle richieste di aiuto notiamo un incremento delle adesioni – afferma sempre Tinelli – in un momento di crisi generale è naturale che il fenomeno sia in crescita, perché la gente è alla ricerca di punti di riferimento, che evidentemente non trova altrove. Nel 2017 abbiamo avuto 339 denunce da parte di parenti. Si tratta di persone che sono riuscite a definire perfettamente il tipo di gruppo e a portare documenti a riguardo. Mentre in atri casi non abbiamo potuto fare nulla per mancanza di elementi. La gente si avvicina con una certa preoccupazione al nostro centro, temendo di essere presa di mira dai membri della setta cui è coinvolto il proprio caro, e soprattutto temendo ritorsioni su di lui. Non c’è prevalenza di adesioni maschili o femminili. Il neofita è solitamente una persona in uno stato di necessità, alla ricerca di risposte esistenziali di un’età tra i 30 e i 50 prevalentemente e spesso di cultura medio-alta” In questo scenario la Polizia di Stato ha creato un reparto investigativo ad hoc: la Squadra Anti Sette. “Agiamo nel contesto dei reati contro la persona (omicidi, violenza di genere, violenza sessuale) – spiega Francesca Romana Capaldo, vice questore aggiunto della Polizia di Stato e responsabile della Squadra Anti Sette – La parola ‘setta’ è quella più adatta a descrivere questo tipo di gruppi. Ci sono delle caratteristiche comuni: un leader dalla personalità forte e dalla capacità manipolatoria, con una forte dose di cinismo e grande versatilità criminale e imprenditoriale. Una struttura piramidale e un vero e proprio programma di proselitismo, che si basa sulle debolezze dell’interlocutore e sull’isolamento dello stesso. Il gruppo diventa la famiglia e viene spinto a ‘donarè anche tutto il proprio patrimonio”. Scrive ancora Martone che ”Le tecniche di persuasione adottate dal capo e dai membri diventano più coercitive sia quando bisogna preservare il segreto settario, cioè quando si teme che uno dei seguaci riveli all’esterno qualcosa che riguarda la setta, sia quando un membro del gruppo vuole abbandonare la congrega. Queste tecniche si basano su pressioni fisiche e psicologiche molto forti. Se, per esempio, un adepto esprime dei dubbi sulla propria permanenza nella setta, questa convinzione viene subito repressa. All’inizio, gli altri membri della setta provano semplicemente a parlare con lui per dissolvere i dubbi. Se i dubbi persistono, il gruppo si stringe maggiormente attorno all’adepto, con atteggiamenti fortemente adulatori e coinvolgendolo maggiormente nelle attività sessuali del gruppo. Quando però tutto ciò non è più sufficiente a fargli cambiare idea e a mantenerlo nel gruppo, l’adepto viene minacciato e ricattato. Le minacce e i ricatti all’inizio sono diretti contro l’adepto stesso ma, qualora non siano sufficienti, ricadono anche sui suoi familiari e le persone che gli sono care. La manipolazione mentale utilizzata per rinforzare l’appartenenza al gruppo e per mantenere il consenso frequentemente si avvale dell’utilizzo di droghe e di tecniche ipnotiche; tuttavia in genere è semplicemente l’attività satanista che persuade l’adepto a rimanere all’interno della setta. Per esempio, è difficilissimo che un seguace, convinto di aver accresciuto attraverso i rituali il proprio potere energetico e psichico, abbandoni la setta. Piuttosto, qualora le richieste fatte al Demonio non vengano esaudite, crede di non avere abbastanza fede, di non aver compiuto i riti correttamente, o di dover compiere sacrifici più cruenti. La manipolazione mentale nelle sette sataniche è una strategia di relazione che viene utilizzata per distruggere l’identità dell’individuo. In generale, la manipolazione mentale viene usata da una o più persone senza scrupoli, che cercano di soggiogare altri individui, attraverso una relazione di potere che serve ad annullare e strumentalizzare l’identità della vittima per i propri scopi. Quindi è una strategia che minaccia l’integrità e l’autonomia dell’individuo perché incoraggia la dipendenza e riduce l’autonomia”. Esistono settori specialistici di studio delle scienze umane e delle scienze naturali che tentano di capire l’identità, la corretta via di ognuno, i valori sociali condivisi e a fin di bene generale e personale, ecc. Queste sette, invece, hanno già tutto confezionato da vendere al primo che gli capita a tiro e disposto credere loro. L’identità di ciascuno di noi consiste nelle credenze, nei comportamenti, nelle emozioni e nei processi di pensiero, che caratterizzano il nostro modo di essere. Sotto l’influenza del controllo mentale, l’identità originaria viene rimpiazzata da un’altra identità che corrisponde ai bisogni e alle necessità della setta. L’aspetto particolare delle forme di manipolazione mentale