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ANALISI DEL REFERENDUM IN GRECIA

(di Gianluca Martone) Il 5 luglio 2015 potrebbe rappresentare una data di svolta nel panorama politico, giuridico, sociale ed economico dell’intera Unione Europea. Con un voto democratico, coraggioso e di grande dignità, che ha fatto rifiorire la grandezza del popolo greco non solo nel Vecchio Continente, ma nel mondo intero , i cittadini ellenici hanno bocciato la proposta dei creditori dell’Unione Europea al referendum indetto dal premier Alexis Tsipras con un perentorio 61%. Dopo l’annuncio della vittoria, nella sede di Syriza, partito del premier ellenico, è subito iniziata la festa. Non è stata altissima l’affluenza alla consultazione, al 65%, percentuale pari a quella delle elezioni dello scorso febbraio.Questo significativo esito del referendum greco è ancora piu’ sorprendente, se si prendono in considerazione le minacce e le umiliazioni che hanno subito i cittadini greci in questi ultimi giorni, messi in evidenza dal giornalista Maurizio Blondet.“Mi trovavo in Grecia e, benché lontano dalla capitale, ho potuto vedere il progressivo indurimento delle persone. Mi auguro che i nostri media abbiano dato notizia delle enormi, continue ed infami minacce, umiliazioni, delle grossolane ingerenze e notizie false, degli sporchi trucchi che l’Eurogruppo, Merkel, e la BCE hanno messo in atto per far sentire impotente, spaventare, far paura ai cittadini della piccola nazione e indurli a cedere. Prima, per forzarli ad accettare l’ennesimo indebitamento con programma di austerità senza prospettive, poi per indurli col terrore a votare Sì. Non hanno risparmiato nessun abuso: dalla decisione di tenere una riunione dell’Eurogruppo escludendo la Grecia – che è pur sempre un membro dell’eurozona – fino alla decisione di Draghi di bloccare la liquidità alle banche elleniche, qui si sono visti autentici reati, comportamento criminali, che spero un giorno si possano portare alla Corte di Giustizia. Poi le notizie false: dall’emissione di sondaggi che facevano stravincere il Sì a nome di un’agenzia greca che si è affrettata a smentire di averli mai fatti (e denuncerà i responsabili, se sarà possibile identificarli), fino all’ultima autentica informazione del Financial Times: in caso di No, saranno intaccati i depositi sopra gli 8 mila euro. Tremate, pensionati. Credo che il punto di svolta sia stato quando Varoufakis, Ministro delle Finanze, ha parlato di “terrorismo UE” ed ha detto: “Questa è una guerra”. I greci sanno cosa vuol dire guerra. Secoli di dominio turco combattuto senza sosta sulle montagne, le guerre greco-turche, l’ occupazione tedesca dell’ultimo conflitto… Per il greco, guerra significa abnegazione davanti a forze schiaccianti, coraggio davanti a un nemico cento volte più grosso, sacrificio nella più avversa condizione, indurire la volontà. Piccola e povera, quella greca è ciò che noi italiani non siamo: una nazione”.

Blondet ha poi analizzato in modo accurato e preciso i risvolti futuri del post- referendum.
“Adesso, gli sporchi e indegni trucchi che dovevano indurre i greci a voltare le spalle ad un governo Syriza di estrema sinistra, hanno avuto l’effetto contrario: far votare per Syriza anche quelli che non l’avevano votato l’altra volta. Tsipras aveva una maggioranza risicata, tanto che ha dovuto fare un governo di coalizione; adesso il suo popolo gli ha dato una maggioranza del 61% ed una legittimità assoluta, che nessun politicante o tecnocrate si sogna in Occidente. E non dite che non cambia nulla (vedo i commenti sui blog), perchè i debiti vanno pagati e perché i creditori sono sempre ed ancora i più forti. I greci lo sanno benissimo, che avendo dato a Tsipras un mandato così forte, con un atto sovrano così coraggioso, non hanno ancora risolto niente. Che è solo la preparazione alle battaglie future. Che ci saranno altri mesi ed anni da sacrificarsi, tirar la cinghia e fare con i soldi pochi pochi… ma finalmente, per uno scopo. E con una prospettiva futura. Quella che i creditori non hanno offerto, nella loro avarizia da bottegai. In questa “guerra”, hanno una fortuna che noi ci siamo sempre sognati invano, in Italia: hanno fiducia in Tsipras e Varoufakis. Nella lotta chiamata “negoziato” con i bottegai e criminali, non sono stati esenti da errori; ma hanno mostrato una dote che nessun politico italiano ha mai ritenuto utile alla “politica”, e nemmeno minimamente ha provato a darsi. Questa dote si chiama – udite udite – “coraggio”. Ci sono momenti in cui la politica, la democrazia, richiedono atti di coraggio. L’accettazione del rischio, lo sprezzo del pericolo. E quelli, piaccia o no, ce l’hanno. Perciò hanno riscosso il rispetto del proprio popolo. Varoufakis si è dimesso? Una mossa deliberata, palesemente predeterminata, che fa’ intravvedere un disegno politico energico e complesso. Nella trattativa, non piaceva ai poteri arroganti europei. Non piaceva perché è competente, sa di cosa parla e, soprattutto, diceva la verita: una verità che quelli non vogliono sentire, perché altrimenti tutto il loro sistema – il sistema dei debiti impagabili, alimentato da sempre nuovi prestiti ad alti tassi – rischierebbe di saltare. Va bene, Varoufakis sa di essere un ostacolo per questi personaggi, e si toglie di mezzo. Naturalmente, Tsipras e l’altro ministro che lo sostituirà non mancheranno di ascoltarlo, di tanto in tanto. Dite che la Grecia non può sperare di vincere contro questi stra-potenti? Ma una cosa ha già ottenuto col suo coraggio e la sua accettazione del sacrificio. Che per schiacciare questo piccolo verme, la Tecnocrazia eurocratica s’è tolta ogni maschera – la maschera dell’oggettività, della “scientificità”, del “qui nella UE tutti sono uguali”, del “noi tecnocrati siamo apolitici”. Adesso sappiamo che cosa c’è dietro questa maschera: la menzogna, l’incompetenza, l’incapacità di pensare, e la pretesa “scienza” al servizio dei poteri più forti contro i deboli. Dite che non è molto? Attenzione. Vedo già un titolo sul Pais, il cosiddetto molto autorevole giornale spagnolo: “¿Y si Varoufakis tuviera razón?”, e se Varoufakis avesse ragione?”.
