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Guardia Sanframonti.(BN) Annotazioni di Ecologia Umana di Guardia Sanframondi

( Giuseppe Pace) Gaurdia Sanframondi (BN) non è uno dei tanti e poco noti comuni del teritorio del Sannio beneventano poiché ha una storia più ricca di segni ambientali locali come quella segnata dall’Antropologo A. De Blasio, che era del posto e ne descrisse, tra l’altro, il dolmen (tavola di pietra locale, dove si incenerivano i morti prima del cristianesimo), ecc. Il nome della cittadina del Sannio matesino deriva dall’omonima e nobile famiglia dei Sanframondo, che la dotò di un possente castello a guardia della Valle Titernina (piccolo fiume che passa prima nei territori di Pietraroja, poi Cusano Mutri e scende sotto il ponte di Annibale a Cerreto S.), teatro di almeno due assedi nel corso del 1400. Dai quasi 4 mila residenti di Guardia S. nel 1861 è poi passata ai 7mila nel 1951 per calare a poco più di 5mila attualmente. L’economia agricola è il principale settore su cui si basa l’economia della cittadina sulle pendici collinari del Matese orientale, in particolare la viticoltura e l’olivicoltura: diverse sono le aziende agricole vitivinicole e olivicole, che ho visto anche a Vinitaly di Verona che si presentavano più dignitosamente di quelle poche altre campane. Da sottolineare la presenza di una cooperativa agricola sociale (una delle più grandi in Italia, con una quantità di vino prodotto di circa 240.000 ettolitri per anno di cui 4.000.000 di bottiglie prodotte, circa il 13% della produzione). Emblematico è l’Istituto Tecnico Statale per l’Agraria e l’Agroindustria-Articolazione in Viticoltura ed Enologia, Via S. Guidi (sezione associata dell’Istituto Galilei- Vetrone di Benevento). L’Ambiente naturale è caratterizzato da un buon clima temperato con il centro dell’abitato che dista 28 km da Benevento. La frutta di qua, soprattutto ciliegie e fichi, viene venduta ad esempio a Bojano (CB). Belle e utili sono gli spazi pubblici cittadini di Guardia S. come: Villa Comunale, tra via Parallela e Piazza Aldo Moro; Giardini “Padre Pio da Pietrelcina”, alle spalle della Basilica; Giardino Pensile, trova spazio all’ingresso del Castello, sorretto dalle forti mura in pietra calcarea; Giardinetti “Sant’Antuono”, retrostante l’omonima chiesetta Monte Tre Croci, in via Costarella. La biblioteca comunale ha sede all’interno del Palazzo degli Uffici (ex Tribunale) in Via Padre Adolfo De Blasio. Fino a qualche anno fa era ospitata nei locali di Palazzo Nonno, nelle vicinanze del castello medievale, attualmente chiuso in attesa di restauro. Ha sede al piano terra di Palazzo del Municipio e conserva tele provenienti dalle Chiese dell’A.G.P e di San Rocco, risalenti al XVI e XVII secolo, opera del pittore Paolo de Matteis. Interessante, naturalisticamente, è il singolare “Museo Delle Farfalle”, in via Pietralata. La collezione dei Lepidettori, fu donata dagli eredi dell’avvocato Pascasio Parente, appassionato entomologo guardiese, e raccoglie ed espone oltre mille bei esemplari di farfalle provenienti ad ogni parte del pianeta Terra. Gli insetti sono collocati in 56 teche di vetro costruite in modo tale da poter osservare nitidamente l’aspetto e le particolarità mimetiche degli esemplari di Lepidotteri. Il Museo dei “Senza Storia”, invece, ha la sede in Corso Umberto, e conserva una raccolta di manufatti legati all’arte della tessitura e del ricamo, nonché di eleganti vestiti della fine del IX sec., cuciti e ricamati a mano. Si possono ammirare un imponente telaio a mano del XVIII sec. ed altri pregevoli spazi dove sono stati minuziosamente ricostruiti un’antica cucina di campagna collegata ad una camera da letto, l’angolo