utilizzate nelle sette sataniche sta nel fatto che, mentre nelle altre sette distruttive la manipolazione serve a garantire il potere al capo carismatico, i satanisti venerano una dottrina o un’entità che in questo caso è Satana stesso. Le tipologie di satanismo. All’interno del satanismo esiste principalmente una corrente “personale” ed una “impersonale”. Oltre a queste due correnti principali che definiscono il satanismo in senso stretto, ne esistono altre che costituiscono la spiritualità di diverse sette e società segrete, principalmente fondate sul culto di Satana e Lucifero in chiave gnostica. Prima di proseguire è opportuna una precisazione riguardo ad Aleister Crowley. Egli viene da molti considerato il padre e creatore della corrente “personale” del satanismo. Questa definizione viene tuttavia spesso rigettata da altri che non accettano che venga classificato come “satanista” né tantomeno fondatore di tale tipo di culto. Sostengono infatti che nonostante il suo comportamento provocatorio e fuori dagli schemi morali dell’epoca in cui è vissuto, sarebbe sufficiente leggere le sue principali opere per dedurne che non è mai stato un satanista e che con il satanismo non ha in realtà mai avuto nulla da spartire, al punto da dichiararsi egli stesso totalmente contrario a simili pratiche deviate verso il “lato oscuro”, come viene ad esempio riportato nel ventunesimo capitolo della sua opera più importante, Magick. Egli avrebbe inteso la magia come una via iniziatica verso superiori stati di coscienza. Verrebbe addirittura considerato ateo e le forze occulte che intendeva mobilitare non verrebbero affatto identificate con il diavolo della Bibbia: egli stesso affermò che «il diavolo non esiste», che per lui «non c’è altro dio che l’uomo» e che Satana è semplicemente un nome inventato dalle religioni per i loro fini. Un simile approccio si avvicinerebbe più al satanismo di tipo “impersonale” che a quello “personale” di cui viene considerato il fondatore. La religiosità romena è forte nei ceti popolari meno colti, mentre è labile in quelli più abbienti e colti, là la secolarizzazione o indifferenza al religioso, è alta forse causata anche dal lungo periodo comunista che considerava oppio dei popoli il religioso che è in noi. In Romania i romeni ortodossi sono circa l’85%, seguono i romano-cattolici con il 5%, i protestanti (4%), i greco-cattolici (1%), gli evangelici (0,3%) e di altra fede (0,7%). La Chiesa ortodossa è una delle tre maggiori branche del cristianesimo e vanta circa 220 milioni di fedeli, sia in Oriente che in Occidente (le altre due confessioni, quella cattolica e quella protestante, hanno 1027 e 316 milioni di fedeli). In oriente l’ortodossia greca riunisce più del 12% dei fedeli. Le chiese ortodosse delle varie nazioni si governano autonomamente ma riconoscono un primato d’onore (per cause storiche di separazione con il papa di Roma, che decretò il celibato ai preti o sacrati mentre gli ortodossi non aderirono circa 10 secoli fa) al Patriarca di Costantinopoli; le chiese ortodosse più importanti sono quella greca, quella russa, quella serba e quella romena. Ortodossia, dal termine “ortodosso” (in greco , órthos, “retto”, e dóxa, “dottrina” e “gloria”) – significa letteralmente “[cor]retta dottrina”. A questo significato primario, la tradizione ecclesiale ne aggiunge un secondo, complementare al primo. I due significati esprimono la medesima realtà, cioè la professione della retta fede cristiana, sia essa formulata sul piano concettuale (dottrina) o celebrata nella liturgia della Chiesa (glorificazione).A partire dai primi secoli del cristianesimo il termine ortodossia venne a esprimere nel linguaggio della Chiesa l’adesione piena al messaggio evangelico originario di Gesù Cristo trasmesso dagli apostoli, senza aggiunte né amputazioni né mutazioni. In quanto fedeli a tale messaggio, le Chiese definivano se stesse come ortodosse. Una messa ortodossa è molto più lunga di quella cattolica apostolica romana. Una collega romena di scienze umane mi diceva: “quando l’economia è povera la gente romena si rifuggia in chiesa per consolarsi”. Credo che non avesse ragione anche perché, avevo notato che predilegeva leggere i libri di U. Eco ed altri simili che da me erano ritenuti troppo sbilanciati sull’antireligioso sempre ed in ogni modo, tipico di non pochi studiosi provenienti dalle sole scienze umani per formazione professionale. Puba Garibba, saggista, scrive ”Tutti sanno che Roma è una delle città al mondo con il maggior numero di monumenti antichi. Numerosi sono quelli di interesse ebraico: residenti in città già un secolo prima della nascita di Cristo, gli ebrei hanno lasciato tracce in ogni tempo ed in ogni rione – dal Foro Romano alle pendici del