Anche il direttore di “Riscossa Cristiana” Paolo Detto ha sottolineato il grande coraggio del popolo ellenico, che ha sfidato con questo “no” i poteri tecnocrati e burocrati dell’Unione Europea, i quali hanno determinato un evidente asservimento politico, economico e sociale dei Paesi piu’ poveri dell’UE ai Paesi piu’ ricchi.
“Un piccolo popolo ha avuto un guizzo di orgoglio e ha detto un “NO” chiarissimo al più grande sistema criminale che abbia mai vessato l’Europa, il trust formato dalla cosiddetta “Unione Europea” con FMI, governo USA e altri complici minori. Il sistema del peonaggio, che non lascia altra prospettiva ai peones se non quella di morire sempre più poveri e sempre più schiavi, è stato rifiutato quando, finalmente, è stato chiesto agli stessi peones se fossero contenti di fare la fame oggi con la sola prospettiva di morire di fame domani. Il piccolo popolo greco ha avuto un guizzo di orgoglio, ha scelto per la sua dignità e ha risposto in un modo che non lascia spazio a interpretazioni e onanismi mentali: il 61,31% per cento di “NO”. Forse questo voto risolve i problemi pratici del popolo greco? No di certo, anzi i veri problemi iniziano adesso. Ma questo voto ha dimostrato, finalmente, che non basta sciacquarsi la bocca parlando di democrazia e poi inorridendo se qualcuno vuole usare i sistemi democratici. Il “popolaccio”, quello tanto inviso alle elite di gangster populisti che hanno in mano il potere, deve di norma star zitto, obbedire, marciare compatto e crepare a comando. I problemi per la Grecia iniziano adesso, perché il nemico è solo momentaneamente sbandato. È stato preso alla sprovvista, perché nell’arroganza stupida, classica dell’ottusità criminale, non poteva immaginare una sconfitta e soprattutto una sconfitta così secca. Ma è un nemico tremendamente più potente in termini economici e in capacità di assoluta mancanza di ogni vincolo morale. Il nemico reagirà, eccome. Potrà accadere di tutto. Ma potrà accadere anche il contrario di tutto, perché gli elettori greci hanno dimostrato che, se si vuole, ci si può ribellare. Ieri col sistema del voto, domani con qualsiasi altro sistema si rendesse necessario per salvare un tesoro ben più prezioso del benessere economico: si chiama dignità. La strabordante finanza mondialista, fiera paladina dei propri sporchi interessi e della distruzione dei popoli con le legislazioni pederastiche, sta già pensando alle contromosse. Siamo solo agli inizi. Auguri alla Grecia e auguri a tutti i popoli che non hanno ancora deciso per il suicidio di massa, fatto a capo chino e lodando i propri persecutori. Viva la Grecia!”Risultano pertanto di grande attualità le importanti affermazioni pronunciate alcuni anni fa da Nino Galloni, economista, docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato sulla crisi economica europea.“Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco. Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. “Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa». Stop al dominio antidemocratico di Bruxelles, funzionale solo alle multinazionali globalizzate. Attenzione: la scelta della Cina di puntare sul mercato interno può essere l’inizio della fine della globalizzazione, che è «il sistema che premia il produttore peggiore, quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i bambini, quello che non rispetta l’ambiente né la salute». E naturalmente, prima di tutto serve il ritorno in campo, immediato, della vittima numero uno: lo Stato democratico sovrano. Imperativo categorico: sovranità finanziaria per sostenere la spesa pubblica, senza la quale il paese muore. «A me interessa che ci siano spese in disavanzo – insiste Galloni – perché se c’è crisi, se c’è disoccupazione, puntare al pareggio di bilancio è un crimine»”.Anche Papa Francesco nella sua recente enciclica “Laudato Si” ha denunciato in modo dirompente questi gravissimi aspetti.“La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito. È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi […]. Se non ci sono verità oggettive né princìpi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione? Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori? È la stessa logica “usa e getta” che produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno. E allora non possiamo pensare che i programmi politici o la forza della legge basteranno ad evitare i comportamenti che colpiscono l’ambiente, perché quando è la cultura che si corrompe e non si riconosce più alcuna verità oggettiva o princìpi universalmente validi, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare”.