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Bojano (CB), no alla damnatio memoriae di Bonifacio Chiovitti, Medico ed Archeologo del 1800

(Giuseppe Pace del Club il ”Ragno” di Bojano). PADOVA. Da Padova scrivere di Bojano (CB), a quasi 700 km lontano, può apparire un po’ strano, ma se si legge il patavino Tito Livio non è così. Di Bovianum vetus e del Sannio Pentro, il patavino, famoso e il più fecondo storico di Roma, li ha descritti abbastanza, sicuramente più dello storico tedesco T. Momsen, oppure, in tempi recenti, dal giornalista e partigiano piemontese G. Bocca. Quest’ultimo fu corretto da Antonino Di Iorio di Pietrabbondante (IS). Bocca commise l’errore geografico di ubicare Isernia nel basso Molise, quando gli isernini scioperarono per fare Isernia capoluogo provinciale. G. Bocca citò Isernia nel suo bestseller “Inferno, viaggio nel profondo Sud”, che ho letto ed apprezzato più di altri nordisti che scrivono di Sud e di molti meridionalisti piagnoni. L’Archeologia a Bojano (CB) è trascurata dai più, ma curata da pochi appassionati, sia nativi che acquisiti nonostante l’incuria: reale, palese e non a promesse, delle Autorità preposte e municipali. Tra gli appassionati e studiosi recenti di Archeologia bojanese, degni di rispetto per il lavoro svolto, si tralasciano i nomi per non urtarne la sensibilità e la visione su Bonifacio Chiovitti che pare sia verso la damnatio memoriae. Tale sensibilità è rispettabile ma non condivisibile sul piano culturale, che non ammette rispetto acritico, ma solo la verità storica. Da fonti digitali dell’illustre bojanese B. Chiovitti non conosciamo abbastanza, come, invece, la cronaca campanilistica locale abbonda. Si sa che Bonifacio Chiovitti nasce a Bojano nel giugno del 1810 e vi muore il 25 ottobre del 1881, dopo che era stato “un archeologo e politico italiano. A Chiovitti era intitolato l’Archeoclub di Bojano, quando esistente. Per la Biografia si sa che consegue due lauree, in matematica e medicina, presso l’Università di Napoli, che è la più antica Università statale del mondo, Bologna e Padova del medesimo secolo erano parzialmente private. Il dr. B. Chiovitti esercitò la professione medica dedicandosi contemporaneamente agli studi archeologici. Approfondisce le sue conoscenze sulla storia degli antichi Romani e dei precedenti abitanti di Bojano, Sanniti ed Oschi. La sua bibliografia nota è la seguente: Lucio Cluenzio: uno dei generali dei Sanniti nella guerra sociale, Campobasso, Tip. De Nigris, 1868. Lettera al sig. Domenico Bellini sulle monete attribuite dal Riccio alla famiglia Romilia, Campobasso, G. e N. Colitti, 1881. Altra pubblicazione che tratta pure di B. Chiovitti è “Bojano: documentazione storico-fotografica dall’VIII. sec. a.C. al XIV. sec. d.C., a cura dei soci dell’Archeoclub B. Chiovitti Bojano, Campobasso, Editoriale Rufus, 1987”. Studioso di B. Chiovitti è F. Tavone, immigrato in Veneto come me, ma nel vicentino. Egli lo ha menzionato quando lamentava l’incuria del Municipio di Bojano nell’articolo:”Archeologia a Bojano, antica capitale del Sannio Pentro”, in Molise Economico IX, n. 6 del 1982, rivista sulla quale mi introdusse come autore di più articoli. Pare inoltre che F. Tavone abbia (non ho avuto ancora l’occasione di leggere) scritto: “Bonifacio Chiovitti. Archeologia, politica, scritti”. Il bojanese B, Chiovitti, non fu un professionista isolato nella parentela della magica infanzia e spensierata giovinezza o anche di provincialismo. Molti bojanesi lo elogiano poiché avrebbe insultato T. Momsen quando questi andò a casa sua per chiedere di archeologia locale, e, come reazione il Momsen disse che la Bovianum Vetus era a Pietrabbondante (IS). B. Chiovitti nel 1860 partecipò, con l’altro bojanese Girolamo Pallotta, ai moti risorgimentali del Matese (conobbe anche Del Giudice di San Gregorio Matese) e del Molise, tanto che nel 1861 divenne membro del “Consiglio Provinciale del Molise”. Di recente ho conosciuto un bojanese emigrato in Canada, Domenico Chiovitti, valente Chimico, che forse ha letto, spero con interesse disincantato, il mio libro dedicato a “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova, 2011. Tale libro tratta anche della città di Bojano (CB), alcune copie sono per i Soci del locale Club il “Ragno” in via Turno. Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, a Bojano (CB), vi fu un Convegno culturale che voleva illustrare i complementari “due versanti del Matese”, animato dal colto piedimontese, Dante B. Marrocco, che fece convergere sia a Piedimonte M. che a Bojano più studiosi. Egli a Bojano fu avvicinato dall’indigeno Sindaco, Geom. Pio Romano, che, sarcasticamente, a fine relazione storica gli disse:”grazie professore che ha precisato la nostra origine bulgara, non lo sapevo”. Va riconosciuto che l’Amministrazione dei Romano, Pio e fratello Cesare, diede più impulso, di altri, alla Storia Sannita della città che governava, fece disporre, ad esempio, dei pannelli stradali all’ingresso cittadino con la nota frase di Tito Livio su Bojano, capitale del Sannio Pentro. Dante Marrocco, invece, era uno Storico di notevole spessore (di Roma e dei Borboni in particolare) ed amico di Antonino Di Iorio, che curò una mostra dei suoi scritti presso l’Associazione Storica del Medio Volturno, fondata e diretta dal prof. D. Marrocco dal 1965. Egli sosteneva che Bojano del Matese era stata la Bovianum vetus ad esempio, era il figlio di Raffaele, che fondò l’Associazione Storica del Sannio Alifano nel 1915. D.Marrocco fu da me ospitato a Bojano nel 1991 mentre studiava il cardo e il decumano bojanese e fu presente ai funerali di mio padre a Piedimonte M. nel 1984 come io al suo nel 2006. Nel 1940 Raffaele Marrocco scrisse anche un po’ di Bojano e ricordò tre soli personaggi locali: Bonifacio Chiovitti, Girolomo Palotta e Caio Papio Mutilo anche se con qualche riserva per quest’ultimo. Ma leggiamone la descrizione di Bojano e la citazione, tra gli studiosi del passato di Bonifacio Chiovitti. Chiovitti venne definito dallo studioso piedimontese Raffaele Marrocco (il Museo Civico Della cittadina casertana ai piedi del Matese meridionale e simile a Bojano, Piedimonte Matese, porta il suo nome) Medico, Filosofo ed Archeologo, mentre Girolomo Pallota lo ricordò solo come Patriota. Basta leggere R. Marrocco: ”Da San Massimo a Sepino, Raffaello Marrocco I L MATESE, Napoli, Editrice Rispoli Anonima, 1940, I Paesi, Cap. II. Per raggiungere San Massimo (m 600) si percorre la strada a destra del rettilineo Cantalupo-Boiano… Situato in luogo montuoso, San Massimo offre una bella vista di balze e di valli. In esso scende la condotta forzata del lago artificiale di Campitello alimentando la centrale della Società Molisana per le Imprese Elettriche. Interessanti le escursioni sui monti Ratto, Serra, S. Giorgio, Salvapiana, (forse intendeva scrivere Selvapiana) Capo d’Acqua e Serra del Monaco. È punto di partenza per il Miletto. Vantò nel Sec. XII la celebre Abbazia di S. Nicola del Matese e nel Sec. XVIII una fabbrica di maioliche. In antico era denominato semplicemente Castello. Rifatto il percorso da San Massimo al rettilineo, appare l’intero fondovalle meno alberato ma con estesi campi di prati e di cereali, alternati con colture di tabacchi. Attraverso il Callaro (forse intendeva il Callora) la valle si mostra più ricca di vegetazione. Di lì a poco si giunge a Boiano (m 485), situata sulla destra del Biferno, verso la parte di Monte Procella (forse intendeva Monte Crocella). Più in alto è la frazione di Civita Superiore (m 720), un meraviglioso belvedere sul quale trovansi le rovine di un vasto Castello. Fu capitale dei Sanniti Pentri e dominava la pianura ove i Capi della confederazione sannita si adunavano per discutere gli interessi dello Stato. Devastata da Silla, risorse al tempo di Augusto allorché vi fu dedotta una colonia dell’XI Legione e perciò chiamata undecumana. Nel Sec. IX passò sotto il dominio del ducato di Benevento e nel Sec. XIII fu devastata dalle truppe di Federico II. Nel 1070 vi dimorò S. Aldemario compiendovi dei miracoli. I resti dell’antica Boiano sono sotto l’odierna città e propriamente sotto le macerie accumulate dai terremoti dell’853, 1309 e 1456, questo ultimo disastrosissimo. Oggi Boiano è un paese (peccato che chiama paese una città come la sua Piedimonte d’Alife) interessante per i suoi numerosi edifici e per le sue opere d’arte. Ha una spaziosa piazza alberata ove si svolge un importante mercato settimanale. Vanta, fra l’altro, scuole secondarie ed una scuola sciatoria denominata “Scarponi del Matese”, unica in tutta la provincia. È alimentata dalle acque di Rio Freddo, potabilissime. Molte industrie vi fiorirono e fioriscono, specie quella della lana. Un bel monumento ai Caduti della guerra mondiale, eseguito