del ciabattino ed altri ambienti d’epoca. Pure interessante è il Museo degli Argenti, inaugurato nel 1979 presso l’Oratorio dei Filippini, ma pare che a seguito di diversi furti è stato chiuso. Il fondo originario conservava diverse sculture argentee barocche, argenterie napoletane dal XVII al XIX secolo, piatti per elemosina del 1400 e 1500. Poi c’ da visitare Domus Mata, spazio espositivo in cui vengono allestite mostre tematiche. Il museo è ospitato in via Padre Marzio Piccirillo; il palazzo è reso particolare dalla presenza di un giardino sorretto da mura in pietra. Museo singolare è quello del Vino, che trova spazio nei locali del Palazzo di Bacco, ubicato tra piazza Castello e Corso Umberto I. Guardia S. è attraversato da uno dei principali “Itinerari Culturali Europei”, la Via Francigena del Sud, quella variante della Via Francigena oggi chiamata “Vis Sacra Langobardorum”, rientrando nel percorso individuato in terra sannita. La Via Francigena del Sud ripercorre la Via Sacra dei Longobardi, che da Roma passando per Benevento, la capitale della Longobardia del Sud, nota come Langobardia Minor, attraverso i comuni di Faicchio, San Lorenzello, San Salvatore Telesino, Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, Ponte, Benevento, Paduli, Buonalbergo e Pietrelcina prosegue verso la Puglia lungo l’antica Via Traiana fino a Troia per poi deviare verso il Gargano, in particolare verso Monte Sant’Angelo, cittadina che custodisce il noto Santuario di San Michele Arcangelo, che tanto mi incurios’ per l’aspetto stricoreligioso: vi sorgeva una grotta di un oracolo che fu ucciso dall’arcangelo Michele per imporre la Cristianità al politeismo precedente dell’Oracolo ”martirizzato, quasi in senso storico inverso”. Interessante è l’ambiente naturale dell’Oasi faunistica di Monte Ciesco L’Oasi faunistica si estende per oltre 30 ettari in un crocevia di antichi sentieri sulla sommità del Monte Ciesco. È stata istituita nel 1997 per la salvaguardia di un territorio estremamente caratteristico. Il rimboschimento, essenzialmente conifere, latifoglie, tra cui castagno, acero, d’Ungheria, cerro e roverella è in perfetta armonia con la vegetazione spontanea costituita prevalentemente da specie erbacee e arbustive come la ginestra e la rosa canina. La vera attrazione dell’oasi sono i cervi: per poterli ammirare è stato costruito, attraverso opere di ingegneria naturalistica, un percorso adatto a non disturbare la quiete degli animali. La fauna è arricchita dalla presenza di cavalli selvatici e uccelli sia stanziali che migratori. Con il passare del tempo l’oasi è diventata un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, meta di scolaresche e amanti della natura. L’area fa parte della rete nazionale dei Centri di Educazione Ambientale. Diversi sono i sentieri che si snodano tra i boschi per gli amanti delle passeggiate nel verde e del trekking; i più suggestivi sono quello che porta all’Omo Morto (823 m s.l.m.), enorme massa rocciosa che rende riconoscibile la collina di Guardia da grandi distanze e quello che giunge nel vicino comune di Cerreto S. presso Morgia Sant’Angelo, massa calcarea dalle sembianze di una leonessa. Il territorio fa parte della Comunità Montana del Titerno con sede a Cerreto S., che ho visitato quando la presiedeva il Generale D. D’Ambrosio, morto a Cusano Mutri, dov’era ammogliato e che si interessò dell’ipotesi di galleria del Matese da me esaminata nel 1994 per la fattibilità e l’utilità con tesi all’Università di Padova. Guardia S. si presenta come un caratteristico borgo medievale dominante l’intera Valle Telesina con suggestivo panorama sul dirimpettaio Taburno. Il suo territorio è quasi esclusivamente collinare per cui