Campidoglio, dal Colosseo a Trastevere tra Ponte Sisto e l’Isola Tiberina, dall’Aventino all’Esquilino, dai dintorni di Porta Capena alla zona del Ghetto…. La loro presenza, tuttavia, è percepita soprattutto nella zona dell’antico ghetto, instaurato da Papa Paolo IV Carafa nel 1555 e completamente demolito tra il 1886 e il 1904 secondo il piano regolatore di Roma Capitale. L’area è compresa tra l’Isola Tiberina, il Ponte Quattro Capi, il Portico d’Ottavia con l’omonima via ed infine la Piazza delle Cinque Scole. Anche se saldamente ancorata alla vita della città, nel bene e nel male da più di duemila anni, la comunità ebraica, che conta attualmente circa 15.000 membri, rimane ancora circondata da un certo alone di mistero; la maggioranza dei romani sa ben poco dei concittadini ebrei, pur dimostrando di anno in anno un aumentato interesse nei loro confronti”. Anche a Venezia c’è un significativo Ghetto ebraico, più piccolo è quello di Padova. Ad Alessandria d’Egitto e al Cairo ho notato le minoranze religiose un po’ troppo relegate ed impaurite dalla maggioranza religiosa dominante, che mal sopportava, anche il turista uomo con i pantaloncini corti per le strade cittadine o vicino al mare. Ma leggiamo che scrive ancora Garibba: “Resta comunque ancora molta strada da fare: i sondaggi che si sono susseguiti nel tempo in Italia dimostrano che, nell’immaginario collettivo di molti intervistati, gli ebrei continuano ad essere “stranieri” inquietanti stanziati a “centinaia di migliaia” nella capitale, con bizzarre abitudini come “fare festa il sabato” e “mangiare diversamente”. Eppure, quante piacevoli scoperte si potrebbero fare se sulla diffidenza prevalesse la curiosità di saperne di più: si scoprirebbe, ad esempio, che il giudaico-romanesco, lo strano linguaggio parlato ancora oggi soprattutto dagli anziani nell’area del Ghetto, non è altro che il dialetto comune a Roma nel ‘500 inframezzato da termini ebraici, aumentati col tempo quasi a voler opporre una difesa al mondo esterno sempre più ostile. Negli ultimi anni il giudaico-romanesco è rinato a nuova vita grazie ad alcune compagnie teatrali, che riscuotono grande successo di pubblico. Parlando invece di cucina e in particolare di specialità gastronomiche diffuse in tutta la città, salterebbe subito agli occhi la difficoltà di distinguere i piatti tradizionali romani da quelli ebraici, anche se questi ultimi sono vincolati da regole ferree. Almeno a tavola l’integrazione è avvenuta senza difficoltà; ciò non toglie che le regole alimentari ebraiche e la macellazione rituale, la kasheruth e la schehità, siano talvolta viste dall’immaginario collettivo come pratiche strane “proprie di civiltà primitive ed incivili”. Quali conclusioni trarre? Se la conoscenza può cancellare un poco alla volta pregiudizi e paura del “diverso”; l’intelligente uso della guida Roma multietnica può rendere subito comprensibili comportamenti che, nonostante il passare del tempo, continuano a destare sconcerto. Un esempio fra tutti, la chiusura di istituzioni, centri culturali e negozi in occasione delle principali festività ebraiche che prevedono l’astensione dal lavoro”. Gli immigrati romeni costituiscono il primo gruppo delle comunità straniere residenti regolarmente in Italia (circa 1 milione) e a Roma e Provincia 178.701 unità (Fonte: dati dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni 2017 – Dodicesimo Rapporto a cura di Centro Studi e Ricerche Idos – elaborazione su dati Istat al 31 dicembre 2015). Gli ortodossi romeni, invece, avevano il culto verso il rituale delle ”pomane” (festosità gastronomiche per ricordare i morti). Al Colegiul Tehnic “Transilvania”, dove insegnavo a Deva, in Romania, spesso notavo che si raccoglievano fondi, spontanei, per le pomane di parenti del personale didattico ed ausiliario morti da poco tempo. Anche alla morte dell’imprenditore italiano G. Leoni, mi dissero dei conoscenti-ero già rientrato a Padova nel 2009- la segreteria della sua azienda a Dobra (HD) organizzò una pomana presso il ristorante italiano di Lino Isidori a Deva. Segno che anche gli italiani cattolici dunque avevano appreso le consuetudini degli ortodossi romeni. Facendo un’incursione nella cultura antica orientale, della quale ne sono cultori appassionati due patavini: uno vivente ed uno morto di mia conoscenza, c’è da dire che lo sciamanesimo si rifà alle “religioni della natura”. Secondo questa visione del mondo “originaria”, il mondo minerale, vegetale, animale ed umano, il mondo sottile degli spiriti e delle divinità esistono uno dentro l’altro e uno per l’altro. Lo “sciamano” è una persona che intraprende un viaggio nel mondo degli spiriti aiutato dall’ingestione di particolari sostanze psicotropiche, o da specifici