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Per il 50% di Direttori stranieri in Molise per attrarre più turisti e rendere il sistema museale produttivo

Giuseppe Pace (Socio onorario del Club “Ragno” di Bojano).bIl Molise ha un eccellente patrimonio naturalistico e archeologico, ma pochi sono i turisti che vi giungono per ammirarlo. Il suo sistema museale è afflitto, da sempre, di scarsa capacità di promozione per renderlo autofinanziante e produttivo. Le spese pubbliche per mantenere le Direzioni museali non sono affatto poche per non dire di quelle degli scavi archeologici (Altilia, Pietrabbondante, ecc.) delle Soprintendenze che arrivano a milioni di milioni di euro. Da tempo in Italia, non solo il preposto ministro Franceschini, molti credono che i direttori museali debbano provenire dall’estero, compreso chi scrive. Perché? Perché il nostro provincialismo, connesso ad una buona dose di burocratismo quasi ineliminabile, causa la nomina di mediocrità a dirigere i nostri musei, che, fatte le dovute eccezioni, non attraggono turisti oltre Firenze, Roma, Venezia e pochi altri ancora. Spesso gli orari museali italiani sono non funzionali ai turisti, ma sono ad esclusivo beneficio degli impiegati, direzione compresa, e non dai turisti. Le persone impiegate poi non sempre sono all’altezza della qualità di promozione turistica come l’utile plurilinguismo. Nel 1994 la Unione Camere di Commercio I. A. A. del Molise mi invitarono per tenere una relazione a Campobasso “Sui punti di attrazione turistica del Matese”. Avevano intuito, forse, da miei precedenti sulla rivista camerale “Molise Economico”, di qualche competenza posseduta in merito alla conoscenza fisica e sociale del Matese, nativo. Da tempo credo che il nostro sistema museale andrebbe reso più moderno, funzionale e produttivo, come già scritto sui media attorno al Matese, dove i pochi musei sono tutti a conduzione non produttiva e con scarsissima presenza turistica. Il Molise poi che ha tanto da farsi ammirare è sottostimato e soprattutto non ben diretto per il sistema museale, dove troppi indigeni del tessuto politico locale producono burocrazia e non servizio di qualità elevata da attrarre turisti a pagamento. Ma veniamo alla recente sentenza del Tar del Lazio sul bando concorsuale che non poteva ammettere candidati stranieri e lo scarto minimo dei punteggi tra i concorrenti avrebbe meritato da parte della commissione un giudizio più incisivo «piuttosto che motivazioni criptiche ed involute». Questi sono i punti essenziali della Sentenza del Tar del Lazio che ha annullato la nomina a dirigere i musei di: Palazzo Ducale di Mantova, Galleria Estense di Modena, Musei Archeologici Nazionali di Napoli, Reggio Calabria e Taranto, accogliendo i ricorsi di due partecipanti alla procedura esclusi dalle nomine per la direzione. La recente sentenza del Tar mina l’innovazione, gravemente, proprio nella sua parte significativa, ovvero la possibilità di aprire i ruoli dirigenziali anche a personalità non italiane. In aggiunta, per il Tar «se il legislatore avesse voluto estendere la platea degli aspiranti ricomprendendo anche cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente». Una cosa essenziale però era necessaria ribadire che tutti i concorsi pubblici devono essere sempre trasparenti e non a porte chiuse come è stato fatto, purtroppo. Per il Tar ciò configura una situazione illegittima in quanto, per assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento tra candidati, deve essere assicurato il libero ingresso al locale dove le prove si svolgono «a chiunque voglia assistervi» e soprattutto ai candidati, ognuno dei quali «è titolare di un interesse qualificato a presenziare alle prove degli altri candidati, al fine di verificare di persona il corretto operare della commissione». Hanno salvato i dirigenti stranieri della Galleria degli Uffizi di Firenze e della Galleria dell’Accademia sempre di Firenze: il ricorso che li riguardava infatti è stato dichiarato inammissibile perché la ricorrente non ha potuto dimostrare «l’illegittimità della estromissione dalla “decina” dei candidati idonei a concorrere». C’è da dire però che non solo i Musei, che già sono produttivi, vanno assegnati ai dirigenti stranieri, ma soprattutto quelli che non lo sono come quelli molisani, campani e in generale meridionali. Il Molise, ma l’intero Mezzogiorno, secondo lo scrivente, avrebbe urgente bisogno del 50% di direttori museali stranieri sia qualificati che svincolati dall’appartenenza al patologico sistema partitocratico che è tanto meno fisiologico quanto più l’economia è attardata in qualunque Paese planetario.