gode di un clima mite e di un ampio paesaggio; solo la parte meridionale, che protende verso il corso del fiume Calore, è pianeggiante e ricca di frutteti e vigneti rinomati. Le aree in quota sono caratterizzate da boschi di conifere e querce, per il resto il territorio guardiese è dominato da vaste distese di vigneti in basso e oliveti in alto. Il territorio guardiese è caratterizzato da un complesso geolitologico arenaceo-calcareo-argillitico, costituito da una successione di argilliti policrome, calcareniti e calciruditi, e arenarie; tale complesso può includere litologie e/o successioni litologiche prevalentemente argillose e marnose-calcaree. La sua sismicità è alta calcolata in Zona 1. Il comune di Guardia S. è attraversato da diversi corsi d’acqua a carattere torrentizio: torrente Seneta; affluente del Rio Grassano; torrente Ratello, a poche decine di metri dalla sua sorgente inizia il suo percorso ipogeo, ritorna in superficie solo dopo aver attraversato l’intero centro abitato nei pressi di Via Costarella, punto in cui è possibile ammirare suggestivi panorami e Rio Capuano. Biblioteca Comunale, sec XX. Fontane e mascheroni abbelliscono utilmente la cittadina sannita:Fontana del Popolo, risalente al 1886, è ubicata su Corso Umberto I nei pressi della Chiesa di San Sebastano; Fontana di Piazza Antica, del 1866, posta di fronte alla Chiesa dell’AGP lungo Via Filippo Maria Guidi, in pieno centro storico; Fontanella, posta nell’omonima piazza nella parte bassa del paese all’ombra di un enorme platano; Fontanino, in via Pietralata; Fontana Portella, posizionata alla base nord della massa rocciosa su cui sovrasta il castello; Fontana del Castello, posta all’interno del giardino pensile del Castello medievale; Fontanina del Canalicchio, ubicata in un largo del centro storico, lungo l’omonima strada; Fontana San Filippo, posta nell’omonima piazza all’angolo sottostante le gradinate che salgono verso il centro storico. I lavatoi: Fontana dei Due Mascheroni, sita in Via Fontana; Fontana del Calcare, posta all’incrocio tra Via Morrone, Via Monte Tre Croci e Via Galano, è stata ricavata in grotta al di sotto del livello stradale; Fontana del Canale, sita in Via Comunale San Francesco, necessita di un restauro; Fontana della Sorgenza, posta all’incrocio tra Via Sorgenza e Corso Umberto I, restaurata nel 2008; Le Quattro Fontane, da tempo rimossa. Era ubicata in Piazza Condotto. In località Pineta è situata la sorgente “Acqua Fabbricata”, che sgorga dalla bocca di una faccia di un leone di pietra scolpito in epoca medievale. In località Pineta è presente un piccolo e affascinante bacino idrografico (con una superficie di circa 500 m²) sviluppatosi a seguito dello sbarramento del Rio Capuano. È consigliabile visitare il Laghetto nei mesi primaverili. Il Laghetto, soprattutto nei mesi estivi, è spettatore di tante gare di pesca sportiva. In pieno centro storico, tra via Costarella e Via Dietro gli Orti, la messa in sicurezza del torrente ad opera di briglie di contenimento ha reso estremamente caratteristico il corso del Ratello, dove il dislivello viene disegnato da piccole e affascinanti cascate. L’Ambiente sociale si sviluppa soprattutto nel centro storico di Guardia Sanframondi, sviluppatosi intorno alla fortezza, era racchiuso all’interno di una cinta muraria. L’accesso al paese fortificato era possibile solo in quattro punti, dove sono ubicate le porte: Porta Francesca, a nord. Ingresso da Via Roma, vicinissima al castello. Porta Dell’Olmo, a ovest. Posta lungo l’omonima strada, permette l’accesso alla zona del centro storico denominata Vaticano. Porta Di Santo, a sud. Domina il sagrato della Basilica dell’Assunta e Porta Ratello, a est. Andata