rituali. Durante le sedute di guarigione, alla persona da guarire vengono date delle lettere e dei suoni, delle immagini o delle erbe, scelte a seconda dei sintomi o dei problemi dichiarati, o percepiti da colui che opera il rituale di guarigione. Più la persona si sente vicina alle forze spirituali, e più cresce la fiducia, l’ottimismo, la volontà di stare bene. Si tratta di vere e proprie sedute spiritiche in cui si possono verificare stati di trance e possessione demoniaca. Vediamo ora le diverse tipologie di satanismo nel dettaglio: 1) Il satanismo occultista rappresenta la corrente principale e afferma l’esistenza di Satana come essere personale (in forma di spirito individuale), invocato dai suoi seguaci, adorato, onorato come Dio; essi si consacrano a lui, gli chiedono potere, dominio sugli altri e l’appagamento di ogni desiderio. È una corrente molto legata all’uso della magia nera e prende molti concetti dalle dottrine di Aleister Crowley. Satana è venerato come una potente entità in grado di dare conoscenze occulte e poteri terreni ai maghi più preparati. La ritualistica è molto complessa e prende spunto da varie fonti, come la Clavicula Salomonis o la Cabala ebraica. Al satanismo occultista appartengono la maggior parte dei più comuni ordini satanici o massonici deviati, strutturati solitamente in livelli, gradi e titoli. I satanisti occultisti apprezzano il ruolo del diavolo biblico tentatore e maligno anziché disprezzarlo. Confermano la tesi cristiana che Satana è il male ma lo appoggiano ugualmente proprio perchè tale. Il satanismo occultista si discosta da quello “spiritualista” in quanto quest’ultimo non concepisce Satana come il “male”. I satanisti occultisti sono molto legati alla forma (vestimenti, oggetti, simboli, ecc), ai rituali (messa nera, sabba, ecc.), a determinate pratiche (stregoneria, malefici, orge, ecc.) e ai sacrifici (animali e talvolta umani). 2) Satanismo spiritualista o teista. Stessa sostanza del satanismo occultista ne rappresenta la forma più moderna e “politically correct”. I cultori del satanismo spiritualista considerano Satana una entità non malvagia, il “dio” delle origini che ha scelto di dare all’uomo il libero arbitrio, che ha voluto fargli comprendere che l’essere umano è potenzialmente un dio. I satanisti spirituali cercherebbero perciò semplicemente l’elevazione spirituale completa fino a divenire il “dio” di se stessi. Non approverebbero le pratiche violente e i sacrifici previsti nel satanismo occultista in quanto facenti parti di un retaggio passato, grossolano e ormai superato. Preferirebbero muoversi su piani spirituali più sottili, meno apparenti, rumorosi ed eclatanti. Ricorrono alle pratiche magiche, alle terapie energetiche, allo yoga, alla meditazione trascendentale, ecc. Rispetto al satanismo occultista si dichiarano più essenziali e meno ancorati alla forma pur ammettendo di possedere molti aspetti in comune. 3) Il satanismo razionalista è più recente rispetto a quello occultista. Fondato da Anton LaVey nel 1966, non crede nell’esistenza di Dio né di Satana come essere personale, ma pensa che esista una forza o energia nascosta in noi e nel cosmo, che può essere fatta emergere, sviluppata e messa al proprio servizio quando si pratica la perversione in tutte le forme, associata a determinati riti blasfemi. Satana quindi non sarebbe altro che un simbolo, l’idealizzazione di questa forza o energia che si trova repressa nell’uomo e che viene catalizzata dai rituali magico-sessuali al fine di liberarla e potenziarla. Questo tipo di satanismo sarebbe concepito in chiave estremamente materialista, edonista e anti-cristiana: i suoi aderenti adottano il nome “satana” in qualità di ribelle contro il Dio cristiano e, dunque, come una figura di ribellione contro tutto il sistema di valori cristiani, che ritengono oscurantisti e falsi. Essi propongono una visione totalmente antropocentrica della realtà. In molti casi il satanismo razionalista rappresenta l’anticamera al satanismo occultista. 4)Il satanismo gnostico (di stampo manicheo) è una corrente che spesso viene confusa con il Luciferismo: in questo ambito Satana non è visto come un’entità malefica, né come quello descritto nella Bibbia, ma come una divinità che ha dato all’uomo la capacità di evolversi e tornare al suo stato divino originario. Prende molti concetti dalle dottrine dello Gnosticismo, anche se rinnega la visione gnostica del mondo materiale inteso come una prigione da cui fuggire. Il fondatore di questa corrente, Dean Joseph Martin, riordinò tutta una serie di idee con diversi punti in comune, appartenenti a diverse scuole filosofiche e spirituali, come il Pitagorismo, lo Gnosticismo, l’Ermetismo e la Cabala. Il tratto distintivo di questo lavoro di