Crea sito

La Regione Veneto spinge la Pubblica Amm. verso i pagamenti online

(Giuseppe Pace). PADOVA. Fa piacere leggere il Comunicato Ufficiale della Giunta Regione Veneto dei pagamenti online che spingerebbero il sistema pubblico regionale verso l’innovazione. Infatti la Giunta regionale ha approvato due delibere che – coerentemente con le nuove indicazioni strategiche dell’Agenda Digitale del Veneto 2020 – mettono a disposizione degli Enti del territorio servizi e tecnologie per contribuire ad aumentare l’offerta di servizi innovativi ai cittadini e all’impresa. “Siamo veramente orgogliosi di annunciare che la nostra piattaforma regionale dei pagamenti online (Nodo Regionale dei Pagamenti – MyPay), – attualmente già utilizzata da oltre 170 enti del nostro territorio – viene presa come modello da altre Regioni come la Lombardia, la Puglia e anche la Provincia Autonoma di Trento”, afferma il vicepresidente della giunta veneta Gianluca Forcolin con riferimento al primo del provvedimenti adottati che consente la condivisione di questa esperienza tra pubbliche amministrazioni. “Un altro bel esempio del Veneto che funziona – spiega Forcolin – e che permette a tutto il sistema Paese di risparmiare”. La seconda deliberazione mette a disposizioni di tutti i comuni del Veneto la piattaforma e i servizi sviluppati da Regione del Veneto (Nodo Regionale delle Identità – MyID) per consentire ai cittadini di utilizzare i servizi telematici pubblici tramite il sistema nazionale di identità digitale denominato SPID. “Tutti gli enti del Veneto – precisa il vicepresidente – anche i comuni più piccoli, grazie al supporto tecnico-operativo della Regione potranno sviluppare servizi online verso i propri cittadini con un unico sistema di identità digitale. In termini pratici, ciò significa che stiamo creando le premesse per permettere ai nostri cittadini di utilizzare su tutti i servizi pubblici digitali un unico account, senza dover ricorrere a decine di password”. Le due iniziative regionali sono coerenti con il recente Piano Triennale dell’Informatica della Pubblica Amministrazione da poco approvato dal Governo Italiano che, oltre a ribadire la centralità delle iniziative sui pagamenti telematici e sulle identità digitali con scadenze temporali stringenti, evidenzia il ruolo delle Regioni come motore dell’innovazione, assumendo una fondamentale funzione di intermediazione tecnologica tra le amministrazioni locali e le infrastrutture nazionali. Il Veneto da decenni lamenta che la PP. AA. centrale romana è lenta e tradizionale, mentre il sistema economico e sociale del Veneto è veloce e moderno, alla stregua quasi dei tedeschi, olandesi e scandinavi con servizi erogati in modo celere ed efficiente. La richiesta di votare, della Governance regionale, l’indipendenza, è sulla scia dell’efficientismo che in Italia centromeridionale in particolare non sussisterebbe e dove il cittadino è ancora suddito di sua maestà la burocrazia pubblica. Nel Veneto il tessuto sociale è ancora sano con alto numero di donazioni del sangue, di volontariato sociale, di efficienza aziendale con il 30% di aziende che esportano merci e servizi di qualità. La Pubblica Amministrazione dell’Italia fa acqua da molte parti perché considera il cittadino ancora come se fosse un suddito di sua maestà la burocrazia anonima e poco gentile verso il cittadino contribuente ed onesto. Nel centro sud si paga tutto e le code alle Agenzie delle Entrate provinciali sono più folte del settentrione. Un’assicurazione in Campania costa molto di più che altrove come l’asporto rifiuti, ecc. Ma allora il cittadino meridionale è di serie B? Sembra proprio di si! Nel 1861 si fece l’Italia, nel Veneto l’annessione al Regno fu nel 1866, ma gli italiani sono ancora da fare? Cavour chiedeva più tempo per omogeneizzare la lingua uguale per tutti e per i servizi pubblici. La scuola di massa, ma di qualità più elevata dell’attuale, è la sola arma vincente per potere trasformare il suddito in cittadino. Altre soluzioni appaiono attualmente meno realiste e più populiste. Intanto il ribellismo fiscale del Veneto che portò molti voti a chi lo fomentava ed alimentava, la Lega Veneta prima e Lega Nord poi, è giunto a indire un referendum per l’autonomia del Veneto. Lunedì 24 aprile, il presidente della Regiove Veneto Luca Zaia – insieme a tutta la giunta – ha firmato in diretta Facebook il decreto di convocazione alle urne dei veneti: il 22 ottobre, dalle 7 alle 23, si voterà per il referendum consultivo per l’autonomia del Veneto. Il questito. Zaia lo ha letto in diretta Facebook: “Vuoi che alla regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni di autonomia?” Il che non significa che – vincesse il Sì – dal 23 ottobre il Veneto sarà una regione autonoma al pari del Trentino Alto Adige o della Sicilia. Ma il presidente Zaia ha sfoggiato tutta la sua oratoria leghista per chiamare i residenti al voto: “Qui si dice: Paroni a casa nostra”. L’obiettivo è portare alle urne milioni di persone e con quei voti trattare con il governo: “Il nemico è Roma”, carica il suo pubblico il presidente veneto. Il presidente Zaia la spiega così: “Ci hanno tentato molti miei predecessori, La Corte costituzionale ha bocciato in passato il quesito 22 volte. Ci abbiamo provato anche noi e con la legge 21/2014 sull’autonomia e l’indipendenza abbiamo trovato lo spiraglio. A luglio 2015, la Corte costituzionale ha