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Campobasso Due Sicilie -Testimonianze del periodo borbonico in città.

(Fiore Marro) Campobasso Due Sicilie -Testimonianze del periodo borbonico in città. Francesco De Gregori cantava tempo fa : “La storia siamo noi nessuno si senta offeso”, così potremo dire noi delle Due Sicilie, viste le continue scoperte e restauri che sorgono, sempre più sovente, dalle ceneri del nostro glorioso passato.
Restaurata grazie a dei privati cittadini, siamo di fonte all’ennesima e magnifica dimostrazione storica che fu il ciclo che ricorda il del Regno delle Due Sicilie. Una targa apposta sotto i ritrovamenti racconta, ai turisti e ai cittadini, dell’antica unità di misura voluta da re Ferdinando II di Borbone anche a Campobasso. Una prova che testimonia la presenza dei Borbone anche in Molise. Un segnale concreto della efficienza borbonica anche in un campo pratico, come quello del peso specifico delle merci. I reperimenti storici sono stati recuperati dall’Associazione Centro Storico, in due strade del borgo campobassano. Sabato mattina 3 febbraio in Piazza Pepe i componenti della onlus – che ha come finalità la valorizzazione del cuore più antico di Campobasso – hanno presentato i risultati del restauro della cosiddetta Mezza Canna, antica unità di misura per le merci, si tratta di una antica unità di misura in uso dal 1840 al 1861, durante il Regno delle due Sicilie. La Mezza Canna, che in passato è stata una via commerciale di Campobasso, è lunga 132,27 cm e costituita da cinque palmi, il primo diviso in decimi è centesimi. La targa enuncia: “Con l’articolo 10 del Real decreto del 6 aprile 1840 il re Ferdinando II di Borbone ordinava: Nel regno dei Borbone in ciascun capoluogo di provincia, in un posto garantito da ogni pericolo di alterazione, venga esposto al pubblico il campione della Mezza Canna o del Quintuplo Palmo, base dell’intero sistema, in metallo rosso incastrato nel marmo, ed infisso in un solido muro, con le sue divisioni e suddivisioni decimali, perché possa ognuno con comodità è a piacimento misurare la lunghezza di tutto, o parte di esso, secondo il bisogno”. Poco distante, su una palazzina di via Ferrari c’è anche una iscrizione : Scarth Street, rinominata così dai canadesi durante il periodo di occupazione delle truppe alleate nel capoluogo molisano. Infatti in via Ferrari si trova la via ribattezzata dai canadesi che “il 14 ottobre 1943 giunsero nell’abitato di Campobasso per liberarla dall’occupazione tedesca. La città venne trasformata in un centro amministrativo di smistamento di cura e di ricreazione di primaria importanza, tant’è che gli stessi canadesi la rinominarono Canada Town o Maple Leaf City, tanto per far capire agli indigeni, fin dove si può spingere un “Salvatore”, un poco come è capitato di fare a tutti quelli che sono “venuti a liberare” le nostre contrade, come recita Mimmo Cavallo – So fratelli a noi, ci vengono a liberà …. – Le truppe alleate rinominarono i principali luoghi campobassani con i nomi di famose strade e piazze inglesi marcandoli sui muri degli edifici. Scarth Street è l’unica rimasta ancora leggibile, per ironia della sorte si trova di fronte al Teatro Savoia, tanto per non farci mancare nulla, in fatto di “liberatori”. Salvate dall’Associazione Centro storico che sabato 3 febbraio ha illustrato i risultati del restauro della “Mezza Canna’ e di “Scarth Street” rispettivamente in via Cannavina e via Ferrari ricordando così due epoche diverse, due momenti storici territoriali, una prettamente autoctono e identitario, che sottoscrive l’emancipazione di una casata ( quella dei Borbone) che la storiografia di regime, ha condannato come retrograda e oscurantista, l’altra, dell’epoca in cui Campobasso fu occupata dai canadesi: le truppe alleate ribattezzarono con nomi inglesi le strade della città, come di solito capita quando si occupa manu militare un altro Stato.