riordino ed unione di idee in apparenza dissimili tra loro è anche la principale chiave di lettura della corrente gnostica: ovvero che sia spiegabile anche il cosiddetto “divino” o “soprannaturale” con lo studio e le leggi scientifiche, in quanto parte di una realtà superiore, ma non per questo priva di logica, anzi strettamente soggetta alle leggi scientifiche. Si prefigge l’evoluzione dell’uomo fino al ritorno ad uno stato di divinità, da cui proviene, utilizzando gli strumenti di cui è stato dotato, e che Satana ha contribuito a rendere utilizzabili concretamente. L’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza, è vista come un vero e proprio peccato, una condizione da cui l’uomo deve riscattarsi mediante lo studio e la conoscenza in senso lato, che si ottengono con il costante ragionamento sia sulle esperienze filosofiche e spirituali, sia su quelle fisiche. La vita stessa è intesa come una sorta di aula di studio, le cui esperienze sono una fonte inestimabile di conoscenza ed illuminazione. Vita che quindi, secondo il satanismo gnostico, va vissuta pienamente, senza condizionamenti esterni quali superstizioni o convenzioni sociali, ma nel rispetto di se stessi, degli altri e della legalità. Moltissimi principi del satanismo gnostico risultano, quindi, praticamente identici a quelli della corrente razionalista, di LaVey, per il quale Martin ammise sempre di avere rispetto ed ammirazione. 4) Luciferismo. In questo contesto troviamo la figura e il culto di Lucifero, considerato nella dottrina catare l’angelo che era stato ingiustamente cacciato dal cielo e di cui si attendeva il ritorno in terra. Lucifero viene venerato come principio del “bene” in opposizione al dio del male e creatore del mondo: il Demiurgo. Questo perché Dio ha voluto negare agli uomini la conoscenza, che invece ha offerto Lucifero sotto forma di serpente dell’Eden. Lucifero non viene neanche identificato come Satana, bensì come l’Eone della Conoscenza, chiamato anche Sophia. Per i luciferiani, che non si definiscono neppure satanisti, la salvezza si raggiunge tramite la conoscenza che viene ostacolata dai dogmi e dalla cieca fede. 5) Satanismo acido. Il satanismo acido è composto prevalentemente da giovani che si riuniscono per procurarsi e consumare droghe, leggere testi sul satanismo, ascoltare musica satanica e sperimentare i primi rituali rudimentali. Sono prevalentemente fenomeni legati al satanismo acido quelli che stanno dietro alle profanazioni di chiese e cimiteri o ai sacrifici di animali di cui sentiamo spesso parlare in televisione. I rituali e la ritualità del satanismo propriamente detto è eclettica, e sembra derivare da una pluralità di fonti come libri, internet o esperienze raccontate da altri satanisti. Il rituale satanico più diffuso e potente è la messa nera in cui hanno luogo episodi di estrema depravazione e ribellione a Dio e alla Chiesa Cattolica. Durante i riti possono essere sacrificati animali, di cui si mangia la carne cruda e si beve il sangue mescolato a vino (come parodia dell’Eucarestia) e si praticano abitualmente abusi sessuali e orge. Spesso i riti sono accompagnati dall’uso di sostanze stupefacenti che abbassano il livello di critica, la soglia di percezione del pericolo e della commissione di reati. Non sempre però durante i riti vengono compiuti atti criminali. In genere, ogni setta, a seconda della specificità che la caratterizza e la differenzia dalle altre, attribuisce ai riti un significato differente. Per esempio, le sette orientate verso il satanismo occultista utilizzano i riti per venerare e invocare Satana; quelle orientate verso il satanismo razionalista utilizzano la simbologia e i rituali per liberare gli adepti dai condizionamenti morali e sociali (ma non disdegnano comunque il ricorso alla messa nera o rituali similari); quelle orientate verso il satanismo acido attribuiscono maggiore importanza al consumo di alcool e droghe. Il sesso riveste sempre un ruolo fondamentale in tutti i rituali satanici, in quanto è l’atto che consente la procreazione. Durante i rapporti sessuali satanici non viene creata nessuna vita e qualora dovesse capitare c’è subito il ricorso all’aborto che, tra l’altro, viene considerato il sacrificio satanico per eccellenza. I satanisti ritengono che l’energia sprigionata durante l’atto sessuale, e più precisamente durante l’eiaculazione. I satanisti celebrano i propri rituali, oltre che nei sabati e nelle notti di luna piena, anche durante altre notti dell’anno che corrispondono alle loro festività:– il 31 ottobre, commemorazione dei defunti e di tutte le potenze delle tenebre, detta Samhain o Halloween. Questo giorno è considerato il capodanno di Satana, perché secondo un’antica credenza popolare, le