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Renzi ha vinto in Trentino Alto Adige, Toscana ed Emilia, ma non al Sud e a Lampedusa

(Giuseppe Pace, Segretario Provinciale del Partito Pensionati di Padova). Il Sud ha risposto con dignità al quesito referendario, non ha ceduto alle lusinghe degli 80 euro dati ai poveri: concentrati soprattutto al Sud. Il Mezzogiorno ha dato una splendida lezione di Democrazia al Settentrione, dove Renzi è stato più seguito dalle potenti associazioni di categoria nordiste: industriale, agraria, commerciale, ecc.. Renzi vince in Trentino Alto Adige e in solo 2 delle 10 Regioni rosse: Toscana ed Emilia. Solo 3 Regioni erano e sono a guida non renziana: Lombardia, Veneto e Liguria.Tra le tante curiosità che vanno ad arricchire e a particolareggiare un ideale catalogo degli eventi degni di nota, non si può non elencare il risultato dello spoglio conseguito nel Trentino A.A., dove Renzi ha vinto, e nell’isola di Lampedusa, dove si è registrato un suffragio bulgaro a favore del No: quasi l’80% dei voti. I giovani in Italia, dicono le previsioni e le verifiche successive, hanno votato No, mentre gli anziani Si. Di conseguenza il Partito dei Pensionati avrebbe appoggiato Renzi? Niente di tutto ciò. Il nostro Presidente nazionale, già On. Carlo Fatuzzo, ha dichiarato, fin dall’inizio, il No deciso del partito Pensionati, che si colloca in una alleanza centrista e non di centrosinistra. Il sottoscritto, partecipando ad un assemblea pubblica sulle ragioni del Si e del No a Padova, ha dichiarato, ai presenti, intervenendo per il NO referendario, di essere per la Democrazia Parlamentare e dunque per il No al referendum in condivisione del relatore presente e già 0n. Settimo Gottardo. In Veneto alle scorse elezioni regionali abbiamo fatto alleanza con il Fare di Tosi, che adesso ha appoggiato Renzi, ma noi non c’entriamo in quella sua personale scelta, si spera solo che non si metta ad osannare, anche lui, il 40% dei consensi renziani avuti, ma in Veneto sono meno e i penta stellati non costituiscono maggioranza alternativa al Pd come in altre regioni italiane. Mentre gli italiani bocciano la riforma renziana della antifascista costituzione nazionale, in controtendenza c’è il Trentino Alto Adige dove il Sì ottiene il 59 per cento dei consensi: a Bolzano supera addirittura il 63%. Gli elettori bocciano la riforma Boschi e il presidente del Consiglio annuncia il suo passo indietro. Il fronte dei contrari stravince in Sardegna, Sicilia, Puglia e Campania, mentre il Sì ce la fa (anche se di poco) in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana. Tra le grandi città che salvano il provvedimento Milano e Firenze, mentre Oristano e Palermo sono i centri dove i contrari raggiungono i picchi maggiori. Da segnalare i risultati delle grilline Torino e Roma: qui passa il No ma con percentuali più basse rispetto alle altre realtà. Adesso a boccie ferme i perdenti cantano la vittoria raggiunta del 40% da conservare per governare ancora! Ma alcune loro voci dissidenti mettono in guardia l’ottimismo non giustificato dalla stragrande maggioranza degli italiani che ha votato contro Renzi più che contro la riforma referendaria paventata. Nel Veneto la netta affermazione del No (61,87%) e l’affluenza record (76,66%) marcano una scelta di campo inequivocabile e, nelle dimensioni almeno, sorprendente. A Lampedusa, nel profondo Sud e isola emblema degli sbarchi degli immigrati, il 78,42% dei voti ha caratterizzato la vittoria del No senza possibilità di appello: un’onda di voti contrari alla riforma del Senato ha travolto il governo di Matteo Renzi che poco dopo ha annunciato le sue dimissioni da presidente del Consiglio. “Ho perso io”, ha detto Renzi, in diretta da Palazzo Chigi. L’Italia si è presentata alle urne con un’affluenza altissima- 68,48%dimostrando che la chiamata ai seggi è stata fin dall’inizio un referendum pro o contro l’esecutivo capace di mobilitare tutta la popolazione. Secondo i primi risultati del Viminale, il No vince con il 59,5 per cento dei voti contro il 40,4%. Diverso il risultato se si guardano gli elettori all’estero che invece hanno dato il loro parere positivo sulla riforma con il 65 per cento dei consensi. Come anticipato dai sondaggi degli ultimi mesi, Renzi non convince