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S. Maria Capua Vetere. Nadia Verdile presenta “Matilde Serao, ‘a Signora”

(Caserta24ore) SANTA MARIA CAPUA VETERE Sarà presentato lunedì pomeriggio, alle 16.30, nel restaurato e restituito Municipio di Santa Maria Capua Vetere, l’ultimo libro di Nadia Verdile, “Matilde Serao, ‘a Signora”, edito dalla Pacini Fazzi di Lucca. Prima tappa del tour campano, l’incontro è stato organizzato da Gennaro Stanislao direttore dei corsi dell’Università della terza Età di Santa Maria Capua Vetere e presidente del Centro Culturale Il Pilastro, in collaborazione con il comune della città del Foro. A parlarne con l’autrice il giornalista Franco Tontoli dopo i saluti del sindaco Antonio Mirra. «Matilde Serao – spiega Stanislao – è stata, per dirla con Alessandro Barbano che ha prefato il libro, una cronista lucida e verace, narratrice di talento, anticipatrice di mode e linguaggi, ha raccontato con la sua penna donne, uomini e vicende di un’epoca, la politica, la giustizia, il costume, acquerellando con tratto inconfondibile, la società dei suoi tempi, per tanti versi ancora quella dei nostri. Paladina degli ultimi, amica dei potenti senza mai concedere ad essi indulgenza e sottomissione». Il libro è l’ottavo volume della Collana “Italiane” di cui Verdile è direttrice e tra le Italiane Matilde Serao merita un posto di rilievo, sia come giornalista, sia come scrittrice e ancor più come donna. Chi era Matilde Serao? Ne fece un breve ritratto la scrittrice statunitense Edith Newbold Jones, nel 1934: «Ella non cercava di profetare e di predominare: ciò che le interessava era di comunicare con persone intelligenti. Il suo tirocinio di giornalista, prima al Mattino, il giornale di suo marito Edoardo Scarfoglio, poi nel proprio quotidiano Il Giorno, le aveva fornito una rude e pronta conoscenza della vita e un’esperienza delle cose pubbliche, del tutto mancanti alle Corinne da salotto: che ella superava in ispirito ed eloquenza. Aveva un senso agilissimo del fair play, ascoltava con attenzione, non indugiava mai troppo a lungo su di un punto solo ma piazzava le sue battute al momento giusto e volentieri cedeva la parola all’interlocutore. La veemente immaginazione della romanziera, si nutriva anche di larghe letture e d’una esperienza di ceti sociali e di tipi umani fornitale dalle occasioni molteplici della sua carriera giornalistica. Cultura ed esperienza si fondevano in lei nello splendore di un saldo intelletto». Questo libro di Nadia Verdile ci aiuta a conoscerla, poiché in esso è raccontata con passione e rigore storico riemergendo nella sua dimensione di donna. L’incontro sarà coordinato da Gennaro Stanislao.