anime dei defunti tornano in visita nelle proprie case, per cui è possibile stabilire un contatto con loro. I satanisti utilizzano la celebrazione per fare delle richieste al Demonio, perché credono che verranno esaudite;– il 13 dicembre, perché è il giorno più corto dell’anno;– il 21 dicembre, che è il solstizio d’inverno e secondo la tradizione pagana gli spiriti dell’aria e dell’acqua infuriano dappertutto;– il 1° gennaio, corrisponde a una festa druidica;– il 2 febbraio, Candelora (Candlemas), detta Festa delle Luci, essa segna la fine del regno del Re dell’inverno, signore del caos. Durante questa notte vengono consacrate le candele che verranno utilizzate per i rituali dei mesi successivi e vengono iniziati i nuovi adepti;– il 21 marzo, è l’equinozio di primavera;– il sabato prima delle Ceneri;– il 24 aprile, sabba (il termine “sabba” indica le riunioni notturne delle streghe);– il 30 aprile, la notte di Valpurga, è la data d’inizio dell’estate esoterica. Durante questa notte viene festeggiato il giorno di rivincita sulla Legge del Bene e si svolgono anche riti propiziatori per l’accumulo di denaro e il raggiungimento del successo;– 24 giugno, durante questa notte vengono celebrati riti di protezione per gli adepti e malefici contro i nemici;– 25 giugno, è considerata la notte della magia; – 31 luglio, viene celebrato uno dei sabba più importanti;– 1 agosto, detto Lammas, è il giorno in cui, secondo la tradizione, Lucifero fu precipitato dal cielo sulla Terra; – 24 agosto, viene celebrato il Sabba;– 29 settembre, viene celebrata la conoscenza demoniaca. La diffusione Se negli anni ’80 la Chiesa di Satana ha conosciuto un periodo di declino, negli anni ’90 i movimenti satanici si sono nuovamente diffusi in misura considerevole in tutto il mondo occidentale. In questi anni si possono distinguere tre gruppi fondamentali: il primo, di lingua inglese, riconosce La Vey come maestro e quindi fa riferimento alla corrente razionalista del satanismo; il secondo, comprende tutti i ceppi occultisti che si riconoscono nel Tempio di Set; infine, un terzo gruppo, la Chiesa Mondiale della Liberazione Satanica, che raccoglie tantissimi seguaci. La diffusione del culto satanico negli Stati Uniti è tale che in California le varie Chiese di Satana hanno il diritto di figurare sulle Pagine Gialle e sugli elenchi telefonici fra le organizzazioni religiose. Oltre che negli USA, le Chiese di Satana si sono diffuse in quasi tutti gli stati europei: in Grecia, in Inghilterra, in Spagna, in Francia, in Scandinavia, in Russia e in Italia. Il satanismo, inoltre, si è diffuso anche in Australia e in Nuova Zelanda. Questi gruppi hanno continuato ad espandersi e a distribuirsi in maniera sempre più capillare, nei vari stati, fino ai giorni nostri. Seguire la storia di ciascuno di essi non è cosa facile, perché tendono a scindersi per dar vita a nuovi gruppi continuamente. L’Italia, come già detto in precedenza, è fra i paesi occidentali coinvolti nella proliferazione e nella diffusione delle sette sataniche. Sin dall’800, infatti, in Italia si è diffusa l’idea che Torino fosse la capitale del satanismo. Questa credenza è nata quando, tra il 1850 e il 1870, il governo piemontese entrò in conflitto con la Chiesa Cattolica e mise in atto una politica di tolleranza e liberalismo verso spiritisti, maghi, gruppi religiosi o parareligiosi, tra cui alcuni che praticavano evocazioni diaboliche. Da qui nacque la credenza che Torino fosse la città del Demonio. Dopo il 1890 Torino cessò di avere l’atteggiamento di tolleranza che aveva caratterizzato il ventennio precedente e perse il ruolo di capitale delle spiritualità alternative e della magia. L’interesse per la magia e l’occulto si spostò, quindi, in altre zone d’Italia, come Roma, Milano, Firenze e Napoli. Evento memorabile è stata anche la visita nel 1999 di Papa Giovanni Paolo II in Romania. Là, dove incontrò gli Arcivescovi della Chiesa ortodossa, divenendo il primo papa a visitare un paese a maggioranza Ortodossa dal famoso scisma del 1054. Il papa sorprese e come altri quando parlò a Bucarest di Romania come giardino delle vergini. Alcuni studiosi romeni hanno commentato che la lingua latina era già ampiamente parlata in Romania prima della conquista di Traiano del 106 d. C.. La storia, spesso, viene riscritta, ma l’evoluzione culturale dell’uomo è inarrestabile, mentre la sua evoluzione biologica è modificabile dall’uomo stesso con la bioingegneria o ingegneria genetica. La fine dell’esperienza rivoluzionaria marxista-leninista o comunista segna una svolta anche religiosa dell’Europa e del resto del mondo. Il 1989 segna i 29 anni dalla caduta dei regimi totalitari dei Paesi del Patto di Varsavia. Fu quello “L’Autunno delle nazioni”, da