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BONITO (AV) ALLA RICERCA DELLE COSE PERDUTE. VISITA AL MUSEO

(di Paolo Mesolella) BONITO (AV) Il primo oggetto raccolto è stata una vecchia falce, poi, un occhialino ed un vaso, poi altre centinaia, migliaia di cose: perfino il manifesto con la taglia di un milione sul brigante Vito Nardiello, il libretto di lavoro di Salvatore Ferragamo, gli spartiti e gli strumenti originali appartenuti al musicista italoamericano Crescenzo Buongiorno, amico di Puccini.
A Bonito, in provincia di Avellino, c’è un museo straordinario, nato dalla passione di un giovane per le cose antiche e dalla bontà di due sorelle: Rosaria ed Ermelinda Pagella. Gaetano De Vivo, per allestirlo, ci ha messo il cuore, l’anima e trent’anni del suo tempo per raccogliere le cose, loro, invece, le sorelle Pagella, recentemente scomparse, hanno messo a disposizione per l’allestimento le ampie stanze del loro palazzo.
E’ stata una bella scoperta, andare a Bonito per assistere ad un concorso di Poesia dialettale e scoprire musei e oggetti ai quali non avrei mai pensato, come il museo di Gaetano Di Vito “Alla ricerca delle cose perdute”, la casa -museo del musicista Crescenzo Buongiorno, la Cappella dell’Oratorio con i resti di Vincenzo Camuso, il convento settecentesco di S. Antonio. Ma il mostra permanente di Gaetano Di Vivo è particolare.

Gaetano ha 37 anni ed ha incominciato a raccogliere oggetti antichi da quando ne aveva dieci: oggetti per uso domestico (mobili, barattoli, bottiglie, ceramiche, ferri da stiro, macchine da cucire, macchine da scrivere), effetti di uso personale (vestiti, orologi, tabacchiere, lettere), oggetti di bambini (giocattoli, biberon, carrozzine), vecchi strumenti da lavoro di contadini, falegnami, medici, veterinari. E poi macchine e strumenti per la tessitura, la cucitura… vecchie foto, pitture, manifesti, giornali, cimeli di guerra, documenti e libri antichi cone la stampa delle opere di Sant’Agostino (Venezia 1724) e il testo originale “Flora Irpina” di Federico Cassitto, bonitese, del 1837, dove tutte le piante sono catalogate con i loro nomi scientifici ed in ordine alfabetico. In questi trent’anni di appassionata ricerca Gaetano, ha cominciato a collezionare di tutto: anche oggetti ed abiti sacri, monili, quadri, costumi d’epoca, cimeli di guerra, anfore, vasellame. Sono migliaia gli oggetti che raccontano il passato, anche rari come la bottiglia di gassosa con la biglia, la bottiglia acchiappamosche, il banco di scuola con lo scaldino, l’uovo del barbiere (che durante la rasatura veniva posto in bocca agli uomini molto magri). Gaetano Di Vito è un esempio straordinario di attaccamento al passato, alle tradizioni, alla memoria storica che è fondamentale per leggere e capire il presente con le sue curiose trasformazioni sociali. Ripete volentieri la sua avventura ai visitatori:
“Iniziai – spiega – a dieci anni, a raccogliere oggetti antichi. Iniziai da una vecchia falce. Mi dispiaceva la perdita di questi oggetti e così pensai di raccoglierli in un piccolo sottoscala dietro casa mia. Per questo iniziai a frequentare le persone anziane, nelle cui case trovavo spesso questi oggetti. Riempito il sottoscala, decisi di allestire un deposito presso la falegnameria di mio padre fino a che le signorine Ermelinda e Rosaria Pagella, appassionate come me di storia locale, apprezzando la mia attività, mi fecero dono della casa in cui oggi è alloggiato il mio museo. L’obiettivo del museo è quello di far conoscere ai giovani le tradizioni locali già dimenticate, attraverso gli oggetti e le loro storie. All’inizio il museo era una delle tante “Mostre della civiltà contadina”, poi , dal momento che la mostra raccoglieva di tutto, dal sacro al profano, accolsi il suggerimento di chiamare la mostra, “Alla ricerca delle cose perdute”. Il pezzo che ha sempre suscitato in me maggior interesse è una statuina di Santa Filomena, in cera, col vestito ricamato in fili d’oro, contenuta in una piccola teca di legno. E’ stata ritrovata in una vecchia soffitta di una casa bonitese e mi è stata donata da una signora anziana.
Di Gaetano Di Vito e del suo museo, parla anche un libro, scritto a quatro mani con altri studiosi locali ( Una vita, un museo… ) , ma è sentire il suo racconto dal vivo, è vedere gli oggetti, che affascina i visitatori.
Il suo racconto ci riporta indietro nel tempo attraverso la descrizione di oggetti, lettere, testimonianze e aneddoti molto interessanti come quello legato a San Giuseppe Moscati. Il santo medico spesso si recava a Bonito su richiesta del dottor Fulvio Miletti; il quale lo mandava a prendere presso la stazione di Benevento, dal suo autista per portarlo a Bonito a bordo di una vecchia Fiat 500. In paese grazie alle sue cure, tanti malati hanno trovato la guarigione. A testimoniare questo interessante aneddoto nel museo vi è una foto ed una testimonianza scritta. Un museo originale quindi, che conserva pezzi unici, interessanti e curiosi. C’è persino un pezzo di meteorite, ritrovato per caso nelle campagne bonitesi. La mostra-museo delle cose dimenticate è aperta tutti i giorni. Per visitarla basta contattare telefonicamente Gaetano, il Direttore, al numero 0825/422169 o al cellulare n. 333.8740369. E lui, gratuitamente, fa anche da bravo cicerone.