il Paese e viene punito da Nord a Sud per la scelta di personalizzare la consultazione. La presunta rimonta degli ultimi giorni di campagna elettorale, sulla spinta dell’endorsement strappato al fotofinish all’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, si è rivelata un’illusione. L’Italia è andata in massa a votare per, di fatto, mandare a casa il governo. La mappa dei risultati rivela una vittoria del No quasi dappertutto con pochissime realtà in cui il Sì è riuscito a prevalere. Una sconfitta sul territorio che conferma le difficoltà già riscontrate durante le scorse amministrative e soprattutto mostra un disagio in alcune delle zone del Paese maggiormente colpite dalla crisi economica. I contrari stravincono in Sardegna dove ottengono oltre il 72 per cento dei consensi e Oristano è uno dei centri dove l’opposizione è più marcata: 75,5%. Per trovare un dato così schiacciante bisogna andare nell’altra isola, in Sicilia: qui i contrari superano il 71 per cento e la provincia di Palermo raggiunge addirittura il 72,2 per cento di No al progetto Boschi. E dire che il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini (Pd), era persino stata a cena con Renzi alla Casa Bianca, ospiti d’eccezione di Barack Obama, scelta appositamente dal premier come testimonial dell’Italia (che conta e che vota in un certo modo) in occasione della recente cena di commiato del presidente americano. Non solo: la prima cittadina dell’isola siciliana era stata indicata da alcuni boatos come una possibile candidata in pectore di Renzi a Governatore in occasione delle prossime elezioni regionali. Insomma, un vero e proprio simbolo dell’italianità modello renziano, la prima cittadina di Lampedusa: isola da lei amministrata che però, appena 24 ore fa, alla prova referendaria ha ceduto alla schiacciante vittoria del No opponendo un netto rifiuto alla proposta di riforma costituzionale voluta al premier, oggi dimissionario. Una rappresentante doc della governance dem dislocata sul campo, insomma, Giusi Nicolini: ma evidentemente, su quel campo – che non era certo uno qualunque, ma quello dell’isola per antonomasia presa d’assalto dagli sbarchi di migranti e profughi – si sono innestate altre necessità, altre convinzioni. E non è un caso che sia successo proprio a Lampedusa, il luogo che prima, più e forse anche meglio di altri approdi, si è sobbarcato da subito l’onere dell’accoglienza coatta degli immigrati provenienti da anni da ogni parte del mondo, dando spesso e volentieri esempio di paziente accettazione dei diktat governativi. Eppure ieri, la stessa isola, ha detto No: e non ha retto all’onda d’urto anti-renziana, travolta dalla valanga dei no siglati e rivendicati alle urne. Tanto che domenica nel Comune più a Sud d’Italia e anche d’Europa, quello di Lampedusa e Linosa, il No al Referendum costituzionale ha ottenuto quello che è stato prontamente ribattezzato un «suffragio bulgaro»: il 78,42% dei votanti contro il 21,58% per il Sì. Un risultato sorprendente su cui il sindaco dell’isola Giusi Nicolini dovrà riflettere, e di cui dovrà decodificare il messaggio. Mentre il Sud boccia sonoramente il Premier e le sue smaniose riforme superficiali, il Trentino Alto Adige- a parte le rosse Toscana ed Emilia- lo premia, sia pure di stretta misura. Intanto i vertici politici di maggioranza del Trentino Alto Adige non stanno dando sufficiente voce agli italiani che devono subire l’invadenza linguistica e di pretese di doppia cittadinanza altoatesina. Essere discriminati in patria non è democratico e il Trentino Alto Adige, da troppo tempo, sta giocando con la pazienza del popolo italiano che è un popolo saggio, ricco di storia e non ha molto da imparare da quello tedesco, a volte barbaramente lanciato, da pochi pazzi, agli onori negativi della Storia. Gli altoatesini hanno ringraziato Renzi votandogli il suo referendum per trasformare l’Italia in una oligarchia democratica e non farla restare in Democrazia parlamentare. La vittoria schiacciante al referendum data dagli italiani, soprattutto, Meridionali, deve far meditare i facinorosi e soprattutto ai poco italiani, residenti in Trentino Alto Adige, che godono del supergeneroso pacchetto di agevolazioni volute in anni di vacche grasse, ma adesso siamo in quelli di vacche magre!