distrutta nel tempo, era ubicata all’inizio di Via Filippo Maria Guidi. L’Ambiente storico continua a interessare il turista e l’indigeno da numerose testimonianze. Diverse sono le opinioni degli studiosi circa le origini della cittadina, che alcuni fanno risalire ad epoca romana o sannita, altri ad epoca longobarda, altri ancora al periodo normanno. È certo che questo territorio è stato abitato fin da tempi antichissimi. A testimonianza del fatto diversi ritrovamenti di manufatti litici del paleolitico inferiore in contrada Starze (derivanti da bonifiche dei frati francescani) e in contrada Limata nel vicino comune di San Lorenzo Maggiore, (un’“amigdala” di tipo chelleano conservata nel Museo della Società Antropologica di Parigi). Altri manufatti in pietra di età neolitica sono stati ritrovati nella Grotta Sant’Angelo di Cerreto S.: gli scavi del 1896, furono diretti dal locale antropologo Abele De Blasio, portarono alla luce cocci di creta, una punta di lancia silicea, frammenti di ossa animali. La suddetta grotta fu dimora dell’uomo anche nella successiva età del bronzo, come dimostra il ritrovamento di asce di bronzo, monili vari, punte di lancia, fibule, un rasoio, uno scarnatoio o scarificatore, un ago da cucire, quattro ciondoli. A testimonianza dell’età del ferro ci sono in particolare un dolmen, cioè un monumento sepolcrale, una punta di lancia di ferro, due fusaiole, dei  menhir(questi ultimi abbattuti ed andati perduti). A favore della tesi romana o sannita viene citata la favorevole posizione geografica, ideale per qualsiasi insediamento di carattere militare; difatti alcuni studiosi pensano di ubicare l’antica città di Fulfulae proprio sulle pendici del Monte Ciesco. L’ipotesi longobarda è strettamente legata alla suddivisione della loro società in liberi, nobili proprietari terrieri, soldati di diritto detti arimanni, i cosiddetti aldii, ed infine i servi; a quest’ultima categoria appartenevano gli abitanti delle campagne obbligati a lavorare per i propri padroni. In ogni contado si ebbero corti, condome, masse, vichi e casali. Tra i vichi, solo in un documento dell’anno 856, viene nominato un Vicus de Tremundi, successivamente alterato in Vico San Fremondo che, secondo alcuni storici locali vissuti nel XIX secolo, avrebbe dato origine all’odierna Guardia Sanframondi. Questa tesi è stata scartata da un recente studio che, prendendo in esame il documento originario, evidenzia come il nome del comune derivi invece dalla famiglia francese dei Sanframondo (Sancto Fraymundo) che nel XII secolo ebbe in feudo Cerreto e i comuni vicini fra cui Guardia. In seguito la località assunse il nome di Warda, che può significare luogo di guardia: infatti dalla collina guardiese si riesce a controllare l’intera Valle del medio e basso corso del fiume Calore fino alla piana a ridosso di Maddaloni. I conti Sanframondo dotarono Guardia di un possente castello il quale fu teatro di due memorabili assedi. L’11 giugno 1440, sotto minaccia di distruzione, il conte Guglielmo IV Sanframondo si dové sottomettere al nuovo sovrano Alfonso V d’Aragona, che era imparentato con i conti di Cerenza, Ferillo, con nuora Maria, figlia di Dracula seppellito a Napoli a Santa Maria la Nova. Nel 1461 i Sanframondo pagarono definitivamente la loro fedeltà alla Francia quando, dopo un assedio e un saccheggio da parte delle truppe di Ferdinando I di Napoli, persero i loro feudi e furono costretti all’esilio. Alla famiglia Sanframondo succedettero i Carafa, duchi di Maddaloni e conti di Cerreto S., e la loro dominazione durerà fino al 1806al, anno in cui fu proclamata dai francesi l’abolizione del feudalesimo. Guardia entrò così a far parte della Contea Superiore dei Carafa, avente