dallo scultore Buchetti, molisano, adorna il paese. È in bronzo e raffigura un fante morente cui un milite sannita porge la palma, mentre una figura muliebre, simboleggiante la città, gli mostra il Palladio. Boiano diede i natali a molti uomini illustri, tra cui: Girolamo Pallotta, patriota, e Bonifacio Chiovitti, medico, filosofo ed archeologo. Sembra che anche Caio Papio Mutilo fosse nativo di Boiano. La stessa strada che ci ha quivi diretto, prosegue nella valle e ci fa vedere lontano Colle d’Anchise appollaiato sulla vetta di una piccola montagna. Indi a poco si giunge ad un bivio che porta a S. Polo Matese (m 751). Il paesello è in pendio di un colle. Si vuole avesse origine da alcuni francese – scampati dall’eccidio dei Vespri Siciliani – rifugiatasi nel Molise. Giunsero sul posto il giorno consacrato a S. Paolo, donde la denominazione di St. Paul, indi S. Polo. Nelle carte dei principi del ‘300 si legge che il paese apparteneva al Vescovo di Boiano, al quale fu concesso in feudo dal re. Continuando il percorso nella valle, ove passa il torrente Quirino, la strada, nel punto denominato Epitaffio, si biforca a sinistra per Vinchiaturo e a destra per Campochiaro (m 664). Quest’ultimo tratto è di circa quattro chilometri. Il paese – una oasi di luce e di pace – ha origine medievale, e forse derivò da Civitella ove esistono avanzi di mura poligonali. È posto sopra un colle da cui si domina il piano sottostante, bellissimo, e tutta una teoria di monti. Vi ebbero una Commenda i Cavalieri di Malta che colà fondarono un ospedale”. I quasi insignificanti errori dei toponimi (Callora, Crocella, ecc.) nonché la sottovalutazione di Bojano, potrebbero denotare una conoscenza meno approfondita dello scrivente che conosce il territorio del medio corso del Volturno e dell’alta valle del Biferno da molto più tempo dello studioso piedimontese). Alessandro Cimmino, scrive che: ”Tra le prime testimonianze di fede cristiana nel Molise c’è un’epigrafe: la Stele di Probiliano, rinvenuta a Bojano dall’archeologo locale Bonifacio Chiovitti (1810-1881) e catalogata da Theodor Mommsen intorno alla metà dell’Ottocento. Si tratta di una lapide funeraria, risalente secondo l’erudito Enrico Donato Petrella ai tempi dell’ultima persecuzione (303-308), che cita il piccolo Caio Probiliano, vissuto solo nove mesi e dieci giorni, sepolto il quinto giorno prima delle calende di marzo (25 febbraio); la chiara indicazione della data di morte è un carattere distintivo, proprio dei seguaci di Cristo per i quali rappresentava l’inizio della vita eterna. Nel mio libro prima citato si dà risalto alle virtù dei Sanniti e non si nasconde che nella cattedrale di Bojano, le virtù ed i vizi scritti lungo le scale che conducono alla cripta, sono un esempio di buona catechesi cattolica voluta dal colto ministro di culto bojanese, Angelo Spina, ora Arcivescovo di Ancona-Osimo. Bojano ha circa 8 mila residenti rispetto ai 12 mila di Piedimonte Matese che ha 2 cattedrali, anche se meno antiche di quella della vicina cittadina d’Alife con 7 mila residenti ed antica come Bojano, ma più estesa di oltre 10 kmq. Ma leggiamo cosa scrive nel sito web la Curia di Bojano:”Per l’antica Bovianum Undecumanorum, già capitale dei sanniti, una traccia di presenza cristiana è offerta da una epigrafe rinvenuta nel corso del XIX . dall’archeologo locale Bonifacio Chiovitti (1810-1881) e catalogata da Theodor Mommsen (CIL, 2584), indicante la data della morte del piccolo Caio Probiliano, figlio di Quinto, vissuto nove mesi e dieci giorni e sepolto (depositus) al quinto giorno dalle calende di marzo (25 marzo) di un anno non indicato: C(aio) PROBILIANO/ F(ilius). Q(uinti). VIXIT. M(enses)VIIII/ ET. DIES. X. DEPOSI/TVS EST. D(ie). V. K(alendas)/MAR(tias). Se si accetta la datazione che i più danno a questo monumento, bisognerà vedere nel IV . l’epoca della penetrazione cristiana in questo territorio dell’antico Sannio pentro. Nondimeno un Laurentius episcopus Bovianensis sottoscrisse gli atti del sinodo romano del 502 di papa Simmaco (498-514): è con questo vescovo, dunque, che si ebbe la prima attestazione della diocesi sebbene, come per altre sedi, un lungo vuoto nella successione episcopale boianese subito sopraggiunga e permanga fino alla metà dell’XI . I motivi sono gli stessi che si riscontrano per le altre sedi viciniori (Isernia, Venafro ecc.): le incursioni