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Infibulazione: la vera forma di civiltà è nella sacralità del corpo

(Francesca Accetta) La libertà delle donne barattata per l’egoismo ed il desiderio di supremazia del mondo maschile. Uomini che con il pretesto dell’usanza, delle tradizioni, esercitano un vero e proprio dominio, attraverso la privazione della libertà sessuale e la manipolazione mentale, con una pratica “antica quanto il mondo”: l’infibulazione. L’Articolo 1 della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (1993), assevera che la stessa, si identifica con qualsiasi atto di violenza giustificata dall’appartenenza al genere femminile che si riverbera negli effetti in un danno o un dolore fisico, sessuale o psicologico, comprendente minacce, coercizione e la privazione arbitraria della libertà, nell’ambito della vita pubblica e privata.
La Convenzione di Istanbul contribuisce a prevenire e ad eliminare ogni forma di discriminazione e violenza di genere, promuovendo la parità sostanziale tra i sessi, potenziando l’indipendenza e l’autodeterminazione del mondo rosa, mediante l’attuazione di misure preventive e assistenziali, attraverso la cooperazione internazionale, per porre, in via definitiva, la parola fine nei confronti di una tradizione tralatizia, di violenze psicologiche e fisiche.Nel dettaglio, l’Articolo 5 “Obblighi degli Stati e dovuta diligenza” stabilisce che:

“Gli Stati si astengono da qualsiasi atto che costituisca una violenza nei confronti delle donne, garantiscono che le autorità, i funzionari, i rappresentanti statali, le istituzioni e ogni altro soggetto pubblico che agisca in nome dello Stato, si comportino in conformità con tale obbligo”. La L. 7/2006, inerente le “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, prevede l’intervento del Dipartimento per le Pari Opportunità affinché l’attività svolta dai Ministeri sia rivolta alla prevenzione, all’assistenza alle vittime e all’eliminazione delle usanze MGF, acquisendo gli aggiornamenti a livello nazionale e internazionale, soprattutto sui metodi di contrasto. Questa pratica inculca nelle bambine la convinzione di non avere lo stesso valore umano e sociale degli uomini. In molti casi, non cresceranno e quindi non potranno lottare per l’autonomia della donna, perché la violenza maschile avrà spezzato prima la loro giovane vita.
L’emancipazione della Donna rappresenta l’obiettivo fondamentale, nei Paesi in cui deve essere libera di disporre del proprio corpo, autoregolandosi, attraverso una maturità intellettuale, che favorisca un contributo sociale in termini di valore aggiunto. L’art. 5 C.C. disciplina gli atti di disposizione del proprio corpo, vietando le condotte che “cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge (579 c.p.), all’ordine pubblico o al buon costume (32 Cost.)”. Una bambina privata della propria sessualità non avrà autostima, e l’insicurezza non farà emergere il potenziale insito in ognuna, traducendosi in un danno fisico, psicologico, in quanto succube per tradizione e sociale. KOFI ANNAN asseriva che “La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.” (Francesca Accetta, Giurista, Esperta in Criminologia e Psicologia Forense,Componente Commissione Servizi al Cittadino Comune di Verbania,Responsabile sindacale COSP con delega alle Pari Opportunità,Assistente di Polizia Penitenziaria)