come capoluogo Cerreto. Nel corso dei secoli il paese fu colpito anche da alcune catastrofi naturali, tra cui il terremoto del 1456, che comportò notevoli danni e numerose vittime, e quello ancor più disastroso del 5 giugno 1688 che lo distrusse quasi completamente mietendo circa 1200 vittime. Guardia venne ricostruita nello stesso posto, grazie alla tenacia e alla volontà dei suoi abitanti. Nel XVIII secolo divenne un fiorente centro della concia delle pelli, che lo rese celebre tanto da essere appellato Guardia “delle sole”. Nel 1810, la commissione feudale riconobbe all’universitasguardiese la proprietà della “montagna di Guardia” e abolì i diritti baronali. Nel 1811, in età murattiana, il grosso paese fece parte del distretto di Piedimonte d’Alife, nel 1861 passò dalla Terra di Lavoro alla neonata Provincia di Benevento. Il 10 e 11 ottobre 1943 fu cannoneggiata dalle truppe statunitensi con conseguenti danni agli edifici e morti di civili e di tedeschi. Negli ultimi anni Guardia S. sta cercando di affrontare il grave problema dell’abbandono e dello spopolamento del centro storico con molte case chiuse. Il centro storico, sviluppatosi attorno al Castello, è stato in parte abbandonato a seguito del terremoto del 1980, conservando ancora intatti alcuni scorci medievali. Vi sono diverse e pregevoli chiese barocche anche se l’abbandono degli anni passati ha recato qualche danno all’enorme patrimonio artistico del paese, che per il suo aspetto tipicamente medievale rimane uno dei più suggestivi centri della cultura sannitica. Infatti, ad eccezione del Santuario dell’Assunta e della Chiesa di San Sebastiano, le altre architetture religiose sono in gran parte in degrado (Convento e Chiesa di San Francesco, Chiesa di San Rocco, Chiesa di San Leonardo) mentre la Chiesa dell’Ave Gratia Plena, seppur restaurata, è stata oggetto di diversi vandalismi. Lo stesso Museo degli argenti è stato chiuso a seguito dei numerosi furti susseguitisi negli anni. La struttura originaria, presumibilmente voluta dal normanno Raone di Sanframondo nel 1139, fu più volte rimaneggiata e trasformata nei secoli che seguirono. A sud fu eretta la cinta merlata divisa in cortine, con quattro torri merlate e, nella parte centrale, fu costruito il palazzo feudale con il mastio, mentre ad est fu scavato il fossato con il ponte levatoio. Anche se non era di vaste proporzioni, il castello poteva essere considerato come un forte dove una guarnigione bene armata, poteva dare filo da torcere al nemico. Il tempo, le catastrofi e le intemperie lo hanno deteriorato notevolmente: il sisma del 1456 arrecò i primi danni che furono rimediati solo parzialmente dalla ricostruzione ad opera degli Aragonesi nel 1461. Nel 1469 il castello fu affidato ai Carafa che lo tennero fino al 1806. Quando il feudalesimo fu abolito, rimase come dimora degli schiavi addetti alla coltivazione delle terre, che non ne ebbero più cura. Soltanto nel sec. XX dopo 5 anni di restauro, realizzato in base alle notizie dateci da un manoscritto del Pingue (1702), nonché dallo studio dei ruderi esistenti, la ricostruzione di questa fortezza ha permesso il recupero dalle rovine di due grandi ambienti, dei quali uno è sede del Museo delle Farfalle l’altro di una panoramica sala convegni. Nell’enorme terrazzo, che sovrasta l’intera vallata, è stato allestito un teatro all’aperto, cornice di numerose manifestazioni nel periodo estivo, mentre nella parte inferiore, immediatamente dopo il cancello di ingresso, trova spazio un grazioso giardino pensile e un ulteriore terrazzo che permette di meglio osservare le vallate del Titerno e del medio Volturno e il massiccio del Matese. Oggi il castello è il fulcro della vita culturale