Varsavia a Berlino, con la caduta del Muro il 9 novembre. Rivoluzioni che si svolsero perlopiù in modo pacifico, tranne in un caso, quello della Romania, dove le proteste terminarono con l’esecuzione del capo di Stato. Francesca Sabatinelli scriveva:”Il Mercoledì 20 dicembre del 1989, 25 anni fa, durante l’udienza a pochi giorni dal Santo Natale, Giovanni Paolo II lanciava un doloroso appello: era rivolto alla Romania, Paese che in quei giorni veniva insanguinato dalla violenza di un regime agonizzante, prossimo a cadere: “Con profondo dolore abbiamo tutti appreso la notizia di morti e di feriti in alcune città della Romania. Mentre lamento e condanno ogni violenza perpetrata contro inermi cittadini, elevo la mia supplice preghiera al Signore: voglia egli accogliere nella sua pace le anime di queste vittime che hanno perduto la vita quando il mondo cristiano si accinge a celebrare il Natale di colui che invochiamo Principe della pace. Esprimo, poi, parole di conforto per i feriti e per tutte quelle famiglie che sono in angoscia per questo tragico avvenimento e voglio augurare a tutti i cittadini della diletta nazione Romena un’armoniosa convivenza tra le sue componenti etniche, che favorisca la pacifica fruizione dei diritti umani, civili e religiosi di tutto il popolo e garantisca le sue fondamentali libertà Dio benedica la Romania! Catherine Durandini l’11/01/2000 scriveva:”Il successo della visita di Giovanni Paolo II in un paese largamente ortodosso deriva anche dalla voglia di Europa e di tradizione. Vicinanze e tensioni con la Chiesa ortodossa. La questione uniate e quella transilvana. Giovanni Paolo II è atterrato a Bucarest il 7 maggio 1999. Era il primo viaggio del papa in un paese a maggioranza ortodossa. Dalla Transilvania, dove le comunità cattoliche di rito latino e di rito greco sono numerose, sono arrivati alcuni treni. Invano, alla metà di marzo, la Conferenza episcopale romena aveva denunciato l’opposizione della Chiesa ortodossa al viaggio del papa in Transilvania: gli ortodossi non hanno gradito uno spostamento del pontefice al di fuori di Bucarest. L’8 maggio, il Santo Padre ha pronunciato una omelia nella cattedrale di San Giuseppe e la sera ha incontrato nuovamente il patriarca nella sede patriarcale, alla presenza del presidente romeno. Due messe, domenica 9 maggio, hanno attirato folle enormi: la liturgia ortodossa è stata celebrata a Piața Unirii davanti a più di 70 mila fedeli, mentre il papa, alle ore 17, ha presieduto all’Eucarestia nel parco Po…”. La Romania fu l’unico Paese del blocco orientale a vivere in modo violento la rivoluzione contro il regime. Me ne parlava ampiamente l’Ing. minerario Gheorghe Voicu che partecipò attivamente a Deva alla fine del regime. Egli subì la perdita del posto di lavoro a Petrosani dove era direttore in miniera di carbone e spostato, con la propria famiglia numerosa, dalla polizia politica a Deva in un ufficio amministrativo. I morti sulle strade di Timisoara e di Bucarest furono in totale 1104. Le proteste iniziarono il 16 dicembre, il 25 il dittatore Nicolae Ceausescu e la moglie Elena furono processati e immediatamente fucilati. Le immagini dell’esecuzione fecero subito il giro del mondo. Sin dall’inizio partecipò alle manifestazioni padre Guglielmo Danca, allora parroco a Bucarest, oggi decano della Facoltà di Teologia nella capitale romena: R. – Mi ricordo che, di notte, tutte le luci erano accese sulle strade principali, cosa che non avveniva ormai da molto tempo. C’era una atmosfera imbevuta di paura, di sfiducia nei confronti degli altri, fin quando non abbiamo sentito i rumori dei fucili, dei carri armati. La gente si è radunata sulle strade principali e ha cominciato a protestare. Da parte delle autorità c’era una certa paura nei confronti del popolo, cercavano con tutti i mezzi di far sì che la gente ritornasse nelle proprie case, ma le persone risposero a queste misure in modo contrario: si radunavano sempre di più, protestando e gridando contro il regime. Questo avveniva nel centro della capitale, nel cuore di Bucarest. Nei giorni del 22 e del 23 dicembre, Ceausescu cercò di rassicurare la gente, che era già radunata di fronte alla sede del Comitato centrale del partito comunista, dicendo che avrebbe cambiato le condizioni di vita. Quella mattina, e lo ricordo molto bene, perché ero anche io lì, si erano radunate migliaia e migliaia di persone. Avevo tra le mani un abete di Natale che avevo promesso di portare ad un sacerdote anziano della città. Mentre ero in cammino per andare da lui, una folla si radunò dietro di me, io ero con il cappellano e il vice-parroco, eravamo in tre, sembrava fossimo i capi di un gruppo di protesta, ma era una situazione accidentale. Siamo arrivati davanti alla sede del Partito comunista, abbiamo sentito le ultime promesse di Ceausescu, lo abbiamo visto a 100 metri, di fronte a noi, subito dopo lui è sparito, è salito sul tetto del palazzo, ha preso l’elicottero ed è andato via. Siamo rimasti lì per tutta la giornata a gridare: “Giù il regime comunista! Giù il dittatore Ceausescu!”