riconosciuto che la Regione Veneto ha titolo per indire un referendum consultivo: grazie a tutti gli esperti che ci hanno aiutato, i professori Bertolissi, Antonini, Burati, Cacciavillani”. “Nel 2001, con la riforma del titolo V sono stati attribuiti alle Regione 19 nuovi poteri più tre di delega dello Stato: da allora, non ne abbiamo visto uno”, prosegue Zaia, capite che mi viene l’orticaria se qualcuno dice che dobbiamo ancora trattare? Obiettivo. “Vogliamo essere come Trento e Bolzano, come è scritto in Costituzione. Dateci tutte le competenze previste in Costituzione: il federalismo fiscale. Perché il “vulnus” è proprio che un’applicazione totale dell’articolo 116 significa che tutto il residuo fiscale deve restare  qui: significa 4 miliardi l’anno, per questo non vogliono, se  lo applichi dai vita a nuove regioni autonome ed è quello che vogliamo: diventare pienamente autonomi. Il nemico non è veneto contro veneto, Padova contro Vicenza, partito contro partito: il nemico è Roma. Dobbiamo dimostrare di essere un popolo. Il giorno dopo il Veneto non sarà più lo stesso”. Niente Election Day . “Avevamo chiesto al premier Renzi di votare il 4 dicembre, ma ci hanno detto no. Abbiamo chiesto di votare ora con le amministrative, ma niente da fare. I veneti avrebbero risparmiato 14 milioni di euro. Ora con la firma del decreto di convocazione alle urne, partiamo:siamo già pronti con tutto il materiale”. La data. Il 22 ottobre, scelto – spiega Zaia – perché a 151 anni plebiscito. Come pure il 24 aprile per l’annuncio: “Avremmo voluto farlo il 25 aprile, giorno di San Marco, ma rispettiamo la giornata di festa di tutti, che è festa della Liberazione, di San Marco, dei veneziani e dei veneti”. L’appello. “Si tratta di un referendum consultivo,dei veneti, non di un partito. Bisogna votare in tanti perché ci serve un plebiscito alle urne, dalle 7 alle 23 del 22 ottobre. Dicono che è consultivo e non serve a nulla? La casa si costruisce dalle fondamenta e la fondamenta dell’autonomia è il referendum. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana una regione è autorizzata dalla Corte costituzionale a chiedere ai propri cittadini se vogliono più autonomia”, con il voto di 5 milioni di veneti – incalza Zaia – la “questione dell’autonomia veneta” dovrà essere quotidianamente nell’agenda del governo. I parlamentari sappiano che non verranno se non si impegnano per questo”. Roma e il Mezzogiorno non capiscono l’efficientismo veneto, lombardo e settentrionale in genere e chiedono solo omogeneizzazione di norme e comportamenti in un’Italia che viaggia a 2 velocità principali già prima dell’Unità nazionale. Tra Venezia e Monaco di Baviera vi sono meno di 500 km di distanza, mentre da Roma sono un po’ di più, figuriamoci da Napoli, da Bari e da Palermo. Il cittadino settentrionale vive in un sistema ambientale sostanzialmente diverso dal cittadino che vive nel Mezzogiorno nostrano. Il primo è a livello di Monaco, Bruxelles e Parigi, Stoccolma, il secondo rasenta l’ambiente della Romania, della Bulgaria e dell’Algeria. Il sistema delle autonomie regionali italiane si impone, con revisione amministrative delle macroregioni, per premiare gli onesti e i cittadini che controllano le tasse come vengono spese nel capoluogo della propria regione: parentopoli, tangentopoli e la casta dei politici permettendo, compreso il clan veneto connesso alla cupola del MOSE, con tangenti sostanziose più di quelle leggere meridionali. Un consigliere regionale del Veneto, uno per ogni 150 mila residenti ha un’indennità complessiva di oltre 11 mila euro mensili, uno del Molise, 20 consiglieri per 330 mila residenti, idem. Perché non si dimezzano, da subito, questi eccessi di parentopoli italiana e si riducano ancora di più le municipalizzate e le partecipate con lo Stato che lascia più libera l’economia e si riduce ad erogare servizi efficienti e trasparenti. Ad Ischia il proprietario della casa sprofondata con 2 piani abusivi ha dichiarato:”ho fatto regolare domanda di sopraelevazione, la burocrazia l’ha approvata”. Ecco è la burocrazia pubblica che in Italia è da curare, soprattutto in ambiente sociale meridionale nostrano. Nel Veneto i quasi 600 Comuni sono macchine amministrative efficienti ed ancora asburgiche, l’Italia dal 1866 non è riuscita a fiaccare la laboriosità del cittadino che lavora anche nel pubblico, fatte le dovute e non poche eccezioni, comunque. “C’e’ bisogno di organizzare meglio il sistema istituzionale del paese. Penso che un ragionamento, anche nella Conferenza delle Regioni, su una riorganizzazione istituzionale, anche aggregativa delle Regioni italiane, sia un tema che andra’

nei prossimi mesi affrontato”. Lo ha detto il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, intervenendo a un convegno nel corso del meeting di Rimini. Ciò che forse sfugge al cittadino residente nelle regioni del Mezzogiorno è la richiesta delle regioni settentrionali di federalismo al 100% e ciò coinvolge non tanto solo la Lega Nord, ma soprattutto il PD che centralista iniziale pare stia per divenire federalista ad oltranza. Comunque resta il problema che i Paesi a nord delle Alpi hanno più federalismo regionale di noi meridionali delle Alpi. Ciò è enblematico di una Democrazia più matura che vuole assegnare al cittadino, non più suddito dello Stato, di controllare, se vuole, le spese regionali derivanti dalle tasse versate per obbligo di legge.