del paese in quanto sede di importanti manifestazioni: dalle rassegne teatrali e cinematografiche a quelle musicali, dalle mostre d’arte e quelle fotografiche. Guardia S. dal XII secolo al 1806 ha fatto parte della contea di Cerreto Sannita, che è stata retta prima dalla famiglia Sanframondo e poi, a partire dal XV secolo, dalla famiglia Carafa. I palazzi storici sono: Palazzo di Corte Selleroli, sec. XVII; Palazzo di Jecco, sec. XVII; Palazzo Foschini, sec. XVII; Palazzo Ceniccola, sec. XVII; Palazzo Marotta Romano, spazio espositivo, di recente ristrutturato; Palazzo Mastrocola, sec. XVIII; Palazzo Nonno, sec. XVIII, per lungo tempo sede della Biblioteca comunale; Edificio Scolastico “Abele De Blasio”, in stile razionalista, sec. XX; Palazzo del Municipio, sede del Municipio e del Museo Civico, sec. XX; Palazzo degli Uffici, ex Tribunale, sede dell’Ufficio del Giudice di Pace e dell’Archivio-Biblioteca Comunale, sec XX. Il Comune è conosciuto soprattutto per i suoi vini pregiati e per i suggestivi e rinomati riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta. Il Santuario-Basilica dell’Assunta è una chiesa in stile barocco, a croce latina e a tre navate. La facciata si presenta in maniera semplice e modesta, mentre l’interno è ricco e maestoso. Alla fine di ciascuna navata si aprono tre cappelle dedicate rispettivamente al SS.Sacramento, a San Filippo Neri e all’Assunta. La navata centrale, ornata da pregevoli stucchi, è delimitata da due ordini di quattro archi sorretti da cinque colonne di pietra. La statua lignea che raffigura la Vergine è un’elegante scultura databile agli inizi del X sec. e rappresenta una Madonna con Bambino. Annesso alla chiesa è l’Oratorio dei Padri Filippini. Ogni 7 anni, a partire dal primo lunedì successivo al 15 agosto e sino alla domenica seguente, a Guardia S., si tengono i tradizionali Riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta. Ogni sette anni, in agosto, in questo singolare comune di circa 6mila persone visitatori da ogni parte della Campania, dei vicini Molise, Basilicata e Puglia nonché da ogni parte del mondo arrivano per assistere alla processione in onore della Madonna Assunta. Non avevo mai assistito a questi riti per diffidenza verso ciò che potrebbe essere non religione, ma superstizione e fanatismo. Mi incuriosiva però vedere, registrare e constatare di persona. A fine anni Ottanta ho avuto modo di seguire la processione in compagnia del più giovane dr. Giuseppe Tomasone, che pure ne restò ammirato. A me interessava verificare, con gli occhi dell’Ecologia Umana, l’ambiente locale non escluso quello religioso e tradizionale. Ne illustrai il significante evento turistico anche alla Camera di CIAA di Campobasso nel 1994 a guide turistiche con la relazione:”Punti di attrazione turistica del Matese”. Ciò che mi restò forse più “nuovo” fu la corale condivisione dei locali nonche di molti visitatori, come il carabiniere piemontese che si inginocchiò per fede. Tra qua e Nocera la religiosità popolare si manifesta un po’ diversamente: ai Vattienti di Nocera i Riti Settennali sono così emblematici e attirano così tanti partecipanti perché a Nocera l’atto di penitenza si svolge in modo diverso, i battenti si percuotono le gambe con la “spugna”, e forse c’è minore attesa. A Guardia S. la folla, dell’ultimo giorno della processione è enorme, attende il momento con commovente trepidazione. L’evento dura circa una settimana, ma è solo l’ultimo giorno che al corteo si uniscono i “battenti”, penitenti che indossano vesti e cappucci bianchi e che si flagellano il petto con una piccola cimosa in cui sono stati inseriti 33 aghi, che rappresentano gli anni di Cristo (“la spugna”). I battenti