barbariche, principalmente, nel contesto degli eventi che sconvolsero territori e popolazioni dopo la caduta dell’Impero romano. Se un Leone presbiter et monachus Bovianensis è attestato quale curatore di anime dal Chronicon cassinense nella prima metà dell’XI. (1011-1020), bisognerà attendere la seconda metà (1061) per trovare in cattedra il non meglio precisabile N. Episcopus Boviani, che prese parte a un sinodo celebrato in Benevento dall’arcivescovo Uldarico. Con l’invasione longobarda Boiano era entrata a far parte del Ducato di Benevento come gastaldato e nell’XI . passò sotto i normanni; ma ecclesiasticamente la diocesi, che prima del Mille conglobò anche la sede di Sepino (al punto che fino al 1916 i vescovi porteranno la titolazione di «vescovi di Boiano e di Sepino»), fu suffraganea della sede beneventana dal XV . al 1976, dopo un lungo periodo di immediata soggezione alla Sede apostolica. Nella prima metà dell’XI (1032? 1048?), il governo della diocesi matesina fu tenuto da Gerardo (1032-1059) che per un certo periodo, su designazione dell’arcivescovo Atenolfo di Capua, resse contemporaneamente anche Isernia, Venafro e San Vincenzo al Volturno. Alla seconda metà dell’XI . risale la chiesa, antica cattedrale, dedicata a san Bartolomeo apostolo”. Bojano è una bella cittadina, ai piedi del Matese settentrionale, ha molti appassionati e studiosi di Storia locale con il vezzo del campanilismo, che si giustifica quanto è limitato, non lo si può giustificare quando sconfina nella storia costruita su propria misura tra limiti culturali e il biologico imprinting (che deve restare confinato, il più possibile, nel delicato angoletto della magica infanzia, dopo il lume della razionalità è quello che ci guida fuori del tribale sia sociale che storico). Non credo che Bonifacio Chiovitti abbia poco onorato anche l’Archeologia oltre che la Matematica e la Medicina e se in Archeologia non era laureato la sua passione veniva certamente guidata dalla razionalità matematica e medica che non lascia meno spazio alle passioni personali, dell’attualità e al richiamo quasi tribale favorito dall’imprinting sfrenato. Ad esempio il medico scrittore, anche di storia, Pietro Galletto, mi ha permesso di leggere di Storia del Veneto più di illustri storici universitari recenti nonchè letterati che scrivono troppo del loro sapere specialistico. Altrettanto il medico scrittore del Matese, Rosario Di Lello, autore di molti scritti matesini, vivente ed appassionato anche dei fossili di Pietraroja dove si reca d’estate come io mi reco a Bojano da decenni. Un uomo o donna di scienza quando entra nella storia, usa il rigore e l’”aridità” scientifica, non le passionali ed antropocentriche emozioni umane. Gli appassionati, senza il rigore scientifico degli studi compiuti, a volte, sono pericolosi poiché cedono più facilmente ai pettegolezzi contemporanei e del passato. A Bojano ciò potrebbe succedere per Bonifacio Chiovitti, forse non allineabile alle tendenze di moda culturale del nostro tempo e locali dalla quale non si allineano, ltre lo scrivente, anche Domenico Chiovitti, emigrato da Bojano in Canada e dr. in Chimica dell’Università di Montreal. Non approvo, e credo come me anche il parente canadese, che alla memoria di B. Chiovitti sia applicata la: “Damnatio memoriae”, locuzione che significa letteralmente “condanna della memoria”. Essa indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia che potesse tramandarla ai posteri, come se non fosse mai esistita. Si trattava di una pena particolarmente aspra riservata agli hostes, ossia ai nemici di Roma e del suo Senato, reali o presunti o divenuti tali dopo essere caduti in disgrazia del potere politico. L’efficacia della damnatio memoriae era favorita dalla disponibilità limitata di fonti storiche in età antica. Per Bonifacio Chiovitti forse le fonti storiche non permettono un dibattito pro e contro, più sereno. Il contrario della Damnatio memoriae era l’apoteosi, che implicava l’attribuzione di onori divini dopo la morte e riguardava soprattutto gli Imperatori prima della scelta del monoteismo di Costantino. A Bojano l’apoteosi è spesso per chi è allineato con la moda dell’attualità politica, spesso del voto di scambio, sbandierata nella sua piazza centrale o agorà recente? Si spera di no poiché Bojano merita di più e di meglio che le sole analisi territoriali svolte da bojanesi, troppo bojanesi!