. Era una atmosfera mescolata di attesa, di speranza, però non era una speranza forte, non avevamo il coraggio di sperare, avevamo molta paura. D. – Lei l’ha vissuta questa sensazione di paura, di terrore? R. – Eccome no! Nei mesi precedenti io notavo sempre sulle strade di Bucarest, le strade principali del centro della città, numerosi giovani poliziotti. Se ne vedevano tanti dall’inizio di novembre, fine ottobre-inizio di novembre. Quell’immagine di tanti poliziotti nel centro della città, a me faceva paura e confesso anche adesso che non credevo che sarebbe stato possibile cambiare qualcosa in quelle circostanze. D. – Nella memoria di chiunque abbia, anche da lontano, vissuto gli avvenimenti nella Romania del 1989, c’è l’immagine indelebile dei coniugi Ceausescu processati e immediatamente uccisi… R. – E’ vero! Però devo dire che la gente, nonostante le atrocità commesse nei confronti del suo popolo, non ho condiviso il modo in cui Ceausescu ha finito la sua vita. Ricordo quando sono state pubblicate e trasmesse le prime immagini con la loro fucilazione, molti dicevano: “Non siamo stati noi a fare questo: non condividiamo questa misura radicale nei suoi confronti. Doveva pagare, certo! Ma non in quel modo, no!”. D. – Il 20 di dicembre Giovanni Paolo II, durante un’udienza usò delle parole drammatiche: parlò della Romania e del Natale di sangue nel Paese. Quelle parole quanto arrivarono a voi? R. – Io ho sentito quelle parole molto più tardi. In quel periodo non avevamo alcun collegamento con il mondo libero. Potevo ascoltare la Radio Vaticana di nascosto, ma soltanto in alcuni momenti, quando si poteva. Quei giorni erano così convulsi che proprio non pensavo ad ascoltare i mezzi di comunicazione. Ero sempre presente lì in strada, con la gente della mia parrocchia. Però le parole del Santo Padre, più tardi, hanno avuto una eco molto, molto forte e hanno confermato che la Chiesa, e non soltanto la Chiesa cattolica, ma anche quelle ortodosse, protestanti, hanno avuto un ruolo importante nella resistenza al regime comunista dittatoriale. La Chiesa è riuscita a sostenere una forma di resistenza spirituale, in cui il regime non è stato capace di entrare e di controllare quindi quello che succedeva nelle anime delle persone. Nessun regime, rispettoso della religiosità dell’Homo sapiens, può controllare la religiosità che è presente nella memoria ancestrale del sistema nervoso profondo o mesencefalo. Può solo tentare di modificare qualcosa della memoria superficiale del neoencefalo, di cui scriveva spesso il Sociologo dell’Università di Padova Sabino Acquaviva, che era d’origine ebraica. Acquaviva l’ho conosciuto al corso biennale di Ecologia Umana Internazionale, che ho frequentato, negli anni Ottanta, dopo la laurea in Scienze Naturali degli anni Settanta all’Università di Napoli, dove è sepolto Dracula. Acquaviva era specializzato in sociologia della religione e ha scritto molti saggi tra cui la strategia del gene. Bisogni e sistema sociale, Laterza, 1995. Nel saggio La democrazia impossibile (Marsilio 2002) denunciò lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, mentre nell’ultima sua opera Le radici del futuro (Castelvecchi, 2014) propugnò il rilancio dell’Europa, contro la sfida del declino demografico, attraverso la fine degli stati nazionali e il rilancio delle identità locali e regionali. Sociologia delle religioni. Problemi e prospettive (con E. Pace, mio omonimo), Carocci, 1996. Giovani sulle strade del terzo millennio. I giovani degli ostelli: tra pellegrinaggio interiore e turismo culturale, (con F. Scarsini), San Paolo Edizioni, 1999. Prima dell’alba, Sellerio, 2001. La democrazia impossibile. Monocrazia e globalizzazione della società, Marsilio, 2002. L’ eclissi dell’Europa. Decadenza e fine di una civiltà, Editori Riuniti, 2006. Dio dopo Dio, Diario 1964-2005, Ancora, 2007. Le radici del futuro: L’Europa dei popoli, il rifiuto degli Stati nazionali , Castelvecchi, 2014. Acquaviva cercava di colmare il semideserto esistente tra cultura umanistica e scientifica, ecco perché fu chiamato dal prof. di Igiene Bruno Paccagnella dir. del corso di Ecologia Umana Internazionale all’Università di Padova. L’Ecologia Umana è una scienza di sintesi multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare di cui sono divenuto, nel tempo, un cultore.

Giuseppe Pace (Autore del saggio online edito da leolibri.it “Romania e Vampiri”).