continuano a grondare sangue immersi nella folla, e una volta arrivati alla fine del corteo si disperdono in solitudine. La pratica dell’autoflagellazione per onorare figure religiose è diffusa un po’ ovunque fin dal Medioevo, propagata da alcuni ordini religiosi, nonostante l’avversione della Chiesa,ma nessuna manifestazione attira così tanti spettatori quanti la Guardia Sanframondi. Quell’anno che partecipai direttamente si parlava di 70 mila spettatori, ultimamente il corteo è stato seguito dapiù di 90 mila spettatori, 30mla in più rispetto al 2010—e il sindaco è stato costretto a vietare l’utilizzo degli smartphone per non sminuire la sacralità del rito. Inutilmente: migliaia di spettatori si sono fatti selfie con i battenti e hanno ripreso il corteo. L’ultima manifestazione si è tenuta nell’agosto dello scorso anno e precisamente da lunedì 21 a domenica 27, la prossima invece si terrà dal 19 al 25 agosto 2024. Durante la settimana dei Riti i diversi rioni del comune (Croce, Portella, Fontanella e Piazza) si alternano nei cortei dei misteri, vere e proprie scene raffiguranti episodi dell’antico e del nuovo Testamento o inerenti alla vita di Santi o dei principi morali. Ogni rione ne rappresenta alcuni ed ha un proprio coro che durante il corteo canta degli inni alla Vergine. Le origini storiche di questa tradizione sono incerte e secondo alcuni deriverebbero da culti pagani precristiani; altri storici invece si rifanno al medievo quando nel 1260 Raniero Fasani partì da Perugia in processione con dei disciplinati portandoli in tutta Europa. Nel convento francescano di Piedimonte Matese, vi sono ancora le cellette dei monaci con le regole che richiamano la penitenza per i peccati commessi. Farsi del male per espiare le colpe era la regola. Il documento storico più antico inerente ai riti settennali di Guardia S. risale però al 1620 anno in cui dopo una grave carestia la popolazione decise di portare in processione la Madonna Assunta, processione regolata successivamente da un vero e proprio contratto stipulato fra gli eletti dell’Universitas ed i Padri di San Filippo Neri il 23 maggio del 1654. Riti simili a quelli di Guardia sono comuni anche ad alcuni paesi limitrofi ed alcune manifestazioni simili si svolgono infatti a San Lorenzo Maggiore con la processione del Venerdi Santo con i battenti a sangue. Da un atto del marzo 1702 conservato nella Curia diocesana di Cerreto Sannita si apprende che nelle processioni, i confratelli della Madonna del Pianto di Cerreto S., usano vestire il sacco con il cappuccio per battersi e mortificarsi con la frusta o con la disciplina. Nello svolgimento della manifestazione dei riti settennali un ruolo importante è riservato ai rioni di Guardia S. ed alle loro chiese. Questo agosto Guardia S. festeggia bene e richiama non pochissimi turisti e campani anche se meno dei suoi riti settennali suddetti. Quest’anno Vinalia taglia un traguardo ragguardevole: un quarto di secolo. L’atteso appuntamento enogastronomico, promosso dal Circolo Viticoltori e organizzato dal Comitato Vinalia e in programma a Guardia S. dal 4 al 10 agosto prossimi, anche in questa XXV edizione si caratterizza per una proposta innovativa, articolata e fitta di iniziative che puntano i fari anche sulla cultura del rispetto dell’ambiente (meno plastica con l’utilizzo di Mater B) e sul “Bere bene con moderazione”. Archiviato il Rating sulla Falanghina 2017, tenutosi a La Guardiense, con l’incoraggiante risultato di 88/100, la rassegna in questa tornata 2018 ha per tema: “Resilienza attiva”, una scelta che esalta la qualità che possiedono gli uomini e i territori di reagire in maniera positiva agli sgarbi della vita, qualità che li rende di fatto invincibili. Vinalia è un evento di primaria importanza nel panorama delle rassegne enogastronomiche non solo campane. In merito al fitto cartellone di Vinalia 2018, poniamo subito Vinarte 2018, il suo Direttore Artistico, il Prof. G. Leone afferma: “Ho scelto di dare una doppia direzione a questa edizione di Vinarte, un duplice ‘filare’, come si suole dire tra i vigneti. Una parte sarà affidata alla pittura ed alla scultura, l’altra alla fotografia, in continuo dialogo… Sempre in tale solco alcuni interventi paralleli assumono una funzione di vivai in Vinarte…”. Imperdibile il percorso del gusto allestito nel centro storico cittadino e magico nel presentare i vini di blasonate e nuove aziende del territorio a cui si aggiungono, i sapori irrinunciabili dei salumi sostenibili e dei formaggi a latte crudo che sanno raccontare il mezzogiorno interno come nessuno. E ancora: i cibi di strada, veri e propri “giacimenti gastronomici” del delizioso e misterioso Sannio beneventano, le immaginifiche torte contorte, la storica Cucina Vinalia di Piazza Mercato, fino al lounge bar “Calici con vista” gestito da Officine Sannite, nel giardino del Castello Medievale. Spazio anche alle degustazioni delle etichette sannite, in programma presso la Camera del Lavoro di Corso Umberto e realizzate con il contributo del Consorzio di Tutela Vini Sannio Dop; le degustazioni professionali guidate, previste presso i Bar Mary & Rosy (di fronte al Municipio) e Terrae Maior (di fronte all’ Ave Gratia Plena) – (per prenotazioni 348 8134129); lo showcooking proposto nel piazzale d’armi del Castello Medievale, che raduna chef prestigiosi per indimenticabili serate sotto le stelle. Quest’anno, per 7 sere, i piatti saranno elaborati, tra gli altri da: Elisa Di Blasio, Dionisio Mignone, Annamaria Colanera. Ben 5 gli appuntamenti riservati ai bambini. Vinalia Kids, infatti, quest’anno si ispirerà alle avventure di Alice nel paese delle meraviglie, in un percorso sensoriale di indubbio interesse e valore. Vinalia è anche una live fest con ben due esibizioni musicali per sera: Piazza Mercato e Piazza Fabio Golino, con in pedana quattordici band. Completano il cartellone di Vinalia 2018: la presentazione del libro “L’anima del vino tra cultura d’impresa e identità territoriale. Il caso La Guardiense” di Antonella Garofano, il convegno in collaborazione con l’Istituto Agrario locale ad indirizzo Viticoltura ed Enologia, su “La grandine in viticoltura, la stima del danno e le azioni di salvaguardia”, l’esibizione del “Duo algoritmo”, il convegno in collaborazione con Coldiretti-Benevento dal tema “Territori intelligenti, resilienti e inclusivi: il ruolo della ricerca e del web al servizio dell’agricoltura, della pianificazione del territorio e del turismo sostenibile”, il recitativo “A 50 anni dal ’68: un bilancio critico tra storia e letteratura” a cura di G. Colangelo, per chiudere, il 10 agosto, con “Calici di stelle” e “La notte bianca della falanghina”. Lungo il percorso del gusto le aziende sono raccontate anche in carattere braille, perché Vinalia conserva sempre la sua un’anima inclusiva. L’ambiente di Guardia S. merita più particolareggiati approfondimenti d’attualità ordinaria, che la distanza, da Padova, Bojano e Piedimonte M., non mi favorisce di fare facilmente. Passate le feste l’ordinarietà cittadina denota un ambiente gradevole, riposante e cortese nei vari negozi e cartolibrerie, nonché incontri con più di qualche emigrato che ritorna per le ferie estive, senza tanta nostalgia se non quella di rientrare in Germania e in Svizzera o in Canada per assicurare meglio il futuro ai figli. A Guardia S. il futuro non è roseo per l’occupazione giovanile nonostante la ricca agricoltura.